Fu uno degli ultimi esponenti di rilievo della religione romana, che cercò di proteggere e custodire dall'avanzata del Cristianesimo; fu sacerdote e iniziato di molti culti, oltre che studioso di letteratura e filosofia.

Fonti La sua vita è nota principalmente attraverso le opere di Quinto Aurelio Simmaco, Ammiano MarcellinoAmmiano Marcellino, 22.7.6; 27.9.8–10; 28.1.24. e da fonti epigrafiche.

Simmaco fu un importante esponente dell'aristocrazia senatoriale dell'epoca e il maggiore oratore del suo periodo. Di lui si è conservata un'ampia raccolta epistolare, discorsi e rapporti di servizio; attraverso questi è possibile capire che tra Simmaco e Pretestato c'era una profonda amicizia. Simmaco considerava Pretestato un ottimo magistrato e un uomo virtuoso.

Ammiano Marcellino (330 circa–390 circa) cita Pretestato in tre passaggi delle sue Res Gestae; a differenza degli altri esponenti dell'aristocrazia senatoriale, il giudizio di Ammiano su Pretestato è sempre favorevole, tanto che alcuni storici hanno ipotizzato che i due si conoscessero.

Esistono varie iscrizioni che citano Pretestato, tra cui le principali sono:Delle restanti si citano l'iscrizione in lingua greca eretta nel 382–383 sulla base di una statua eretta in onore di Prestato dal governatore di Creta («LSA-777»), sulla base di una statua eretta in onore di Pretestato nel 362–364 in Achea («LSA-839») e la statua eretta da Paulina in onore della vestale Celia Claudiana, in cui si menziona una statua postuma eretta in onore di Pretestato dalle Vestali (). : iscrizione sull'architrave del Portico degli Dei Consenti, eretta nel 367 circa, conservata in situ, attesta i lavori di restauro finanziati da Pretestato; : base di statua a Pretestato eretta in un luogo privato, probabilmente la sua domus sull'Aventino, nel 384 circa, ritrovata nel vigneto di Sant'Alessio sull'Aventino e conservata murata in una scala a Palazzo Massimo alle Colonne, contiene l'elenco delle sue magistrature; : base di statua postuma a Pretestato, eretta il 1 febbraio 387, luogo di origine sconosciuto, conservata a Palazzo Altemps, contiene titoli religiosi e magistrature; : l'ara funeraria di Pretestato, eretta nel 384 circa dalla moglie Aconia Fabia Paulina, luogo di origine sconosciuto, conservata ai Musei Capitolini. Altre informazioni sono fornite da alcune leggi che gli furono indirizzate in qualità di praefectus urbi e di prefetto del pretorio e conservate nel Codice teodosiano, alcune lettere indirizzategli dall'imperatore Valentiniano II e riguardanti una disputa religiosa e conservatesi nella Collectio Avellana.

Sofronio Eusebio Girolamo (347–420), teologo e polemista cristiano, conosceva l'ambiente aristocratico romano in quanto frequentava le matrone cristiane. Scrisse riguardo a Pretestato in due lettereGirolamo, lettere xxiii e xxxix. e nella polemica Contra Ioannem Hierosolymitanum (397); il dolore causato dalla morte di Pretestato nelle persone del suo ambiente fu così grande che Girolamo fece eccezione alla sua pratica di non attaccare gli esponenti del paganesimo e scrisse in una lettera che Pretestato era nel Tartaro, all'inferno.Girolamo, lettera xxiii.

Una testimonianza di altro genere è quella di Ambrogio Teodosio Macrobio, che fece di Pretestato il protagonista dei Saturnalia, rappresentazione della rinascita pagana romana di quel periodo. L'opera fu però probabilmente composta cinquant'anni dopo la morte di Pretestato, quando la sua figura era stata ormai idealizzata.

Zosimo, storico della prima metà VI secolo che aveva tra le proprie fonti Eunapio ed Olimpiodoro di Tebe, parla nella sua Storia nuova di Pretestato come di un difensore dei culti ellenici in Grecia,Zosimo, Storia nuova, IV 3 3. mentre Giovanni Lido (seconda metà del VI secolo) riferisce di uno ierofante di nome PretestatoGiovanni Lido, De mensibus, 4.2. (anche se la sua identificazione non è certa).

