Enel S.p.A. (acronimo di Ente nazionale per l'energia elettrica) è un'azienda italiana dell’energia, tra i principali operatori integrati globali nei settori dell'energia elettrica e del gas. Istituita come ente pubblico a fine 1962, nel 1992 è stata trasformata in società per azioni e nel 1999, in seguito alla liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica in Italia, si è quotata in borsa. Lo Stato italiano, tramite il Ministero dell'economia e delle finanze, ne rimane comunque il principale azionista, con il 23,6% del capitale sociale, al 31 dicembre 2025.

Enel è uno dei 10 principali titoli azionari sulla Borsa Italiana.

La società è quotata nell'indice FTSE MIB della Borsa Italiana.

Storia 1898–1962: verso una politica nazionale dell'energia elettrica

La produzione di energia elettrica in Italia nel 1898 era pari a 100 milioni di chilowattora ed è arrivata ad oltre 56 miliardi nel 1960. La gran parte della produzione di energia elettrica ha sfruttato le caratteristiche del territorio, ovvero le risorse idrogeologiche, ad opera di oltre 1200 aziende private locali o di ambito regionale o legate a soggetti industriali.

Lo stato ha sovvenzionato la realizzazione di centrali elettriche e delle opere territoriali connesse al fine di incrementare la produzione di energia elettrica. Nell'ambito della distribuzione lo stato è intervenuto nel 1961 con l'unificazione delle tariffe su base nazionale per uguali classi di consumo (attraverso la cassa conguaglio per il settore elettrico) e ha imposto alle aziende elettriche l'allacciamento alla rete elettrica a chiunque ne facesse richiesta.

Entro la fine degli anni venti si consolidarono alcuni gruppi oligopolistici, le cui capogruppo erano anche considerate capofila dei sei compartimenti: Edisonvolta, SIP, SADE, SME, La Centrale (in quanto controllante sia la SELT-Valdarno che la Romana).

Nel 1962 è stato istituito l'Ente per l'energia elettrica con l'obiettivo di fare dell'energia elettrica uno strumento di sviluppo del paese e di definire una politica nazionale dell'energia elettrica, anche sulla base delle esperienze di altri paesi quali Francia e Gran Bretagna.

1962: istituzione dell'Ente nazionale per l'energia elettrica

Agli inizi del 1962 il Governo Fanfani IV ricevette la fiducia dal parlamento italiano e assunse l'impegno di proporre entro 3 mesi dalla fiducia un provvedimento di unificazione del sistema elettrico nazionale. Nella seduta della Camera dei deputati del 26 giugno 1962 venne presentato il disegno di legge di una legge delega che sanciva i princìpi e le modalità per l'istituzione dellEnte nazionale per l'energia di lavoro (ENEL). ENEL nacque ufficialmente con la legge 6 dicembre 1962, n. 1643(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 12 dicembre 1962). Enel acquisì tutte le attività delle aziende operanti nella produzione, trasformazione, trasmissione e distribuzione di energia elettrica, fatto salvo alcune eccezioni, quali gli autoproduttori ovvero aziende che producevano più del 70% di energia elettrica in funzione di altri processi produttivi (a cui successivamente furono equiparate anche le aziende municipalizzate), o le piccole aziende che non producevano più di 10 milioni di chilowattora per anno.

A compensazione delle acquisizioni vennero definite le modalità di valutazione del valore delle aziende e fu istituito un indennizzo da corrispondere in 10 anni ai creditori al tasso di interesse del 5,5%. Il 1962 fu considerato un esercizio di transizione in cui tutti gli oneri ed i proventi delle aziende acquisite vennero trasferiti ad Enel, mentre il 1963 segnò il primo anno di esercizio dell'azienda.

Sull’onda di tali provvedimenti Giuseppe Medici, Ministro per l'industria e commercio, firmò il 13 febbraio 1965 un decreto che sanciva l’incorporazione dell'Ente siciliano di elettricità, senza però prevedere alcun indennizzo per la Regione Siciliana, motivo per il quale il presidente Francesco Coniglio citerà in giudizio l’allora Presidente del Consiglio dei ministri Aldo Moro. La vicenda finì in un nulla di fatto, data la successiva rinunzia al ricorso del presidente siciliano.

