La lingua ainu (in ainu: アイヌイタㇰ aynu-itak, in giapponese: アイヌ語, ainu-go) è una lingua isolata parlata dagli Ainu, il gruppo etnico indigeno del Giappone settentrionale, nell'isola di Hokkaidō, nelle isole Curili, nella parte nord di Honshū, e nella metà meridionale di Sachalin.

Sebbene sia tipologicamente simile al giapponese, la lingua ainu è ritenuta una lingua isolata, considerata da una minoranza di studiosi affine ad alcune lingue altaiche. La maggior parte degli studiosi sostiene invece che faccia parte della superfamiglia linguistica paleosiberiana. Tra gli specialisti ha ottenuto consenso la proposta che la lingua ainu abbia una relazione con il giapponese.

Storia della discriminazione linguistica A livello nazionale, le interazioni tra le comunità ainu e i giapponesi fanno da sfondo all'attuale status critico della lingua ainu. Le prime testimonianze scritte dell'VIII secolo indicano l'esistenza di conflitti fra i giapponesi e i popoli autoctoni del nord; dal XIII secolo alcuni testi documentano scambi culturali con i popoli dell'isola del nord, chiamata dai giapponesi Ezogashima), e nel XV secolo vi è testimonianza dei primi centri di commercio tra Ainu e giapponesi.

Il periodo Edo (1603-1868) fu caratterizzato dalla diarchia di potere imperiale e dello shogunato retto dal clan Tokugawa e dalla chiusura delle frontiere verso l'esterno (sakoku). Il dominio più settentrionale del Giappone era il Matsumae Han, situato nell'isola di Ezo (dal 1869 Hokkaido), incaricato della difesa del nord e delle relazioni e il commercio con gli indigeni ainu. Lo shogunato Tokugawa sottopose la popolazione ainu a una forte discriminazione e a un intenso sfruttamento, che, unito a provvedimenti di confisca massiccia delle terre, portò a una progressiva riduzione degli autoctoni. Tra il 1832 al 1854, il numero di abitanti ainu sulla costa occidentale dell'Ezo venne ridotto della metà e diminuì in modo significativo nelle altre aree, esemplificando le dure condizioni imposte dalla colonizzazione giapponese.

La politica linguistica attuata dallo shogunato Tokugawa in questo periodo fu altalenante: fino alla fine del XVIII secolo i funzionari di Matsumae vietarono l'uso del giapponese, così come delle tradizioni culturali e del vestiario nipponico per demarcare la differenza tra le due popolazioni. Tra il 1799 e il 1821 venne invertita questa scelta e incoraggiata la giapponizzazione, in particolare in aree strategiche come l'isola Iturup. Nel 1821, il bakufu ritornò alla precedente politica di non assimilazione degli ainu, per ripristinare infine nel 1855 misure atte ad imporre la lingua giapponese. L'utilizzo della lingua ainu in rituali, cerimonie e nella vita di tutti i giorni divenne sempre più limitato, cambiando così lo stile di vita della popolazione.

Durante il periodo Meiji, i timori del governo di una possibile avanzata russa nell'Hokkaido, portarono ad accelerare e sistematizzare le politiche di assimilazione degli ainu, modificando profondamente la lingua di questa popolazione. Nel 1869 l'isola di Ezo venne ribattezzata Hokkaido, e con la costituzione del Kaitakushi (Commissione per la colonizzazione), il governo promosse l'immigrazione in queste terre di contadini e soldati provenienti da tutta la nazione. La trasmissione della lingua e della cultura ainu alla generazione successiva venne interrotta bruscamente, e limitata a contesti ristretti come quello familiare. Nel 1871 vennero proibiti i rituali ainu (canti, danze, funerali), e l'anno successivo un'apposita ordinanza (Jisho Kisoku) dichiarò "terra nullius" i terreni abitati e usati dagli ainu, fra cui le aree di caccia e pesca, gli spazi di vita tradizionali, procedendo ad una loro privatizzazione e redistribuzione a immigrati giapponesi. Gli ainu, costretti a trasferirsi in altre zone controllate in maniera più capillare dal governo, non vennero più riconosciuti come gruppo etnico, ma definiti heimin (persone comuni), ed entrarono a far parte dei ceti inferiori della società.

