Falce e carrello. Le mani sulla spesa degli italiani è un saggio dell'imprenditore italiano Bernardo Caprotti, fondatore di Esselunga, pubblicato da Marsilio Editori nel settembre 2007. La prima edizione, uscita nella collana Gli specchi, consta di 187 pagine ed è preceduta da una prefazione dell'economista Geminello Alvi. Il volume fu presentato alla stampa a Milano il 21 settembre 2007.

Nel libro Caprotti ripercorre la nascita e lo sviluppo della propria attività nella grande distribuzione organizzata italiana, a partire dalla fondazione nel 1957 della società dalla quale sarebbe nata Esselunga, e ricostruisce dal proprio punto di vista i rapporti concorrenziali con le cooperative di consumatori del sistema Coop. Una parte centrale dell'opera è dedicata alle difficoltà che, secondo l'autore, Esselunga avrebbe incontrato nell'espansione in alcune regioni italiane e alle critiche rivolte da Caprotti al regime fiscale delle cooperative e ai loro rapporti con amministrazioni e ambienti politici locali.

Le tesi contenute nel volume diedero origine a un ampio dibattito pubblico e a diversi procedimenti giudiziari promossi da Coop Italia e da singole cooperative, con esiti differenti.

Contenuto Il volume intreccia la ricostruzione autobiografica e familiare di Bernardo Caprotti con la storia della nascita e dello sviluppo della grande distribuzione organizzata in Italia e, soprattutto nella seconda parte, con la rappresentazione dei rapporti concorrenziali fra Esselunga e il movimento cooperativo. Il racconto copre sostanzialmente il cinquantennio compreso tra la costituzione di Supermarkets Italiani nel 1957 e la pubblicazione del libro nel 2007.

Origini familiari e nascita di Esselunga I primi capitoli sono dedicati alla famiglia Caprotti e all'ambiente della borghesia industriale brianzola tra le due guerre mondiali. L'autore ricorda in particolare il padre Giuseppe Caprotti, ufficiale degli Alpini durante la prima guerra mondiale e successivamente alla guida dell'impresa tessile di famiglia. Secondo la ricostruzione di Bernardo Caprotti, le vicende del periodo fascista, comprese le leggi razziali e l'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, contribuirono a consolidare le convinzioni antifasciste del padre, trasmesse successivamente ai figli.Cfr. .

La narrazione passa quindi al secondo dopoguerra e all'introduzione in Italia del modello statunitense del supermercato. Caprotti ricostruisce l'iniziativa di Nelson Rockefeller e della sua International Basic Economy Corporation (IBEC), interessata allo sviluppo della distribuzione moderna in Europa. Secondo il racconto dell'autore, un primo progetto di collaborazione con la Rinascente giunse casualmente a conoscenza di Guido Caprotti e Marco Brunelli durante un soggiorno a Sankt Moritz, inducendoli a entrare a loro volta nell'iniziativa..

Nel 1957 venne quindi costituita Supermarkets Italiani S.p.A., partecipata da Rockefeller e da diversi soci italiani, tra i quali la famiglia Caprotti. Il 27 novembre dello stesso anno la società inaugurò in viale Regina Giovanna a Milano quello che viene generalmente indicato come il primo supermercato moderno italiano.

Caprotti racconta quindi il progressivo abbandono dell'attività tessile per dedicarsi alla distribuzione. Nel 1961 la famiglia Caprotti acquisì il controllo della società dagli investitori statunitensi; nel libro l'autore ricorda un esborso di quattro milioni di dollari per l'acquisizione della partecipazione detenuta dall'IBEC.. La ricostruzione è coerente, nei suoi elementi essenziali, con le fonti sulla storia societaria, che collocano nel 1961 il passaggio del controllo di Supermarkets Italiani alla famiglia Caprotti. Nel corso degli anni successivi Bernardo Caprotti assunse un ruolo crescente nella gestione dell'impresa, della quale divenne amministratore delegato nel 1965.

