È stato autore e interprete di personaggi legati a una tragicommedia surreale e innovativa, come il professor Kranz, il timido Giandomenico Fracchia e soprattutto il ragionier Ugo Fantozzi: creazione letteraria da cui è nata una saga cinematografica di ampio e duraturo successo, tanto da elevare il personaggio a vera e propria maschera formatasi nel solco della commedia dell'arte. Inventore di una comicità inedita, priva di legami con le tradizioni e i regionalismi del cinema comico popolare, con la sua attività di attore, umorista e uomo di spettacolo è entrato nella cultura di massa di intere generazioni di italiani. Sul piano lessicale ha ideato un tipo di scrittura originale e tagliente fatta di neologismi, aggettivazioni enfatiche, errori morfologici e termini burocratici entrati nel patrimonio comune della lingua italiana..

Al percorso di attore ha fatto eco quello di scrittore, iniziato con un libro su Fantozzi e seguito da varie opere di carattere satirico e da altri otto romanzi dedicati al ragioniere; molti di questi sono stati tradotti e pubblicati in più lingue. Osservatore critico del costume politico e sociale, è stato un pensatore capace di rielaborare le idee di Marx, Gogol, Kafka e altri autori, esibendo le sue conclusioni mediante il cinema, la letteratura e il giornalismo ma anche attraverso le sue numerose apparizioni pubbliche.

Nella sua oltre cinquantennale carriera si è cimentato in altri campi espressivi come la radio e il teatro scrivendo, inoltre, due testi di canzoni per l'amico e cantautore Fabrizio De André (raccolti nel 45 giri Il fannullone/Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers). In ambito televisivo ha dato contributi di rilievo sia nei panni di presentatore sia in quelli di artista, lanciando sul finire degli anni sessanta programmi dal contenuto sperimentale e di avanguardia.

Ricevette nel settembre del 1992, alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, il Leone d'oro alla carriera e nell'agosto del 2000 gli fu assegnato il Pardo d'onore al Festival del cinema di Locarno. Goffredo Fofi, Michele Serra, Enrico Giacovelli e Beppe Grillo lo accostano a comici quali Buster Keaton, Charlie Chaplin, Stan Laurel e Oliver Hardy.. Ha recitato in parti più drammatiche partecipando a film di registi come Federico Fellini, Ermanno Olmi, Lina Wertmüller, Mario Monicelli, Pupi Avati, Gabriele Salvatores e Marco Ferreri.

Biografia L'infanzia e il periodo giovanile

Nasce a Genova il 30 dicembre 1932 insieme al fratello gemello dizigote Piero Villaggio, futuro docente alla Facoltà di Ingegneria dell'Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Il padre Ettore (1905-1992) era un ingegnere edile palermitano, mentre la madre Maria Faraci (1905-1999), nacque a Venezia, da madre veneziana e padre siciliano, era docente di lingua tedesca.

Frequenta le elementari nella scuola "Diaz", a Genova, assieme al fratello ed al futuro dirigente FIAT Paolo Fresco. Gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza verranno raccontati dall'attore nella sua pièce teatrale intitolata Delirio di un povero vecchio.

Tra i tanti aneddoti si ricordano lo sbarco delle forze alleate, lo stupore nel trovarsi per la prima volta di fronte a soldati stranieri e, soprattutto, assaggiare bevande e pietanze di origine statunitense (come Coca-Cola e cibi in scatola), che, per un adolescente italiano dell'epoca, erano del tutto inusuali.Dallo spettacolo teatrale Delirio di un povero vecchio, 2001

La famiglia Villaggio, pur essendo agiata e appartenente alla borghesia genovese, subisce ugualmente le ristrettezze e le privazioni causate dalla seconda guerra mondiale. A tal proposito, in un'intervista a la Repubblica, ha dichiarato:

Dopo aver frequentato il Liceo ginnasio Andrea D'Oria comincia all'Università di Genova gli studi di Giurisprudenza che abbandona per dedicarsi a svariati impieghi. Sono questi gli anni in cui comincia a seguire la società calcistica della , squadra di cui è stato per tutta la vita grande e appassionato tifoso. Nel 1954 al Lido di Genova incontra Maura Albites, che verso la fine degli anni cinquanta diverrà sua moglie e dalla quale avrà i due figli Elisabetta (1959) e Pierfrancesco (1962), quest'ultimo comparso successivamente in alcune pellicole del padre.

Dopo gli studi ha diverse esperienze lavorative: da cameriere a speaker della BBC a Londra fino a diventare cabarettista e intrattenitore sulle navi della Costa Crociere, insieme all'amico Fabrizio De André. Negli anni sessanta viene assunto come impiegato in una delle più importanti industrie impiantistiche italiane, la Cosider, dove era addetto all'organizzazione di eventi aziendali tra i quali lo scambio di doni natalizi tra dirigenti e la premiazione dei dipendenti meritevoli; da questa esperienza lavorativa trarrà l'ispirazione per creare il personaggio del ragionier Ugo Fantozzi, che in seguito lo renderà molto popolare.

L'amicizia con Fabrizio De André

Negli anni del dopoguerra Villaggio conosce Fabrizio De André, più giovane di lui di otto anni, anch'egli originario di Genova e futuro cantautore, diventandone intimo amico e con il quale condividerà gran parte delle sue scorribande giovanili.. È De André a descrivere il loro primo incontro avvenuto nel 1948 in una frazione di Cortina d'Ampezzo: «L'ho incontrato per la prima volta a Pocol, sopra Cortina; io ero un ragazzino incazzato che parlava sporco; gli piacevo perché ero tormentato, inquieto e lui lo era altrettanto, solo che era più controllato, forse perché era più grande di me e allora subito si investì della parte del fratello maggiore e mi diceva: "Guarda, tu le parolacce non le devi dire, tu dici le parolacce per essere al centro dell'attenzione, sei uno stronzo"»..