Il periodo successivo alla seconda guerra mondiale fu caratterizzato dalla presa di coscienza del popolo ainu, che iniziò a reclamare i propri diritti come popolazione indigena giapponese. Dagli anni Sessanta, una piccola comunità ainu ha iniziato ad affermare una propria identità al di fuori del contesto pubblico di una nazione omogenea, facendosi chiamare Ainu Minzoku ( アイヌ民族, popolazione Ainu).

Nel 1992 il leader della Hokkaido Ainu Association Giichi Nomura, in occasione della Giornata Internazionale dei popoli indigeni tenne un discorso nella sede delle Nazioni Unite a New York, ricordando le discriminazioni subite dal popolo ainu e concludendolo con un ringraziamento al pubblico in lingua ainu. Nel 1997, la legge che durante il periodo Meiji mirava a disconoscere la popolazione ainu venne sostituita con l'"Ainu Cultural Promotion Act" (in giapponese アイヌ新法, Ainu Shinpō), con l'intento di assegnare agli ainu un posto significativo all'interno della società giapponese. Questa legge ha dato il via a diversi movimenti di rivitalizzazione linguistica della lingua ainu, tuttora in attività, e ha rappresentato la prima policy ufficiale da parte del governo giapponese in materia di multiculturalismo.

Parlanti La lingua ainu è una lingua estinta, in quanto non vi è più alcun parlante monolingue viventeEthnologue la definisce invece una lingua quasi estinta. Cfr. Ainu, https://www.ethnologue.com/language/ain. URL consultato il 29 maggio 2018. Nella città di Nibutani (parte di Biratori, Hokkaidō) dove vivono molti dei parlanti nativi rimasti, ci sono solo 100 parlanti, di cui 15 usavano la lingua quotidianamente alla fine degli anni Ottanta. In tutta Hokkaidō, tranne poche eccezioni, ci sono circa 1000 parlanti nativi oltre i 30 anni. L'uso della lingua ainu fra i nativi sta crescendo, e si sta affermando un movimento per fermare il declino dei parlanti. La maggior parte dei 150.000 ainu dichiarati in Giappone (molti altri ainu non sono consci delle loro origini o si nascondono per paura di essere discriminati) parlano solo giapponese, sebbene ci sia un numero crescente di persone che parlano l'ainu come seconda lingua, specialmente a Hokkaidō, grazie agli sforzi dell'attivista ainu ed ex membro del Parlamento giapponese Shigeru Kayano, che era anche lui un parlante nativo.

I parlanti della lingua ainu sono raggruppati in quattro categorie: parlanti originari (scomparsi); anziani bilingui ainu-giapponese; parlanti che rinnegano la lingua; studiosi della lingua ainu come seconda lingua.

La prima categoria è rappresentata da quei parlanti della lingua già scomparsi. Il tipo di lingua utilizzata da loro rappresenta la base per i libri di testo in lingua e per le analisi linguistiche.

Il gruppo di bilingui ainu-giapponese è molto ristretto, con una manciata di persone appartenenti alla generazione più anziana. Queste persone hanno imparato la lingua ascoltando i propri genitori e i propri parenti, utilizzandola strettamente in ambiente familiare. Al giorno d'oggi, usano la lingua ainu in contesti ristretti, e il giapponese è la loro lingua principale.

Le persone del terzo gruppo non si considerano veri e propri parlanti della lingua, appartenendo ad una generazione caratterizzata dalla discriminazione del popolo ainu, dove i sistemi di supporto della comunità sociolinguistica ainu non erano più presenti. Essi non hanno riconosciuto la propria identità ainu, ma probabilmente conoscono la lingua.

L'ultimo gruppo di parlanti invece è rappresentato dalla generazione più giovane di ainu che vuole studiare la lingua e la propria cultura. È la maggior parte di persone che frequenta lezioni in lingua ainu o che si è iscritta a corsi universitari che si focalizzano su studi sugli ainu. La prima lingua resta però il giapponese.

Fonologia e scrittura Le sillabe ainu sono CV(C) e ci sono pochi nessi consonantici.

