La basilica di Sant'Antioco, ex cattedrale di Bisarcio, è una delle più grandi chiese romaniche della Sardegna. L'edificio monumentale si trova isolato su un'altura di origine vulcanica in un sito campestre non lontano da Chilivani, nel territorio del comune di Ozieri.
Storia La diocesi di Bisarchium o Guisarchum nel Giudicato di Torres, Curatoria di Nughedu, è documentata dal 1065 al 1503, quando venne inglobata nella diocesi di Alghero, per essere rifondata nel 1803 (dal 1915 "Diocesi di Ozieri).
Il cantiere di una prima cattedrale fu avviato nella seconda metà dell'XI secolo, probabilmente nel 1065, dopo la fondazione delle Diocesi di Bisarcio. Intorno al 1080 il cantiere è danneggiato da un incendio. Nel 1139 un Ardarensis episcopus, è documentato ad Ardara. Nella Capitale del Regno di Torres il vescovo di Bisarcio resta fin oltre la consacrazione della nuova chiesa. Come documenta un graffito scoperto nel 2002 dall'epigrafista Giuseppe Piras sotto una monofora della zona absidale, nel 1164 il vescovo di Bisarcio Giovanni Thelle portò a compimento il corpo principale della chiesa. In questa fase operano delle maestranze commacine, sotto la direzione del Magister Johannes documentato da un graffito posto in luce da Gian Gabriele Cau nel 2021. Nell'ultima fase costruttiva tra 1190-1195, ricordata da un altro graffito posto nella cappella espicopale e pubblicato da Gian Gabriele Cau nel 2016, il cistercense Magister Paulu giunto dalla Borgogna porta a compimento la basilica con la costruzione di un portico a due piani, detto "galilea", davanti al corpo di fabbrica.
Nel 1476 la parte sinistra del portico (galilea) crollò per causa di un fulmine, e venne riedificata solamente in forme piane.
Attualmente del centro abitato di Guisarchum - un tempo uno dei più grandi e popolati della zona - così come del relativo monastero cistercense e del palazzo vescovile, rimangono solo pochi resti. Ci sono pervenute alcune schede di un Condaghe di Bisarcio inserite da Pasquale Tola nel suo Codice Diplomatico della Sardegna.
Descrizione
Il monumento è raggiungibile percorrendo la statale 597, a metà strada tra Ardara e Tula.
Sul piano artistico e architettonico la cattedrale di Bisarcio si presenta come il connubio dell'opera delle varie maestranze che vi lavorarono; infatti vi si trovano elementi riferibili al romanico pisano, al romanico lombardo e maestranze francesi di origine borgognona introdotte in Sardegna dai cistercensi.
Portico Il portico addossato alla facciata, ispirato a modelli francesi, si sviluppa su due piani. Nel piano inferiore, ricco di decori scultorei, si aprono tre archi a tutto sesto, i due laterali inglobanti una bifora (murata quella di sinistra, quella di destra invece è ornata, alla base della colonnina, da un leone stiloforo molto consunto), mentre dall'arco centrale si accede al nartece, che si sviluppa in sei campate voltate a crociera e sostenute da pilastri cruciformi.
Alla parete destra del piano basso del portico si trova una ripida scala, che conduce al piano superiore dove si trovano tre ambienti. Di questi ambienti, quello centrale, dotato di altare, fungeva da cappella privata del vescovo di Bisarcio. Dietro l'altare si trova una bifora che si apre verso l'interno della cattedrale; ai lati della bifora si notano due losanghe decorative, presenti anche nel muro esterno dell'abside, tipiche del Romanico pisano. L'ambiente a destra della cappella, che fungeva da Sala del Capitolo di Bisarcio, ospita una caratteristica mitria in pietra, sotto la quale trovava spazio il tronetto del vescovo. Nelle stagioni fredde la stessa assuemeva il ruolo di cappa del caminetto. Nell'ultimo ambiente sono ancora visibili alcuni segni del crollo avvenuto nel corso 1476.
Interno Dal piano terreno della galilea si accede all'interno della chiesa, che ha un impianto basilicale e con abside semicircolare orientata. La navata centrale ha copertura a capriate lignee, mentre le navate laterali sono voltate a crociera. La luce soffusa che mantiene in penombra l'interno della cattedrale entra tramite le alte e strette monofore, sei disposte su ciascun lato più quella aperta nell'abside e due all'estremità delle navate laterali.
Campanile La chiesa è affiancata sul lato sud da una torre campanaria, attualmente mozza in seguito a un crollo avvenuto nel 1476 a causa di un fulmine. La torre, a canna quadra, è ornata da lesene e archetti pensili, che scandiscono anche i fianchi e il prospetto absidale della chiesa.
Note
Bibliografia
Gian Gabriel Cau, Sant'Antioco di Bisarcio. Cattedrale e chiesa priorale cistercense, vol. 1, vol. 2, Ozieri 2024.
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