Con il termine guerre persiane si intendono le guerre che videro contrapposte le poleis greche, guidate da Atene e Sparta, e l'Impero persiano, iniziate intorno al 499 a.C. e continuate a più riprese fino al 449 a.C.
Alla fine del VI secolo a.C., Dario I, denominato il "re dei re" dei Persiani, regnava su un impero immenso che si estendeva dall'India alle sponde orientali dell'Europa (nello specifico le zone orientali della Tracia). Nel 546 a.C. infatti, il suo predecessore Ciro il Grande, fondatore dell'impero, aveva sconfitto il re della Lidia, Creso, e i suoi territori, comprendenti le colonie greche della Ionia, furono incorporati all'Impero achemenide.
Le città-stato ancora governate da sistemi tirannici condussero ognuna per proprio conto l'annessione all'Impero persiano, la sola Mileto riuscì a imporre le proprie pretese. Questa situazione di frammentazione aveva comportato la perdita definitiva da parte delle colonie di ogni indipendenza (prima godevano comunque di ampie autonomie) e una drastica riduzione della loro importanza commerciale, a causa del controllo totale che i Persiani esercitavano sugli stretti di accesso al Mar Nero.
Fonti
Quasi tutte le fonti primarie riguardanti le guerre persiane sono greche, visto che non si è conservata alcuna testimonianza storica persiana.
La fonte principale per le guerre greco-persiane è lo storico greco Erodoto, che è stato chiamato "il Padre della Storia"Cicerone, De legibus I, 5: nacque nel 484 a.C. ad Alicarnasso, in Asia Minore (allora parte dell'Impero persiano), e fra il 440 e il 430 a.C. scrisse le sue Indagini (; in italiano Storie), cercando di rintracciare le origini delle guerre persiane, che all'epoca erano storia recente. L'approccio di Erodoto fu innovativo e, almeno nella società occidentale, inventò la "storia" come disciplina: secondo lo storico Tom Holland "per la prima volta un cronista spiegò le origini di un conflitto non con un passato così remoto da essere assolutamente favoloso, né con capricci o con desideri di qualche dio, né con capricci di un popolo di voler sapere il destino, ma piuttosto con delle spiegazioni che potesse verificare personalmente".
Alcuni storici antichi successivi, a partire da Tucidide, criticarono Erodoto... Nonostante questo, Tucidide scelse di iniziare la sua storia dove Erodoto la interruppe (durante l'assedio di Sesto) e pensò che la storia di Erodoto fosse abbastanza precisa da non avere bisogno di una ri-scrittura o di correzioni. Plutarco criticò Erodoto nel suo saggio "Sulla malignità di Erodoto ", che descrive Erodoto come "Philobarbaros" (letteralmente 'che ama i barbari') per non essere abbastanza a favore dei Greci, fatto che suggerisce che Erodoto potrebbe essere stato effettivamente sufficientemente imparziale. Una visione negativa di Erodoto è stato trasferita al Rinascimento europeo, anche se si continuò a leggere i suoi scritti. Tuttavia, dal XIX secolo, la sua reputazione è stata notevolmente riabilitata da reperti archeologici che hanno ripetutamente confermato la sua versione dei fatti..
Attualmente, è prevalente tra gli storici l'opinione che Erodoto abbia compiuto un lavoro egregio nella sua Historia per quanto diversi dettagli cronologici o inerenti al numero delle forze in campo siano enfatizzati o comunque dovrebbero essere visti con scetticismo. . Tuttavia, ci sono ancora alcuni storici che credono che Erodoto abbia inventato gran parte della sua storia.
La storia militare della Grecia tra la fine della seconda invasione persiana della Grecia (479 a.C.) e l'inizio della guerra del Peloponneso (431 a.C.) non è ben supportato da fonti antiche ancora esistenti. Questo periodo, a volte indicato come il pentekontaetia dagli studiosi antichi, fu un periodo di relativa pace e prosperità all'interno della Grecia... La fonte più ricca per il periodo, e anche la più contemporanea, è la Storia della Guerra del Peloponneso di Tucidide, che è generalmente considerata una fonte primaria attendibile dagli storici moderni... ma che, comunque risente degli scopi dell'autore: Tucidide, infatti, menziona questo periodo solo in una digressione sulla crescita della potenza ateniese nella corsa alla guerra del Peloponneso e pertanto il racconto è breve e compresso e manca qualsiasi data... In ogni caso, il racconto di Tucidide può essere, ed è, utilizzato dagli storici per elaborare una cronologia scheletro per il periodo, in cui i dettagli possono essere sovrapposti a partire dai documenti archeologici e da altri scrittori.
