La Repubblica Cisalpina fu uno Stato dell'Italia settentrionale, che si estese principalmente nelle odierne regioni Lombardia ed Emilia-Romagna e, marginalmente, in Veneto e in Toscana.
Lo Stato mutò dapprima il proprio nome in Repubblica Italiana (1802-1805) e quindi Regno d'Italia (1805-1814).
Istituzione La Repubblica Cisalpina fu una repubblica sorella sotto il controllo giacobino, conseguenza diretta degli sconvolgimenti susseguitisi alla Rivoluzione francese in territorio italiano.
Lo Stato venne istituito il 29 giugno 1797 dal generale corso Napoleone Bonaparte con la cosiddetta Campagna d'Italia (1796-1797), e comprendeva inizialmente i territori dello Stato di Milano, la Repubblica Cispadana che raccoglieva l’antico Ducato di Modena, il Ducato di Massa, nonché le due ex Legazioni pontifice di Bologna e Ferrara, e i vecchi domini di terraferma veneziani di Bergamo, Brescia e Crema, mentre dopo la pubblicazione della Costituzione si aggiunse la Legazione pontificia di Ravenna il 27 luglio.Estratto dei registri del Direttorio esecutivo, seduta del 9 termidoro V.
L'Arciducato d'Austria riconobbe formalmente la Repubblica Cisalpina con il trattato di Campoformio il 17 ottobre 1797, permettendo l'annessione dello Stato del Mantovano, dei territori veneziani tra l'Oglio e il Benaco e della Valtellina,Proclama 1º brumaio VI. La Valtellina era già insorta sobillata dai francesi contro i Grigioni il precedente mese di pratile. confini che furono ratificati il 15 novembre.Legge 25 brumaio VI. Il trattato sancì anche il passaggio della Repubblica di Venezia dalla Francia all'Austria, eccetto per le numerose isole ioniche che formavano parte dello Stato da Mar.
La capitale della Repubblica Cisalpina fu stabilita a Milano.
Estensione ed economia
Il territorio della repubblica nella sua massima estensione era formato anche da territori veneti, tra cui la parte di Verona a ovest del fiume Adige e Rovigo.
Lo Stato nel 1797 si estendeva su una superficie di e aveva una popolazione di 3 milioni e abitanti, suddivisa in venti dipartimenti. La capitale era Milano, in quanto centro più importante e popoloso (circa abitanti nel 1798), capoluogo del dipartimento d'Olona. Il paese era economicamente prospero e si basava su un'agricoltura di tipo cerealicolo con forti presenze nella sericoltura e nella zootecnica; l'attività artigianale tradizionale era solida e lo sviluppo dell'industria serica fiorente.
Forma istituzionale La forma istituzionale dello Stato ricalcava molto quella francese, trattandosi di una cosiddetta repubblica direttoriale.
Il territorio venne diviso in dipartimenti gestiti da un'amministrazione centrale di cinque membri,Gli amministratori vennero nominati direttamente da Napoleone, nonostante la Costituzione ne prevedesse l'elezione quinquennale nel numero di uno all'anno. e nei quali venivano eletti i giudici di pace, i magistrati e gli elettori, uno ogni duecento abitanti aventi diritto di voto. Questi ultimi eleggevano due consigli: quello dei Seniori e quello dei Giuniori.Il primo presidente del consiglio degli juniori fu Giuseppe Fenaroli Avogadro (1760-1825). I Seniori si installarono nella vecchia chiesa dei Santi Cosma e Damiano alla Scala. Il primo era composto da quaranta a sessanta membri e aveva il compito di approvare le leggi e promuovere eventuali variazioni della Carta Costituzionale; il secondo, invece, era formato da ottanta a centoventi membri e aveva il compito di proporre le leggi. I compiti comuni di entrambi i consigli erano l'approvazione dei trattati, la scelta di un Direttorio e la determinazione dei tributi. In realtà tuttavia, in attesa della risoluzione del conflitto bellico le funzioni legislative furono provvisoriamente affidate a quattro consigli di sei membri, uno di costituzione, uno di finanza,Tra i cui nominati spiccava Francesco Melzi d'Eril uno di giurisprudenza e uno militare, mentre le due camere costituzionali furono nominate direttamente da Napoleone a novembre dopo la resa delle armate austriache.Legge 19 brumale VI
Il Direttorio era formato da cinque ministri e rappresentava il potere esecutivo. L'autorità suprema rimaneva il comandante delle truppe francesi in Lombardia. Un commissario del potere esecutivo in ciascun dipartimento assicurava il controllo governativo sugli enti locali secondo i principi del centralismo.
