La sfida del secolo è un libro scritto da Piero Angela in collaborazione con Lorenzo Pinna sul problema dell'energia. Composto in forma di dialogo per rendere più scorrevole la lettura, La sfida del secolo intende lanciare un appello ai politici, ai media e ai cittadini, perché si dedichino con urgenza alla sfida improcrastinabile di trovare nuove fonti di energia, dato che quelle attuali sono oramai in via di estinzione.

Struttura del libro Secondo Angela, per capire il mondo in cui viviamo bisogna capire l'energia: la gente non si renderebbe conto che tutto ciò di cui usufruiamo ha un prezzo. Se venisse a mancare l'energia di cui attualmente disponiamo, si tornerebbe praticamente a una società contadina arcaica:

I combustibili fossili Nei primi capitoli Angela si sofferma sui combustibili fossili (petrolio, carbone, gas). Il mondo moderno va avanti grazie all'energia fornita soprattutto da queste fonti. Il problema riguarda in particolare il petrolio: per ogni due barili di petrolio consumato, infatti, oggi se ne scopre solo uno nuovo. Secondo Angela, tra non molto tempo dovrebbe verificarsi il cosiddetto "picco del petrolio", quando cioè la domanda supererà l'offerta: a quel punto ci sarà una concorrenza sempre più agguerrita per accaparrarsi le riserve rimaste, con costi sempre più alti e inevitabili ricadute geopolitiche, dato che molti giacimenti si trovano in zone critiche e instabili come il medio Oriente. I mercati del petrolio entreranno quindi in agitazione ben prima che si esaurisca del tutto l'ultima goccia, tanto più che adesso stanno entrando in scena anche i colossi asiatici, come l'India e la Cina, giganti sempre più affamati di energia.

La situazione del gas è invece più confortante, dato che ce ne sono ancora parecchie riserve, e il "picco" dovrebbe verificarsi tra circa 30 anni. Il problema del gas riguarda però soprattutto i trasporti, che sono molto costosi, ed avvengono o tramite lunghi gasdotti, oppure tramite apposite navi metaniere: in quest'ultimo caso il metano andrebbe prima liquefatto portandolo a bassissime temperature, e poi una volta giunto a destinazione andrebbe riportato allo stato gassoso mediante dei rigassificatori, che in Italia sono pochissimi e oltretutto sono in genere mal visti dalle popolazioni presso cui andrebbero costruiti.

Più promettente è la situazione del carbone, le cui riserve sembra potranno durare addirittura per 200 anni (ai ritmi di consumo attuali). I costi sono bassi, ma c'è il problema dell'inquinamento, molto maggiore rispetto a quello di gas e petrolio. Ci sono ragionevoli speranze, però, che la tecnologia riesca a ridurlo del tutto, riuscendo persino a riciclare delle scorie tutt'oggi inutilizzate aumentando così notevolmente le sue potenzialità energetiche. Già adesso comunque la tecnologia ha reso il carbone assai più "pulito" rispetto a un secolo fa.

I benefici e i danni procurati dall'energia

Nei capitoli successivi, prima di passare all'esame di altre fonti, Angela fa una panoramica generale sul "ruolo invisibile" che svolge l'energia nella nostra società, soffermandosi anche sulla situazione dell'Italia e sul numero dei danni che le varie fonti possono produrre. Egli spiega come tutti i settori della società moderna assorbono energia, sia diretta che indiretta. Basti pensare ad esempio alle operazioni per produrre un singolo libro di scuola, che richiede: abbattimento di alberi, trasporto tramite camion alle cartiere, trasformazioni, trasferimento alle tipografie, uso di inchiostri, colori e colle, eccetera, senza contare il combustibile per i camion, fabbriche per costruire tali camion, elettricità per la stampa, officine per fabbricare macchine stampanti, cibo ed energie di supporto per gli addetti ai lavori, ecc.