Maggiori dettagli sono, invece, forniti da Plutarco, nelle sue biografie di Temistocle, Aristide e soprattutto Cimone. Plutarco scriveva circa 600 anni dopo gli eventi in questione, ed è quindi una fonte secondaria, ma cita spesso i nomi delle sue fonti, cosa che permette un certo grado di verifica delle sue dichiarazioni. Nelle sue biografie, attinge direttamente da molte fonti antiche che non sono sopravvissute, e quindi spesso conserva dettagli del periodo che sono omessi nei racconti di Erodoto e di Tucidide. La principale fonte esistente per il periodo è la storia universale (Bibliotheca historica), del I secolo a.C. siciliana, di Diodoro Siculo. Gran parte di ciò che Diodoro scrive a proposito di questo periodo è tratto dagli scritti di Eforo, uno storico greco molto antecedente, che ha anche scritto una storia universale. Anche Diodoro è una fonte secondaria e spesso è deriso dagli storici moderni per il suo stile e per le sue imprecisioni, ma conserva molti dettagli del periodo antico che non sono trovati in nessun altro luogo.
Ulteriori dettagli possono essere trovati sparsi nella Descrizione della Grecia di Pausania, mentre il dizionario Suda bizantino del X secolo d.C., conserva alcuni aneddoti che non si possono trovare in nessun altro luogo. Fonti minori per il periodo comprendono le opere di Gneo Pompeo Trogo (sintetizzate da Giustino), Cornelio Nepote e Ctesia di Cnido (sintetizzati da Fozio), che non sono nella loro forma testuale originale. Queste opere non sono considerate affidabili (soprattutto Ctesia), e non sono particolarmente utili per ricostruire la storia di questo periodo.
Origini del conflitto Durante l'Età Classica, era diffusa presso i Greci la credenza che, a seguito della caduta della civiltà micenea, un gran numero di loro connazionali si fosse stabilito in Asia Minore. e tale credenza è tuttora considerata valida presso gli storici che, tuttavia, a differenza delle fonti classiche tendono a distinguerla dal fenomeno della colonizzazione del mediterraneo occidentale....
I coloni provenivano da tre gruppi tribali ovvero gli Eoli, gli Ioni e i Dori.: tra di essi, si distinguevano gli Ioni i quali, insediandosi sulle coste della Lidia e della Caria, avevano fondato le dodici città di Mileto, Miunte, Priene, Efeso, Colofone, Lebedo, Teo, Clazomene, Focea, Eritre, Samo e Chio..
Tali dodici città, pur indipendenti l'una rispetto all'altra, riconoscevano un patrimonio culturale comune, probabilmente ebbero un tempio, un culto comune e un luogo di incontro, il Panionion, formando una vera e propria lega alla quale avrebbero potuto aderire anche altre città ioniche..
In seguito, però, le città ioniche caddero sotto l'influenza del Regno di Lidia quando Aliatte II, dopo aver attaccato la città di Mileto, principale centro di potere della Ionia, stipulò un trattato di pace con cui, riconoscendo l'autonomia di Mileto, la obbligava ad adottare una politica estera vicina agli interessi della Lidia.; infatti, quando Aliatte dichiarò guerra ai Medi, i Milesi inviarono un esercito in sostegno del re finché non fu raggiunto un accordo che rendeva il fiume Halys confine tra i due regni..
Alla morte di Aliatte II, suo figlio e successore, Creso, intraprese una campagna militare contro le altre città-Stato greche in Asia Minore ottenendone la sottomissione e sancendo un periodo di pace..