Venne anche adottato il calendario e l'era francese.
L'8 luglio 1797 venne emanata la Costituzione cisalpina, di contenuto moderato, modellata su quella francese del 1795. Il testo si apriva con il proclama di Napoleone e con la dichiarazione dei diritti e dei doveri dell'uomo, seguiti dai 378 articoli. Il titolo I elencava la divisione del territorio in dipartimenti, il titolo II parlava della cittadinanza, il titolo III regolava le elezioni primarie, il titolo IV i grandi elettori cui era affidata la generalità delle nomine politiche, il titolo V riguardava il potere legislativo del Gran Consiglio e del Consiglio dei Seniori, il titolo VI il potere esecutivo del Direttorio, il titolo VII disegnava gli organi dell'amministrazione locale, il titolo VIII riguardava il potere giudiziario rappresentato dai tribunali civili e penali con la Cassazione e l'Alta Corte, il titolo IX comandava la forza armata della guardia nazionale e dei soldati, il titolo X parlava delle scuole e il titolo XI delle tasse, il titolo XII riguardava le relazioni internazionali, mentre chiudevano il testo il titolo XIII sulla revisione costituzionale e il titolo XIV che raccoglieva varie disposizioni generali.
A capo del Direttorio furono posti uomini politici locali come il duca Gian Galeazzo Serbelloni e Francesco Melzi d'Eril, mentre nel corpo legislativo vennero nominati personaggi noti come i letterati Pietro Verri e Giuseppe Parini e scienziati come Alessandro Volta. L'amministrazione locale fu affidata ai distretti gestiti ciascuno da un Municipio, suddiviso in un Consiglio deliberativo e un Ufficio esecutivo, eletto per ogni anno per metà dei suoi membri. Le città sopra i abitanti, in particolare Milano e Bologna, furono suddivise in quattro amministrazioni municipali di circondario raccordate da un dicastero centrale.Legge 29 messidoro V.Nel primo anno di occupazione francese era stata invece mantenuta la vecchia Congregazione municipale di sedici membri, depurata però degli elementi ritenuti più infidi. La gestione era stata strutturata suddividendo le mansioni su quattro uffici. I Comuni sotto i tremila abitanti, svuotati delle loro principali funzioni tradizionali, non rimanevano individuati che nelle assemblee popolari e nel singolo agente municipale,Legge 22 brumaio VI e legge 17 nevoso successivo. membro della municipalità distrettuale, nominato d’ufficio dal Direttorio per emergenza bellica.Solo i comuni sopra i tremila abitanti, essendo identificati in distretti a sé, mantenevano se non estendevano le loro funzioni tramite i loro Ufficiali municipali.
La seconda Costituzione venne nuovamente imposta dai francesi, stavolta ad opera dell’ambasciatore Trouvé il 1º settembre 1798, tramite un golpe di stampo autoritario volto ad ottenere risparmi per le finalità belliche. Mantenuto lo schema testuale della precedente Carta, si procedette a vari tagli: i dipartimenti scesero da venti a undici, e i loro amministratori da cinque a tre, gli elettori divennero uno ogni quattrocento abitanti, il Consiglio dei Giuniori venne riportato a ottanta membri, e il Consiglio degli Anziani a quaranta, e la soglia dei Comuni che potevano mantenere una propria amministrazione municipale fu elevata a diecimila abitanti. Ovviamente, con l’occasione si rinominarono d’ufficio tutte le autorità pubbliche. Il generale Brune volle che il 27 ottobre si convocassero nelle chiese prepositurali di ogni distretto le assemblee primarie per l’approvazione della Costituzione.