Rapporti sindacali e modernizzazione dell'azienda Un'altra parte del libro è dedicata ai rapporti fra Esselunga e le organizzazioni sindacali, descritti dall'autore come particolarmente conflittuali tra gli anni 1960 e gli anni 1980. Caprotti attribuisce alle modalità di organizzazione del lavoro richieste dai sindacati effetti negativi sull'efficienza dei punti vendita e ricorda periodi di sciopero e di agitazione durante i quali l'azienda avrebbe incontrato difficoltà nel rifornimento degli scaffali e avrebbe temporaneamente ridotto le proprie campagne pubblicitarie.Cfr. .

Tra gli episodi ricordati figura l'introduzione nel 1978 di un sistema di turnazione che divideva il personale fra una squadra mattutina e una pomeridiana. Caprotti giudica tale organizzazione poco adatta alle esigenze del commercio al dettaglio, poiché una parte dell'orario lavorato non coincideva con quello di apertura dei supermercati.Nel 1978 l'azienda adottò una turnazione articolata tra personale impiegato al mattino e personale impiegato al pomeriggio; Caprotti ne descrive criticamente gli effetti sull'organizzazione dei punti vendita. Cfr. .

La ricostruzione arriva quindi alla vertenza dell'ottobre 1988, quando l'azienda annunciò esuberi su dipendenti. Nel racconto di Caprotti la vertenza rappresenta un punto di svolta nei rapporti sindacali interni e viene collegata anche al processo di automazione intrapreso dall'impresa.Cfr. . Le innovazioni tecnologiche richiamate nel volume erano state in realtà introdotte progressivamente negli anni immediatamente precedenti: Esselunga aveva installato nel 1980 i primi lettori di codice a barre alle casse, completandone successivamente la diffusione nella rete, mentre nel maggio 1987 era entrato in funzione il magazzino automatizzato di Limito di Pioltello.

La concorrenza con il sistema cooperativo La parte più nota del volume è dedicata ai rapporti tra Esselunga e le imprese della distribuzione cooperativa, con particolare riferimento alle cooperative aderenti alla Lega delle Cooperative. È in questo contesto che Caprotti utilizza ripetutamente l'espressione «Coop rosse», con la quale accomuna le cooperative di consumo alla tradizionale area politica della sinistra italiana.

L'autore critica anzitutto il trattamento fiscale riconosciuto alle società cooperative e sostiene che, nel settore della grande distribuzione, esso determinasse un vantaggio competitivo rispetto alle società di capitali. Una seconda linea argomentativa riguarda invece i rapporti fra alcune cooperative di consumo e le amministrazioni locali: Caprotti sostiene che Esselunga abbia incontrato ostacoli amministrativi e urbanistici nell'apertura di nuovi supermercati, soprattutto in Emilia-Romagna, Toscana e Liguria, e interpreta alcuni di tali episodi come conseguenza della vicinanza fra il movimento cooperativo e amministrazioni politicamente collocate nel centrosinistra. Tali affermazioni costituiscono la tesi dell'autore e furono contestate dalle cooperative interessate.

Il libro esamina in particolare alcuni progetti di espansione di Esselunga rimasti bloccati o realizzati dopo lunghi procedimenti amministrativi, utilizzandoli per sostenere l'esistenza di condizioni concorrenziali differenti tra l'impresa privata e alcune cooperative. Caprotti estende inoltre le proprie critiche ai rapporti tra le centrali cooperative e la politica, al regime fiscale della cooperazione e alle modalità con cui, secondo la sua interpretazione, venivano adottate alcune scelte urbanistiche e commerciali.

Questa parte dell'opera diede origine a un ampio dibattito pubblico e a diversi procedimenti giudiziari promossi da Coop Italia e da singole cooperative contro Caprotti ed Esselunga. Le controversie ebbero esiti differenti e non determinarono quindi una conferma giudiziaria complessiva delle tesi sostenute nel libro: alcune domande delle cooperative furono respinte, mentre in altri procedimenti furono riconosciute responsabilità relative a specifiche affermazioni o vicende.

