I sacrifici umani erano un aspetto importante della cultura e della religione azteca, nonostante le proporzioni di questa pratica sia tuttora in discussione tra gli studiosi. Gli spagnoli che per primi ebbero contatti con gli Aztechi dicono chiaramente nei propri scritti che il sacrificio umano era largamente praticato in tutta la Mesoamerica. Ad esempio, l'opera di Bernal Díaz del Castillo intitolata Historia verdadera de la conquista de la Nueva España comprende testimonianze oculari dei resti di vittime sacrificali. Inoltre esistono numerose fonti secondarie scritte dai frati che narrano di sacrifici umani, storie raccontate loro dagli stessi nativi americani.

Attualmente, quasi tutti gli studiosi accettano il fatto che i sacrifici fossero praticati all'interno dell'impero azteco, così come in tutta la Mesoamerica precolombiana. A partire dalla fine degli anni settanta, gli scavi delle offerte rinvenute presso il Templo Mayor di Tenochtitlán, la Piramide della Luna di Teotihuacan e altri siti archeologici, hanno fornito prove fisiche di sacrifici avvenuti tra i popoli mesoamericani.Mark Stevenson, , LiveScience

Sono state proposte dai moderni studiosi varie interpretazioni della pratica azteca del sacrificio umano, sia riguardanti il significato religioso sia quello sociale. Ad esempio, una teoria è quella secondo la quale la dieta mesoamericana era carente di proteine, e che il cannibalismo di vittime sacrificali era una componente necessaria della dieta del tempo. Altre teorie collegano la pratica a speciali fattori socio-psicologici oppure la considerano uno strumento politico.

I sacrifici umani tra le popolazioni indigene precolombiane rappresentano un argomento dibattuto. La discussione in merito viaggia di pari passo con quella tendente a decidere se i popoli nativi americani fossero buoni selvaggi o barbari primitivi, con alcuni studiosi che tendono a romanticizzare la descrizione dei sacrifici umani, mentre altri tendono a estremizzarli.Discorso di Leonardo López Luján in "Nuevas perspectivas sobre el sacrificio humano entre los mexicas", un seminario internazionale organizzato dall'Instituto Nacional de Antropología e Historia tenutosi nel settembre del 2007 all'interno del museo del Templo Mayor

I precedenti del sacrificio mesoamericano

La pratica del sacrificio umano era comune tra le culture mesoamericane e sudamericane durante l'impero Inca. Come tutte le altre civiltà precolombiane conosciute, gli Aztechi praticavano il sacrificio umano. Le fonti esistenti descrivono il modo in cui gli Aztechi sacrificassero uomini durante ognuna delle loro 18 festività, una per ogni mese di 20 giorni.Bernardino de Sahagún, Historia general de las cosas de la Nueva España, Ángel Ma. Garibay, Messico, Editorial Porrúa, 2006, capitoli dal XX al XXXVIII Non si sa se gli Aztechi praticassero il sacrificio umano già prima di giungere nella Valle di Anáhuac, oppure se lo abbiano assorbito dalle culture ivi presenti. Il primo sacrificio di cui si parla nelle fonti scritte fu lo scorticamento della figlia del re Achicometl di Culhuacan; questa storia fa parte delle leggende sulla fondazione di Tenochtitlán. Numerose fonti etnostoriche affermano che, durante il regno di Tlacaelel, l'importanza del sacrificio acquistò ulteriore enfasi.

Ruolo del sacrificio nella Mesoamerica

Il sacrificio era una pratica comune in tutte le culture mesoamericane. All'interno del mito azteco dei Cinque soli, tutti gli dei si autosacrificarono per permettere all'umanità di sopravvivere. Alcuni anni dopo la conquista del Messico da parte degli spagnoli, un gruppo di francescani si dovette confrontare con gli ultimi sacerdoti aztechi ai quali ordinarono, sotto minaccia di morte, di porre fine a questa pratica omicida. I sacerdoti aztechi si difesero in questo modo:

