Il Monte Tombea (detto anche Gaza, Cresta dei Gai o Gai per la sola Cima) è una montagna delle Prealpi Bresciane e Gardesane alta 1950 metri sita in parte nel comune di Magasa e in parte in quello di Bondone ed è la seconda cima più alta del Parco regionale dell'Alto Garda Bresciano dopo il monte Caplone.

Geografia fisica Fa parte del gruppo montuoso che a sud del lago di Ledro si estende tra il lago d'Idro e il lago di Garda. A sud della cresta vi è la Val Vestino e lungo essa corre il confine fra il Trentino e la Lombardia che, fino al 1918, fu confine di Stato fra Italia e Austria. La montagna appartiene amministrativamente per la quasi totalità della sua estensione territoriale dal 1872 al comune di Magasa e solo per lo spartiacque posto a nord al comune di Bondone e Storo s a NE. È un sito storico e botanico.

Geologia

L'Impero austriaco nella seconda metà dell'Ottocento progettò e finanziò nell'ambito del Geologische Reichanstalt studi e ricerche geologiche nel Tirolo meridionale e nel Trentino parallelamente con i rilievi topografici e le prime carte catastali. Il Beneke negli anni sessanta percorse la Valle di Ledro e i monti ad ovest del lago di Garda descrivendo accuratamente i caratteri paleontologici delle dolomie triassiche della zona.. Tra il 1875 e il 1878 Karl Richard Lepsius svolse accurate ricerche stratografiche dedicando alcune pagine del suo libro alla geologia delle Alpi di Ledro e dei monti a sud dell'Ampola con studi di dettaglio della dolomia superiore dell'Alpo di Bondone, della Valle Lorina e del monte Caplone. E infine il responsabile del progetto austriaco Alexander Bittner pagine 219 - 370 pubblicò nel 1881 due fondamentali contributi sull'annuario del reale istituto di geologia.

Dopo la prima guerra mondiale il territorio trentino è divenuto territorio italiano. Ci sono gli studi di Cozzaglio degli anni 20 e di Mario Cadrobbi degli anni 50. Quest'ultimo ha continuato ad esplorare la natura delle intense deformazioni degli strati rocciosi. Solo negli anni settanta Alberto Castellarin dell'Università di Bologna e Alfredo Boni e Giuseppe Cassinis dell'Università di Pavia gettano le basi dell'attuale visione geologica del territorio. Distinguono le svariate formazioni rocciose individuando le successioni sedimentarie tipiche, chiariscono la complessa storia deformativa della regione geologica e individuano con precisione le grandi zone di frattura e deformazione della Linea delle Giudicarie, del Dosso del Vento-Val Trompia, e di Tremosine-Tignale, ricostruendone i movimenti nel corso del tempo geologico. Da questi studi è interessate notare come il monte Tombea e la zona circostante costituiscono una frazione particolare ed isolata di formazioni rocciose compresa fra le varie linee di movimento e deformazione.

Durante le glaciazioni le Alpi venivano sommerse dai ghiacciai con spessore anche superiore ai 2000 metri ed emergevano soltanto le vette e le creste più elevate. Con l'ultima glaciazione denominata di Würm da 80.000 a 13.000 anni fa numerosi ghiacciai vallivi si diramavano dalla calotta alpina e si insinuavano nelle valli periferiche con lingue di ghiaccio che arrivavano a lambire la pianura. L'area del monte Tombea si trovava fra due principali vie di scorrimento dei ghiacciai quaternari: a oriente la valle del Sarca ospitava la lingua principale del ghiacciaio atesino che scendeva a formare quello che ora è il lago di Garda arrivando fino ai luoghi ove ora sorgono Peschiera del Garda e Desenzano. (Una ramificazione del ghiacciaio del Garda occupava la valle di Ledro e formava il lago omonimo.); e a occidente la valle del Chiese ospitava un ghiacciaio che scivolava dalla zona dell'Adamello. «Le aree non raggiunte dai ghiacciai perché troppo elevate nunatak costituivano spesso oasi di rifugio per molte specie vegetali. Alcune di esse diverrano specie endemiche, cioè specie la cui area di distribuzione è circoscritta a una zona ben definita. Il monte Tombea, assieme a molte altre cime del Trentino meridionale, era proprio una di queste zone rifugio e questo spiega la ricchezza di endemismi che lo caratterizzano» pagina 34

Origine del nome L'origine del nome è dibattuto e secondo l'etimologia popolare o l'ipotesi avanzata da alcuni ricercatori prenderebbe erroneamente il nome dagli accumuli di terreno presenti sulla sua sommità, nella Piana degli Stor, che appaiono alla vista appunto come delle tombe, col significato quindi di monte delle tombe. Per altri invece l'etimologia è fuorviante poiché il toponimo sarebbe comune a quello della Valle Tombe nel comune di Idro, Valle delle Tombe a Vigolo e Tomblone, siti ambedue nel bergamasco, a quello più diffuso di Tombolo nel Veneto o alla località Tomba a Costasavina una frazione di Pergine Valsugana o ai due omonimi monte Tomba (868 m), teatro della Grande Guerra e al veronese monte Tomba (1765 m) e deriverebbe dal latino "tumulus", "tumba" o dal greco "tymba" col doppio significato sì di sepolcro, avello, tomba ma in questo caso anche quello di terreno sopraelevato, tumulo o collina, quindi Tombea significherebbe in questo caso monte-alturaStudi trentini di scienze storiche, volume 57, Trento 1978, è il monte per eccellenza, indicato dagli antichi locali.

