Nato Tito Flavio Vespasiano (Titus Flavius Vespasianus) e meglio conosciuto semplicemente come Vespasiano, regnò dal 69 al 79, anno della sua morte.

Fondatore della dinastia flavia, nono imperatore, fu il quarto a salire al trono nel 69 (l'anno dei quattro imperatori), ponendo fine a un periodo d'instabilità seguito alla morte di Nerone e definito dallo storico Tacito longus et unus annus ("anno lungo e unico"). Comandante delle truppe che erano impegnate fin dal 66 nella repressione in Giudea, venne acclamato imperatore dalle legioni d'Egitto, Giudea, Siria e Danubio. Al suo arrivo a Roma, il Senato lo riconobbe e lo nominò console per l'anno 70, insieme al figlio Tito.

La guerra civile rappresentò una decisa rottura con il passato, sia perché s'interruppe la continuità dinastica nella successione imperiale, sia perché per la prima volta un imperatore venne nominato lontano da Roma. Al nuovo sovrano vennero riconosciuti con un decreto del Senato tutti i poteri che erano stati propri di Augusto, Tiberio e Claudio. Le clausole del documento rafforzarono il potere dell'imperatore: egli poté concludere accordi con altri popoli esterni ai confini imperiali, convocare il Senato e far approvare senatoconsulti senza essere limitato da leggi e plebisciti. L'ascesa di Vespasiano fu un elemento di novità: fu un homo novus, non appartenendo a una famiglia della nobilitas romana, in quanto originario di Rieti. Nella sua politica fu attento a favorire l'integrazione dei provinciali dell'Impero come aveva fatto in precedenza Claudio.

Biografia Origini familiari (9-25)

Nacque in Sabina presso l'antico Vicus Phalacrinae, corrispondente all'odierna cittadina di Cittareale (nell'attuale provincia di Rieti) da Tito Flavio Sabino, appartenente a una famiglia dell'ordine equestre di Reate (odierna Rieti), che aveva molti possedimenti terrieri nell'Alta Sabina. Il padre, Tito Flavio Sabino, fu esattore di imposte e operatore finanziario (come lo era stato il padre, Tito Flavio Petrone); la madre Vespasia Polla, di nobili origini, era originaria di Norcia, figlia di un militare in carriera, Vespasio Pollione e sorella di un senatore. Vespasiano aveva un fratello maggiore di nome Tito Flavio Sabino, più tardi divenuto praefectus Urbi.

Venne educato in campagna, vicino al vicus di Cosa (oggi nei pressi di Ansedonia), sotto la guida della nonna paterna, tanto che anche quando divenne princeps tornò spesso nei luoghi della sua infanzia, avendo lasciato la villa esattamente come era stata.

Carriera militare e politica (25-68)

Dopo aver preso la toga virilis (all'età di sedici anni durante i Liberalia che si celebrarono il 17 marzo del 26), avversò per molto tempo il tribunato laticlavio. Ma poi spinto dalla madre a farne richiesta, servì lo Stato romano, iniziando il suo personale cursus honorum: inizialmente nell'esercito, in Tracia,In questo caso si trattava della Mesia, che a quel tempo disponeva di un paio di legioni: la legio IV Scythica e la legio V Macedonica. come laticlavio per almeno 3 o 4 anni (attorno all'anno 30. Sembra che Vespasiano abbia militato come tribuno laticlavio nella legio V Macedonica, che, quarant'anni più tardi, partecipò all'assedio di Gerusalemme del 70.); più tardi divenne questore nella provincia di Creta e Cirene (nel 34 all'età di venticinque anni); in seguito ricoprì la carica di edile, classificandosi al sesto posto, dopo essere stato respinto la prima volta (nel 38Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LIX, 12.3.); Svetonio e Dione raccontano un curioso episodio di questo periodo:

infine pretore (nel 40 all'età di trent'anni), riuscendo tra i primi come ci racconta Svetonio, che aggiunge:

Frattanto in questi anni sposò Domitilla, figlia di un cavaliere di Ferento, da cui ebbe due figli: Tito e Domiziano, in seguito imperatori, e una figlia, Flavia Domitilla. La moglie e la figlia morirono entrambe prima che diventasse princeps.

