Colletorto è un comune italiano di abitanti della provincia di Campobasso in Molise, facente parte del distretto turistico Molise orientale.

Geografia fisica Il paese è situato nella parte sud-est del medio Molise su una collina alta circa 500 m. Il centro abitato si divide in due zone geografiche: il "Colle" (la parte alta) e la "Terra" (la parte bassa) dove sorge il corso principale "Corso Vittorio Emanuele". Esso attraversa il paese fino al centro storico "Campo dei fiori", dove si può trovare la Chiesa di San Giovanni Battista, il Palazzo Marchesale, il Municipio e la Torre Angioina, dalla quale è possibile ammirare la splendida vista sulla montagna del Gargano, il Lago di Lesina, il Mar Adriatico e le Isole Tremiti.

Il territorio è circondato da alberi di ulivo secolari, boschi di querce e da coltivazioni più rade di cereali e foraggi vari. Nel territorio comunale di Colletorto passa il fiume Fortore, il quale segna il confine con la Puglia. Al confine si estende parte del (diga) Lago di Occhito. Altri torrenti importanti sono il vallone di Santa Maria, affluente del Fortore, e il torrente Cigno, affluente del Lago di Occhito.

Il territorio comunale varia da un'altezza di 98 m della vallata del Fortore ai 776 m del Monte Crocella che sovrasta l'abitato.

Storia

Il paese viene menzionato per la prima volta sotto il nome di Collis Tortis nel 1241 nello "Statuto di riparazione dei castelli"E. Winkelmann, Acta imperii Inedita seculi XIII. Innsbruck 1880, pag.771 di Federico II di Svevia e successivamente, nel 1273, nei registri della Cancelleria Angioina. Successivamente appare nuovamente nei registri angioini del 1320, sotto il nome di Collis Tortus, e quindi la sua esistenza è precedente all'incoronazione della Regina Giovanna I di Napoli, figlia di Carlo di Calabria.

Molto si è detto sul nome originario del paese: da "Colle Toro" a "Colle Forte", passando per "Colleobtorto", proprio come scriveva secoli addietro un certo Padre Gonzaga. Ma oltre alle discordanze sul nome originario, non vi sono ad oggi documenti nei quali risulti che il paese sia stato visitato della Regina Giovanna I d'Angiò, né vi è alcuna prova che ella fece costruire la torre merlata che ancora oggi si erge a monumento rappresentativo del comune. Essa sorge nell'area denominata "Largo Angioino" e costituisce, insieme al palazzo marchesale e alla Chiesa Madre, il culmine del centro storico.

Simboli In passato, lo stemma del Comune di Colletorto era rappresentato da una ruota, simbolo dei Rota.

Lo stemma attuale e il gonfalone sono stati concessi con D.P.R. n. 3062 del 15 luglio 1982.

Il gonfalone consiste in un drappo partito di rosso e d'azzurro riccamente ornato da ricami d'argento.

Monumenti e luoghi d'interesse Torre Angioina La sua edificazione è tradizionalmente fatta risalire durante il governo di Giovanna I di Napoli ma non vi sono atti o documenti che avvalorano tale tesi. Essa venne riedificata sopra una fortificazione normanna, ha pianta cilindrica, di mole robusta, alta 25 metri, con mura a coronamento in alto, una serie di beccatelli e merlature, rifatte con il restauro del dopo terremoto del 2002. La torre domina la vallata di Santa Maria e la valle del Fortore ed alcuni ipotizzano sia stata costruita tra il 1343-82, quando Giovanna I regnò a Napoli in base ad un documento regio dove viene testimoniata l'attenzione della regina verso alcuni villaggi nei dintorni di Colletorto, devastato dalle incursioni di Luigi d'Ungheria d'Angiò, anche se nulla èriportato circa la costruzione della torre. La torre, realizzata probabilmente insieme a un castello, trasformato poi nel palazzo marchesale, ha l'interno diviso in più piani, fornito di un camino, intorno al quale la truppa si riscaldava durante l'inverno. Vi è anche un "trabucco" che serviva per gettare i cadaveri dei soldati morti o dei prigionieri uccisi nella condotta di scarico. La torre dopo la famiglia d'Angiò, passò a vari feudatari di Colletorto, finché nel 1959 venne ceduta al Comune dalla famiglia D'Antini.

