La classe DuilioBenché frequentemente indicata con il nome di Caio Duilio, la prima unità della classe portava ufficialmente il nome di Duilio. Vedi fu una classe di navi da battaglia in servizio nella Regia Marina durante la prima e la seconda guerra mondiale, al termine della quale entrarono a far parte della Marina Militare Italiana.

Origine Nata come derivazione delle Cavour la classe era formata da due unità, il Duilio e il Doria varate nel 1913 ed entrate in servizio rispettivamente nel maggio del 1915, qualche giorno prima dell'entrata in guerra dell'Italia, la prima e nel 1916, nel corso del conflitto, la seconda.

Le due unità, progettate durante la guerra italo turca, impostate dopo qualche tempo e la cui costruzione venne ultimata allo scoppio della guerra per una delle due navi e durante la guerra per la seconda, alla loro entrata in servizio già non erano più delle navi all'avanguardia, tuttavia non avevano in complesso difetti apprezzabili e nel corso della loro carriera, prima dei grandi lavori di trasformazione furono sottoposte solo a normali cicli di manutenzione ed ebbero soltanto piccolissime modifiche che riguardarono solo alcune apparecchiature o l'armamento antiaereo.

Costruzione Lo scafo che aveva la stessa forma di quello delle Cavour era in acciaio ad elevata resistenza, che, per la qualità impiegata, consentì un generale lieve alleggerimento di tutte le strutture, e rispetto alle Cavour aveva una compartimentazione stagna più suddivisa ed accurata. Le navi avevano tre ponti continui da poppa a prora e cioè, il ponte di protezione, il ponte di batteria e il ponte di coperta. Rispetto alle Cavour le Duilio avevano una coperta più ampia, il castello di prora più corto e la tuga corazzata centrale di dimensioni molto più ridotte, cosa che permise un abbassamento di oltre due metri della torre trinata centrale da 305mm, con conseguente miglioramento della stabilità sia della nave che della piattaforma durante il tiro dei cannoni, e le torri binate da 305 mm, sia di prora che di poppa, più ravvicinate alle torri trinate estreme. La corazzatura era praticamente uguale a quella delle Cavour.

Propulsione L'apparato motore era nella sua configurazione identico a quello delle Cavour, costituito da tre gruppi indipendenti di turbine collegati a quattro assi portaeliche ed alimentati da venti caldaie Yarrow, di cui otto con combustione a nafta e dodici con combustione mista carbone e nafta. Ciascuna caldaia era collegata al doppio anello delle tubolature principali e sussidiarie di vapore ed era dotata di polverizzatori tipo Thornycroft per una migliore efficienza della combustione della nafta.

Lo schema del funzionamento delle turbine era identico a quello adottato sulla precedente Cavour, con ogni gruppo di turbine costituito da una turbina di alta pressione e da una di bassa pressione per la marcia avanti. Le due turbine sia di alta sia di bassa pressione dei gruppi laterali agivano su di un solo asse, mentre quelle del gruppo centrale agivano sui due assi centrali. La turbina di marcia indietro nei gruppi laterali era incorporata nella turbina di bassa pressione, mentre il gruppo centrale era dotato di due turbine di marcia indietro, una per ciascun asse. Le sei turbine di marcia avanti, che agivano sui quattro assi portaeliche, sviluppavano una potenza complessiva di 32.000 HP, consentendo alle unità di raggiungere la velocità massima di 21 nodi, mentre le quattro turbine di marcia indietro, sviluppavano 14.000 cavalli.

Nelle andature normali il vapore veniva introdotto direttamente ed indipendentemente in ciascuna delle tre turbine di alta pressione, da dove passava e si espandeva nelle corrispondenti turbine di bassa pressione per poi scaricarsi nei rispettivi condensatori. Per le andature a velocità ridotta venivano tenute in azione o i due gruppi laterali solamente o il gruppo centrale. L'andatura più economica si otteneva mediante il funzionamento dei tre gruppi in serie, con il vapore che entrava nella turbina di alta pressione laterale destra, per poi passare a quella di alta pressione laterale sinistra e successivamente nelle turbine di alta e bassa pressione centrali, per poi scaricarsi nel condensatore centrale.