La carriera militare e senatoriale proseguì prima, servendo nel distretto militare germanico della Gallia Lugdunensis come legatus legionis della legio II Augusta (che a quel tempo era di stanza ad Argentoratae.) grazie al favore esercitato da Narciso presso l'imperatore.Svetonio, Vita di Vespasiano, 4. In seguito partecipò all'invasione romana della Britannia sotto l'imperatore Claudio, dove si distinse, sempre come comandante della II Augusta, sotto il comando generale di Aulo Plauzio.Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae 13.5 Vespasiano partecipò sia all'importante battaglia del Medway insieme al fratello Sabino,Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LX, 20.3. sia alla conquista dell'isola di Wight (Vette), penetrando poi fino ai confini del Somerset, in Inghilterra. Di quest'ultimo periodo militare Svetonio ricorda:

Cassio Dione Cocceiano aggiunge di un episodio curioso ed eroico in Britannia (poco credibile per l'età che Tito avrebbe avuto a quell'epoca, di soli otto anni):

Nel 51 fu console per gli ultimi due mesi dell'anno, poi fino a quando non ottenne il proconsolato, Svetonio di lui disse che:

Nel 63 andò, infatti, come governatore in Africa proconsolare dove, secondo Tacito (II.97), il suo comportamento fu infame e odioso; secondo Svetonio, al contrario, il suo governo fu condotto con assoluta integrità e onore. Certo è che la sua fama e visibilità a Roma, crebbe. Svetonio aggiunge:

Fu infatti in Grecia al seguito di Nerone. Svetonio ne racconta un episodio curioso:

Inizio della guerra giudaica (66-68)

Nel 66, quando Nerone venne informato della sconfitta subita in Giudea dal suo legatus Augusti pro praetore di Siria, Gaio Cestio Gallo, colto da grande angoscia e timore,Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 1.1. trovò che il solo Vespasiano sarebbe stato all'altezza del compito, e quindi capace di condurre una guerra tanto importante in modo vittorioso.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 1.2.

E così Vespasiano fu incaricato della conduzione della guerra in Giudea,Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXIII, 22.1a. che minacciava di espandersi a tutto l'Oriente. Vespasiano, che si trovava in Grecia al seguito di Nerone, inviò il figlio Tito ad Alessandria d'Egitto per rilevare la legio XV Apollinaris, mentre egli stesso attraversava l'Ellesponto, raggiungendo la Siria via terra, dove concentrò le forze romane e numerosi contingenti ausiliari di re clienti (tra cui quelli di Erode Agrippa II).Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 1.3.

Ad Antiochia di Siria,Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 2.4. Vespasiano concentrava e rafforzava l'esercito siriaco (legio X Fretensis), aggiungendo due legioni (la legio V Macedonica e la legio XV Apollinaris, giunta dall'Egitto), otto ali di cavalleria e dieci coorti ausiliarie; attendeva l'arrivo del figlio Tito, nominato suo vice (legatus); acquisiva grande popolarità nelle vicine province orientali, per aver riportato con grande rapidità la disciplina nell'armata romana e compiva due vittoriose imprese militari, assaltando una fortezza nemica (Iotapata), seppur rimanendo ferito a un ginocchio o a un piede.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 7.22.

Intanto i Giudei, esaltati dal successo conseguito su Cestio Gallo, raccolsero con grande rapidità tutte le loro forze meglio equipaggiate e mossero contro Ascalona, città distante circa 90 km da Gerusalemme. La spedizione era guidata da tre uomini di valore: Niger della Perea, Sila di Babilonia e Giovanni l'Esseno.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 2.1. Ascalona era circondata da possenti mura, ma con poche truppe: si trattava di una sola coorte di fanteria e un'ala di cavalleria. Ma ciò risultò sufficiente, poiché il comandante romano, Antonio, riuscì a mettere in fuga i nemici e a ucciderne ben 18 000.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 2.2-2.3. Secondo Svetonio e Giuseppe Flavio:

Applicando a sé stessi questa profezia, i Giudei si erano ribellati al governatore romano e lo avevano ucciso, sconfiggendo poi il governatore di Siria Gaio Cestio Gallo, giunto in soccorso del primo, e riuscendo anche a prendergli un'aquila legionaria.

