La chiesa di Sant'Agostino si trova a Montepulciano, in provincia di Siena e diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza.

Storia

L'Opera, la Fraternita e l'inizio della Fabbrica La citazione di un breve del vescovo di Arezzo Guglielmo dei conti Ubertini ci permette di datare l'inizio dei lavori della chiesa all'anno 1285, quando lo stesso vescovo benedisse la prima pietra della chiesa voluta dall'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino, data confermata da fonti manoscritte più tarde.«Nel 1285, ottenuta la facoltà, e permesso di por mano alla nuova Fabbrica della Chiesa, sotto il titolo di Santo Agostino Nuovo, da Monsignor Guglielmo de' Conti Ubertini Vescovo di Arezzo, sotto la cui Giurisdizione Ecclesiastica era allora sottoposto Montepulciano, con special suo Breve, nel Pontificato di Papa Onorio Quarto, l'istesso Prelato benedisse la Prima Pietra Fondamentale, che fu collocata sotto il Campanile, e poi insinuò ai suoi Poliziani il prestare la loro opera, con portare i materiali necessarii per il proseguimento della Fabbrica...ma, defaticati i benefattori, l’Impresa per Loro padri, era troppo vasta, furono necessitati diminuire Loro stessi di numero, e ripartirsi in altri conventi, e sospendere il proseguimento, fino a migliori assegnamenti...» (Notizie Storiche e descrizione della Chiesa parrocchiale sotto il titolo di S.Mustiola in S.Agostino nella città di Montepulciano) Gli agostiniani, stanziatisi a Montepulciano nel corso del XIII secolo, officiavano in quel periodo nella ormai fatiscente chiesa di San Marco, probabilmente ubicata tra l'attuale Piazzale Pasquino e la cinta esterna delle mura cittadine, nelle immediate vicinanze cioè di dove si iniziò ad erigere la chiesa di Sant'Agostino. Lo stesso breve prevedeva che fosse concessa la facoltà di un'indulgenza di quaranta giorni per ogni giorno impegnato durante la costruzione della chiesa, fino al suo compimento, per gli abitanti che avessero contribuito alla costruzione della chiesa. Del documento emanato dal vescovo aretino non esiste più alcuna traccia, ma se ne ha un riferimento in una memoria storica ottocentesca,Il riferimento è una memoria storica datata 31 maggio 1883 redatta dal parroco don Giovanni Bozzini e timbrata “Ospedale San Cristofano di Montepulciano”. che riporta la notizia dell'acquisto degli stessi Agostiniani di possedimenti nei dintorni della chiesa di San Marco negli anni precedenti all'inizio dei lavori di costruzione della nuova chiesa, tra il 1259 e il 1269. I pochi documenti esistenti non consentono però di chiarire del tutto se vi fu la costruzione di un Sant'Agostino vecchio (1285-inizio ‘300) e di un Sant'Agostino nuovo (1364-1440), oppure una continuità di interventi, pur con lunghe pause, nei circa centosessant'anni che separano la data iniziale da quella finale. L'esistenza negli Statuti Comunali del 1337 di stanziamenti a favore della fabbrica testimonia che la chiesa era a quel tempo in una fase costruttiva e lontana dall'ultimazione.