Biografia Origini familiari

La data di nascita di Pretestato non è nota, ma dalle fonti si evince che apparteneva alla generazione precedente a quella di Quinto Aurelio Simmaco (320 circa–402/403) e di Virio Nicomaco Flaviano (334–394), e che nel 384, anno della sua morte, era stato sposato ad Aconia Fabia Paulina da quaranta anni. Se Paulina fu la sua prima moglie e se Pretestato si sposò tra i venti e i venticinque anni, come usanza nell'aristocrazia romana dell'epoca, la sua data di nascita può essere fatta risalire al periodo tra il 314 e il 319.. Sono state però proposte altre date, collocate tra il 310 e il 324, sulla base dell'identificazione di Pretestato con «Pretestato lo ierofante», che secondo Giovanni Lido prese parte in qualità di pontefice alla cerimonia di polismós durante la fondazione di Costantinopoli (nel 330 circa), insieme al filosofo neoplatonico Sopatro di Apamea; è infatti possibile che un aristocratico assumesse cariche sacerdotali in età giovanissima, e per di più è noto che Vettio Agorio Pretestato effettivamente ricoprì la carica di pontifex Vestae, ma questa identificazione non è certa.

L'identità dei famigliari di Pretestato è oggetto di congetture. Gaio Vettio Cossinio Rufino (praefectus urbi di Roma nel 315–316) potrebbe essere il padre di Pretestato, sia per ragioni onomastiche, sia perché ricoprì diverse cariche poi ricoperte da Pretestato (corrector Tusciae et Umbriae, proconsul Achaiae, pontifex Solis e augur): nelle famiglie dell'aristocrazia senatoriale romana era comune che le cariche politiche, amministrative e religiose fossero ricoperte dai padri e successivamente dai figli. Però l'identificazione di Cossinio Rufino come padre di Pretestato è messa in dubbio dal fatto che passino oltre cinquant'anni tra le rispettive reggenze della prefettura urbana (Pretestato fu praefectus urbi nel 367), cosa difficile da spiegare per padre e figlio; è stato allora proposto che Cossinio Rufino fosse il padre di Vettio Rufino (console nel 323) e questi il padre di Pretestato..

Malgrado i dubbi sull'identità di suo padre, è comunque certo che la famiglia di Pretestato fosse antica e nobile, e come tale Agorio aveva una rete di rapporti con altri esponenti dell'aristocrazia senatoriale. Questa rete di amicizie, utilizzata anche per ottenere vantaggi, comprendeva certamente Quinto Aurelio Simmaco e suo padre Lucio Aurelio Avianio Simmaco, Virio Nicomaco Flaviano e, probabilmente, i senatori Volusio Venusto e Minervio. È all'interno di queste alleanze tra famiglie di rango senatoriale che va collocato il matrimonio tra Pretestato e Aconia Fabia Paulina, avvenuto intorno al 344 se nel 384 erano passati quaranta anni; Paulina era infatti figlia di Fabio Aconio Catullino Filomazio, praefectus urbi del 342-344 e console del 349.. I due ebbero almeno un figlio, citato nel poema funebre e che fece incidere sulla base di una statua del padre, «Vettio Agorio Praetextato, v(iro) c(larissimo) et inl(ustrissimo), / correctori Tusciae et Umbriae, / consulari Lusitaniae, proconsuli / Achaiae, praef(ecto) urb(i), praef(ecto) praetorii /(5) Illyrici, Italiae et Africae, cons(uli) designato, / legato amplissimi ordinis septies / et ad impetrandum reb(us) arduis / semper opposito, / parenti publice privatimq(ue) reverendo; /(10) ut etiam statua{e} ipsius domus / honoraret, insignia constitui / locarique curavit.» «A Vettius Agorius Praetextatus, chiarissimo e illustrissimo, correttore della Tuscia e dell’Umbria, consulare della Lusitania, proconsole d’Acaia, prefetto urbano, prefetto del pretorio dell’Illirico, d’Italia e d’Africa, console designato, legato della classe più ampia per sette volte e sempre contrario al causare avversità, un genitore riverito pubblicamente e privatamente, al fine di onorare la sua domus anche con una statua, ha curato che (questo) onore fosse realizzato e posto.» poco dopo la sua morte, nella loro casa sull'Aventino (nei pressi della basilica di Sant'Alessio).«LSA-1472», Last Statues of Antiquity, <http://laststatues.classics.ox.ac.uk/database/detail-base.php?record=LSA-1472> Anche se gli storici lo identificano con un figlio maschio, potrebbe essere anche una figlia, forse identificabile con la Pretestata citata da Girolamo.Girolamo, lettera cvii,5. Il console del 527, Vettio Agorio Basilio Mavorzio, che con Pretestato condivise oltre ai nomi l'interesse per la letteratura, potrebbe essere stato il suo pronipote.

