Con transizione spagnola o transizione democratica si intende il periodo storico in cui la Spagna abbandonò il regime dittatoriale del generale Francisco Franco, passando a un sistema costituzionale che consacrava uno Stato sociale, democratico e di diritto.
La transizione viene compresa negli anni 1975-1979, tra la proclamazione di Juan Carlos I di Borbone come re di Spagna il 22 novembre 1975, le prime elezioni generali del 1977, l'entrata in vigore della Costituzione il 29 dicembre 1978 e il 1º marzo 1979, data delle elezioni della prima legislatura. Altri storici giungono a comprendere l'intera prima legislatura, fino al 28 ottobre 1982, quando terminò il governo dell'Unione del Centro Democratico (partito che promosse l'approvazione della Costituzione del 1978, alla cui elaborazione partecipò con tre dei sette relatori incaricati della redazione del testo) e iniziò il governo del Partito Socialista Operaio Spagnolo.
Contesto La Rivoluzione dei garofani portoghese
Il 25 aprile 1974 in Portogallo un'insurrezione militare aveva provocato la caduta della dittatura dell'Estado Novo sorto nel 1933, dando origine ad una repubblica presidenziale democratica. La caduta del regime portoghese suscitò una forte inquietudine tra i franchisti, con manifestazioni di massa a favore della rivoluzione. Il 1º maggio 1974, più di un milione di persone marciarono per le strade di Lisbona, e le immagini vennero viste dal principe Juan Carlos, manifestando una forte inquietudine per un paese che, alla ricerca di una maggior giustizia sociale, si spostava politicamente verso una sinistra con una presenza considerevole di comunisti.
La situazione del Portogallo e della vicina Spagna, all'inizio della loro transazione democratica, presentavano sia differenze, che similitudini: Le dittature portoghese e spagnola erano le più longeve d'Europa; l'Estado Novo portoghese sorse nel 1933 (e lo Stato era retto da una dittatura militare già dal golpe del 1926), mentre quella spagnola fu instaurata attraverso il colpo di Stato del 1936 e la successiva guerra civile, con l'appoggio del neo regime portoghese. Le forze democratiche di destra, o conservatrici, portoghesi, praticamente inesistenti alla vigilia dei cambiamenti sociali e politici che si stavano avvicendando, raggiunsero, nelle prime elezioni democratiche, il 42,9% dei voti. La sinistra, con la miglior organizzazione e il maggiore appoggio in entrambi i paesi, era rappresentata dai comunisti, il portoghese PCP e lo spagnolo PCE, mentre i socialisti iniziarono a riorganizzarsi solo nel corso degli anni settanta. L'importante presenza di nuove classi medie che chiedevano un cambiamento pacifico e maggior giustizia sociale, tra le altre cose, a causa dell'esperienza della guerra civile in Spagna o della guerra coloniale del Portogallo. Il fallimento della partecipazione sociale in entrambi i sistemi a partito unico. Era fallito il tentativo riformista di proseguire con il regime a partito unico attraverso una serie di cambiamenti, adottata dai governi di Carlos Arias Navarro (1974-1976) e Marcello Caetano (1968-1974). Sia il PSOE con il suo sindacato UGT, che il PCE con il CCOO, in un primo momento ritennero giusto il modello di rottura dal passato e la formazione di un governo provvisorio. Tra le forze armate sorsero nuove organizzazioni che sosteneveno i cambiamenti: in Portogallo il Movimento delle Forze Armate portoghesi, mentre in Spagna l'Unione Militare Democratica e l'Unione Democratica dei Soldati. Molti mezzi di comunicazione di entrambi i paesi vennero censurati, in quanto appoggiavano e difendevano i nuovi cambiamenti politici e sociali.
La veloce decolonizzazione del Sahara occidentale venne influenzata dalla contemporanea e sanguinosa decolonizzazione portoghese, che aveva sofferto molto di più le conseguenze di una lunga guerra coloniale in Africa.
La transizione aveva suscitato preoccupazione anche nelle cancellerie occidentali: Willy Brandt sosteneva che, quanto più la sinistra si fosse inserita in Portogallo, tanto più la destra si sarebbe inserita in Spagna. Henry Kissinger si espresse nella stessa direzione, mostrandosi d'accordo sul fatto che non si dovesse ripetere nel paese vicino e che non era accettabile che, alla morte di Franco, non fosse presente un'opposizione moderata. È proprio durante questi anni che la Piattaforma Democratica guidata dal PSOE si affiancò, quasi alla pari, alla Giunta Democratica del PCE.
La morte del Caudillo
Dopo l'attentato dell'Eta del 20 dicembre 1973, dove perse la vita il primo ministro e capo del governo, ammiraglio Carrero Blanco, e la malattia di Franco, gran parte del potere era nelle mani del franchista Carlos Arias Navarro, nuovo presidente del governo. Questi cercò di introdurre alcune riforme all'interno del decadente regime, trovandosi a lottare tra le sue due fazioni: gli ortodossi del franchismo e gli aperturisti che promuovevano una transizione verso un regime democratico con elezioni libere. Per qualche mese, nel 1974, Juan Carlos divenne anche capo dello Stato supplente per la malattia di Franco. Nell'autunno del 1975 Franco entrò in coma e si sospettò che fosse stato tenuto in vita artificialmente per alcune settimane, fino alla data ufficiale della morte, il 20 novembre 1975. Il cosiddetto Consiglio di Reggenza assunse, in maniera transitoria, le funzioni di Capo dello Stato fino al 22 novembre 1975, giorno in cui Juan Carlos I di Borbone venne proclamato re davanti alle Cortes e al Consiglio del Regno.