Consonanti La lingua ainu presenta solamente 12 consonanti, e non prevede una distinzione tra consonanti sorde e sonore. Queste possono presentarsi a inizio sillaba, e le consonanti che possono trovarsi a fine sillaba sono prerogativa delle varianti dialettali dell'ainu di Hokkaido e dell'ainu di Sachalin.

 BilabialeLabiovelareAlveolarePalataleVelareGlottaleOcclusive     Affricate          Nasali        Fricative         Approssimanti        Monovibranti          

Le tre consonanti occlusive /p/, /t/ e /k/ formano una singola serie, e quando si trovano all'inizio di una parola sono sorde.

La sequenza /ti/ è realizzata come , /s/ diventa prima della /i/ e alla fine di sillaba.

La lingua ainu ha un'unica consonante liquida, la /r/. Se posta a inizio della sillaba, essa assume lo stesso suono della consonante giapponese /r/. La pronuncia, tuttavia, cambia a seconda della persona, come la controparte giapponese. Molte persone hanno una /r/ occlusiva, simile al suono , mentre altre persone la pronunciano come [l]. Caratteristica peculiare della /r/ a fine sillaba, presente nella variante dell'ainu di Hokkaido, è la pronuncia ripetuta della vocale che la precede. (es. kor "avere" si pronuncerà koro). Questa tendenza è presente anche nell'ainu moderno, influenzato ampiamente dal giapponese.

Presenta inoltre due consonanti nasali, /m/ e /n/, anch'esse simili alle loro controparti giapponesi. Prima della /k/, /n/ diventa [ŋ̩]. Prima della /p/ e della /m/, queste due consonanti vengono neutralizzate, e si trova solo il suono . Inoltre, quando è seguita da /h/, /n/ assume un ruolo vocalico/sillabico e viene trascritto come ń e realizzato [n̩].

Il fonema /h/ si differenzia leggermente da quello giapponese, in quanto è frequentemente indebolito intervocalicalmente e subisce una sonorizzazione. Ci sono alcune variazioni fra i dialetti; nel dialetto di Sachalin, le finali di sillaba /p, t, k, r/ sono pronunciate come una /h/.

/'/ invece è un'occlusiva glottale sorda , utilizzata per separare due vocali e favorirne la pronuncia in modo chiaro.

Vocali   Anteriore Centrale Posteriore Alta Media Bassa

Dittonghi Nella traslitterazione in caratteri latini il grafema y finale viene pronunciato [i] e w finale viene pronunciato come [u].

Esempio con la sillaba iniziale k: kay kuy koy kaw kiw kew key カィ クィ コィ カゥ キゥ ケゥ コゥ ケィ

Alcune combinazioni di katakana hanno suoni differenti dal giapponese convenzionale.

Tipologia e grammatica La lingua ainu utilizza una sintassi del tipo SOV in cui soggetto e oggetto sono di solito evidenziati da suffissi. I sostantivi possono riunirsi per modificarsi; la testa va alla fine. I verbi, che possono essere transitivi o intransitivi, accettano affissi derivazionali.

Verbi Il predicato costituisce la parte più importante della lingua ainu. Viene utilizzata la stessa forma indipendentemente dal tempo presente, passato o futuro, intuibile dal contesto della frase. Vi sono pochi verbi con una netta distinzione tra verbi singolari e verbi plurali.

Nella lingua ainu il numero fa riferimento all'azione espressa dal verbo e dal numero degli eventi. Per esempio, il verbo tuye (tagliare, verbo singolare) esprime una persona che taglia una singola volta; il corrispondente plurale è tuypa, che indica appunto due o più persone che svolgono l'azione di tagliare, oppure una singola persona che taglia più oggetti.

Per i verbi transitivi, il numero coincide spesso con il numero dell'oggetto. Il suffisso pluralizzante -pa può attaccarsi anche a verbi che non presentano una distinzione tra singolare e plurale per esprimere l'azione di un soggetto plurale o di un'azione svolta su un oggetto plurale.

I verbi possono essere transitivi o intransitivi; questi ultimi non prevedono l'uso di oggetto o complemento nella frase.

Pronomi personali e prefissi personali