Il comunismo di guerra (), è l'espressione coniata a posteriori, per indicare l'insieme di provvedimenti economici e sociali presi nella Russia postrivoluzionaria guidata da Vladimir Lenin e dal Partito bolscevico tra il 1918 e il 1921 durante la guerra civile russa. Il comunismo di guerra iniziò nel giugno 1918, applicato dal Consiglio superiore dell'economia nazionale (), noto come Vesencha, su decreto del Soviet Supremo.
Contesto Quando i bolscevichi nel novembre 1917 prendono il potere a Pietrogrado, lo stato russo è in uno stato di decadenza, l'esercito non esiste quasi più, l'impero è in procinto di dissoluzione sotto l'azione delle forze centrifughe e la popolazione preda di enormi convulsioni sociali e rivoluzionarie; è inoltre ancora in corso la guerra contro la Germania. In queste condizioni, inizialmente molti hanno visto la Rivoluzione d'ottobre come un episodio transitorio e pochi hanno creduto nella sopravvivenza duratura del nuovo regime bolscevico. Già dal 12 novembre, il nuovo potere deve sconfiggere un tentativo di riconquista di Pietrogrado guidato da Aleksandr Fëdorovič Kerenskij e dai cosacchi del Generale Pëtr Nikolaevič Krasnov. Questi ultimi sono supportati a Pietrogrado anche da un ammutinamento di cadetti ("junkers"), dei quali i socialisti rivoluzionari hanno preso il comando. Gli "junkers" vengono rapidamente sconfitti dalle guardie rosse. Arrivati a 20 chilometri dalla capitale, i cosacchi incontrarono la resistenza di quest'ultimo e subirono perdite significative. Da parte sua, il grande quartier generale (la "stavka") dell'esercito russo annuncia la sua volontà di marciare su Pietrogrado "per ristabilire l'ordine". Insieme ai leader del partito socialista rivoluzionario, Černov e Avram Goc, propone la creazione di un "governo dell'ordine". Tuttavia, la massa di soldati passa gradualmente ai bolscevichi, arrestando gli ufficiali.
Successivamente Lenin invita i soldati ad opporsi al tentativo controrivoluzionario degli ufficiali, a eleggere rappresentanti e avvia direttamente negoziati di armistizio. Il 18 novembre, lo staff contro-rivoluzionario deve fuggire a sud, mentre il generalissimo Nikolaj Nikolaevič Duchonin viene massacrato dai suoi stessi soldati. L'armistizio con gli imperi centrali è firmato il 15 dicembre. Durante i negoziati in corso a Brest-Litovsk, i bolscevichi cercano soprattutto di guadagnare tempo in attesa che il contagio rivoluzionario si estenda oltre le linee tedesche. Ma fu solo nel marzo del 1918, quando queste speranze furono deluse, che fu firmato il duro trattato di Brest-Litovsk. Dalla primavera del 1918, sia nelle città che nelle campagne, le opposizioni si innalzarono contro il nuovo regime, sia popolari, liberali, socialiste o monarchiche - mentre le potenze straniere iniziarono a intervenire sul territorio russo. Gli stessi bolscevichi presero il comando fondando una polizia politica, la Čeka, nel dicembre 1917, e sciogliendo l'Assemblea costituente russa dopo il suo primo incontro nel gennaio 1918. Nella primavera del 1918, dopo aver rinviato la resa dei conti coi partiti borghesi e liberali, hanno ingaggiato una repressione degli anarchici, rompendo poi pure con i socialisti rivoluzionari di sinistra.
Dopo alcuni sporadici combattimenti nell'autunno del 1917, la primavera del 1918 fu segnata dalla costituzione di un primo esercito bianco nella regione del Don, composto da migliaia di ufficiali e cosacchi, nonché dal generale Lavr Kornilov, il quale, arrestato in seguito al suo tentativo di putsch a settembre 1917, era evaso dal monastero dove si trovava internato. L'esercito volontario è formato dal generale Michail Alekseev. Questo esercito reprime le rivolte bolsceviche a Rostov sul Don e Taganrog, il 26 novembre e il 2 gennaio. Le Guardie dei lavoratori rossi di Mosca e Pietrogrado, sotto il comando di Vladimir Aleksandrovič Antonov-Ovseenko convergono verso sud e conducono una guerra inseguendo Kornilov. È a tal punto che, apprendendo la rotta dei bianchi, Lenin pensa di poter esclamare, il 1º aprile 1918, che la guerra civile è finita. In realtà, è dall'estate del 1918 che inizia la guerra civile russa, il cui esito finale consente la sopravvivenza del nuovo regime, ma a un prezzo molto pesante.