Il ruolo politico del re Juan Carlos I
Due giorni dopo la morte di Franco, il 22 novembre 1975, don Juan Carlos di Borbone divenne Capo di Stato, proclamato re, in virtù della Legge sulla Successione nel Comando dello Stato. Fino a quel momento, il principe si era mantenuto discretamente in secondo piano, seguendo il modello di Franco. La sparizione del Caudillo, tuttavia, avrebbe permesso a Juan Carlos di agevolare, come re di Spagna, l'introduzione di un sistema politico democratico nel paese. Questo progetto raccoglieva ampi consensi sia dentro che fuori la Spagna: i paesi occidentali, un settore importante del capitalismo spagnolo ed internazionale, la maggior parte dell'opposizione al franchismo ed una parte crescente proprio del regime franchista.
Nonostante ciò, la transizione dovette superare le resistenze originate dal proprio regime, in uno sfondo di tensioni causate da gruppi radicali di estrema sinistra e da gruppi franchisti di estrema destra. Questi ultimi, inoltre, avevano un forte appoggio all'interno dell'esercito. Questi gruppi minacciavano di deteriorare la situazione politica all'eccesso, dando inizio ad un processo involutivo.
La realizzazione di questo progetto richiedeva che l'opposizione controllasse i propri sostenitori, in modo da evitare qualsiasi provocazione, e che l'esercito non cedesse alla tentazione di intervenire nel processo politico per salvare le strutture franchiste. La condotta politica di Juan Carlos e dei suoi collaboratori si mosse in questa doppia direzione.
Davanti alla nuova tappa storica che si apriva, c'erano tre atteggiamenti chiaramente diversi: I sostenitori del regime franchista (conosciuti come ultras o el búnker), difensori del mantenimento della "legalità franchista" o, come molti, della sua attuazione. Nonostante lo scarso appoggio sociale, l'esercito aveva un peso rilevante, insieme ad un organo fondamentale all'interno dell'organizzazione dello Stato, il Consiglio del Regno. L'opposizione democratica, organizzata inizialmente in due associazioni di partiti politici, la Giunta Democratica e la Piattaforma di Convergenza Democratica, nota come Platajunta. Questa difendeva la frattura legale con il regime franchista per passare direttamente ad uno Stato democratico. Altri esponenti moderati del Movimiento Nacional, come Torcuato Fernández-Miranda Hevia, professore di Diritto politico di Juan Carlos I, e l'ex ministro Manuel Fraga Iribarne, sostenevano di dover riformare le Leggi Fondamentali del Movimento mediante nuove disposizioni, per giungere così alla democrazia evitando vuoti legali. Juan Carlos iniziò il suo regno senza uscire dai binari della "legalità franchista". Giurò così fedeltà ai princìpi del Movimiento, prese possesso della corona davanti alle Cortes franchiste e rispettò la Legge Organica dello Stato del 1966 per la nomina del suo primo Capo di Stato. Nonostante ciò, già nel suo discorso davanti alle Cortes si mostrò aperto ad una trasformazione del sistema politico spagnolo.
Il governo di Arias Navarro
Lo stesso Carlos Arias Navarro presiedette il primo governo di Juan Carlos. Per questa nomina il re si adattò ai modelli della Legge Organica dello Stato: il Consiglio del Regno propose una lista di candidati affini al franchismo, e, tra questi, il re scelse Arias Navarro. Nel corso dei primi momenti del suo mandato, il re collocò uno dei suoi fedeli collaboratori alla presidenza del Consiglio del Regno e delle Cortes Españolas, Torcuato Fernández-Miranda Hevia, un vecchio franchista che, nonostante questo, condivideva con il monarca la necessità che la Spagna sviluppasse un sistema democratico, apportando le sue solide conoscenze giuridiche a questo progetto.
Purtroppo, la nomina di Arias Navarro mostrava al popolo che non vi era un reale interesse politico verso grandi trasformazioni politiche. Nonostante ciò, per iniziativa reale e del presidente del Consiglio del Regno, entrarono a far parte del nuovo governo ministri chiaramente riformisti, come Manuel Fraga Iribarne (Ministro del Governo), José María de Areilza (Ministro degli Affari esteri) e Antonio Garrigues (Ministro della Giustizia). Questi avevano rifiutato al momento lo "Statuto delle Associazioni di Movimento". Si fece anche affidamento sulla presenza del democristiano Alfonso Osorio come Ministro della Presidenza e di due esperti nell'apparato del movimento, Rodolfo Martín Villa (Ministro dei Sindacati) e Adolfo Suárez (Ministro del Movimento). Per mantenere l'equilibrio, venne nominato come vicepresidente per la Difesa un militare incondizionatamente franchista: il generale Fernando de Santiago y Díaz de Mendívil.
La timida riforma politica promossa da questo gabinetto fu limitata alle leggi di riunione, di manifestazioni e di associazioni politiche. La "Legge di riunione e manifestazione" ampliava la libertà di riunirsi senza che fosse necessaria un'autorizzazione. La "Legge delle associazioni politiche" consentiva la creazione di gruppi politici, anche senza la forma legale di partito politico; inoltre, dovevano accettare i principi del Movimento e le Leggi Fondamentali. A queste condizioni si iscrissero solamente sette associazioni.
Il nuovo governo doveva affrontare una situazione molto difficile. Il malcontento dell'opposizione stava aumentando, le manifestazioni per le richieste di amnistia erano frequenti e nel Paese basco la tensione cresceva incessantemente. Soprattutto l'ETA e, in misura minore, altri gruppi armati continuavano con gli attentati, mentre si manifestavano molteplici atti di protesta popolare.
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