Anticamente, secondo quanto scrisse nel 1856 il professore Bartolomeo Venturini di Magasa nella sua leggenda in sestine decasillabi: “Il monte Tombea”Atti della Accademia roveretana degli Agiati, Rovereto 1856., era pure chiamato "Gaza", difatti anni prima nella sua nota pubblicazione del 1840 il geografo e cartografo Attilio Zuccagni-Orlandini citava il Monte anche col nome di GazzaA. Zuccagni Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole, corredata di un atlante, di mappe geografiche e topografiche, e di altre tavole illustrative di Attilio Zuccagni-Orlandini. Italia superiore o settentrionale. 3, Frazioni territoriali italiane incorporate nella Confederazione elvetica. Parte III, volume 7, Firenze, 1840, Parte III, pag. 9., mentre le carte geografiche a partire da quella tirolese di Peter Anich del XVIII secolo, la stessa di Attilio Zuccagni-Orlandini denominata "Carta corografica del Tirolo italiano" del 1844 per finire a quelle più attuali dell'IGM, non sono completamente esaustive se non errate. Il toponimo Gazza o Gaza è frequentemente riscontrabile nel nord Italia: esiste un monte Gazza nel comune di Molveno, e un altro nel comune di Recoaro Terme e in altre svariate località. Gaza potrebbe derivare dalla voce cimbra "gias" che significa pascolo o dal longobardo "gas", "gazzo", "gajum", "ga-gium", gahagi o "gadlumche" che indicava il bosco sacro recintato in uso esclusivo agli arimanni, gli uomini liberi nella gerarchia longobarda, ma nel medioevo il significato prese forza nell'indicare un luogo di proprietà collettiva in cui era bandito il taglio e asporto del legname anche secco o il pascolo senza la necessaria autorizzazione comunitaria. Cima Tombea viene pure chiamata in loco Cresta dei Gai o Gai in quanto per alcuni il termine ha origine dalla morfologia del monte che assomiglia appunto ad una cresta di gallo o per altri dalla presenza stabile del gallo cedrone.

Il primo riferimento documentato riguardante il Monte è il toponimo "Caplongi", Caplone, indicante la Bocca di Cablone (1750 m), un valico del gruppo del Tombea. Esso compare nel settembre del 1301 in un atto di composizione della controversia fra le comunità di Bondone e Storo riguardante la definizione dei rispettivi confini sul monte Alpo per mandato di Nicolò di Storo, il vicario Odorico Badeca nella Pieve di Bono e Condino e di Pietrozoto di Lodrone. Si cita tra i vari confini un "termen curloni ad forçellam Cellongi, sicut vadit via per quam itur Vestinum", si fa riferimento alla Forcella Cellongi che conduce in Val Vestino e per errore nella trascrizione dell'amanuense non fu riportato il vero nome di "Caplongi", lo stesso del vicino monte CaploneM. Bella, "Acta Montium, Le malghe delle Giudicarie", 2020..

Il toponimo Tombea compare per una prima volta il 5 settembre 1356 quando, a Storo, Pietro fu Bacchino da Moerna, a nome delle comunità di Val Vestino, Bollone e Magasa si accorda con Giovanni fu "Gualengo" e Frugerio fu "Casdole", in qualità di consoli della comunità di Storo, e con altri uomini della suddetta comunità, in merito ai diritti di pascolo sulla cima del monte TombeaParrocchia di San Floriano in Storo. Inventario dell'archivio storico (1356-2004), a cura di Cooperativa Koinè, Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i beni librari e archivistici, 2008. e una seconda volta col termine di "Tombeda", in una pergamena del 21 agosto del 1405 quando fu stipulato un compromesso tra le comunità di Magasa, Armo, Persone, Moerna e Turano della Val Vestino con quella di Storo per stabilire i rispettivi confini sul monte TombeaF. Bianchini, "Antiche carte delle Giudicarie IX, carte lodroniane IV, Centro Studi Judicaria, 2009..

Storia Tra storia e leggende

A fine Ottocento, precisamente nel 1872, il monte Tombea fu acquistato dalla comunità di Magasa dal comune di Storo, ma è negli archivi di questo Comune e di Bondone che si conservano le pergamene dei primi secoli del secondo millennio che raccontano di liti fra gli storesi e i bondonesi per la contesa dei pascoli dell'Alpo.

In questo contesto storico sono fiorite anche leggende: una di queste narra di un pastore storese che sorpreso a pascolare sul versante meridionale del monte compì lo spergiuro: «giuro che questa montagna è sempre appartenuta ai miei avi, che questi pascoli spettano di diritto a me e nessun altro può impunemente condurvi le greggi. Chiamo a testimone di quanto asserisco Dio, il Sommo Giudice che sta nei cieli: se non è vero quanto affermo, che Egli mi sprofondi nelle viscere della terra in questo stesso istante». All'improvviso il cielo si oscurò, fulmini e tuoni orribili fecero tremare la terra che si aprì ad inghiottire lo sventurato impostore. Tornato il sereno altri pastori videro attorno alla voragine ricoperta il terreno disseminato di carcasse delle pecore e dei cani e pietosamente li coprirono con terra e zolle. Quei tumuli restarono a perenne memoria del tremendo giudizio di Dio e da allora la gente chiamò quella montagna "Tombea" ossia «luogo delle tombe»fra i vari autori vedi anche: pagine 317 - 318. «Sul versante meridionale della Tombea – quello di Val Vestino l'avvallamento a pascolo tra la cima in questione e, altro toponimo significativo, il Dosso delle Saette è disseminato di piccoli cumuli di pietrisco e terra ricoperti da cuscini di erbe che danno l'idea, a chi guarda da lontano, di greggi di pecore coricate o di piccoli cimiteri con fitti tumuli tombali e, tra queste greggi, nel bel mezzo del pascolo, si vede una depressione di tipo carsico pagina 12..