Quello a cui i sacerdoti aztechi si riferivano era una credenza comune in Mesoamerica: ovvero che un grande sacrificio sempre in corso sostenesse l'universo. Tutto era tonacayotl: la "incarnazione spirituale" o "presenza corporea [sacrificale]" degli dei sulla terra. Tutto (terra, mais, luna, stelle e persone) nasceva da corpi morti o sepolti, dita, sangue o teste degli dei sacrificati. L'umanità stessa era macehualli, "quelli meritevoli e riportati in vita tramite la penitenza".León-Portilla (1963, p.111) Un forte senso di indebitamento era collegato a questa visione del mondo. Infatti il nextlahualli (pagamento del debito) era una metafora comune per riferirsi al sacrificio umano e, come scrisse anche Bernardino de Sahagún, si diceva che in un certo senso le vittime stessero "svolgendo il loro lavoro".

In questo senso il sacrificio umano diventava il più alto grado di offerta tramite la quale gli Aztechi ripagavano il proprio debito nei confronti degli dei. Sia Sahagún sia Toribio de Benavente (chiamato anche "Motolinía") osservarono che gli Aztechi usavano volentieri tutto come sacrificio: sepoltura, distruzione, uccisione di grandi quantità di quaglie, conigli, cani, piume, fiori, insetti, fagioli, grano, carta, gomma e tesori. Anche il palco del sacrificio umano, le grandi piramidi che fungevano da tempio, erano colline offerte agli dei, piene di tesori, grano, terra e sacrifici umani e animali. Ornate con la miglior arte azteca, tesori e vittime, questi templi diventavano offerte sepolte sotto le nuove strutture ogni mezzo secolo.

Il sacrificio di animali era comune, una pratica per la quale gli Aztechi allevavano cani, aquile, giaguari e cervi. Anche gli oggetti potevano essere sacrificati venendo rotti e offerti agli dei. Il culto di Quetzalcoatl richiedeva il sacrificio di farfalle e colibrì.

L'auto-sacrificio era abbastanza comune; le persone offrivano spine di agave, colorate col proprio sangue e, come i re Maya, offrivano sangue dalla loro lingua, dai lobi delle orecchie o dal pene.Museo del Templo Mayor, Cecelia Klein. The Ideology of Autosacrifice at the Templo Mayor, in E. H. Boone, ed. The Aztec Templo Mayor, pp. 293-370, Washington, Dumbarton Oaks, 1987, ISBN 0-88402-149-1 Il sangue aveva un'importanza fondamentale nelle culture mesoamericane. Il Codice fiorentino afferma che in uno dei miti della creazione Quetzalcóatl offrì sangue estratto da una ferita del suo pene per dare vita all'umanità. Esistono molti altri miti nei quali si parla di dei Nahua che offrono sangue per aiutare gli uomini.

I semplici cittadini si limitavano a offrire spine di agave bagnate di sangue. Lloyd deMause ha affermato che, come gli odierni autolesionisti, gli Aztechi praticavano il salasso da tagli inferti con coltelli in ossidiana o con ossi appuntiti sulla propria carne, come ad esempio lobi delle orecchie, labbra, lingua, petto e polpacci. Era considerato un personale atto di penitenza verso gli dei. Le spine venivano messe in una palla di paglia chiamata zacatapayoli, poi posta in un adoratorio.

Il ciclo di 52 anni

Il ciclo di 52 anni era un fondamento delle culture mesoamericane. I culti religiosi Nahua erano basati sul terrore che l'universo potesse collassare dopo ogni ciclo, se gli dei non fossero stati sufficientemente forti. Ogni 52 anni si teneva una speciale cerimonia del Fuoco Nuovo. Tutti i fuochi venivano spenti, e a mezzanotte si effettuava un sacrificio umano. Gli Aztechi poi aspettavano l'alba. Se il Sole sorgeva significava che i sacrifici fatti in quel ciclo erano stati sufficienti. Un fuoco veniva acceso sul corpo della vittima, e nuovi fuochi presi da questo venivano portati in ogni casa, città e villaggio. Cominciava allora una festa: un nuovo ciclo di 52 anni stava cominciando, e la fine del mondo era stata posposta, almeno per un altro mezzo secolo. Una cerimonia simile viene tuttora praticata da piccoli gruppi di indigeni, ma senza il sacrificio umano. Questa cerimonia era in realtà più antica del popolo azteco. Mentre in origine si credeva trattarsi di una questione di mantenimento della fortuna, gli Aztechi pensavano che il sacrificio costante durante il ciclo avrebbe ritardato la fine del mondo.

