Biografia Il conte Luigi Pianciani nacque a Roma nel 1810 da famiglia patrizia di origine spoletina legata alla curia romana. Giovane reagì alla tradizione conservatrice dell'ambiente domestico e simpatizzò presto per la Giovine Italia di Mazzini. Figlio primogenito del Conte Vincenzo Pianciani (1789-1856) e di Amalia Ruspoli (1790-1868), figlia del Principe Ruspoli di Cerveteri. Ebbe sette fratelli: Laura (1812), Carlo (1815), Leopoldo (1817), Camillo (1819) che morì nell'agosto 1829, Francesco (1821), Alessandro (1824) e Adolfo (1826). Sposò Rose Teresa Ducohorne, donna di umili origini conosciuta a Parigi. Convisse con lei fino alla sua morte (1871), non ebbero figli. In seconde nozze sposò Letizia Castellazzi, adottarono una ragazza, Ines Pianciani.

Carriera Politica Si laureò in legge nel 1830. Subito dopo entrò nell'amministrazione delle Dogane con la carica di Ispettore e nel 1847 venne eletto gonfaloniere di Spoleto e promosse la prima petizione a Pio IX volta ad ottenere l'introduzione della costituzione liberale. Nel 1848 fu ufficiale delle milizie combattenti nel Veneto e prese parte alla difesa di Venezia. Nel 1849 fu arrestato dai francesi e liberato. Esule in Francia e a Londra collaborò alle iniziative mazziniane. Partecipò alla campagna meridionale del 1860 guidando nell'agosto una spedizione a sostegno delle truppe garibaldine forte di circa 8.940 uomini che prese il suo nome. La spedizione si componeva del gruppo Pianciani di 6.000 uomini, che avrebbe dovuto sbarcare nel nord del Lazio e muovere verso l'Umbria, dove doveva congiungersi con altri 2.000 uomini di Nicotera provenienti dalla Toscana, quindi i due gruppi avrebbero dovuto congiungersi con altri circa 1.000 volontari provenienti dalla Romagna verso le Marche, il totale di circa 9.000 volontari avrebbe poi dovuto puntare verso sud, prendendo l'esercito borbonico in una manovra cosiddetta tenaglia. Tale piano non ebbe però pratica attuazione in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud, non vedendo attuato il piano inizialmente previsto il Pianciani si dimise.Garibaldi and the making of Italy - George Macaulay Trevelyan – pagg. 118-121

Nella terza guerra di indipendenza del 1866, come soldato semplice del corpo delle Guide a cavallo in quanto la commissione militare gli rifiutò il grado di colonnello, fu aggregato al comando della 1ª brigata del Corpo Volontari Italiani del generale Ernesto Haug e nella battaglia di Bezzecca, il 21 luglio, si comportò valorosamente, tanto che venne citato nelle memorie del dottor Giuliano Venturini di Magasa, e fu insignito della croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia “per avere durante la campagna eseguito importanti missioni con molta intelligenza e per essersi esposto tutta la giornata di Bezzecca nei punti più pericolosi percorrendo la linea a piedi ed a cavallo, portando ordini ai comandanti. Diede egli stesso disposizioni momentanee con molta intelligenza e sangue freddo, e contribuì ad assicurare la ritirata di tre pezzi riordinando i soldati sulla piattaforma e fu tra i più animosi a ricondurli al combattimento”.

Fu eletto deputato al parlamento italiano nel 1865, sindaco di Roma e presidente del Consiglio provinciale. Da ricordare la citazione che sintetizza con maggiore efficacia il compito della Provincia di Roma: "il nostro compito – scriveva Pianciani – è amministrare in guisa che i bisogni dell'ultimo villaggio delle nostre montagne abbiano tanto peso quanto possano averne quelli della Capitale stessa".