Per permettere una più rapida costruzione dell'edificio, nel 1364 gli Agostiniani decisero di affidare la costruzione ad un'Opera appositamente creata,«Essendo passati anni 79 che lavoravasi nella nuova chiesa, e sembrando al Popolo, che troppo lentamente se ne procurasse determinarono i padri, per evitare ogni sospetto, d'eleggere gl’operai, acciò l’avessero assistito durante la fabbrica della loro chiesa. Onde portatasi da Signori Priori del Popolo della terra di Montepulciano istantaneamente li pregarono a voler costituire gli operai della nuova chiesa, convenendosi, che due fossero secolari ed un sacerdote Agostiniano col carmalingo parimenti secolare. Infatti il 6 ottobre 1364 convocato il capitolo nel chiostro del Convento si fece formale renunzia, e furono eletti per la prima volta in operai il Padre Paolo Guidaccioli Agostiniano, Giacomo Magi, Giovanni Cioli, ed in carmalingo Bartolomeo Angeli dichiarando che alla detta opera dovessero sempre presiedere i Religiosi» (Notizie Storiche e descrizione della Chiesa parrocchiale sotto il titolo di S.Mustiola in S.Agostino nella città di Montepulciano). con la quale riuscirono ad assicurare alla fabbrica rilevanti finanziamenti da parte della comunità che consentirono l'ultimazione dei lavori nel secolo successivo, sebbene a causa della sua vastità, la chiesa comportò comunque tempi di realizzazione molto lunghi, in conseguenza anche di vari avvenimenti storici. L'Opera gestì i lavori fino alla metà del Quattrocento, quando a lavori ormai conclusi, si fuse con la Fraternita, che fino a quel momento aveva avuto una propria vita e storia autonoma. Le due congregazioni laicali vennero fuse in un'unica istituzione sicuramente entro il entro il 1509, come riporta un'iscrizione nella facciata: “DIVO.AUGUSTINO.SACRUM.OPERA.ET.FRATERNITAS. COEPTUM. JAM. OPUS. PERFECERUNT. A. D. MDVIIII”.

Per quanto riguarda il probabile progetto originario, si può affermare che la tipologia della chiesa primitiva (tre-quattrocentesca), almeno per quello che è possibile evincere dalle tracce rimaste dopo la ristrutturazione di fine Settecento, è riconducibile a quella degli edifici di culto costruiti nel XIII e XIV secolo dagli ordini mendicanti. È ipotizzabile che la pianta della chiesa fosse a croce latina, ad aula unica, con grandi finestre sulle pareti laterali, spazi semplici e regolari, il soffitto a capriate, il tutto caratterizzato da un'estrema severità. La navata unica immetteva, attraverso un ampio arco gotico, nella zona presbiteriale oltre il tramezzo, dove si trovavano, una per braccio del transetto, due cappelle, quindi l'altare maggiore e il coro. Il risultato finale era un gotico ben diverso da quello delle altre costruzioni poliziane del tempo (o meglio: di ciò che di esso è rimasto dopo gli interventi rinascimentali e successivi). Ciò può essere spiegato se si considera che i progettisti delle chiese degli ordini religiosi, a differenza di quelli delle altre chiese, erano maestri appositamente invitati dagli ordini per la progettazione che erano a conoscenza delle evoluzioni tecniche e dei cambiamenti stilistici che avvenivano in territori ben più vasti della singola realtà comunale. È quindi chiaro che volendo trovare degli esempi con cui affrontare la tipologia architettonica originaria di Sant'Agostino vanno ricercati su chiese di eremitani, o comunque mendicanti, che non su analogie dirette con caratteri stilistici poliziani.

Il Quattrocento e l'intervento di Michelozzo All'inizio del Quattrocento, dopo oltre un secolo dalla fondazione, i lavori che fino a quel momento erano proceduti con fortune alterne, interessavano ormai la copertura della chiesa. I libri delle entrate e delle uscite dell'Opera 1424-1440, attestano che dopo essere state messe in opera quattro delle dieci capriate lignee tra il 1424 e il 1426, ma poi i lavori subirono un nuovo periodo di stasi dovuto a difficoltà finanziarie fino al 1430, quando ancora l'edificio era solo parzialmente coperto.

Un notevole cambio di direzione si ebbe all'inizio degli anni trenta, quando si verificò un evento che permise all'Opera non solo di portare avanti i lavori ma soprattutto di assoldare alcuni importanti artisti e artigiani esterni all'ambito locale. L'evento di cui si parla è il lascito testamentario di Francesco Aragazzi, morto nel 1429, la cui attuazione incontrò però diverse difficoltà per cui all'Opera giunse inizialmente soltanto meno di un terzo della somma prevista con cui essa riuscì a completare la copertura dell'edificio e iniziò la sistemazione dello spazio antistante alla facciata, con la realizzazione della scalinata in travertino e del sagrato. L'insolvenza della famiglia Aragazzi era dovuta al sopraggiungere della morte anche del figlio di Francesco, Bartolomeo, già segretario dell'antipapa Giovanni XXIII e segretario apostolico di papa Martino V. In seguito alle due morti, la famiglia cercò di svincolare i beni di Bartolomeo bloccati dalla Curia Romana cosicché sulle proprietà di Francesco finirono per gravare oltre che gli impegni testamentari suoi, anche quelli del figlio Bartolomeo, tra i quali era il pagamento per il monumento funebre allogato a Michelozzo nel 1427, incarico per il quale lo scultore e architetto fiorentino giunse per la prima volta a Montepulciano.