Secondo Lucio Santoro, esperto di fortificazioni angioine, ed autore del libro Castelli Angioini e Aragonesi nel Regno di Napoli la torre di Colletorto ha analogie con le altre torri angioine solo per quanto riguarda le mensole del coronamento.

Oggi la Torre Angioina è il simbolo del paese e sono molte le iniziative e le manifestazioni legate a questo monumento storico. In particolare il Corteo e la Rievocazione storica in onore della Regina Giovanna. Un corteo in costumi d'epoca ripropone le principali figure storiche del tempo: sbandieratori, dame di corte, nobili, popolani, giullari e la Regina. Il corteo attraversa l'intero corso principale e arriva alla Torre Angioina, dove si svolge la manifestazione.

Palazzo Marchesale La torre è circondata dal Palazzo Marchesale la cui forma attuale è stata realizzata nel settecento dal marchese Bartolomeo Rotahttp://www.nobili-napoletani.it/Rota.htm che in quei tempi regnava sul paese, caratterizzato da due entrate che si affacciano su due diverse strade del paese, sulla facciata principale che si affaccia sulla piazzetta dove sorge la chiesa madre è visibile sopra l'arco di entrata lo stemma dei Rota, una ruota sormontata da una corona reale, al suo interno sono conservate quattro tele raffiguranti le stagioni, di autore anonimo, ma gli esperti ne riconoscono in esse la mano di Paolo Gamba quindi di Scuola Napoletana. Precedentemente il palazzo era stato proprietà della famiglia Gambacorta la quale nel 1608 aveva fatto incidere un'iscrizione, oggi non più presente, che ne testimoniava la propria appartenenza.

Chiesa madre di San Giovanni Battista Scrive il Tria: «Questa Chiesa sotto il titolo di S. Giovanni Battista […] e incapace rispetto al numero degli Abitatori, a' prieghi anche della Communità, dell'Arciprete, e Clero, nella Visita del 1730. Ordinassimo darsi a tutto ciò riparo. Quindi fatta compra a spese della medesima Chiesa di più Case, che si trovavano attorno, e quelle demolite, tosto fu dato principio alla nuova fabbrica […] restando della vecchia fabbrica il solo Campanile, che è ben formato», della vecchia chiesa considerata non adeguata, abbattuta e ricostruita per ordine dello stesso vescovo Tria intorno al 1730 è rimasto solo il campanile che coincide, caso raro se non unico, con l'entrata e che dà un aspetto particolare a tutta la costruzione.

La porta più antica è quella laterale, detta "dei Morti", forse perché, fino a qualche tempo fa vi uscivano i morti, dopo la funzione in Chiesa. Tutto il portale è finemente lavorato e sull'architrave è possibile notare la testa decapitata di San Giovanni Battista. Per quanto riguarda il campanile, è presente la cella campanaria con due campane laterali e una campana più grande sulla facciata d'ingresso. Il tutto è sormontato da un tamburo ottagonale che regge la cuspide. Le campane suonano a festa durante le varie cerimonie religiose e durante le ore della giornata.

La chiesa ha una sola navata, non sono presenti cappelle e le nicchie dei santi sono poste sotto gli archi murari delle pareti laterali, con antistante altare.

All'interno della chiesa sono conservate una tela di Paolo Gamba datata 1751 La Sacra Famiglia e un dipinto su legno del 1600 del famoso pittore e architetto il Zincaro, Antonio Solaro. ma di fattura molto pregevole raffigurante la Madonna delle Purità, già presente anche nell'antica chiesa. Dal 1779 sono presenti in chiesa le reliquie di san Teodoro e, successivamente, quelle di san Vittorino, santa Clementina, santa Gioconda.

La chiesa e il campanile sono stati sottoposti a restauro e opere di rinforzo a seguito del terremoto del Molise del 2002, caratteristica dovuta alla nuova copertura è il colore arancione della punta del campanile. Dietro l'antica chiesa c'era il cimitero poi spostato per costruire la nuova chiesa nel 1731 alla Porta maggiore della Terra.

