Il crac Parmalat è stata una vicenda di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio culminata con il fallimento della società alimentare italiana Parmalat. Considerato il più grande crac di un'impresa privata in Europa, venne scoperto solo verso la fine del 2003, nonostante successivamente sia stato dimostrato come le difficoltà finanziarie dell'azienda fossero rilevabili già agli inizi degli anni novanta.
L'ammanco lasciato dalla società di Collecchio, mascherato dal falso in bilancio, si aggirava sui quattordici miliardi di euroPaolo Biondani, "Associazione per delinquere nel crac Parmalat", Corriere della Sera, 5 novembre 2004, pagina 18.; al momento della scoperta se ne stimavano la metà. Con l'accusa di bancarotta fraudolenta è stato rinviato a giudizio e in seguito condannato a diciotto anni di reclusione il patron della Parmalat, Calisto Tanzi, nonché numerosi suoi collaboratori tra dirigenti, revisori dei conti e sindaci. Il crollo finanziario della società è costato l'azzeramento del patrimonio azionario ai piccoli azionisti, mentre i risparmiatori che avevano investito in obbligazioni hanno ricevuto solo un parziale risarcimento.
L'impresa, grazie agli effetti della legge 18 febbraio 2004, n. 39, fu salvata dalla cessazione dell’attività; la sua direzione fu affidata all'amministrazione straordinaria speciale di Enrico Bondi, che ne risanò parzialmente i conti a partire dal 2005.
Gli appoggi politici e le operazioni finanziarie di Tanzi Negli anni ottanta l'imprenditore edile parmense vicino alla Democrazia Cristiana Gregorio Maggiali mise in contatto l'amico Calisto Tanzi, titolare della Parmalat, con Ciriaco De Mita, "uomo forte" del partito e in seguito Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana. Tra l'imprenditore di Collecchio e il politico campano nacque presto una forte amicizia;La Stampa, articolo del 24 gennaio 2002 per esprimere la sua gratitudine a Maggiali, Tanzi gli avrebbe concesso il libero uso dei mezzi di trasporto (autoveicoli e jet privati) della Parmalat, oltre all'emissione di diversi assegni circolari destinati alla Rayton Fissore, l'azienda automobilistica detenuta da Maggiali stesso, che versava in cattive acque, per un totale di 1,5 miliardi di lire. Questi finanziamenti illeciti furono rendicontati nel bilancio Parmalat a beneficio della società fantasma Buzanca. A seguito di questi rilevamenti si ipotizzò che Tanzi dirottasse grosse somme di denaro alla DC tramite la Rayton Fissore, che in quel tempo beneficiava altresì di ricche commesse di veicoli per le forze dell'ordine: De Mita fu indagato per concussione, ma l'indagine aperta a suo carico fu in seguito archiviata.
Il trattamento di favore verso la Parmalat ebbe inizio dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980: la legge numero 219 del 14 maggio 1981 aveva infatti deliberato lo stanziamento di finanziamenti per la ricostruzione dei territori colpiti. Tanzi chiese aiuti per otto miliardi di lire: nonostante l'istanza fosse stata presentata con dieci giorni di ritardo dalla scadenza gliene vennero erogati undici. Di lì a poco, nel 1984, la società aprì proprio in Irpinia il suo secondo stabilimento industriale nel sud Italia, a Nusco, il paese natale di De Mita: la commessa per la costruzione fu affidata all'impresa di Michele De Mita, segretario locale della DC e fratello di Ciriaco. La mossa si rivelò piuttosto infelice, dato che l'impianto era lontano dalle autostrade e vicino a imprese inquinanti; per di più nelle pertinenze venne trovato un carico di rifiuti tossici provenienti da La Spezia. Al contempo, il club calcistico beneficiò della sponsorizzazione Santàl, uno dei marchi del "portafoglio" Parmalat.
