Gli stradioti, stradiotti, o stratioti (; ), erano mercenari provenienti dai Balcani, in genere albanesi, ma anche dalmati e greci, che formavano unità militari di cavalleria della Repubblica di Venezia, del Regno di Napoli e di altri Stati d'Europa dal XV secolo fino alla metà del XVIII secolo..
Nome Il termine greco stratiōtēs/-ai (, da stratos, “armata”) era in uso nell'antichità classica con il significato di "soldato". Lo stesso termine fu usato continuamente nel periodo romano e bizantino, con la pronuncia stratiotis. Il termine italiano "stradioti" potrebbe quindi essere un prestito della parola greca stratiotai. In alternativa, potrebbe derivare dal termine italiano "strada", associato alla parola "viandante".Stradioti: Balkan Mercenaries in Fifteenth and Sixteenth Century Italy
Gli stradioti albanesi di Venezia venivano chiamati anche "cappelletti" a causa dei piccoli cappelli rossi che indossavano..
Origine e provenienza
Incerta è l'identità etnica degli stradioti. Lo storico Paolo Giovio li chiamò spartiati, achei o semplicemente greci; il poeta Torquato Tasso vagabondi nati in Grecia; l'umanista e studioso Pietro Bembo greci ed epiroti; l'autore Luigi da Porto levantini albanesi con nomi greci; lo storico politico Francesco Guicciardini albanesi e coloro che provenivano dalle province circostanti della Grecia;Stathis Birtachas, p. 125 il cronista e senatore veneziano Marin Sanudo riferisce che gli stradioti erano persone che in latino venivano chiamati epiroti, greci, albanesi o turchi.
Secondo uno studio dell'autore greco Kostas Mpires riguardo ai nomi degli stradioti si evince che circa l'80-90% erano di origine albanese, mentre il resto era di origine slava (croati) e greca. Questi ultimi riguardavano principalmente i capitani degli stradioti. Tra questi si trovano nomi come Alexopoulos, Clada, Comnenos, Klirakopoulos, Kondomitis, Laskaris, Maniatis, Paleologo Psaris, Psendakis, Rhalles (Ralli), Spandounios, Spyliotis, Zacharopoulos ecc. Altri, come Soimiris, Vlastimiris e Voicha sembra che siano stati di origine slava meridionale.Stradioti: Balkan Mercenaries in Fifteenth and Sixteenth Century Italy, p. 7
Gli autori moderni sono giunti alla conclusione che la maggior parte degli stradioti erano greci e albanesi che provenivano principalmente dalla Morea (Peloponneso), da dove molti di loro o i loro antenati erano emigrati dalle regioni più settentrionali e avevano trovato rifugio nel Despotato bizantino di Mistrà e a Lepanto, Argo, Korōnī, Modone, Napoli di Romania e Malvasi che, successivamente finirono sotto il dominio veneziano.Georgios Theotokis, p. 327
Storia Nel VII secolo compare per la prima volta il termine "stradioti" in relazione con la riforma di vasta portata degli affari militari bizantini quando la difesa delle province orientali e africane (Egitto, Siria e Africa) sotto l'assalto dei saraceni crollava in breve tempo e si è scoperto che l'organizzazione dell'esercito tardo romano che si basava principalmente su mercenari, non era all'altezza delle richieste.
Quando i crociati francesi-fiamminghi e veneziani, durante la quarta crociata (1204), si inoltrarono nei territori dell'Impero bizantino e saccheggiarono e conquistarono Costantinopoli, il termine "stradioti" divenne noto anche tra le nazioni occidentali ma, tuttavia, nel XII e XIII secolo il suo significato cambiò decisamente. Gli stradioti erano mercenari locali, che appartenevano a vari popoli residenti in "Romania" (Impero romano, Impero romano d'Oriente ecc.). Quindi, nei paesi balcanici si trovavano stradioti greci, albanesi, valacchi. Questi mercenari di origine diversa prestavano servizio per lo più nella cavalleria leggera nei principati e nelle Signorie della zona del Mar Egeo e successivamente in diversi paesi dell'Europa. Come quei "profughi" che avevano perso nella guerra contro gli ottomani casa e famiglia, gli stradioti preferivano combattere contro gli ottomani stessi, ma erano comunque disponibili per chiunque li assoldasse. Il loro coraggio era proverbiale e la loro crudeltà era notoria.