Risvolti giudiziari La pubblicazione di Falce e carrello diede origine a diversi procedimenti civili promossi da Coop Italia e da singole cooperative nei confronti di Bernardo Caprotti, Esselunga, Marsilio Editori e, a seconda dei giudizi, degli altri autori dei testi contenuti nel volume. Le controversie riguardarono principalmente la presunta lesione della reputazione delle cooperative e la concorrenza sleale per denigrazione e si conclusero con esiti differenti.

Coop Liguria Coop Liguria e il suo ex presidente Bruno Cordazzo promossero un'azione civile sostenendo che alcuni passaggi del libro fossero diffamatori e costituissero concorrenza sleale. Con sentenza del 20 aprile 2010 il Tribunale di Milano escluse la diffamazione, ritenendo che la ricostruzione contenuta nella parte dedicata alla cooperativa non presentasse alterazioni dolose o colpose dei fatti tali da rendere illecita la critica.

Il Tribunale accolse tuttavia parzialmente la domanda sotto il diverso profilo della concorrenza sleale per denigrazione, condannando Caprotti ed Esselunga al pagamento di euro in favore di Coop Liguria; le domande formulate nei confronti di Geminello Alvi, Stefano Filippi e Marsilio furono invece respinte. Coop Liguria annunciò successivamente l'intenzione di impugnare la decisione nella parte in cui aveva escluso la diffamazione.

Coop Estense Coop Estense e il suo presidente Mario Zucchelli agirono in giudizio sostenendo che il volume contenesse affermazioni diffamatorie e costituisse concorrenza sleale per denigrazione, scorrettezza professionale e pubblicità ingannevole. Il 1º aprile 2011 il Tribunale di Milano respinse le loro domande, riconoscendo l'applicabilità del diritto di critica.il Resto del Carlino, 2 aprile 2011.

La Corte d'appello di Milano confermò la decisione il 10 aprile 2014. I giudici qualificarono il libro prevalentemente come opera artistico-letteraria e ritennero applicabili al diritto di critica criteri meno rigorosi rispetto a quelli propri di un'opera giornalistica o informativa.

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 22042 del 31 ottobre 2016, accolse invece diversi motivi dei ricorsi presentati da Coop Estense e da Zucchelli e cassò la sentenza d'appello con rinvio. La Corte non stabilì direttamente che le affermazioni contenute nel libro fossero diffamatorie, ma ritenne erronea la qualificazione dell'intero volume come opera puramente artistico-letteraria: poiché Falce e carrello conteneva anche la narrazione di fatti specifici con finalità informative e critiche, i giudici di merito avrebbero dovuto verificare più rigorosamente la verità, anche putativa, dei fatti posti a fondamento delle critiche e la continenza delle espressioni utilizzate.

La Cassazione precisò inoltre che la denigrazione concorrenziale può riguardare non soltanto i prodotti di un concorrente, ma anche la sua complessiva attività, organizzazione e reputazione commerciale, qualora le informazioni diffuse siano idonee a danneggiarne la considerazione presso il pubblico.

Nel giudizio di rinvio, la Corte d'appello di Milano, con sentenza del 5 marzo 2019, condannò gli eredi di Bernardo Caprotti e Marsilio Editori al risarcimento dei danni alla reputazione di Mario Zucchelli derivanti da alcune affermazioni contenute nel volume.

Coop Italia e Coop Adriatica Un distinto procedimento fu promosso direttamente da Coop Italia. Il 16 settembre 2011 il Tribunale di Milano accolse in primo grado parte delle domande della cooperativa, ravvisando nella diffusione del libro un atto di concorrenza sleale per denigrazione. I convenuti furono condannati al pagamento di euro a titolo di risarcimento e venne disposto il ritiro del volume dal commercio.