L'autonomia era di 4.800 miglia ad una velocità di 10 nodi.

Armamento L'armamento principale si componeva, come nelle Cavour, di tredici cannoni da 305/46 Mod. 1909 ripartiti in cinque torri di cui tre trinate, disposte una a poppa, una a prua ed una a cento nave, e due binate sopraelevate rispetto alle due torri di poppa e di prua. Le torri corazzate di questi cannoni erano brandeggiabili mediante sistema sia idraulico che elettrico, mentre l'elevazione delle munizioni dai depositi, il caricamento e la manovra delle grosse artiglierie all'interno le torri erano solamente idraulici.

L'armamento minore, che nelle Cavour era costituito da diciotto cannoni dal calibro da 120 mm sulle Duilio venne modificato ed i cannoni da 120/50 Mod. 1909 vennero sostituiti da sedici cannoni Schneider da 152/45mm, con la rinuncia a due bocche da fuoco, che però veniva ampiamente compensato dalla maggiore gittata dei nuovi cannoni e dal più consistente peso dei loro proiettili. I cannoni da 120 mm avevano infatti suscitato delle perplessità, sia perché ritenuti insufficienti contro i cacciatorpediniere più moderni, sia perché sulle navi di altre marine, come quella francese o austriaca, in costruzione nello stesso periodo, erano previste bocche da fuoco di calibro maggiore.

L'armamento minore era poi completato da 19 cannoni da 76/45 Mod. 1911 di cui sei per il tiro antiaereo montati su affusti modificati per consentire una maggiore elevazione. Questi pezzi avevano sistemazioni volanti e come nelle Cavour potevano essere spostati, montati e smontati, a seconda dei casi. La manovra dei cannoni da 152 mm e dei pezzi minori era esclusivamente manuale.

L'armamento silurante si componeva di 3 tubi lanciasiluri per siluri da 450 mm e la dotazione per ogni tubo era di tre siluri.

Prima guerra mondiale Duilio e Doria entrarono in servizio rispettivamente il 10 maggio 1915 e il 13 marzo 1916, dopo un lungo periodo di prove e di messa a punto.

Con l'entrata in servizio delle due navi la Marina italiana, che affrontava ancora una volta sul mare la Marina Austro-Ungarica, completava con la corazzata Dante Alighieri e le tre Cavour un gruppo di sei navi da battaglia di caratteristiche omogenee che potevano opporre 77 cannoni da 305 contro 32 cannoni di ugual calibro imbarcati sulle loro corrispondenti navi da battaglia austro-ungariche. Durante il conflitto tuttavia le due forze non ebbero mai occasione di scontrarsi in quanto la Regia Marina impose un efficace blocco dell'Adriatico e perché la Marina nemica raramente compì uscite in mare con il grosso della Squadra da Battaglia. Le navi rimasero pressoché inattive durante tutto il periodo nelle loro basi. La corazzata Duilio compì in tutto quattro missioni di guerra per 268 ore di moto, ed effettuò 512 ore di moto per esercitazioni, mentre la gemella Andrea Doria alla fine della guerra aveva totalizzato solo 70 ore di moto per missioni e 311 ore per esercitazioni.

Attività fra le due guerre Dopo la fine della guerra Duilio, Doria e Giulio Cesare raggiunsero Corfù per un periodo di esercitazioni, e vi rimasero fino all'inizio del 1919.

Alla fine del 1920 in seguito all'Impresa di Fiume di Gabriele D'Annunzio presero parte al blocco di Fiume, e al bombardamento della città, nei giorni che passarono poi alla storia con il nome di Natale di sangue.