La pace finì quando Ciro, sovrano dei Persiani, dopo aver annientato ed annesso il regno dei Medi fondando al suo posto l'Impero achemenide., volse lo sguardo verso il regno di Lidia ed attaccò Creso che subì una dura disfatta presso il fiume Halys e perse il regno in favore di Ciro...
Mentre combatteva i Lidi, Ciro aveva inviato messaggi agli Ioni chiedendo loro di ribellarsi contro il dominio di Creso ma gli Ioni avevano rifiutato e dopo la guerra si offrirono come sudditi a Ciro alle medesime condizioni di Aliatte e Creso..
Ciro, tuttavia, ricordando il rifiuto precedente, si oppose e inviò il generale Arpago a conquistare le città greche.: i Focesi, quando furono investiti dalle truppe persiane, abbandonarono la loro città e si rifugiarono in Sicilia.; allo stesso modo si comportarono gli abitanti di Teo, mentre le altre città resistettero e furono conquistate una per una..
La gestione dei nuovi territori si dimostrò assai complessa: di norma, infatti, per il governo delle satrapie i Persiani si appoggiavano ad élite aristocratiche o sacerdotali, la cui non esistenza nella Ionia indusse alla costituzione di tirannidi.; regimi che, tuttavia, avrebbero potuto non solo suscitare l'odio dei sudditi, ma anche covare tentazioni autonomistiche, indebolendo in ogni caso il prestigio della corona.
Bisogna, inoltre, notare che tale forma di governo era in declino.; in sintesi, alla vigilia delle guerre greco-persiane, la popolazione ionica era scontenta e pronta a ribellarsi..
Guerra nel Mediterraneo antico Durante le guerre greco-persiane, entrambi i contendenti fecero uso sia di fanteria leggera, arcieri e giavellottisti sia di fanteria pesante: tuttavia, mentre i Persiani svilupparono soprattutto i primi, il nerbo della fanteria greca rimase l'oplita, difeso da un'armatura pesante e armato di lancia..
Persiani
L'esercito persiano era costituito dai contingenti inviati dai singoli satrapi: diversi per cultura, lingua e tradizioni, tuttavia, avevano uno stile di combattimento piuttosto uniforme: i soldati erano armati con arco, lancia corta, spada o ascia, scudo in vimini e giustacuore di pelle.; la tattica consisteva nello sfiancare l'avversario con le frecce per poi sferrare il colpo finale con lance e spade..
La prima linea della fanteria persiana, detta sparabara, era armata con archi, lance più lunghe e robuste e scudi assai più larghi e spessi allo scopo di proteggere le file posteriori. mentre la cavalleria, schierata ai lati, era composta da esperti arcieri a cavallo..
Greci
Il modello di combattimento in uso presso le poleis greche, invece, risale al 650 a.C. (come dimostrano le iscrizioni dell'Olpe Chigi) ed era imperniata sull'oplita e sulla falange appoggiata da fanteria leggera..
Gli opliti erano fanti, in genere provenienti dalla classe media (ad Atene chiamati zeugiti), che potevano permettersi la panoplia consistente in: corazza o linothorax, schinieri, elmo e scudo concavo o rotondo (rispettivamente denominato aspis e hoplon), lancia lunga (dory) e spada (xiphos)..
La pesante armatura e le lance più lunghe garantivano ai Greci una netta superiorità nel combattimento diretto corpo a corpo oltre ad una discreta protezione contro gli attacchi a distanza.
La fanteria oplitica, infine, era coperta ai lati dalla fanteria leggera (psiloi) la cui importanza crebbe nel corso del conflitto tanto che a Platea costituivano oltre la metà dell'esercito greco.; non è riportata la presenza di unità di cavalleria negli eserciti greci.
Guerra navale All'inizio del conflitto, entrambe le forze navali si basavano sulla trireme, vascello da guerra a tre banchi di remi dotate di uno sperone a prua che consentiva l'unica manovra allora concepita ovvero lo speronamento della nave avversaria (le triremi greche erano, inoltre, dotate di un ariete fuso in bronzo a prua allo scopo di facilitare l'azione) per consentire ai fanti imbarcati di prendere possesso di quanto sarebbe rimasto della nave avversaria..