Gli anni della giovinezza, soprattutto le serate passate nelle varie osterie genovesi o in gruppo a casa di amici, sono invece raccontate dall'attore: «Io e Fabrizio eravamo, direi senza saperlo, due veri creativi e lo abbiamo poi dimostrato nella vita [...] lui si comportava come me, cioè facevamo una vita dissennata, andavamo a caccia di amici terribili [...] i nostri genitori erano terrificati da questo tipo di vita, non si faceva niente e si dormiva regolarmente sino alle due del pomeriggio»..

L'amicizia, in seguito, si farà anche artistica e produrrà all'inizio degli anni sessanta i testi delle canzoni Il fannullone (che sembra sottolineare in maniera ironica i giorni dissipati dai due amici: "Senza pretese di voler strafare/io dormo al giorno quattordici ore...") e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, entrambi scritti da Villaggio e musicati e cantati da De André. Quest'ultimo brano (inserito qualche anno dopo ell'album del cantautore Vol. 1º) conosce gli strali della censura a causa di parole ritenute troppo licenziose, provocando agli autori guai di natura giudiziaria.

Villaggio a tale proposito ha dichiarato: «La canzone passò abbastanza inosservata; Fabrizio ancora non aveva inciso La canzone di Marinella e non era quindi famoso, tanto meno io. Qualcuno però notò questa strana filastrocca che sbeffeggiava il potente Re dei Franchi: fu un pretore, mi pare di Catania, che ci querelò perché la considerava immorale soprattutto per quel verso: "È mai possibile, o porco di un cane, che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi puttane". E pensare che noi eravamo già stati censurati e avevamo dovuto trasformare il verso finale che in originale suonava: "frustando il cavallo come un mulo, quella gran faccia da culo" con: "frustando il cavallo come un ciuco, tra il glicine e il sambuco..."».

I due artisti hanno sempre condiviso una curiosa ricorrenza: il secondogenito di Villaggio, Pierfrancesco, è nato lo stesso giorno di Cristiano De André, primo figlio di Fabrizio.

Villaggio, nel giorno della morte di De André, ha riassunto la loro amicizia con queste parole: «Abbiamo vissuto insieme varie stagioni della vita, abbiamo vissuto la fame, la Genova ancora con l'odore dei pittospori [...] era una persona molto sensibile e ovviamente quando si è molto amici, soprattutto d'infanzia, si parla della morte come di un fatto lontano, del tutto improbabile. Adesso che invece la cosa è accaduta – e quando stava per succedere – non abbiamo mai avuto più il coraggio, negli ultimi due mesi, né di incontrarci né di parlare della cosa; perché questa volta non era un gioco, non era letteratura, era la terribile realtà».Intervista rilasciata al TG5 il giorno 9 gennaio 1999

Gli anni cinquanta Gli inizi nella compagnia goliardica Mario Baistrocchi

Durante la metà degli anni cinquanta si unisce alla compagnia goliardica Mario Baistrocchi, antica compagnia teatrale di Genova, attiva fin dal 1913 e composta da attori e ballerini non professionisti, di solito ex studenti dell'Università degli Studi di Genova. Le rappresentazioni avevano sovente intenti di satira politica prendendo di mira consiglieri e assessori locali non trascurando comunque quelli di livello nazionale. La Baistrocchi è stata, nel tempo, un laboratorio di artisti emergenti che in seguito sono approdati nel mondo dello spettacolo come Fabrizio De André, il presentatore Enzo Tortora e l'attore e regista Carmelo Bene.

Il comico genovese entra a far parte della compagnia negli anni cinquanta sia in veste di autore dei testi sia in quelle di presentatore. Vi partecipa in quasi tutte le edizioni comprese fra il 1956 e il 1966. Tra i tanti sketch presentati ve ne sono alcuni basati sulla presa in giro di personalità storiche (sulla falsariga della canzone su Carlo Martello). Successivamente, inizia a farsi notare al Teatro di Piazza Marsala, a Genova, dove sul palco assume le sembianze di uomo timidissimo che anticipa alcune caratteristiche dei suoi personaggi futuri.

Sempre a piazza Marsala risalgono le sue prime perfomance nei panni di uno strano prestigiatore dedito a bistrattare la platea in modo puerile e bizzarro. A scoprire la vena artistica di Villaggio è il giornalista e conduttore Maurizio Costanzo, che nel 1967 gli consiglia di esibirsi al "Sette per otto", un noto e frequentato cabaret di Roma. In un'intervista concessa a Repubblica Villaggio ha dichiarato: «Andai. La prima sera c'era ad assistere allo spettacolo una Roma incuriosita da questo strano comico arrivato da Genova. Ricordo Garinei e Giovannini, Ugo Tognazzi, Ennio Flaiano, che alla fine, a forza di ridere, cadde dalla poltrona».

A quegli anni risale il suo esordio in un altro storico locale: il Derby Club di Milano, dove entra in contatto con il mondo del cabaret meneghino stringendo amicizia con numerosi artisti, tra i quali Renato Pozzetto e Cochi Ponzoni che all'epoca, come lo stesso Villaggio, erano ancora pressoché sconosciuti.. Le serate milanesi, viste come luogo di incontro e formazione professionale, vengono sintetizzate dall'attore con queste parole: «Milano è la città con i ricordi più felici della mia vita, quella delle notti in giro con gli amici del Derby, Giorgio Gaber, Pozzetto e quel tiratardi di Umberto Simonetta. Ora - aggiunge con sarcasmo - pare si sia trasformata in un feudo di sarte».

Gli anni sessanta Un nuovo modo di fare televisione: Quelli della domenica