Nel libro delle uscite del 1437 si trovano i primi riferimenti a Michelozzo: tra l'ottobre e il novembre gli venne affidato il progetto per la facciata della chiesa, mentre nei primi mesi dell'anno successivo pare che Michelozzo si trovasse a Montepulciano per fare un sopralluogo che definisse il tipo e i tempi dell'intervento, oltre ai materiali da utilizzare. Si hanno, nell'estate del 1438, i primi pagamenti per il trasporto del travertino dalle cave di Chianciano; alle date 21 settembre e 14 novembre 1438 è documentata la presenza di Michelozzo che seguiva le fasi di scelta, misurazione ed approvvigionamento dei materiali. Tra la fine del 1438 e l'aprile del 1439 vennero ultimati i lavori preparatori per la messa in opera del rivestimento in travertino della facciata e tra la primavera e l'estate di quell'anno venne effettuato il lavoro tanto che al 24 agosto è datato un pagamento a Michelozzo e ad uno dei suoi collaboratori. Nel corso del 1439 Michelozzo ricevette altri pagamenti per i suoi servizi, mentre il 24 agosto viene pagato l'operaio che si occupò di porre il gruppo in terracotta raffigurante la Madonna con il Bambino, Sant'Agostino e San Giovanni Battista nella lunetta del portale. Il volume delle entrate e delle uscite 1424-1440 termina con gli ultimi pagamenti del 1439 ed è verosimile che con la documentazione si interrompano anche i lavori, anche perché a quel tempo erano effettivamente terminati tutti gli altri lavori oltre alla facciata, come la copertura, il sagrato, la scalinata, gli interni, il primitivo portone in legno e il campanile, sul quale secondo quanto riporta un documento dell'archivio parrocchiale di Sant'AgostinoNotizie storiche e descrizione della chiesa parrocchiale sotto il titolo di Santa Mustiola in Sant'Agostino nella Città di Montepulciano, in una delle fasce demolite nel corso dei lavori di ristrutturazione del 1785-1791, si poteva leggere: “OPA FRA MCCCCXXXX”.

Il gruppo scultoreo anch'esso di Michelozzo nella lunetta del portale ebbe nel corso del XVI secolo i primi problemi conservativi, tanto che nel 1570 è attestato un primo restauro. Questa precoce (almeno per una piccola realtà come quella poliziana) sensibilità alla conservazione portò alla realizzazione di una copertura a semicupola in ferro ricoperta di piombo e messa in opera soltanto nel 1629, dove rimarrà fino al 10 settembre 1875 quando, ormai rovinata e di pessimo impatto estetico, fu sostituita da una copertura in cristallo, definitivamente tolta nel 1940. Più precisamente, nel 1629 risulta un pagamento a maestro Alisandro pittore, di 15 Lire, per aver «...dipinto il modello della Madonna sopra la porta principale della chiesa...» e, in data 3 agosto dello stesso anno, a Padre Antonio Zanobi de' Servi «...per haver fatto fabbricare e messo in opera il Padiglione di piombo sopra la porta principale di nostra chiesa di S.A. per conservatione della Madonna che è in quella...», cui seguono altri pagamenti a tecnici per aver ultimato il «Padiglioncello».

La conclusione dei lavori nel Cinquecento e gli interventi successivi Nel momento in cui, nel 1440, si fermarono i lavori, la chiesa era praticamente conclusa ad eccezione della parte alta della facciata. Il terzo livello ed il timpano sono stati costruiti ben settanta anni più tardi, nel 1509 come attesta l'iscrizione nel timpano. Nei libri di entrate e uscite del 1510-31, al giorno 3 settembre 1510 è documentato un pagamento a Domenico (?) d'Unto (?) per la vetrata del rosone della facciata, che verrà messa in opera soltanto nel 1532 da Michele da Gelmini.