Le prime acquisizioni interessarono le seguenti aziende: SIP (Piemonte) Edison Volta (Lombardia) SADE (Veneto) SFE (Friuli)Decreto del Presidente della Repubblica n° 567 del 18 aprile 1963, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale SEEE (Emilia) OEG (Liguria)Decreto del Presidente della Repubblica n° 342 del 29 marzo 1963, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale SELT-Valdarno (Toscana) SRE (Lazio) SME (Campania) SGES (Sicilia) SEC (Calabria) Carbosarda (Sardegna)

1963–1970: ammodernamento e sviluppo della rete I primi obiettivi di Enel furono l'ammodernamento e lo sviluppo della rete elettrica con la costruzione delle dorsali ad alta tensione, i collegamenti internazionali, i collegamenti con le isole, l'elettrificazione delle zone rurali e la realizzazione del centro nazionale di dispacciamento, finanziati anche tramite l'emissione, nel 1965, di obbligazioni garantite dallo stato per un valore di oltre 200 miliardi di lire. In questi anni venne anche finalizzata l'incorporazione di tutte le piccole imprese di generazione e distribuzione di energia elettrica che erano ancora sparse sul territorio nazionale e non erano rientrate nel novero di quelle prioritarie. Le acquisizioni avvenivano solitamente mediante decreti del Presidente della Repubblica.

Nel 1967 la sorveglianza di Enel passò dal Comitato dei Ministri al comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) sempre di concerto con il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato. In questo periodo inoltre la produzione di energia termoelettrica superò per la prima volta quella idroelettrica.

Centro nazionale di dispacciamento

Nel 1963 venne creato il Centro nazionale di dispacciamento di Roma al fine di gestire i flussi di energia sulla rete coordinando gli impianti di produzione, la rete di trasmissione, la distribuzione oltre che l'interconnessione del sistema elettrico italiano con l'estero, regolando istante per istante la produzione e la trasmissione di energia sulla base dell'effettiva richiesta.

Elettrificazione rurale Nell'ambito dell'elettrificazione rurale, i nuclei abitati non collegati alla rete elettrica passarono dall'1,27% del 1960 allo 0,46% del 1964, con oltre nuovi abitanti collegati. Nel quinquennio 1966-1970 vennero avviati ulteriori investimenti per l'elettrificazione rurale, a carico per l'80% dello Stato e per il 20% di Enel, complementati da tariffe agevolate come stimolo allo sviluppo agricolo.

Rete ad alta tensione e collegamenti con le isole Nel 1968 iniziarono i lavori (terminati nella prima metà degli anni '70) di realizzazione della linea a di collegamento tra Firenze e Roma che unì il sistema elettrico ad alta tensione del Nord con quello del Centro Sud. Sono stati realizzati inoltre i collegamenti internazionali ad alta tensione con la Francia (linea 380 kV Venaus-Villarodin, 1969) e con la Svizzera.

Negli stessi anni vennero attivati i collegamenti elettrici con l'utilizzo di cavi sottomarini tra la penisola e l'Isola d'Elba (1966), l'Isola d'Ischia (1967) e la Sardegna, attraverso la Corsica (1967).

Il disastro del Vajont

L'Enel fu coinvolta nel disastro del Vajont, accaduto il 9 ottobre 1963 al bacino del Vajont, invaso artificiale da poco costruito e che si intendeva sfruttare per produrre una grande quantità di energia idroelettrica, sulle cui acque cadde una frana di 260 milioni di metri cubi. L'impianto era stato realizzato dalla Sade e il 14 marzo 1963 era stato appena conferito nell'ambito del processo di nazionalizzazione alla neonata Enel. L'impatto della frana nel lago provocò delle ondate, dentro e fuori la valle del Vajont, che lambirono i paesi di Erto e Casso e che scavalcarono la diga, distruggendo i paesi a valle di Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova e Faè. Questo disastro causò circa duemila vittime. Enel venne imputata al processo come società responsabile del disastro, aggravata dalla prevedibilità dell'evento. Nel 1964, anche la Montedison venne coinvolta nel processo, avendo acquisito la società SADE, costruttrice dell'impianto. Le due società furono condannate a risarcire i danni alle comunità coinvolte nella catastrofe.