Monastero di Sant'Alfonso

Il Monastero di Sant'Alfonso dei Liquori fu costruito a spese del marchese Bartolomeo Rota signore di Colletorto con il beneplacito del vescovo di Larino del tempo, Mons. Tria. Prima della costruzione del nuovo convento, a Colletorto c'era un altro convento di piccole dimensioni sotto il titolo di Santa Maria del Carmine, che fu abitato dai monaci dello stesso ordine i Carmelitani Scalzi, e poi soppresso colla generale soppressione dei Conventini sotto Innocenzo X. Il cantiere per la costruzione del nuovo convento fu aperto nel 1730 (furono usate le pietre delle rovine dell'antica abbazia di Sant'Eustachio in Pantasia che era situata nel territorio del casale di Sant'Eustachio o San Stazio che attualmente fa parte del territorio di San Giuliano di PugliaAnche San giuliano di Puglia in quegli anni era di "proprietà" di Bartolomeo RotaMemorie storiche civili, ed ecclesiastiche della città, e diocesi di Larino/Libro IV/Del Monastero, e Prepositura di S. Eustachio in Pantasia) e terminato entro il 1744 (anno in cui il Tria scrive il suo libro) e il convento nuovo fu consegnato ai PP. Riformati di San Francesco della Provincia di Sant'Angelo che lo abitarono fino al 1810, anno in cui la congregazione fu soppressa e il convento passò al Demanio che lò assegnò alla Mensa Vescovile di Larino, una decina di anni dopo il Vescovo Raffaele LupoliRaffalleo Genari, 1750. riaprì il convento e lo assegnò alle Suore del SS. Redentore, le suore Liquorine (in questi anni il monastero acquisisce la denominazione attuale in onore di Sant'Alfonso dei LiquoriMemorie istoriche di Frattamaggiore di Antonio Giordano, Istituto di Studi Atellani, 2010. fondatore dell'ordine delle liquorine), poi seguite dalle stimmatine, poi seguite nel 1953 dalle suore dell'ordine delle figlie di Maria, le Immaticolatine, che potenziarono l'attività scolastica-educativa del convento, con l'istituzione nel 1959 dell'Istituto Magistrale Parificato. L'istituto chiuse nel 1992 e con esso il convitto e il convento. Opera particolare è l'affresco di Paolo Brunetti datato 1737 ispirato a l'ultima cena e situato nel refettorio del convento.

Il convento conserva al suo interno statue di Paolo Saverio di Zinno e dipinti di Placido Flaxis (conosciuto anche come Placico Flascis). Il convento e la sua chiesa hanno subito gravi danni causati dal terremoto del Molise del 2002, la chiesa è stata completamente restaurata mentre il convento ha subito solo un restauro parziale per la messa in sicurezza. Il 5 agosto del 2000 è stata posta nelle vicinanze del convento una statua in bronzo di Padre Pio, circondata da un piccolo giardino.

Chiesa del Purgatorio

La Chiesa del PurgatorioIl Tria non la menziona nel suo libro forse perché sconsacrata o non ancora edificata, sconsacrata, situata alla fine del corso principale nella zona delle antiche mura di cinta del paese, fu eretta intorno al 1700 - 1726 (1726 anno in cui i confratelli prendono possesso "ufficiale" della struttura per riunirvisi) come sede della confraternita laicale del Santissimo Sacramento e delle anime del Purgatorio (in alcuni scritti è citata come Congregazione del Santissimo Sacramento e dei Morti) nata nel 1607 con autorizzazione di papa Paolo V (10 giugno 1607), ma riconosciuta giuridicamente solo nel 1776 col Decreto Reale del re delle Due Sicilie Ferdinando IV. Essa rappresenta l'ingresso al borgo antico di Colletorto tramite due vecchie porte, "Campo dei Fiori" e "Porta Nuova", in direzione della parrocchia. Il corpo della chiesa ha subito diverse trasformazioni fino alle sembianze attuali, nel 1909 subì un incendio che distrusse gravemente gli arredi interni della struttura, adesso si presenta con un grande orologio funzionante centrale posto sulla cima. La chiesa ha subito delle trasformazioni nella parte esterna dopo la ristrutturazione eseguita per i danni causati dal terremoto del Molise del 2002, attualmente è usata come sala convegni e mostre.