Ogni singolo processo ha insomma dietro di sé una lunga catena energetica. È per questo che in nessuna civiltà del passato sono potuti esistere tanti mestieri, tipici del settore terziario: tutti vanno avanti solo perché le macchine-energia hanno moltiplicato la capacità di produrre per loro cibo e oggetti. Nel passato, invece, all'incirca due persone su tre erano costrette a zappare la terra e mungere le mucche per mancanza di macchine che facessero automaticamente tutto il lavoro. Lo sviluppo tecnologico dovuto all'abile sfruttamento di fonti energetiche ha reso superfluo l'impiego di tante persone non solo nell'agricoltura, ma anche nell'industria.

Tutto questo però ha aumentato il grado di vulnerabilità delle persone, rendendole meno autonome e sempre più dipendenti dalla catena energetica mondiale: Per questo motivo la scarsità di energia è un problema cruciale che andrebbe affrontato seriamente, ma in Italia mancano completamente delle politiche lungimiranti che lo affrontino: si va avanti alla giornata, senza progetti a lungo termine.

La situazione dell'Italia di certo non è buona: dipendiamo dall'estero per l'80% dell'energia che consumiamo. La produzione nazionale di energia consiste in fonti idroelettriche, geotermia, piccole percentuali di biomasse, di eolico e di solare. Per l'idroelettrico e la geotermia difficilmente si potrà riuscire a incrementare quel poco che si produce, dato che si è ormai arrivati a raschiare il fondo del barile. All'inizio del miracolo economico italiano sembrava che il nucleare potesse essere la soluzione al problema energetico: l'Italia allora era il terzo paese al mondo per produzione di energia elettro-nucleare, con tre centrali nucleari in funzione. C'erano piani per incrementare questa produzione, ma poi l'incidente di Chernobyl ha fermato tutto. E il fatto curioso è che dopo vent'anni continuiamo a usare energia nucleare non nostra, ma francese, svizzera e slovena. Sull'episodio di Chernobyl Angela aggiunge che i nostri reattori erano molto più sicuri di quelli sovietici, dove nell'incidente furono determinanti particolari difetti progettuali ed errori umani. Quantificare i morti di Chernobyl non è facile, perché almeno il 25% dei decessi per tumori e leucemie avviene anche senza incidenti nucleari. Probabilmente piccole dosi di radiazioni, differite nel tempo, fanno aumentare il rischio di decessi, ma non c'è nulla di sicuro. Anche perché siamo tutti immersi in un fondo naturale di radioattività; a Roma ad esempio la dose di radioattività sembra essere addirittura più alta di quella di Černobyl'.

Il nucleare tra l'altro fa più notizia, mentre del gran numero di morti provocate da gas, petrolio e carbone si parla poco. Eppure il carbone è la fonte in assoluto che provoca il numero più alto di vittime, spesso differite nel tempo. Anche gas e petrolio (il cosiddetto Chanel nº 5) provocano incidenti mortali, soprattutto a seguito di esplosioni e incendi agli impianti. E il fatto che i composti cancerogeni emessi da questi combustibili fossili non facciano ticchettare nessuno strumento non vuol dire che non esistano. Anche l'idroelettrico ha fatto molti danni (si pensi al disastro del Vajont). Angela spiega a questo punto come i rischi legati alle varie fonti di energia vengano percepiti diversamente e spesso in maniera distorta. Per questo le scelte in campo energetico andrebbero fatte secondo criteri razionali, tenendo presente come ognuna abbia i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Spesso invece ci si lascia guidare dall'emozione del momento. La gente inoltre sembra preoccuparsi meno dei rischi che ha sotto gli occhi e crede di poterli controllare, come i pericoli della guida al volante, o del fumo di sigaretta, o degli ossidi di azoto prodotti dal metano della propria cucina, di cui vede solo i benefici; mentre non accetta i rischi "imposti", come nel caso delle centrali elettriche o degli inceneritori, nonostante essi permettano di vivere con tutte le comodità e di avere i rifiuti smaltiti. Si tratta del fenomeno NIMBY, acronimo di not in my back-yard (non nel mio giardino), che ha paralizzato la costruzione di numerose opere in Italia, a causa dell'ostruzionismo delle popolazioni locali. Eppure non si possono fare scelte in contraddizione tra loro: se si vuole l'energia, occorre anche accettare gli inconvenienti che essa implica; spesso ci si comporta invece come se l'energia fosse infinita e il pianeta capace di metabolizzare per sempre tutti gli inquinanti che gli riversiamo.

