Biografia Gli anni giovanili e la prima guerra mondiale Nato il 1º gennaio 1899 a Giuncarico, da Giovanni, ferroviere originario di Castagneto Carducci e da Elvira Guidoni, Pacciardi studiò prima a Grosseto, poi prese la licenza tecnica a Montepulciano. Nel 1915 aderì al Partito Repubblicano Italiano, schierandosi tra le file degli interventisti e, nel maggio 1915, pur non avendo l'età prescritta, andò ad arruolarsi come volontario a Roma sotto falso nome, utilizzando i documenti di un compagno di scuola più anziano; il padre, però, andò da Giovanni Conti, uno dei capi del Partito Repubblicano Italiano, al quale raccontò che la madre del ragazzo stava molto male e riuscì a farlo tornare a casa.
Chiamato alle armi nel febbraio del 1917 frequentò il corso accelerato allievi ufficiali a Caserta e a Parma; in luglio venne inviato al fronte come sottotenente di complemento, prima nell'11º Reggimento bersaglieri, poi nell'8º Reggimento. Dopo Caporetto fu decorato con due medaglie d'argento, una medaglia di bronzo e con la Military Cross dell'esercito britannico; conseguì anche una proposta di medaglia d'oro.
L'antifascismo in Italia Congedato nel 1919, Pacciardi si iscrisse all'Università e, in soli due anni, conseguì la laurea in giurisprudenza; successivamente collaborò con L'Etruria nuova, denunciando ripetutamente le violenze squadriste. Il 6 aprile 1923, alla Pescaia, affrontò, per motivi politici, un duello alla sciabola con il segretario del fascio di Grosseto, Umberto Pallini. A Roma, ove si era trasferito nel 1922, fondò, insieme a Giovanni Conti, Raffaele Rossetti, Fernando Schiavetti e Cino Macrelli, il movimento antifascista Italia libera, rivestendone la carica di segretario fino alla sua soppressione (gennaio 1925).
Assegnato al confino per cinque anni, a dicembre del 1926,Commissione di Roma, ordinanza del 16.12.1926 contro Randolfo Pacciardi e altri ("Noti antifascisti, militanti del Partito repubblicano"). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1325-1326 riuscì a sfuggire all'arresto scappando attraverso i tetti dalla sua casa romana di via Gregoriana. Ricevuta una lettera con una frase in codice ("qui l'aria è pura e le montagne salubri") dalla vedova di Cesare Battisti, raggiunse Trento in treno, partendo da Orte, con l'amico repubblicano Egidio Reale. Ernesta Battisti affidò i due fuggiaschi ad alcuni contrabbandieri che li aiutarono a espatriare in Svizzera attraverso il valico austriaco di Buchs: il 1º gennaio 1927 festeggiarono il Capodanno in un'osteria di Zurigo.Randolfo Pacciardi, "Verso l'esilio", in: AA.VV. Egidio Reale e il suo tempo, Firenze, 1961..
L'attività politica in esilio Nel frattempo, il 1º gennaio 1927, il Partito repubblicano comunicò il suo avvenuto trasferimento all'estero, e precisamente a ParigiSanti Fedele, I Repubblicani in esilio nella lotta contro il fascismo (1926-1940), Firenze, Le Monnier, 1989, p. 9.. Nello stesso anno, Pacciardi stabilì la sua residenza a Lugano, dando un contributo decisivo per fare della locale sezione del PRI il principale collegamento tra l'organizzazione estera del partito e i militanti ancora attivi in Patria.
Da Lugano, Pacciardi diede il suo appoggio all'adesione del PRI alla Concentrazione d'azione antifascista, un organismo in esilio costituitosi in quegli anni, di cui facevano parte il Partito Socialista Italiano e il Movimento Giustizia e Libertà (movimento liberal-socialista fondato in Francia nel 1929, principalmente guidato da Carlo Rosselli). Tale adesione fu votata e approvata nel congresso del PRI di Lione del 29-30 giugno 1929L'adesione del PRI fu temporaneamente revocata nel successivo congresso di Saint Louis del 19-20 marzo 1932. In tale occasione, Pacciardi faceva parte della minoranza del partito e uscì dalla Direzione Nazionale.. Fu inoltre uno degli organizzatori del volo di Giovanni Bassanesi e Gioacchino Dolci su Milano (11 luglio 1930) per lanciare manifestini antifascisti e rimase in contatto con il gruppo milanese di Giustizia e LibertàUn'ampia documentazione sull'attività antifascista di Pacciardi a Lugano è consultabile in: Archivio Centrale dello Stato, Min. Interno, Dir. Gen. P.S., Casellario politico centrale, f. "Pacciardi Randolfo"..