Carriera politica e religiosa L'ara funeraria di Pretestato e di sua moglie Aconia Fabia Paulina, ora ai Musei Capitolini, riporta il cursus di Pretestato.

In campo religioso ricoprì le cariche di pontefice di Vesta e del Sole, augure, curiale di Ercole. Partecipò ai culti della Magna Mater (tauroboliatus), di Mitra (raggiungendo il rango di pater sacrorum e ricoprendo il ruolo di pater patrum, cioè autorità centrale del culto mitraico), e di Ecate (ierofante); fu anche iniziato ai misteri di Dioniso e a quelli eleusini di Demetra e Kore (sacratus Libero et Eleusiniis), e partecipò ai misteri di Iside e Serapide (neocoro)..

In campo politico fu questore, corrector Tusciae et Umbriae, consularis (governatore) della Lusitania, proconsole di Acaia,Il sofista Imerio gli dedicò un'orazione in questa occasione. praefectus urbi (367-368); nel 384È attestato in ufficio tra il 21 maggio (Codice teodosiano VI.5.2) e il 9 settembre (Codice teodosiano I.54.5). fu Prefetto del pretorio d'Italia e Illirico,L'iscrizione riporta due prefetture, ma gli storici credono si tratti di un errore dell'incisore (Jones). nonché console eletto per il 385, carica che non ricoprì mai in quanto morì nel tardo 384.

Durante il suo mandato di praefectus urbi restituì al vescovo di Roma Damaso la basilica di SicininoCollectio Avellana, 6. Si tratta probabilmente della basilica di Santa Maria Maggiore; durante gli scontri tra partigiani di Damaso e Ursino i primi vi uccisero 137 sostenitori del secondo (Girolamo, Cronaca, citato in Edward Gibbon, The history of the decline and fall of the Roman Empire, cap. 25. e fece espellere l'altro vescovo Ursino da Roma,Ammiano Marcellino, 27.9.9. riportandovi la pace,Collectio Avellana, 7; Sozomeno, vi.23. sebbene garantisse un'amnistia ai suoi seguaci.Collectio Avellana, 5. La sua amministrazione della giustizia fu molto lodata; fece rimuovere le strutture private costruite sui templi pagani (balconi, colonnati, piani rialzati, nel loro complesso detti maeniana) e diffuse in tutta la città pesi e misure controllate e uniformi.Ammiano Marcellino, 27.9.10. Restaurò il Portico degli Dei Consenti nel Foro.

Dopo la sua morte l'imperatore chiese al Senato romano una copia di tutti i suoi discorsi,Simmaco, Relazione 24. mentre le Vestali proposero all'imperatore di erigergli delle statue.Simmaco, Relazione 12.2.

Sostegno del paganesimo romano

Pretestato fu uno degli ultimi difensori della religione romana durante la tarda antichità. Come proconsole di Acaia si appellò contro l'editto di Valentiniano I che proibiva i sacrifici notturni durante i Misteri, affermando che avrebbe reso impossibile la vita ai pagani: Valentiniano allora ritirò il provvedimento.Zosimo, iv.3.2-3; la norma di Valentiniano è contenuta nel Codice teodosiano (ix.16.7).

Come praefectus urbi curò il rifacimento delle statue e del culto nel Portico degli Dei Consenti nel Foro Romano, l'ultimo grande monumento dedicato a Roma al culto pagano;Si veda l'iscrizione sul monumento, . sebbene si trattasse di un semplice restauro delle strutture danneggiate e di un rinnovamento dei culti, la scelta era altamente simbolica, in quanto gli Dei Consenti erano i protettori celesti della classe senatoriale,Marziano Capella, 1,42. e in quanto tale furono forse intesi come contraltare alla figura dell'imperatore. Sull'architrave dell'edificio fece incidere una dedica:

In qualità di Prefetto del pretorio diede inizio ad indagini su casi di demolizione di templi in Italia per mano di cristiani.Simmaco, Relazione 21. Era devoto del culto di Vesta, come pure lo era la moglie..