Un ulteriore aiuto giunse sul finire degli anni 1980, quando Parmalat si apprestava a commercializzare il latte a lunga conservazione: non esistendo normative in proposito, il governo De Mita provvide con la legge numero 169 del 3 maggio 1989, che regolarizzò la posizione dell'azienda di Collecchio. Per restituire il favore, Tanzi avrebbe accettato di acquisire tramite Parmalat un'ottantina di agenzie di viaggio riconducibili a De Mita, che rischiavano l'insolvenza.
La campagna di acquisizioni di Parmalat "influenzata" da personalità politiche di allora proseguì con l'incorporazione di Margherita Yoghurt, fortemente indebitata, su indicazione di Francesco Cossiga, il quale, secondo quanto dichiarato dal direttore finanziario della Parmalat del tempo, Fausto Tonna, aveva alcuni parenti soci dell'impresa, e quella di Cipro Sicilia, oberata da debiti per 150 miliardi di lire, per il cui salvataggio intervenne Calogero Mannino.
I debiti della società e l'occultamento Le acquisizioni "politicamente connotate" cooperarono ad aggravare la situazione finanziaria di Parmalat, già non ottimale a causa di altre incorporazioni non redditizie, condotte a debito e senza ricapitalizzazione, dell'oneroso programma di sponsorizzazioni (soprattutto sportive) sostenuto dall'azienda, nonché per scelte strategiche rivelatesi errate, come il tentativo di Tanzi di inserirsi nel mercato della televisione privata con Euro TV (poi divenuta Odeon TV), che si risolse in un sostanziale fallimento, con ascolti attorno al 3,5% di share e la mancata trasformazione da syndication a network integrato. Nondimeno, fondi Parmalat venivano regolarmente distratti verso il patrimonio privato dei familiari del patron, che peraltro (come tutti gli altri soci del gruppo) ricevevano ricchi dividendi a fine anno. Da ultimo si stima che circa un miliardo e cento milioni di lire fossero passati, tramite la finanziaria uruguaiana Wishaw Trading, a persone ignote: il tramite sarebbe stato Sergio Piccini, il quale morì in un incidente stradale nel 2000; al suo posto Tanzi assoldò l'ex venditore di auto Romano Bernardoni.
Pertanto i debiti del gruppo erano stimabili in un centinaio di miliardi di lire già verso la fine degli anni ottanta: per evitare il peggio, Tanzi decise di quotare Parmalat alla Borsa Italiana, trasformandola in una società per azioni. Ciò avrebbe richiesto all'impresa un risanamento dei conti, ma le forti perdite di Odeon TV obbligarono Tanzi a rivolgersi alle banche per un prestito: l'interlocutore privilegiato fu il Monte dei Paschi di Siena, che nonostante l'opposizione del presidente e di alcuni sindaci revisori, affidò infine a una cordata di istituti creditizi capeggiata dalla banca d'affari Centrofinanziaria il compito di erogare 120 miliardi di lire, garantite da un diritto di opzione per l'acquisto e l'eventuale cessione del 52,24% del capitale azionario del gruppo di Collecchio. A completamento dell'operazione, Parmalat dovette liberarsi del ramo televisivo, gravato di per sé da debiti per 160 miliardi di lire: nel 1990 il pacchetto azionario di controllo di Odeon passò quindi alla Sasea, società del finanziere Florio Fiorini, già dirigente Eni.
Le azioni intraprese però non sarebbero bastate a cospetto degli accertamenti che la Consob avrebbe praticato su Parmalat prima di procedere alla quotazione. Per eluderle, il finanziere Gianmario Roveraro suggerì di entrare nel listino di Milano servendosi di una società già quotata, che fu individuata nella Finanziaria Centronord di Giuseppe Gennari, che aveva già fatto parte della cordata bancaria capeggiata da Centrofinanziaria. Essa fu quindi rilevata dalla holding dei Tanzi, che in due operazioni distinte vi "riversò" il 55,4% di Parmalat, grazie a un aumento di capitale di 583 miliardi, di cui 283 destinati a rilevare il controllo societario e 300 per la successiva ricapitalizzazione.G. Romano, Strategie aziendali e quotazione in borsa, Giuffrè Il gruppo di Collecchio fu così riorganizzato attorno alla ex società di Gennari, che mutò nome in Parmalat Finanziaria, controllante un gruppo che dichiarava 58 aziende (25 all'estero) e più di 300 miliardi di lire di fatturato.After Enron, Improving Corporate Law and Modernising Securities Regulation in Europe and the US, John Armour, Joseph A. McCahery, Bloomsbury Due anni dopo la quotazione, nel 1992, un rapporto di Assirevi (organizzazione che rappresenta le principali società italiane di revisione e consulenza contabile) aveva riscontrato carenze significative nella revisione contabile di Parmalat, in particolare nella gestione del bilancio consolidato, ma la questione non fu ulteriormente approfondita.Parmalat, Bianchi vuota il sacco in Tribunale/1 - giuseppeoddo.net, 7 maggio 2008
Tanzi si preoccupò anche di mettersi al riparo da eventuali indagini giornalistiche stipulando accordi finanziari con i mass-media cartacei: attraverso una sua società, la Europa Service, aveva acquistato e regolarmente registrato azioni per 250 milioni di lire del quotidiano di sinistra il manifesto e accordato finanziamenti anche alla testata liberal-conservatrice Il Foglio.
La quotazione, pur partita sotto i migliori auspici anche grazie a un'artificiosa sovrastima del valore delle azioni Parmalat, non migliorò la situazione debitoria del gruppo, che peraltro scontava le crescenti perdite del ramo turistico (organizzato nella controllata Parmatour) e l'onerosa gestione del Parma Associazione Calcio, militante in Serie A, che grazie alle risorse di Tanzi ottenne negli anni 1990 i migliori risultati della sua storia. Per occultare la voragine Tanzi affidò per anni all'avvocato Gian Paolo Zini il compito di creare una rete di società distribuite tra i Caraibi, il Delaware e le isole Cayman. L'avvocato Zini operava direttamente da New York e, su idea di Fausto Tonna, aveva creato il fondo Epicurum, tramite il quale la Parmalat riversò circa 400 milioni di euro sulla Parmatour: questi soldi venivano registrati come crediti per la società e conferiti nel fondo. L'operazione era del tutto fittizia, ma bastò per ingannare il mercato: il fondo giunse a dichiarare liquidità per 600 milioni di euro. Inoltre al fine di simulare un'ottima salute della società, venne fatto sistematico ricorso a false fatturazioni, le quali figuravano come crediti; dovendo incassarli, Tonna e Bocchi inventarono un fittizio conto corrente presso la Bank of America, in cui figuravano circa 3,95 miliardi di euro tra liquidità e titoli, al fine di avere la credibilità delle banche per ottenerne finanziamenti. Tale conto era intestato alla controllata Bonlat, società offshore costituita nel novembre 1998 alle Isole Cayman sempre su idea di Tonna, con lo scopo precipuo di fungere da recipiente per occultare crediti inesigibili e mascherare irregolarità contabili attraverso varie operazioni, quale per esempio una plusvalenza di 159 milioni di dollari USA derivante da uno swap con la giapponese Sumitomo Ginkō.Parmalat, Bianchi vuota il sacco in Tribunale/2 - giuseppeoddo.net, 22 maggio 2008
Contestualmente Tanzi riuscì, in modo non chiaro, a realizzare un aumento di capitale della società di 430 miliardi di lire, al 50% garantiti dal proprio patrimonio personale; nello stesso tempo, fece dimettere gran parte del consiglio di amministrazione della società, lasciandovi solo suoi familiari e i collaboratori più fedeli.
Dal 1993 Parmalat entrò anche nel mercato obbligazionario, grazie alla joint venture con Chase Manhattan Corporation (antesignana di JPMorgan Chase); la domanda di obbligazioni Parmalat superò ampiamente l'offerta e consentì al gruppo di accedere a nuove risorse con cui tamponare i propri ammanchi.
Il ruolo e i rapporti con la politica italiana e le banche