Nel maggio del 1932, Pacciardi diede inizio, a Lugano, alle pubblicazioni del quindicinale Italia Libera. Nel 1933, accusato di aver investigato sulle spie fasciste infiltrate fra gli esuli, Pacciardi fu espulso dalla Svizzera. Nello stesso anno, accusato dalle spie dell'OVRA di preparare un attentato contro Mussolini, la prefettura di Grosseto lo incluse nella prima categoria dei nemici del fascismo, con la dicitura "attentatore"Archivio Centrale dello Stato, Min. Interno, Dir. Gen. P.S., Casellario politico centrale, f. "Pacciardi Randolfo"; il suo nome, con fotografia, figura anche nella Rubrica di frontiera e sul Bollettino delle ricerche, Supplemento dei sovversivi.. Era Mussolini, infatti, il bersaglio di un complotto assai intricato ordito a Parigi, nel febbraio 1931, dagli appartenenti a Giustizia e Libertà. Pacciardi offrì la collaborazione della «centrale» luganese formata da una coppia di attentatori, il repubblicano Luigi Delfini e l'anarchico Ersilio Belloni. I due partirono per Roma portando con loro «una bomba per il duce» (confezionata dall'ingegnere Giobbe Giopp, un repubblicano esperto di esplosivi). L'attentato però fallì perché Belloni venne catturato e durante l'interrogatorio fece il nome di Delfini che fu arrestato. Per entrambi la condanna fu a trent'anni di carcere.
Pacciardi si rifugiò dunque in Francia e risiedette a Parigi insieme con la moglie, Luigia Civinini. Al quinto Congresso in esilio (Parigi, 22-23 aprile 1933), fu eletto segretario politico del Partito Repubblicano Italiano. In tale veste rinegoziò l'adesione del partito alla Concentrazione antifascista, riuscendo a ottenere la costituzione di un triumvirato (al quale prese parte, insieme al socialista Giuseppe Saragat e ad Alberto Cianca di Giustizia e Libertà) per la gestione collegiale dell'organizzazione. Nell'ambito del contrasto che successivamente si aprì tra le componenti socialista e di Giustizia e Libertà, Pacciardi sostenne le posizioni "gielline"Santi Fedele, I Repubblicani in esilio nella lotta contro il fascismo (1926-1940), Firenze, Le Monnier, 1989, p. 81., ma il dissidio condusse allo scioglimento della "Concentrazione", ufficialmente sancito nel maggio 1934. Nel frattempo, al Congresso di Lione del 24-25 marzo 1934, Pacciardi lasciò la Segreteria del partito in favore di Giuseppe Chiostergi.
La guerra civile spagnola
Nell'estate del 1936, Pacciardi ricevette una lettera di Carlo Rosselli per l'eventuale concorso alla formazione di una legione italiana nelle brigate repubblicane spagnole. Era stato l'esponente del Partito repubblicano ad aver avuto per primo l'idea di un corpo di volontari che accorresse in Spagna a dar man forte alla repubblica democratica minacciata dalla rivolta dei militari ribelli. Egli pensava a una «legione italiana» assolutamente apartitica, organizzata secondo il modello dei garibaldini che nel 1897-1898 avevano combattuto in Grecia contro i turchi o di quelli accorsi in Francia nel 1914 prima dell'entrata in guerra dell'ItaliaLiberal. Fondazione di Alberto Indelicato, Anno II n. 14 - ottobre-novembre 2002. Già noto come capo militare per la sua audacia e considerato super partes sia dai socialisti sia dai comunisti, il 26 ottobre 1936 firmò a Parigi l'accordo per la formazione di una Legione antifascista italiana sotto il patronato politico dei partiti socialista, comunista e repubblicano e con il concorso delle organizzazioni aderenti al comitato italiano pro SpagnaRandolfo Pacciardi, Il Battaglione Garibaldi. Volontari italiani nella Spagna Repubblicana, La Lanterna, Roma, 1945, pp. 41-42.