Il consolidarsi del feudalesimo nell'alto medioevo (inizio/metà dell'XI secolo fino al 1250 circa) e le lotte tra i Signori feudali trasformarono l'Europa occidentale in un campo di lotte locali. L'organizzazione delle truppe era basata principalmente sull'addestramento dell'aristocrazia militare e sul legame dei signori con i loro soldati vassalli. L'ascesa degli Stati regionali e la graduale concentrazione del potere nelle mani delle grandi monarchie dinastiche hanno sostanzialmente modificato le procedure di guerra.Stathis Birtachas, p. 124.
Niccolò Machiavelli sottolineava nel suo libro "Il Principe": "Debbe adunque uno principe non avere altro obietto né altro pensiero, né prendere cosa alcuna per sua arte, fuora della guerra […] e per avverso si vede che, quando e’ principi hanno pensato piú alle delicatezze che alle arme, hanno perso lo stato loro [...]".
A conferma delle teorie di Machiavelli, i crescenti bisogni degli Stati sopra citati furono soddisfatti dall'evoluzione della tecnologia militare e dall'uso di nuove armi di distruzione (cannoni, artiglieria mobile e successivamente fucili e pistole). A questi si aggiungeva il reclutamento di mercenari, esperti nell'arte della guerra con nuove tattiche militari e la graduale formazione di eserciti permanenti.
L'Italia vide l'emergere di un fiorente mercato bellico. Fino alla metà del XIV secolo, l'Italia era un "generoso" importatore di mercenari che reclutava principalmente dalla Germania ma anche da altri paesi europei, come esempio quelli della Confederazione svizzera. Nel 1360, il condottiero inglese John Hawkwood che aveva combattuto nella Guerra dei Cent'anni si mise al servizio della città di Pisa contro Firenze.
Con l'avvento degli Stati moderni organizzati che possedevano nuovi strumenti, le loro ambizioni non si limitavano solo al far valere la loro sovranità nei loro territori, ma cercavano anche di estendere la loro egemonia su tutta l'Europa. Questo ha fatti si che dal tardo Medioevo (circa 1250 fino a circa 1500) divenne necessario formare eserciti meglio istruiti e organizzati. Nella seconda metà del XIV° secolo, in Italia si affermarono i condottieri, i cosiddetti "Capitani di ventura" (comandanti di compagnie mercenarie private) che, in breve tempo, divennero i protagonisti indiscussi della guerra nella penisola italiana.
Coloro che potevano permettersi i costosi mercenari dell'Europa occidentale, reclutavano italiani, tedeschi, svizzeri ecc. Per quel che riguarda gli svizzeri, a causa di una solidarietà di condotta all'interno della Confederazione Elvetica, non era sempre facile reclutarli perché non prendevano mai le armi quando un contingente di compatrioti erano già nelle file dei nemici. Altrimenti, si accontentavano di "surrogati", come gli stradioti che si erano dimostrati altrettanto capaci nel corso dei decenni, a causa delle loro tattiche speciali di guerra (come descritto nel capitolo tattiche).
Questi stradioti erano considerati "per lo più" fedeli al Signore che li pagava. Marino Sanudo ha sottolineato nella sua opera La Spedizione di Carlo VIII in Italia, la loro fedeltà alla Repubblica di Venezia: "[...] Bernardo Contarini montava armato il suo cavallo con tutti gli stradioti [...] e faceva giurare a tutti di voler morire in onore della Signoria [... ] e urlando: Marco! Marco! [significa la Repubblica di Venezia] San Giorgio! San Giorgio! [intendendo il santo patrono degli Stradioti] se ne andarono via [...]"
Altro fattore che distingueva gli stradioti da altri mercenari era la loro condizione di profughi; infatti, erano accompagnati dalle loro famiglie e dai loro chierici nei luoghi di lavoro e si stabilivano presso o vicino al loro luogo di servizio.
