Nel 1622 fu proclamato santo dal papa Gregorio XV.
Biografia Origini familiari Íñigo López de Loyola, più noto come Ignazio di Loyola, nacque nella «casatorre di Loyola, comprensorio municipale di Azpeitia, nella provincia basca di Guipuzcoa», il 23 ottobre 1491; era il minore della numerosa famiglia di tredici figli, otto maschi e cinque femmine, di Beltrán Yáñez de Oñaz y Loyola e Marina Sáenz de Licona y Balda.
Il padre era stato soldato al servizio di Enrico IV, dei re cattolici e di Giovanni II; al fianco di Ferdinando il Cattolico guidò l'assedio contro le città di Toro, Burgos, Loja (conquistata il 29 maggio 1486) e Vélez-Málaga. Per la sua fedeltà alla corona ricevette la conferma dal re, che lo nominò proprio vassallo, degli antichi privilegi concessi alla sua famiglia: la rendita annuale di duemila maravedís dalle ferriere di Barrenola e Aranaz e il diritto di patronato sulla parrocchia di Azpeitia.Fonti documentarie ignaziane, I volume, pp. 125-128.
La madre era figlia di Martín García de Licona, figura di alto lignaggio, cortigiano dei re di Castiglia e consigliere dei Re cattolici, che possedeva il dominio e il maggiorascato della casa di Balda.
Il primogenito dei fratelli di Íñigo, Juan Pérez, cadde in battaglia a Napoli, combattendo contro le truppe di Carlo VIII di Francia; degli altri non possediamo che spurie notizie: la maggior parte di essi sembra essere caduta in battaglia come Beltran, morto durante la guerra di Napoli, o Juan Beltrán, imbarcatosi per le Americhe e morto nell'odierna Panama. Uno degli otto maschi, Pero da Loyola, nato poco prima di Ignazio, era stato l'unico a intraprendere la carriera ecclesiastica, esercitando il sacerdozio nella parrocchia di Azpeitia, patrocinata dalla sua stessa famiglia.
Delle sorelle non conosciamo che i nomi desunti perlopiù dai testamenti dei fratelli: Juaniza, Magdalena, Sancha, Petronila e Maria Beltrán.
In quanto a Íñigo non si conosce il giorno preciso della nascita. Secondo una tradizione di dubbia storicità sarebbe nato prima del 23 ottobre e il 1º giugno del 1491, nella chiesa parrocchiale di Azpeitia, ricevette al fonte battesimale il nome di Íñigo.
Svezzato da una nutrice nel casolare di Eguibar, vicino a Loyola, crebbe sotto le attenzioni del fratello Martín e della cognata Magdalena Araoz. Rimasto orfano dei genitori, nel 1506 venne mandato nella città di Arévalo, alla corte del ministro delle finanze del re Fernando il Cattolico, Giovanni Velázquez de Cuéllar per ricevere un'educazione cavalleresca e religiosa. Íñigo si mise in evidenza per la sua abilità nel suonare la vihuela, per il coraggio mostrato nei tornei e la sua maestria nel danzare.
Sotto due diversi patronati
Alla corte della regina Germana de Foix, nipote di Luigi XII di Francia e seconda moglie di Ferdinando il Cattolico, Íñigo ebbe modo di conoscere i grandi del Regno. Egli rimase in casa del Velázquez per undici anni, fino al 1517, trascorrendo una vita agiata, dedita ai banchetti, alla musica, alla lettura di romanzi cavallereschi e alla composizione poetica. Alcune fonti riportano che il giovane Íñigo nel 1515 venne perfino processato insieme al fratello Pero López per un fatto a noi oggi sconosciuto.
Con la morte del re Ferdinando la situazione della famiglia Velazquez precipitò in breve tempo. La regina Germana sollecitò il nuovo re, Carlo I, a concederle le cittadine di Arévalo e Olmedo, proprietà del ministro delle finanze Velázquez il quale, ritenendo tale decisione un sopruso e una violazione dei suoi diritti, si ribellò inutilmente al re perdendo ogni suo possesso per cui, rattristato anche per la morte del primogenito Gutierre si ritirò a Madrid dove morì qualche mese dopo, il 12 agosto 1517, mentre la moglie Maria passò al servizio dell'ormai reclusa Giovanna la Pazza.