1970–1980: crisi energetica e ricerca di nuove fonti

Gli anni '70 sono stati caratterizzati da una forte crisi energetica, che nel 1975 portò l'Italia all'adozione di un drastico piano di austerity e alla definizione del primo piano energetico nazionale (PEN). Come obiettivo venne stabilita la costruzione di nuove centrali elettriche e la diversificazione delle fonti energetiche in modo da ridurre la dipendenza dagli idrocarburi mediante l'utilizzo di energia idroelettrica e geotermica, l'incremento dell'uso del carbone, l'incenerimento dei rifiuti e soprattutto il ricorso all'energia nucleare.

Nel corso del decennio sono stati realizzati diversi impianti:

Agli inizi degli anni '70 è stata avviata la costruzione della centrale nucleare di Caorso, quarto impianto nucleare in Italia e primo di grossa taglia (840-860 MW), successivamente allacciata alla rete elettrica nel 1978 ed avviata nel 1981. Tra il 1972 e il 1978 è stata realizzata la centrale idroelettrica del Taloro, in provincia di Nuoro (Sardegna). Nel 1973 è entrata in servizio la centrale idroelettrica di San Fiorano (Lombardia). Nel 1977 è stata avviata la centrale termoelettrica Torre del Sale in località Piombino (Toscana). Alla fine degli anni '70 è iniziata la costruzione della centrale termoelettrica di Porto Tolle la cui prima sezione è entrata in servizio nel 1980. Tra il 1971 e il 1977 è stata avviata la sperimentazione di impianti di trasmissione a 1000 kV a Suvereto (Toscana). Tra il 1973 e il 1977 sono stati perforati i pozzi per la produzione di energia geotermica a Torre Alfina in provincia di Viterbo (Lazio). Nel 1974 sono stati completati i lavori della dorsale elettrica adriatica ad alta tensione. Sono stati svolti i lavori di costruzione della diga dell'Alto Gesso, completata nel 1982, parte della centrale idroelettrica Luigi Einaudi "Entracque". Nel 1982 è stato dato incarico per la costruzione della Centrale Nucleare di Montalto di Castro (oggi nota come Alto Lazio), che, con la sua taglia di 1964 MW (due unità di 982 MW), era destinata ad essere una tra le maggiori centrali elettriche italiane del tempo e la prima di una serie. Camera dei Deputati. Pagina 5 di 55. URL consultato il 9 aprile 2016.

1980–1990: blocco del nucleare

Il decennio dal 1980 al 1990 è stato caratterizzato dalla realizzazione di nuovi impianti, anche sperimentali con l'uso di energie alternative, e da una progressiva diminuzione della dipendenza dal petrolio che è passata dal 75,3 per cento del 1973 al 58,5 per cento del 1985 di tutta l'energia.

Il 1986 ha visto il primo bilancio in attivo di Enel con 14 miliardi e 100 milioni di lire di utile.

Nel 1987 in seguito agli eventi di Černobyl, ha avuto luogo il referendum sul nucleare, che ha sancito la fine dell'utilizzo dell'energia nucleare in Italia, la chiusura delle centrali nucleari esistenti, il blocco della costruzione di nuovi impianti nucleari e la definizione di un nuovo piano energetico nazionale.

Nuovi impianti ed energie alternative Sono stati realizzati i seguenti impianti: Nel 1983-84 è stata avviata la centrale termoelettrica di Fiumesanto (Sardegna), Nel 1984-85 è entrata in servizio la centrale di pompaggio idroelettrico di Edolo (Lombardia), una delle più grandi centrali elettriche di questo tipo in Europa, Nel 1984 è stata avviata la centrale termoelettrica di Torrevaldaliga Nord (Lazio).

Nell'ambito delle energie alternative: