Osiride o Usiride (dal greco antico , adattamento del nome egizio generalmente traslitterato Wsjr) è una divinità egizia della religione dell'antico Egitto, membro dell'Enneade e figura centrale delle credenze funerarie egizie. Associato alla regalità defunta, alla rinascita, alla fertilità e all'oltretomba, era considerato sovrano dei morti e figura di riferimento per la sopravvivenza del defunto nell'aldilà.

Nel mito più noto, Osiride fu ucciso dal fratello Seth, poi ricomposto e riportato in vita grazie alle arti magiche di Iside e Nefti. Non tornò tuttavia a regnare stabilmente tra i vivi, ma divenne signore del mondo dei morti, mentre il figlio Horus rivendicò la sovranità terrena contro Seth.

Il culto di Osiride è attestato dall'Antico Regno e acquistò particolare rilievo ad Abido, che divenne uno dei principali centri osiriaci. In età tolemaica e romana, il culto osiriaco entrò in rapporto con quello di Api e con la figura greco-egizia di Serapide, mentre Osiride continuò a essere considerato sovrano dell'oltretomba e giudice dei morti. Il santuario di File è spesso ricordato tra gli ultimi luoghi di culto egizio tradizionale; secondo la tradizione riferita da Procopio, la chiusura dei templi avvenne nel VI secolo per ordine di Giustiniano I, in un processo religioso più ampio e graduale.

Nome ed epiteti

Etimologia

Il teonimo greco è la forma da cui derivano il latino Osiris e l'italiano Osiride; esso risale al nome egizio comunemente traslitterato Wsjr, la cui vocalizzazione antica non è nota con certezza, poiché la scrittura geroglifica non registrava sistematicamente le vocali. Nella letteratura egittologica il nome è stato reso in modi diversi, fra cui Asar, Asir, Ausir, Wesir, Usir e Usire, forme convenzionali che non corrispondono a una pronuncia ricostruita con sicurezza.

Molti egittologi hanno cercato di spiegare il significato del nome di Osiride. John Gwyn Griffiths lo mise in rapporto con il termine egizio wser, "potente"; Wolfhart Westendorf propose invece l'etimologia Uaset-jret, "colui che porta l'occhio"; David Lorton collegò il nome ai termini set e jret, interpretandolo in rapporto all'attività rituale.

Epiteti

Osiride era un dio complesso, attestato in tutto il territorio egiziano e associato a molteplici funzioni, dalla regalità defunta alla fertilità, dal ciclo della vegetazione al destino del defunto nell'oltretomba. Per questo motivo compare nelle fonti con numerosi epiteti, fra cui Unennefer, cioè "Essere perfetto", "signore dell'Occidente", "signore di Abido" e "colui che presiede ai morti".

Nel capitolo 142 del Libro dei morti è conservata una litania di nomi osiriaci, nella quale il dio è invocato attraverso epiteti che richiamano luoghi di culto, funzioni funerarie e aspetti cosmici della sua figura. Fra gli epiteti vi sono, ad esempio, "Osiride Unennefer", "Osiride maestro di vita", "Osiride che presiede al grano", "Osiride in cielo", "Osiride in terra" e "Osiride che presiede all'Occidente".

Iconografia

Il dio Osiride era strettamente legato alla monarchia egizia: era infatti visto come un faraone defunto e divinizzato, re dell'Alto e Basso Egitto. Nell'iconografia più comune compare in corpo mummiforme, con le braccia incrociate sul petto e gli attributi regali dello scettro heqa e del flagello nekhekh.

Nella maggioranza delle rappresentazioni Osiride porta una corona legata alla corona bianca dell'Alto Egitto, alla quale si aggiungono due alte piume laterali, probabilmente di struzzo, formando la corona atef. Il volto può essere reso in verde o in nero, colori associati rispettivamente alla vegetazione, alla rinascita, alla terra fertile e alla rigenerazione.

Osiride può essere raffigurato coricato sul letto funebre, assiso sul trono come re dei morti o in piedi in forma mummiforme. Nelle scene funerarie è spesso accompagnato da Iside e Nefti, che proteggono il corpo del dio e partecipano alla sua rigenerazione.