Il nucleare Piero Angela passa quindi a esaminare da vicino la situazione del nucleare. L'energia nucleare è alimentata ad uranio, di cui ci sono grandi disponibilità, e il cui costo è molto più basso rispetto al petrolio. Il vero costo dell'elettricità nucleare in effetti sono le centrali, cioè i soldi che occorrono per costruire reattori, sistemi di sicurezza, di contenimento, ecc. Il costo consiste quindi nei tassi di interesse per recuperare tali investimenti, il che avviene all'incirca in un periodo di 5-10 anni.

I reattori oggi utilizzati sono molto sicuri: vengono fatti funzionare con dell'acqua che funge da "moderatore", cioè una sostanza che permette l'innesco della reazione nucleare. Dato che il reattore produce molto calore, l'acqua serve anche a raffreddarlo. Se per un incidente l'acqua non dovesse più arrivare a raffreddarlo, la mancanza d'acqua provocherebbe pure l'arresto automatico del reattore stesso. E anche se i prodotti radioattivi della fissione dell'uranio continuano pur sempre a produrre calore, si innesca un sistema di emergenza azionato da una caduta di acqua per forza di gravità: la sicurezza quindi è garantita da semplici leggi naturali sempre valide, e non da interventi umani che potrebbero fallire. Inoltre, a differenza di quello di Černobyl', tutto il reattore è chiuso dentro un doppio cupolone di cemento armato che evita anche le più piccole fughe di radioattività e sa resistere persino ad eventuali attacchi terroristici.

Angela spiega quindi che dell'uranio grezzo estratto in natura solo lo 0,7% può essere usato nei reattori. Per utilizzarlo bisogna prima arricchirlo, cioè portarlo ad una concentrazione del 3-5% (l'arricchimento che serve per le bombe atomiche è tutta un'altra cosa, in tal caso andrebbe portato all'85%). Il restante tipo di uranio è considerato una scoria, ma potrebbe essere trasformato anch'esso in combustibile diventando plutonio, tramite passaggi più complicati con cui si riuscirebbe addirittura a produrre più combustibile di quanto se ne consuma. In tal modo l'uranio diverrebbe una risorsa quasi illimitata e gratuita, ma per ora i reattori in grado di usarlo sono solo dei prototipi.

Il problema del nucleare è soprattutto quello delle scorie, che però sono relativamente poche; ad esempio, una centrale da 1000 megawatt ne produce solo 3 metri cubi in un anno. Per renderle inoffensive vengono rinchiuse dentro barriere multiple: prima dentro materiali insolubili come vetro o ceramica, poi dentro contenitori di acciaio speciale, e infine portati in strutture geologiche profonde e impermeabili, come i depositi di salgemma. Certamente i costi dello smantellamento sono alti, ma differiti nel tempo, e quindi sempre più convenienti del petrolio.

C'è infine la speranza della fusione nucleare (il cosiddetto "motore delle stelle"), diversa dalla fissione vista finora, dove invece di spezzare gli atomi li si fondono insieme. È un progetto ancora di là da venire, che risolverebbe d'un colpo non solo tutti i problemi energetici ma anche di inquinamento, dato che gli elementi necessari per la fusione si ricavano dal mare (il deuterio) e dalla crosta terrestre (il litio): sono abbondantissimi e non radioattivi. Il problema sarebbero solo le altissime temperature a cui questi elementi andranno portati.

Le fonti rinnovabili