Se si comportavano "bene" venivano concessi loro privilegi, onori e terre. Il conferimento di titoli ereditari (per lo più quello di cavaliere)Piero Del Negro, p. 6 e una pensione per tutta la vita era disponibile per coloro che si distinguevano. Ciò è dimostrato sia dai titoli che accumulavano i loro comandanti e le poesie in greco e italiano che descrivevano i loro atti eroici. Da citare qui sono le "Lance spezzate", uomini armati che, per vari motivi (diserzione, morte) erano rimasti senza un capitano e venivano reclutati direttamente dallo Stato e organizzati in compagnie sotto la guida di un capitano nominato da loro stessi.Angiolo Lenci, p. 36 Le "Lance spezzate", per la loro virtù e fedeltà, ricevevano il privilegio di portare le armi in tutto il regno e persino nelle case del principe.
Tuttavia sembra che gli stradioti apprezzassero di più premi e privilegi che il pagamento, perché cercavano nel governo veneziano il consenso per organizzare delle parate e dimostrare la loro abilità con le armi ed il governo concedeva tale consenso anche volentieri.Stathis Birtachas, p. 127 Pietro Bembo descrive gli stradioti nella sua Istoria Viniziana come segue: "[…] e in questi giorni [freddissimi] nel Canal Grande della città [di Venezia nel 1491] […] dove aveva nevicato sulle acque congelate, alcuni stradioti, per divertirsi, cavalcavano con le lance l'uno contro l'altro […]"
Quello che impressionava i popoli dei paesi dell'Europa occidentale erano i balli e le canzoni degli stradioti che avevano il ritmo della danza tsamiko che gli antenati degli stradioti avevano portato dall'Epiro nella penisola meridionale greca e le canzoni malinconiche e monotone che avevano imparato in Morea.Stathis Birtachas, p. 129.
Compagnie di cavalleria leggera di stradioti si incontravano al servizio di una serie di Stati europei come nel Ducato di Milano, nella Repubblica di Genova, nel Ducato di Firenze, nel Regno di Napoli, in Gran Bretagna, Francia e Spagna, nei Paesi Bassi spagnoli, nel Sacro Romano Impero e nel Regno russo.Georgios Theotokis, p. 328. Nel XVI secolo erano presenti a Cipro, Venezia, Mantova, Roma, Napoli, Sicilia e anche a Madrid dove, probabilmente, presentavano sia le loro proposte che le loro lamentele, ma anche le richieste di botti di polvere da sparo e altro ancora, sempre imperiosamente arroganti e sempre pronti al combattimento.
Reclutamento Gli stradioti venivano reclutati in Albania, Grecia, e in seguito anche nell'isola di Cipro.. I loro nomi erano per la maggior parte albanesi, altri erano di origine greca, Fra i loro comandanti vi erano anche membri di alcune antiche e nobili famiglie bizantine quali i Paleologi e i Comneni.
Equipaggiamento Usavano delle lance chiamate assegai, così come delle spade, mazze, arco, balestre e daghe. Le loro lance era munite di banderuole dai colori vivaci, spesso rappresentate nelle arti, probabilmente un segno distintivo per avere visibilità sul campo. Secondo alcune fonti le teste dei nemici decapitati venivano assicurate a queste banderuole. La loro uniforme tradizionale era un insieme di indumenti, bizantini ed europei: l'armatura era inizialmente un semplice usbergo, ma divenne più pesante con il passare del tempo. Gli stradioti erano mercenari e ricevevano la paga solo finché il loro servizio militare era necessario.. Dal XVIII secolo gli Stradioti non vennero più ampiamente impiegati.
Tattiche Furono dei pionieri delle tattiche di cavalleria leggera durante la loro era. All'inizio del XVI secolo la cavalleria pesante negli eserciti europei fu rimodellata principalmente basandosi sugli stradioti albanesi dell'esercito veneziano, gli ussari ungheresi e le unità di mercenari a cavallo tedeschi (Schwarzreiter)..
Impiegavano delle tattiche mordi e fuggi, imboscate, finte ritirate e altre complesse manovre. In certi aspetti, queste tattiche ricordavano quelle degli Spahi e degli Akinci ottomani. Gli stradioti erano famosi per essere chiassosi, attaccabrighe e talvolta sleali, ma la loro abilità aveva più importanza di ogni offesa alla sensibilità degli europei. Ebbero alcuni notevoli successi contro la cavalleria pesante francese durante le Guerre italiane del Rinascimento.