Funzioni e culto

Regalità e oltretomba

Osiride era il dio egizio degli inferi e uno dei principali garanti della sopravvivenza del defunto dopo la morte. Nei Testi delle piramidi, il faraone morto è assimilato a Osiride, poiché il destino del dio, ucciso e riportato alla vita, offre il modello della rigenerazione regale nell'aldilà. Dal Medio Regno, le concezioni osiriache si estesero progressivamente anche ai defunti non regali, che potevano sperare in una forma di sopravvivenza modellata sul destino del dio.

Nel Duat, l'oltretomba egizio, Osiride presiedeva il tribunale dei morti. Nelle scene del Libro dei morti, il cuore del defunto è pesato contro Maat, personificazione dell'ordine cosmico e della verità, mentre Anubi controlla la bilancia e Thot registra il risultato. Se il cuore risultava conforme a Maat, il defunto poteva accedere a una vita beata nell'aldilà; in caso contrario, era minacciato dalla distruzione simboleggiata da Ammit.

Fertilità, vegetazione e rinascita

Accanto al ruolo funerario, Osiride era associato alla fertilità, all'agricoltura e al ciclo della vegetazione. Come dio dell'agricoltura, veniva festeggiato nel mese di Khoiak, quando i rituali osiriaci mettevano in rapporto la germinazione del grano con la resurrezione del dio. I germogli di cereali potevano essere usati in ambito funerario nelle statuette dette "Osiride vegetante", nelle quali la crescita delle piante richiamava la rinascita del defunto.

Nella tradizione mitologica riferita da Plutarco, Osiride e Iside avrebbero civilizzato l'umanità insegnando l'agricoltura, la coltivazione della vite e pratiche religiose. Questa immagine di Osiride come benefattore e sovrano civilizzatore appartiene soprattutto alla rielaborazione tarda e greco-romana del mito, nella quale la figura del dio è presentata anche come modello di regalità giusta e ordinatrice.

Abido e i misteri osiriaci

Nel corso del Medio Regno, Abido divenne uno dei centri principali del culto di Osiride. La città, già legata alle prime necropoli regali egizie, acquistò un'importanza particolare perché la tomba del re Djer fu reinterpretata come sepoltura di Osiride, attirando offerte, pellegrinaggi e rituali connessi al dio.

Le festività osiriache di Abido rievocavano la morte, il lutto, la sepoltura e il ritorno alla vita del dio, permettendo ai partecipanti di inserirsi simbolicamente nel destino di Osiride. Stele votive, cappelle e offerte testimoniano la partecipazione di funzionari, sacerdoti e privati alla devozione osiriaca, soprattutto tra Medio Regno e Nuovo Regno.

Durante il I millennio a.C. Osiride conservò il suo ruolo di dio funerario e giudice dei morti, mentre l'aspetto di divinità legata alle inondazioni benefiche del Nilo, alla fertilità e alla rinascita contribuì ad accrescerne la popolarità nella valle del Nilo.

Mito

Fonti egizie

Il mito di Osiride è attestato in forma frammentaria nelle fonti egizie, che non ne conservano un racconto continuo paragonabile a quello riferito dagli autori greci. I Testi delle piramidi ricordano l'uccisione di Osiride da parte di Seth, il ruolo di Iside e Nefti nel soccorso al dio e la rigenerazione del sovrano morto attraverso l'identificazione con Osiride.

Nei Testi delle piramidi, il faraone defunto può essere assimilato a Osiride nel contesto rituale, pur restando distinto dal dio nelle concezioni funerarie più ampie. La genealogia eliopolitana collegava Osiride a Atum, Shu, Tefnut, Geb e Nut, integrandolo nella famiglia divina dell'Enneade.

La stele funeraria di Amenmose, della XVIII dinastia, conserva il cosiddetto Grande Inno a Osiride, nel quale vari passaggi sono dedicati alla vicenda del dio e al ruolo di Iside. Il testo ricorda l'assassinio di Osiride, la ricerca del corpo da parte di Iside, la concezione di Horus e il ristabilimento della successione regale attraverso il figlio.