In Spagna, con il grado di maggiore, guidò il Battaglione italiano Garibaldi alla difesa di Madrid, prima al Cerro de los Angeles, poi alla Puerta de Hierro e nella città universitaria. In seguito, a Pozuelo, venne promosso tenente colonnello. Fu alla testa del Battaglione anche a Boadilla del Monte, Mirabueno e Majadahonda. Nella battaglia del Jarama venne ferito a una guancia e a un orecchio. Trasferitosi a Parigi per sottoporsi alle necessarie cure, Pacciardi partecipò solo alle ultime fasi della battaglia di Guadalajara (il comando del battaglione era stato temporaneamente affidato al Vice Commissario Ilio Barontini); ripreso il comando, combatté anche sul fronte di Morata de Tajuna e Casa de Campo, nell'aprile 1937. Restò alla guida dei volontari fino al giugno del 1937, dopo che il Battaglione Garibaldi si era trasformato nella Brigata omonima, e diresse i combattimenti a Huesca e Villanueva del Pardillo. In dissenso con i comunisti per la mancata realizzazione di una brigata completamente italiana e contrario all'uso della Brigata Garibaldi contro gli anarchici, lasciò la Spagna nell'estate del 1937 dopo aver assistito alla commemorazione di Carlo Rosselli a Barcellona.
Gli anni a cavallo della seconda guerra mondiale e il soggiorno negli Stati Uniti d'America Il 4 dicembre 1937, a Parigi, Pacciardi fondò il settimanale La Giovine Italia, al quale si affiancò nella conduzione politica e giornalistica l'ex dirigente di G.L. e giornalista Alberto Tarchiani; al settimanale collaborò con numerosi articoli anche l'ex Ministro degli esteri Carlo Sforza, parimenti esule in Francia. Il 19 dicembre successivo, Pacciardi, già iniziato alla massoneria nell'agosto 1919 presso la Loggia "Ombrone" di Grosseto, e poi promosso compagno l'anno dopoAldo A. Mola, "Pacciardi massone: iniziazione all'antitotalitarismo", in: Annali del Centro Pannunzio, Torino, 2001, pp. 139-150, fu affiliato alla loggia parigina "Eugenio Chiesa", che lo elevò al grado di Maestro (3º grado); nel giugno 1938 gli fu conferito il 30º grado del Rito scozzese antico ed accettatoSanti Fedele, La massoneria italiana nell'esilio e nella clandestinità. 1927-1939, Franco Angeli, Milano, 2005, pp. 162-63 e 183. Nei mesi di marzo-maggio 1938, invitato dalle organizzazioni antifasciste italo-statunitensi nella sua qualità di ex comandante del battaglione Garibaldi, Pacciardi compì una tournée propagandistica negli USA, tenendo decine di conferenze a New York, Chicago, Detroit, Filadelfia, Los Angeles e incontrando esponenti politici quali il Sindaco di New York Fiorello La Guardia. All'indomani dell'ottavo congresso del PRI in esilio (Parigi, 11-12 giugno 1938), Pacciardi fu rieletto segretario politico, sia pur affiancato collegialmente da Cipriano Facchinetti.
L'invasione tedesca del 1940 e il contemporaneo ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale colsero Pacciardi di sorpresa a Parigi. Con la moglie e l'amico Tarchiani riuscì a raggiungere la cittadina di Vendôme e poi il porto di Marsiglia. Di lì, con due lasciapassare falsi, i coniugi Pacciardi raggiunsero Algeri; successivamente, nel 1941, da Casablanca, s'imbarcarono su una nave portoghese, grazie alla complicità di un colonnello del servizio segreto francese, e riuscirono a raggiungere gli Stati Uniti d'AmericaRandolfo Pacciardi, Cuore da battaglia: Pacciardi racconta a Loteta, Roma, 1990.. Negli USA, Pacciardi aderì alla Mazzini Society, un'associazione di matrice democratico-repubblicana, che mirava a ottenere l'appoggio del governo statunitense per la creazione di un Comitato nazionale italiano, cioè una forma di governo in esilio con a capo Carlo Sforza (che aveva già raggiunto gli USA nell'estate del 1940). Con l'arrivo di Pacciardi, Sforza propose anche la costituzione di una "legione italiana" al comando del leader repubblicanoAntonio Varsori, Gli alleati e l'emigrazione democratica antifascista (1940-1943), Sansoni, Firenze, 1982, pp. 126-27..