Aveva ventisei anni Íñigo quando, abbandonata la famiglia Velazquez, ormai caduta in disgrazia - fatto che peraltro lo turbò notevolmente dato l'affetto che lo legava al suo patrono -, raggiunse il palazzo di Antonio Manrique de Lara, duca di Najera e viceré di Navarra, a Pamplona, per rimanere per tre anni come cavaliere armato (mesnadero) al suo servizio durante il quale assisté allo sbarco della nave che conduceva in Spagna il nuovo re Carlo I, il futuro imperatore Carlo V d'Asburgo, allora appena diciassettenne. Alla partenza di questi per la Germania, dove lo attendeva la corona dell'impero, si diffusero moti di ribellione per le città ispaniche, irritate dalla preferenza che il re aveva dato al trono germanico a scapito di quello spagnolo, lasciandovi come suoi rappresentanti alti funzionari fiamminghi, invisi al popolo e alla nobiltà. Antonio Manrique, fedele al re, fu uno dei condottieri che diedero battaglia ai rivoltosi a fianco dei propri figli e dello stesso Íñigo che con questi partecipò e vinse l'assedio alla città ribelle di Najera.Juan Alfonso de Polanco, Chronicon Vita Ignatii, I volume, p. 13. Don Manrique incaricò il fedele Íñigo della missione speciale di pacificare la provincia di Gipuzkoa. Compito che egli risolse nel migliore dei modi.Ricardo Garcia Viloslada, Sant'Ignazio di Loyola, Milano, San Paolo, p. 165.
Ma un incarico ben più arduo attendeva Íñigo: la fortezza di Pamplona era in pericolo e presto sarebbe crollata. Non solo i nemici di don Manrique minacciavano la cittadina ma lo stesso re francese Francesco I, il quale, approfittando della situazione, aveva progettato un attacco contro la Navarra. La fortezza era priva di forze militari perché il duca se n'era privato per soccorrere il suo sovrano.
Enrico d'Albret, pretendente al trono di Navarra, appoggiato da Francesco I, piombava sulla fortezza sotto il comando di Andres de Foix con ben dodicimila soldati di fanteria, ottocento lancieri e ventinove pezzi di artiglieria.P. Boissonade, Storia della riconquista di Navarra, p. 546. A Pamplona non era rimasto che un piccolo esercito di un migliaio di soldati, sotto gli ordini di don Pedro de Beamonte, celermente sostenuto dall'arrivo inaspettato delle milizie comandate da Íñigo e da suo fratello Martin.
La situazione si aggravò per un contrasto sorto tra gli stessi condottieri: Martin, che voleva il comando delle truppe, di fronte al rifiuto del Beamonte, decise di ritirarsi con il grosso del suo esercito, lasciando in tal modo il fratello con pochi soldati.Fonti documentarie ignaziane, II volume, p. 63. Il 19 maggio 1521 la città cadde in mano al nemico, mentre Íñigo e i suoi rimasero a difendere l'ultimo baluardo di Pamplona, rifiutando le condizioni poste da Andres de Foix per la loro resa. Il giorno dopo fu messa in campo l'artiglieria pesante e durante i bombardamenti un tiro colpì in pieno la gamba destra di Íñigo rompendogliela in più parti.Ibidem, I volume, p. 364.
Il comandante e i suoi soldati si arresero dopo sei ore di assedio. I francesi, e particolarmente il generale nemico, che aveva già precedentemente manifestato stima nei confronti dell'avversario, gli risparmiò la vita e ordinò che se ne prendessero cura, come Ignazio stesso raccontò in seguito nella sua autobiografia.Ibidem, I volume, p. 157.
La conversione religiosa Dopo quindici giorni di degenza a Pamplona, Íñigo venne trasportato in barella alla casa paterna. Il suo stato era grave e più volte si temette per la sua vita.Ibidem, I volume, pp. 366-368. Solo dopo dolorosissime operazioni, stoicamente sopportate,Poiché la gamba ferita presentava una antiestetica deformazione che gli impediva di calzare lo stivale attillato, secondo la moda del tempo, egli stesso chiese di essere nuovamente operato. (In ). e sofferenze egli poté ristabilirsi pur non potendosi reggere bene sulla gamba, a causa della quale rimase zoppicante per il resto della vita. Nei giorni in cui fu costretto a un'esasperante immobilità, rimase a letto leggendo. Gli vennero dati la Vita Christi, del certosino Landolfo di Sassonia, e il Flos sanctorum, le celebri vite dei santi composte dal domenicano Jacopo da Varazze.