Plutarco e le versioni greco-romane

Lo scrittore greco Plutarco, autore del trattato Su Iside e Osiride, fu il primo a esporre in forma continua una narrazione ampia del mito di Osiride. Secondo il racconto, Nut, dea del cielo, avrebbe avuto una relazione con Geb, dio della terra; Ra, venuto a conoscenza del fatto, le avrebbe proibito di partorire in qualunque giorno dell'anno. Thot avrebbe allora vinto dalla Luna una parte della sua luce, creando cinque giorni supplementari, detti epagomeni, nei quali nacquero Osiride, Horus il Vecchio, Seth, Iside e Nefti.

Nella versione di Plutarco, Osiride regnò come sovrano benefico e insegnò agli uomini l'agricoltura e la civiltà. Seth, invidioso del fratello, organizzò un complotto: fece preparare una cassa della misura esatta del corpo di Osiride, la offrì durante un banchetto a chi vi si fosse adattato perfettamente e, quando Osiride vi si distese, la fece chiudere e gettare nel Nilo. In una fase successiva del racconto, Seth fece a pezzi il corpo del dio e ne disperse le membra.

Iside, assistita da Nefti, cercò il corpo di Osiride, ne raccolse le membra e gli restituì vita per il tempo necessario a concepire Horus. Osiride non tornò stabilmente nel mondo dei vivi, ma divenne il re dei morti; Horus, una volta cresciuto, affrontò Seth per vendicare il padre e ottenere la regalità sull'Egitto. Le diverse versioni egizie e greco-romane del mito non coincidono in tutti i dettagli, ma condividono il nucleo narrativo dell'uccisione di Osiride, della sua rigenerazione e del conflitto fra Horus e Seth per la sovranità.

Famiglia divina

Iside

Oltre che sorella di Osiride, Iside ne era considerata la sposa. Nel mito, il suo ruolo è essenziale: cerca il corpo del dio assassinato, lo protegge, lo ricompone e lo rianima mediante formule magiche, permettendo la concezione di Horus. Per questo Iside divenne il modello della vedova fedele, della madre protettrice e della maga capace di restituire efficacia vitale al corpo del defunto.

La popolarità di Iside crebbe soprattutto in età greco-romana, quando il culto isiaco si diffuse in diverse aree del Mediterraneo. Osiride, e in seguito la sua forma greco-egizia Serapide, furono venerati in contesti diversi insieme a Iside, pur assumendo funzioni specifiche nelle tradizioni egiziane e greco-romane.

Nefti

Nefti era sorella di Osiride, Iside e Seth, e nelle tradizioni funerarie agiva spesso accanto a Iside come protettrice del corpo del dio e del defunto. Nelle scene funerarie le due dee possono essere raffigurate ai lati della mummia di Osiride o del defunto, con le ali spiegate in gesto di protezione.

Nel trattato di Plutarco, Nefti è anche coinvolta in una variante narrativa nella quale Osiride, tratto in inganno, si unisce a lei; da questa relazione sarebbe nato Anubi, poi allevato da Iside. La tradizione non era uniforme: in altri contesti Anubi poteva essere collegato a Nefti e Seth oppure a Iside, mostrando la varietà delle genealogie divine egizie e delle loro rielaborazioni tarde.

Nefti mantenne comunque un carattere fortemente funerario, legato al lutto, alla protezione del corpo e alla presenza accanto a Osiride nell'oltretomba.

Horus e Seth

Horus era figlio di Osiride e Iside e rappresentava l'erede legittimo del padre ucciso. Il conflitto tra Horus e Seth, narrato in varie forme nei testi egizi, riguarda la successione alla regalità e la restaurazione dell'ordine dopo la morte di Osiride. Nella concezione regale egizia, il faraone vivente era associato a Horus, mentre il sovrano defunto era assimilato a Osiride.

Seth appare nel mito come fratello e assassino di Osiride, antagonista di Horus e figura del disordine che deve essere contenuto o sconfitto perché la regalità legittima possa essere ristabilita. In alcune tradizioni egizie, tuttavia, Seth mantiene anche funzioni positive o necessarie, soprattutto come forza combattiva al servizio del dio solare; la sua immagine non si riduce quindi al solo ruolo di assassino di Osiride.

Diffusione nel mondo greco-romano