Nel 1923 le due unità insieme alle Cavour attaccarono l'isola greca di Corfu, come rappresaglia per l'uccisione di rappresentanti italiani a Janina, in particolare bombardarono una fortezza greca abbandonata, che era in quel momento occupata da alcune migliaia di profughi greci dell'Asia minore, molti civili morirono o furono coinvolti dal bombardamento.

Fra il 1919 ed il 1924 il numero dei cannoni 76/45 Mod. 1911 venne ridotto ed alcuni cannoni da 76/50mm sostituiti da sei più moderni cannoni da 76/40 Mod. 1916 R.M. sviluppati durante la guerra; dal 1925 in poi l'armamento minore era configurato in 13 cannoni da 76/50mm, 6 cannoni antiaerei da 76/40mm disposti in coperta tre per lato, 2 mitragliere Vickers da 40/39mm in funzione antiaerea. Le apparecchiature per la direzione del tiro su queste due navi, risultate fin dall'inizio più perfezionate e moderne di quelle delle Cavour, dopo il conflitto vennero potenziate con la sistemazione di centrali di tiro, telemetri ed apparecchi di punteria.

Nel 1925, analogamente alle Cavour sulle due unità era stato imbarcato un idrovolante da ricognizione Macchi M.18, che venne sistemato sul cielo della torre centrale, in un'apposita sella brandeggiabile per poter orientare, secondo la direzione del vento, il velivolo, che veniva messo in mare ed issato a bordo per mezzo di un albero di carico. Nel 1926 per il lancio dell'idrovolante era stata anche installata una catapulta.

Nel 1932 la Duilio e nel 1933 la Doria vennero poste in riserva nell'attesa della radiazione e della successiva demolizione.

Ricostruzione

Origine dei lavori di ricostruzione Dopo che il trattato di Washington aveva fermato la costruzione di nuove navi da battaglia dopo il 1922, le varie potenze navali si ritrovarono nei primi anni trenta con flotte ormai datate e grossi problemi diplomatici per costruire nuove navi. Così praticamente tutte le marine affrontarono grandi lavori di ammodernamento delle loro navi principali. La nazione che operò le modifiche più grandi fu senza dubbio l'Italia, seguita in parte dalla Gran Bretagna.

Nei piani della prima metà degli anni trenta della Regia Marina non era però previsto alcun futuro per le due Duilio. La futura prima linea della Marina Italiana doveva essere infatti composta da 2 navi da battaglia di nuova generazione della Littorio, dalle due Cavour ricostruite e da due incrociatori da battaglia derivati dalla classe Littorio e già studiati dall'Ansaldo di Genova. Questo perché i nuovi incrociatori avrebbero dovuto fronteggiare alla pari i due incrociatori francesi classe Dunkerque, mentre le Littorio e le Cavour ricostruite avrebbero fronteggiato le quattro vecchie corazzate ricostruite francesi.

I piani vennero modificati quando apparve chiaro l'approssimarsi di una nuova guerra europea. In risposta all'impostazione delle nuove navi da battaglia francesi classe Richelieu, la Regia Marina decise per la rinuncia agli incrociatori da battaglia, preferendo costruire altre due unità della classe Littorio, che sarebbero poi state la Roma e la Impero. In aggiunta ad esse, si optò per la ricostruzione anche delle Duilio, considerata un'opzione più economica della costruzione di nuove navi.

Dopo essere state poste in disarmo all'inizio degli anni trenta le Duilio furono rimesse in servizio per essere sottoposte a radicali lavori di riammodernamento tra il 1937 e il 1940 e in questa nuova configurazione parteciparono alla seconda guerra mondiale.

Lavori di ricostruzione I progetti seguirono la falsariga di quelli per la ricostruzione delle precedenti Cavour, ma risentirono grandemente anche della concomitante costruzione delle Littorio, con modifiche nella pianta dello scafo, nelle sovrastrutture concentrate a mezza nave, nell'apparato motore potenziato di più del 250% e nell'armamento. Le modifiche allo scafo, all'apparato motore e a buona parte delle sovrastrutture furono le stesse delle Cavour.