Prodromi Al fine di stabilire un'economia pianificata socialista, i bolscevichi dall'ottobre 1917 approvarono numerose leggi e decreti per abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione. Oltre alla proprietà privata, la legge sulle successioni fu abolita e la proprietà urbana espropriata suddividendo i locali su base di equità. Le case delle classi benestanti sono collettivizzate: gli appartamenti collettivi entrano così nella vita dei russi. Mentre la valuta crolla e il paese vive del baratto e dei salari pagati in natura, il regime offre alloggio gratuito, trasporti, acqua, elettricità e servizi pubblici, tutto preso in mano dallo Stato. Presero provvedimenti contro la fame e la carenza di cibo causati dalla guerra mondiale e poi aggravati dalla guerra civile russa creando il Commissariato popolare per l'alimentazione, il quale iniziò un sistema di razionamento finalizzato all'equità ma da alcuni disprezzato come "dittatura dell'approvvigionamento" che costituì in seguito la pietra miliare del comunismo di guerra. Nel dicembre 1917 viene creato il Vesencha sotto la guida di Jurij Larin, come principale strumento per l'attuazione delle misure di politica economica, vale a dire gestire la centralizzazione dell'economia nazionale.
Il comunismo di guerra si inserì in un contesto preceduto da svariati eventi: dopo la rivoluzione di febbraio, in parte spontaneamente, in parte su incoraggiamento dei bolscevichi, proliferarono i comitati dei lavoratori che assunsero la gestione diretta degli impianti di produzione, il cui volume di produzione così precipitò nel caos per una combinazione di fattori: gli ostacoli all'ottenimento di materie prime e combustibili e l'indebolimento della disciplina dei lavoratori nel quadro dell'instabilità politica e amministrativa, nonché la relativa incapacità dei caporioni che li guidavano; il monopolio agricolo statale fu imposto dal governo provvisorio. Dopo la rivoluzione di ottobre i bolscevichi riconobbero il controllo dei lavoratori nelle aziende, ma a dicembre crearono il Consiglio superiore dell'economia per stabilire norme generali per l'organizzazione produttiva. La politica di tale organismo era volta a nazionalizzare le grandi aziende e fungeva anche da tramite con gli ex proprietari per contare sulla loro collaborazione nel recupero dell'apparato produttivo. Tuttavia, la presenza congiunta dell'ex amministrazione e dei comitati dei lavoratori guidati dai caporioni è durata molto poco. Nel frattempo il 12 gennaio 1918 il III Congresso dei Soviet di tutta la Russia ratifica la "Dichiarazione dei diritti dei lavoratori e degli sfruttati", ed il 19 febbraio viene scritta la "Legge fondamentale della socializzazione della Terra", primo passo verso una difficile ritrattazione da quanto scritto frettolosamente nel precedente Decreto sulla terra; viene decretato che i contadini situati nelle regioni di produzione chiave dovrebbero consegnare i cereali in eccesso raccolti in cambio di manufatti. Solo gli agricoltori che avevano concesso l'eccedenza potevano utilizzare i mulini statali. Nel giugno si avvia una campagna di nazionalizzazione di diverse industrie su larga scala, condotta in risposta alla crescente anarchia nelle fabbriche gestite dai caporioni e alle urgenze poste dalla guerra civile. Tuttavia, la nazionalizzazione ha riscontrato problemi derivati dalla dipendenza delle piccole e medie industrie da quelle grandi. Nello stesso tempo fu attuata la cosiddetta "rivoluzione agraria", che fu la ridistribuzione dei seminativi da trasferire ai contadini poveri. La rivoluzione agraria non è riuscita a risolvere la carenza causata dalla sovrappopolazione rurale e ha anche riportato la campagna alla qualità del comune arcaico con i suoi metodi inefficienti.
Pratica Viene adottato il razionamento al posto del denaro (che comunque aveva oramai perduto ogni valore e già non era quasi più utilizzato), e le entrate tributarie sono sostituite in agricoltura e artigianato da requisizioni eseguite dalle famigerate squadre annonarie e nell'industria e terziario dal servizio di corvée; la libertà di commercio (praticabile col mezzo del baratto) viene inizialmente permessa per poi essere bandita in novembre, mentre quella di impresa (sottoposta alle requisizioni del prodotto) rimane garantita ma è esplicitamente proibito l'utilizzo di manodopera dipendente (limitandola perciò all'artigianato e alla conduzione familiare, tuttavia la violazione di tale regola verrà spesso pragmaticamente "tollerata" in virtù di presunte esigenze produttive nazionali, ma i datori di lavoro saranno marchiati indelebilmente con l'epiteto di parassiti sociali). Subito avviene la prima rivolta contro questo sistema, a Balakovo dove i "kombedy" (ex contadini poveri divenuti proprietari con il "decreto sulla terra" del 7 novembre 1917 e che dall'11 giugno possono riunirsi in propri soviet) linciano gli esattori bolscevichi; questo tipo di rivolte nel corso dei successivi due anni si susseguiranno una dietro l'altra (in un paese rurale nel quale l'agricoltura era il fondamento) e relativa necessità di reprimerle, coinvolgendo complessivamente alla fine praticamente l'intero territorio russo seppur con cadenze temporali diverse.
Analisi politica Fu nella primavera del 1921 che l'espressione "comunismo di guerra" venne ufficialmente utilizzata per la prima volta per fare riferimento alle misure adottate dai bolscevichi dal 1918 al 1921, quando la politica così nominata (in maniera dispregiativa) fu sostituita dalla nuova politica economica. L'espressione comunismo "di guerra" fu forgiata per criticare il periodo e al contempo giustificare con le condizioni di guerra i severi provvedimenti presi.