In lui qualcosa andava mutando, cominciava il suo processo di conversione religiosa dove Íñigo trasferiva l'intento, ormai deluso, di un'ambiziosa carriera militare all'impegno religioso di cogliere la gloria riservata ai Santi. Durante il suo periodo di degenza cominciò pian piano a dedicarsi alla preghiera, alla lettura di testi sacri, alla meditazione, scrivendo alcuni appunti che in seguito avrebbero dato vita ai suoi Esercizi spirituali. Sognava di partire pellegrino per Gerusalemme e per realizzare tale desiderio, una volta ristabilito, si decise di partire pellegrino per i santuari mariani della Spagna, con una particolare sosta presso il celebre santuario di Montserrat dove, durante una vera e propria veglia militare dedicata alla Madonna, come un antico cavaliere appese i suoi paramenti militari davanti a un'immagine della Vergine Maria e da lì, il 25 marzo 1522, entrò nel monastero di Manresa, in Catalogna.
Dopo la "veglia d'armi" assunse il nuovo nome di Ignazio, probabilmente per la sua speciale devozione verso sant'Ignazio di AntiochiaLettera a Francesco Borgia da Epistolario ignaziano, I volume, p. 529. oppure perché pensava che fosse una variante del suo nome: in realtà, Íñigo era la forma basca del nome Innico o Enecone, che gli era stato imposto in omaggio a sant'Enecone, abate benedettino di Oña, il cui culto era particolarmente sentito nella sua terra.Georg Schwaiger, La vita religiosa dalle origini ai nostri giorni, Milano, San Paolo, 1997, p. 246.
A Manresa Ignazio praticò un severo ascetismo che causò un indebolimento del suo fisico e dello spirito tanto da pensare al suicidio. In questo periodo di penitenze, digiuni e rimorsi per la vita passata, Ignazio ricevette una "grande illuminazione" presso il fiume Cardoner:
Gli studi Nel 1523 raggiunse Venezia e si imbarcò per Gerusalemme, dove visitò i luoghi santi. Dovette però abbandonare il progetto di stabilirsi in Palestina e di operare la conversione degli infedeli in OrienteK. Kaser, Riforma e Controriforma, Firenze, Vallecchi, 1928 (in Antonio Desideri, Storia e storiografia, II volume, Messina-Firenze, Casa editrice G. D'Anna, 1977, p. 772). per il divieto di soggiorno impostogli dai frati francescani dalla Custodia di Terra Santa.Erwin Iserloh, Josef Glazik, Hubert Jedin, Riforma e Controriforma (vol. VI della serie Storia della Chiesa, diretta da H. Jedin), Milano, Jaca Book, 2001, p. 536.
Tornato in Spagna con il desiderio di abbracciare il sacerdozio, riprese gli studi a Barcellona, poi presso l'Università di Alcalá dove, per il suo misticismo, fu sospettato di essere un alumbrado e fu tenuto in carcere dall'Inquisizione per quarantadue giorni. Si trasferì quindi a Salamanca e poi, per completare la sua formazione, a Parigi, dove arrivò il 2 febbraio 1528.John W. O'Malley, I primi gesuiti, Milano, Vita e Pensiero, 1999, pp. 32-33. S'iscrisse all'Università, dove rimase sette anni, ampliando la sua cultura letteraria e teologica, e cercando di interessare gli altri studenti ai suoi "Esercizi spirituali". In questo periodo progettò di fondare un nuovo ordine religioso che «non si dedicasse, come gli altri alla preghiera e alla santificazione dei suoi componenti, ma, libero da ogni impaccio di regole claustrali, esercitasse praticamente il cristianesimo, servendo ai grandi scopi della Chiesa».A. Desideri, op. cit., p. 770.
La fondazione della Compagnia di Gesù