Giuseppe Flavio racconta che, dopo aver radunato le truppe, Vespasiano (inizi del 67) mosse da Antiochia alla volta di Tolemaide. Gli vennero incontro gli abitanti di Zippori, la città più grande della Galilea, che si erano dimostrati fedeli anche a Cestio Gallo e che ricevettero, per questo motivo, nuovi armati romani a loro protezione (mille cavalieri e seimila fantiGiuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 4.1.), sotto il comando del tribunus militum Giulio Placido. La città era infatti considerata di fondamentale importanza strategica, atta a vigilare l'intera regione.

Svetonio aggiunge un episodio curioso di questi anni di guerra:

Lo stesso Giuseppe afferma nella sua Guerra giudaica che, quando Vespasiano dispose di metterlo sotto custodia con ogni attenzione, volendo inviarlo subito dopo a Nerone,Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 8.8. Giuseppe dichiarò che aveva da fare un annuncio importante allo stesso Vespasiano, di persona e a quattr'occhi. Quando il comandante romano ebbe allontanato tutti gli altri tranne il figlio Tito e due amici, Giuseppe gli parlò:Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 8.9.

Sul momento Vespasiano rimase incredulo, pensando che Giuseppe lo stesse adulando per aver salva la vita, ma poi, sapendo che anche in altre circostanze Giuseppe aveva fatto predizioni esatte, fu indotto a ritenere che ciò che gli aveva annunciato fosse vero, avendo egli stesso in passato pensato al potere imperiale e ricevendo altri segnali che gli presagivano il principato. Alla fine non mise in libertà Giuseppe, ma gli donò una veste e altri oggetti di pregio, trattandolo con ogni riguardo anche per le simpatie del figlio Tito.

Dopo un primo e intenso anno di guerra in Giudea, che aveva visto Vespasiano sottomettere tutti i territori giudaici a parte quelli intorno alla capitale Gerusalemme, dove peraltro era in corso una guerra civile tra la fazione degli Zeloti e coloro che stavano dalla parte dei sommi sacerdoti, il comandante romano si stava preparando ad attaccare Gerusalemme da ogni parte.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 9.1. Quando, però, giunse la notizia che Nerone si era tolto la vita, dopo un regno di tredici anni, otto mesi e otto giorni,Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 9.2. Vespasiano preferì rinviare la marcia su Gerusalemme, aspettando di sapere chi fosse stato acclamato imperatore. Appreso che era stato eletto Galba, preferì rimanere a Cesarea, in attesa di ricevere istruzioni sulla guerra.

Decise così di inviare il proprio figlio, Tito, per rendergli omaggio e per farsi dare disposizioni sulla guerra in Giudea. Accompagnava Tito, il re Agrippa. E mentre questi stavano attraversando per via di terra l'Acaia, giunse la notizia dell'uccisione di Galba (dopo soli sette mesi e sette giorni di regno), e dell'acclamazione a imperatore del suo rivale Otone. E se Agrippa decise di proseguire per Roma, senza preoccuparsi del cambiamento intervenuto, Tito, per una divina ispirazione, tornò in Siria, raggiungendo il padre a Cesarea. Non sapendo come comportarsi, visto lo scoppio della guerra civile, preferirono sospendere le operazioni militari contro i Giudei, in attesa di conoscere quali sarebbero stati gli sviluppi a Roma.

Ascesa al trono: anno dei quattro imperatori (69)

Lo scoppio della guerra civile in seguito alla morte di Nerone (giugno del 68) vide l'elezione di quattro imperatori in varie parti dell'Impero romano nel giro di poco più di un anno: il primo fu Galba in Spagna,Svetonio, Vita di Vespasiano, 6. cui successero Otone, acclamato dalla guardia pretoriana, Vitellio, sostenuto dalle legioni germaniche e infine Vespasiano, proclamato da quelle orientali e danubiane.

Nomina a Imperator Svetonio