Noto anche come Vlad Țepeș (leggasi Tsepesch, ossia: Vlad l'Impalatore in rumeno), fu per tre volte voivoda di Valacchia, rispettivamente nel 1448, dal 1456 al 1462, e infine nel 1476. Il soprannome l'Impalatore deriva dalla sua predilezione per l'impalamento dei nemici. Durante la sua vita, la sua reputazione di uomo crudele e sanguinario si diffuse in tutta Europa e, principalmente, nel Sacro Romano Impero.
Vlad III è venerato come eroe popolare in Romania, così come in altre parti d'Europa, per aver protetto la popolazione rumena sia a sud sia a nord del Danubio e per la sua brutalità e il suo patronimico. Vlad fu celebre fonte d'ispirazione per lo scrittore irlandese Bram Stoker nella creazione del suo personaggio più famoso, il vampiro Conte Dracula, protagonista del romanzo Dracula del 1897.
Nome
Durante la sua vita, Vlad scrisse il suo nome in documenti latini come (1475).Anuarul Institutului de Istorie Cluj-Napoca, no. 35, , 1996, pp. 29–34. Il suo patronimico rumeno Dragwlya (o Dragkwlya) Dragulea, Dragolea, Drăculea, deriva dall'epiteto Dracul portato da suo padre Vlad II, che, nel 1431, divenne membro dell'Ordine del Drago, un ordine cavalleresco fondato da Sigismondo di Lussemburgo, nel 1418. Il simbolo di questa confraternita era appunto un dragone prostrato, con la coda avvolta attorno al collo. Sulla schiena del mostro, si trovava una croce, che alludeva al trionfo del Signore sul maligno. Dato che nel Medioevo, il drago era simbolo del demonio, ecco spiegata l'origine dell'appellativo Dracul. In romeno, Dracul significa "il Diavolo": drac "diavolo" e ul, articolo determinativo suffissale, "il". Draculea quindi è, come già detto, un patronimico, che rientra nell'ampio gruppo dei nomi romeni con uscita in -ulea. Draculea significa quindi, "figlio del Diavolo".
Il soprannome ("Impalatore") venne dato a Vlad postumo, nel 1550 circa. Infatti, i cronisti rumeni che scrissero più di un secolo dopo la sua morte, preferirono descriverlo facendo riferimento al suo sistema preferito di tortura, ossia l'impalamento: in romeno significa palo, da cui l'italiano "impalatore". Tuttavia, quando Dracula era ancora in vita, questo soprannome era già stato utilizzato da alcuni autori bizantini e, soprattutto, ottomani, che narrarono delle crudeli gesta di (Signore Impalatore).
Considerato l'elevato numero di cumani trasferitisi in Transilvania (tra cui si può citare come personaggio di spicco Basarab I di Valacchia), si è a lungo speculato sull'origine etnica di Vlad III, da taluni ritenuto non autoctono della Romania e invece legato alla popolazione nomade originaria dell'Asia centrale. Si tratta di un'affermazione che però al momento è lungi dal trovare appigli incontestabili.
Biografia Giovinezza Molto probabilmente, Vlad nacque in Transilvania e più precisamente a Sighișoara, la quale, all'epoca, come del resto tutta la regione, faceva parte del regno d'Ungheria. Vlad II si trovava lì con la famiglia attendendo, sotto la protezione di re Sigismondo, un momento propizio per impadronirsi del trono di Valacchia. È opportuno osservare che il luogo di nascita non è certo, dato che gli storici si sono limitati a desumerlo dalla ricostruzione dei movimenti del padre. Ancora più difficile è stato stabilire la data di nascita: quella che viene ritenuta più probabile dagli studiosi, il 1431, è semplicemente frutto di congetture.
Il padre di Vlad era il figlio del celebre voivoda Mircea I cel Bătrân. La madre di Vlad rimane sconosciuta, anche se si crede che il padre all'epoca fosse sposato con la principessa Cneajna di Moldavia (figlia maggiore di Alessandro "il Buono", Principe di Moldavia e zia di Ștefan il Grande di Moldavia), nonostante avesse anche un buon numero di amanti. Aveva anche due fratellastri maggiori, Mircea II di Valacchia e Vlad Călugărul, e un fratello minore, che sarebbe divenuto sovrano con il nome dinastico di Radu III il Bello.
Vlad e Radu trascorsero i loro primi anni formativi a Sighișoara. Infatti, Vlad II Dracul aveva fissato presso la città transilvana il suo quartier generale. L'imperatore Sigismondo gli aveva affidato il compito di proteggere le frontiere meridionali del regno d'Ungheria e nel 1431 aveva riconosciuto le sue rivendicazioni sul trono valacco. Un centro di confine come Sighișoara, con la sua posizione strategica, permetteva al padre di Dracula di stare in agguato, monitorando da vicino la situazione in Valacchia. Come governatore militare della provincia, egli godeva anche delle entrate di una zecca che coniava monete ungheresi. Durante il suo primo regno, il Voivoda portò i suoi giovani figli a Târgoviște, l'allora capitale della Valacchia. Il cancelliere bizantino Mikhail Ducas dimostrò che a Târgoviște, i figli di boiari e dei principi regnanti erano ben istruiti da studiosi romeni o greci provenienti da Costantinopoli. Si crede che fu in questa città che Vlad imparò l'abilità nel combattimento, la geografia, la matematica, le scienze, le lingue (slavo ecclesiastico antico, tedesco, latino e ungherese), le arti classiche e la filosofia. Fra i precettori del giovane Dracula vi fu un ultrasettantenne, che aveva combattuto nelle file crociate la battaglia di Nicopoli, venendo catturato dai turchi vincitori. Dopo essere stato venduto a dei trafficanti di schiavi genovesi, quest'uomo aveva viaggiato lungo le coste del Mediterraneo orientale e del Mar Nero, creandosi una vasta esperienza del mondo e apprendendo varie lingue. Alla fine, una volta recuperata la libertà, era potuto ritornare in Valacchia.