Massone e anticlericale, fu membro del consiglio dell'ordine del Grande Oriente d'Italia, di cui fu Gran maestro onorario ad vitam, e fu insignito del 33º grado e gran segretario del supremo consiglio del Rito scozzese antico ed accettatoGiordano Gamberini, Mille volti di massoni, Roma, Ed. Erasmo, 1975, p. 125..

Democratico, studioso di diritto amministrativoPianciani aveva pubblicato nel 1869, a Firenze , un volume di studi intitolato "Il disaccentramento e i bilanci per l'anno 1869", dove si sosteneva in toni schiettamente liberisti la necessità di ridurre la spesa e le funzioni dello Stato centrale ("Spogliandosi lo Stato di tutte quelle attribuzioni che non sono rigorosamente proprie della sua missione, che non sono necessarie alla tutela della unità nazionale, esso ne guadagnerebbe in autorità, il paese in prosperità, i cittadini in libertà, i contribuenti in economia; si avrebbero in altre parole tutti i vantaggi della federazione senza incontrarne i pericoli."), delegando ai comuni o loro associazioni le funzioni pubbliche dismesse ("Noi crediamo che di tutte le attribuzioni delle quali lo Stato debba spogliarsi siccome estranee alla missione che gli è propria e che non debbano rientrare nel dominio della libertà individuale sia da incaricarsi il Comune o isolatamente o nelle diverse associazioni con altri ").

Il dibattito, come si vede, in Italia è antico e mai risolto., Pianciani fu uno dei primi sindaci di Roma operativi dopo l'Unità d'Italia, tra il 1872 e il 1874, quando si dimise perché in contrasto con le Giunta Comunale appena eletta,Pianciani si dimise a luglio, ma il re ratificò le dimissioni solo il 5 agosto.La Civiltà Cattolica, Anno Vigestimo Quinto, pg. 484 e poi di nuovo nel 1881-1882. In questa veste sostenne, fra l'altro, la costruzione di un impianto crematorio presso il cimitero del Verano, che fu a lungo uno dei pretesti degli scontri tra clericali e anticlericali, in Comune. Ci volle un bel po' di tempo, ma la battaglia fu vinta, e quando il conte Pianciani morì a Spoleto, nel 1890, il suo corpo, come quello dell'amico Luigi Castellazzo, fu cremato, e le ceneri deposte al Verano (vedi), come egli aveva richiestoPer tutta la vicenda si veda Anna Maria Isastia, La laicizzazione della morte a Roma: cremazionisti e massoni tra Ottocento e Novecento ..

Tra il 1872 e il 1874 su iniziativa di Pianciani furono installate le prime fontanelle pubbliche romane, cilindri in ghisa alti poco più di un metro con tre cannelle per far sgorgare l'acqua corrente. Le prime furono installate in Piazza della Rotonda, in via delle Tre Cannelle e in via San Teodoro.

La città gli dedicò una strada, nel 1911, nel nuovo Rione Esquilino che in quegli anni si veniva costruendo attorno a Piazza Vittorio.

Note

Bibliografia Stato Maggiore Esercito italiano, Corpo dei Volontari Italiani (Garibaldi), Fatti d'armi di Valsabbia e Tirolo, 1867. Gualtiero Castellini, Pagine garibaldine (1848-1866), Torino, Ed. Fratelli Bocca, 1909.

U. Zaniboni Ferino, Bezzecca 1866. La campagna garibaldina dall'Adda al Garda, Trento 1966.

Filippo Mazzonis, Luigi Pianciani: frammenti, ipotesi e documenti per una biografia politica, Ateneo 1992.

Raffaele Villari, Da Messina al Tirolo, a cura di Achille Ragazzoni, “Passato Presente”, Storo 1995. Livio Toschi, Luigi Pianciani Sindaco di Roma, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, 1996. Atti del Convegno Luigi Pianciani e la democrazia moderna, Spoleto, novembre 2005.

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Collegamenti esterni

Alberto Caracciolo, Parole al vento: Luigi Pianciani, democratico isolato, in I sindaci di Roma, Donzelli 1993.

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