Secondo Miguel León-Portilla, Tlacaelel riformò l'originale religione Nahua, e gli Aztechi si considerarono i principali responsabili per fornire cibo agli dei. Questo gli garantì un nuovo senso di identità, da "popolo senza una faccia" come venivano chiamati dagli ostili popoli vicini, a popolo incaricato di garantire la sopravvivenza dell'universo. Per questo cominciarono a riferirsi a sé stessi come al "popolo del sole".

Sacrifici a particolari dei Huitzilopochtli

Huitzilopochtli era il dio tribale dei Mexica e, in quanto tale, rappresentava il popolo stesso venendo identificato spesso con il sole allo zenit, e con la guerra.

Quando gli Aztechi sacrificavano persone a Huitzilopochtli (il dio con aspetto guerriero) le vittime dovevano essere poste su una pietra sacrificale.Bernardino de Sahagún, Historia general de las cosas de la Nueva España (op. cit.), p. 76 A questo punto il sacerdote ne tagliava l'addome con un coltello in ossidiana o in selce.Sahagún, Ibid. Il cuore veniva estratto ancora pulsante e tenuto in alto, verso il cielo, in onore al Dio-Sole; il corpo veniva spostato e cremato o dato al guerriero che lo aveva catturato in battaglia. Questi tagliava il corpo in pezzi e poteva donarlo a persone importanti come offerta, oppure mangiarlo. Il guerriero, grazie a questo, avrebbe salito un gradino della scala sociale azteca.

Tezcatlipoca

Tezcatlipoca era comunemente considerato il dio più potente, il dio della notte, della magia e del destino (il nome tezcatlipoca significa "specchio fumante" o "ossidiana"). Gli Aztechi credevano che Tezcatlipoca avesse creato la guerra per fornire cibo e bevande agli dei. Tezcatlipoca era noto con tanti epiteti, tra cui "il Nemico" e "il Nemico di Entrambi i Lati", che sottolineano il suo amore per la discordia. Tezcatlipoca aveva il potere di perdonare i peccati e di guarire le malattie, o di liberare un uomo dal destino che gli era stato assegnato dal suo giorno di nascita; niente, però, lo obbligava a farlo. Era capriccioso e spesso causava la malasorte. Secondo gli Aztechi, era onnisciente, e vedeva tutto. Uno dei suoi nomi può essere tradotto in "Noi che siamo suoi schiavi".

Alcuni prigionieri venivano sacrificati a Tezcatlipoca tramite combattimenti sacrificali di gladiatori. Le vittime venivano legate sul posto e veniva data loro un'arma simbolica e inefficace. Il gladiatore moriva lottando contro un numero variabile di guerrieri giaguaro e guerrieri aquila, fino a quattro.

Durante il mese di Toxcatl veniva sacrificato un giovane acconciato da Tezcatlipoca. Per tutto l'anno precedente il ragazzo vestiva come Tezcatlipoca ed era trattato come se si trattasse dell'incarnazione del dio sulla Terra; aveva diritto alle donne più belle, finché non fosse arrivato il suo momento, quando avrebbe attraversato a piedi le strade di Tenochtitlan suonando un flauto. Arrivato alla piramide del dio, il ragazzo avrebbe dovuto scalarla, rompere il proprio flauto e donare il proprio corpo ai sacerdoti. Sahagún paragona questo rito a quello cristiano della Pasqua.Sahagún, Op. cit., p. 79

Huehueteotl

Per celebrare Huehueteotl, dio del fuoco e divinità più anziana, gli Aztechi organizzavano una cerimonia in cui avevano luogo grandi feste che si concludevano con il rogo di prigionieri che, prima di morire, venivano estratti dalle fiamme e a cui veniva asportato il cuore. Motolinía e Sahagún raccontano che gli Aztechi credevano che, se non avessero placato Huehueteotl, una piaga di fuoco avrebbe colpito la città.Bernardino de Sahagún, Historia general de las cosas de la Nueva España (op. cit.), p. 83

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