Vita a Edirne Nel 1436, Vlad II Dracul salì sul trono della Valacchia. Dato che il suo potere era traballante, decise di renderlo più saldo concordando una pace con il sultano, che in quel momento appariva il sovrano più potente dello scacchiere balcanico. Il trattato prevedeva, da parte del voivoda, l'obbligo di recarsi ogni anno alla corte di Edirne, per versare il tributo e quello di guidare e scortare le truppe turche dirette contro l'Ungheria. Negli anni successivi, Vlad II avrebbe tentato di non infrangere l'accordo con gli ottomani e nel contempo di non apparire troppo compromesso con gli infedeli, agli occhi del vicino ungherese. Nel marzo del 1442, gli ottomani entrarono in Valacchia, puntando sulla Transilvania. Dracul non si unì a loro, ma d'altro canto non fece nemmeno nulla per contrastarli, osservando una rigida neutralità, per non compromettere la sua già precaria situazione. La campagna si concluse però con una grande sconfitta presso la cittadina di Sibiu. János Hunyadi quindi, inseguì i nemici in rotta fino in Valacchia, scalzando dal trono il padre di Dracula e insediando al suo posto Basarab II. Il deposto voivoda, accompagnato dai pochi boiardi rimastigli ancora fedeli, non ebbe altra scelta che rifugiarsi in territorio turco, cercando protezione e appoggio del sultano. Dopo essere stato accolto in maniera piuttosto calorosa, egli fu arrestato al termine di un banchetto e messo sotto custodia a Gallipoli. Nella primavera del 1443, tuttavia, Vlad II venne liberato e, appoggiato da truppe turche, riconquistò il suo trono. Murad II aveva deciso che avere un sovrano non allineato alla causa ungherese, anche se infido, era preferibile che fare i conti con una Valacchia solidale con essa. Del resto, la controffensiva cristiana, guidata dal Cavaliere bianco, aveva messo i turchi in seria difficoltà. L'anno successivo (estate del 1444), in base ai pesanti accordi raggiunti con il sultano, Dracul inviò alla corte ottomana i suoi figli Vlad e Radu il Bello come ostaggi. Il Voivoda inoltre, si era impegnato a pagare il solito tributo annuale e a inviare, sempre annualmente, un certo numero di fanciulli, per rimpolpare le schiere dei Giannizzeri. Durante gli anni di prigionia, i due giovani Drăculești sarebbero stati educati dagli ottomani all'arte della guerra, alla logica e alla fede musulmana, ma la loro situazione sarebbe sempre rimasta piuttosto delicata: tre anni prima, i figli del despota serbo Đurađ Branković infatti erano stati accecati con dei ferri roventi, perché sospettati di voler fuggire dalla loro prigionia.
Nel 1444, i due fratelli corsero il rischio di seguirne la sorte, quando Hunyady costrinse la Valacchia a prendere parte alla crociata che stava conducendo contro gli ottomani. Nell'autunno di quell'anno, infatti, il nobile transilvano aveva rotto la pace di Seghedino, appena stipulata con il sultano, dietro istanza del legato papale cardinal Giuliano Cesarini.
Vlad II aveva dovuto, obtorto collo, partecipare all'impresa, ma per non compromettere in maniera irrimediabile i suoi rapporti con i turchi, aveva inviato solo 4000 uomini, al comando del suo erede Mircea. In questo modo, Dracul avrebbe avuto forze sufficienti per far fronte a una sconfitta crociata, che iniziava a profilarsi molto probabile, vista la defezione di molti alleati della prima ora. I timori del voivoda, si concretizzarono durante la sfortunata battaglia di Varna del 10 novembre 1444, che terminò con la morte del re di Polonia e d'Ungheria, Ladislao III e del cardinale Cesarini. Mentre la battaglia infuriava, tuttavia, Mircea fu raggiunto da un messaggio del sultano, che gli intimava di ritirarsi per salvare la vita ai due fratelli tenuti come ostaggio. Visto che la causa cristiana era ormai disperata, il sedicente principe di Valacchia abbandonò il campo, salvando Vlad e Radu da una sorte orribile.
I due giovani non furono uccisi nemmeno l'anno successivo, quando Mircea accompagnò il nobile borgognone Walerand de Wawrin e le sue otto galee lungo il Danubio. Scopo della spedizione, era scoprire qualcosa di certo sulla sorte del cardinale Cesarini e di Ladislao III, dato che in Europa non si sapeva della loro morte. Le forze borgognone, con le loro potenti bombarde, riuscirono solo a strappare agli ottomani varie roccaforti danubiane: Silistra, Turtucaia, Giurgiu, Ruse e Nicopoli.
Murad II sapeva che avrebbe potuto usare Vlad e Radu come pedine per future trattative oppure per mettere sul trono di Valacchia un sovrano che assecondasse la sua politica.