Membri del Direttorio 29 giugno 1797 - 1º settembre 1798 Iº Direttorionominato da Napoleone su proclama dell’11 messidoro V Giovanni Galeazzo Serbelloni (1744-1802) sostituito da Giovanni Battista Savoldi dal 13 novembre 1797 Marco Alessandri (1º mandato) (1755-1830) Pietro Moscati (1739-1824) sostituito da Jacopo Lamberti (1º mandato) dal 16 aprile 1798 Giovanni Paradisi (1760-1826) sostituito da Carlo Testi dal 16 aprile 1798 Giovanni Costabili (1756-1841) sostituito da Girolamo Adelasio dal 10 luglio 1798
1º settembre 1798 - 29 aprile 1799 IIº Direttorio nominato dall’ambasciatore Trouvé su proclama del 14 fruttidoro VI Girolamo Adelasio (subisce tentato golpe) Antonio Sabbati (solo dal 17 ottobre al 14 dicembre 1798) Marco Alessandri (2º mandato) (fino al marzo 1799) Ferdinando Marescalchi (1764-1816) (dal marzo 1799) Jacopo Lamberti (2º mandato) (fino al marzo 1799) Fedele Vertemate Franchi (dal marzo 1799) Giuseppe Luosi (1755-1830) (subisce tentato golpe) Antonio Smancini (solo dal 17 ottobre al 14 dicembre 1798) Fedele Sopransi (subisce tentato golpe) Vincenzo Brunetti (solo dal 17 ottobre al 14 dicembre 1798)
Ministri Nomina di Napoleone con proclama del 12 messidoro V Ministro della Polizia Gaetano Porro (poi Fedele Sopransi dal 9 frimale VI, poi Diego Guicciardi dal 19 brumaio VI, poi Vincenzo Brunetti dal 22 messidoro VI, poi Francesco Visconti dal 9 frimale VII, poi Pioltini dal 1º nevoso VII,Destituito il 24 germinale in quanto datosi alla fuga. poi Perseguiti dal 26 germinale VII) Ministro della Guerra Ambrogio Birago (poi Martin Vignolle dal 19 brumaio VI, e Bianchi d'Adda dal 16 germinale VII) Ministro delle Finanze Lodovico Ricci (poi Girolamo Adelasio dal 15 pratile VI, poi Giovanni Costabili dal 22 messidoro VI, poi Daniele Felici dal 28 messidoro VI, poi Arauco dall’11 frimale VII) Ministro della Giustizia Giuseppe Luosi (poi Francesco Pancaldi dal 21 fruttidoro VI) Ministro degli Esteri Carlo Testi (poi Ambrogio Birago dal 27 germinale VI) Ministro degli Interni Giuseppe RagazziDi nomina successiva.(poi Antonio Tadini dal 19 brumaio VI, poi Diego Guicciardi dal 22 messidoro VI, poi Pellegrini Nobili dal 13 piovoso VII)
Il tricolore La Repubblica Cisalpina resta importante in quanto ereditò il tricolore della Repubblica Transpadana. È lo stesso tricolore dell'attuale Repubblica Italiana, nato quindi sull'onda delle idee giacobine e napoleoniche che venivano dalla Francia.
Le bandiere di queste repubbliche sono conservate al Museo del Tricolore di Reggio Emilia.
Da notare che il tricolore della Repubblica Cisalpina venne modificato durante la Repubblica Italiana del 1802 perché era troppo simile a quello francese e considerato troppo rivoluzionario.
Trattato di alleanza Formalmente la Repubblica Cisalpina era uno stato indipendente alleato della Francia, ma il trattato di alleanza sottoscritto l’8 ventoso VI, alias 21 febbraio 1798, praticamente sanciva la sudditanza della neo-repubblica a quella francese, similmente a quanto accaduto alla Repubblica Batava.
I termini del trattato, infatti, erano a favore della santa Francia che avrebbe mantenuto il controllo della polizia e un presidio militare di ben venticinquemila uomini a spese della repubblica stessa, la quale avrebbe dovuto formare, equipaggiare e mantenere anche una sua forza armata di trentamila uomini che avrebbe partecipato alle campagne napoleoniche.
Un secondo trattato, collegato al primo, stabiliva il libero commercio fra le due repubbliche e l’adesione cisalpina al blocco continentale contro l’Inghilterra.
Reazioni al trattato