Dato il suo indiscusso genio militare, da alcuni storici è stato coniato il soprannome di "Napoleone di Persia" o di "Secondo Alessandro Magno". Nādir Shāh era un membro della tribù turca Ashfar del nord della Persia, la quale prestò servizio militare allo stato Safavide sin dai tempi dello scià Ismāʿīl I.
Nādir Shāh salì al potere durante un periodo di anarchia in Persia, dopo una rivolta degli Afghani Hotaki, i quali avevano rovesciato il debole scià persiano Sultan Husayn, e dopo che sia gli ottomani che i Russi avevano assoggettato parti del territorio safavide. Nādir riunì il regno persiano e cacciò gli invasori. Divenne così potente da decidere di deporre gli ultimi membri della dinastia, che avevano governato la Persia per oltre duecento anni, divenendo lui stesso Shah nel 1736. Le sue campagne crearono un grande impero che comprendeva circa i territori degli odierni Iran, Iraq, Afghanistan, Pakistan, parti delle regioni caucasiche, dell'Asia centrale, e dell'Oman, ma le sue spese militari ebbero effetti devastanti sulle casse della rinnovata potenza persiana.
Nādir Shāh idolatrò Gengis Khan e Tamerlano, che considerava suoi predecessori come conquistatori dell'Asia centrale. Imitò le loro prodezze militari e, specialmente verso la fine del suo regno, la loro crudeltà. Le sue vittorie lo resero per breve periodo il sovrano più potente di tutto il Medio Oriente, ma il suo impero si disintegrò rapidamente dopo la sua morte nel 1747. Nādir Shāh è stato descritto come "l'ultimo grande conquistatore asiatico". È considerato il restauratore del potere persiano, nell'area che si interponeva tra l'Impero ottomano e l'Impero Moghul.
Biografia I primi anni Nādir Shāh nacque nella fortezza di Dastgerd all'interno di una famiglia appartenente al clan Qereqlu degli Afsharidi, una tribù Qizilbash seminomade insediata nelle valli settentrionali della Provincia di Khorasan, una provincia posta nella parte nordorientale dell'Impero persiano.Axworthy, pp. 17–18. Suo padre, Emam Qoli, era un mandriano che aveva svolto anche la professione di sarto.Axworthy, p. 17.
All'età di 13 anni, suo padre morì e Nādir dovette trovare il modo di sostenere la propria famiglia e sua madre. Non aveva fonti di introiti altri che la produzione di legname che poi trasportava e vendeva al mercato. Molti anni dopo, ritornando trionfante dalla sua conquista di Delhi, guidò il suo esercito verso il suo luogo di nascita e tenne un discorso ai suoi generali circa i primi anni della sua vita e le sue privazioni. Disse in quell'occasione: "Vedete ora quale grandezza mi ha esaltato; quindi da qui ho imparato a disprezzare gli uomini di bassa estrazione". È pur vero che Nādir, sin dalla gioventù e per tutta la sua vita, ebbe poca considerazione nei confronti dei poveri e badò sempre e solo alla propria esaltazione ed alle proprie promozioni. La leggenda vuole che nel 1704, quando aveva circa 17 anni, una banda di mandriani uzbechi tatari invadesse la provincia di Khorāsān, dove Nādir viveva con sua madre. Questi uccisero molti contadini. Nādir e sua madre furono tra coloro che vennero schiavizzati. Sua madre morì in cattività, mentre Nādir riuscì a scappare e a ritornare nella provincia del Khorāsān nel 1708. Vivendo nelle circostanze più disperate, lui coi suoi amici si dedicavano a furti di pecore per poi rivenderle al mercato. Coi soldi fatti si spostarono verso le montagne.
Vivendo da fuggitivo, Nādir si presentò a un certo punto a un nobile persiano che lo impiegò come suo corriere per importanti messaggi alla corte reale di Isfahan dal 1712, accompagnato da un secondo corriere in queste missioni. In uno di questi viaggi, Nādir uccise il suo compagno corriere perché lo rallentava troppo, così disse, ma in realtà è probabilmente perché egli voleva ricoprire da solo quella posizione di prestigio per il suo padrone.
Alla corte di Sultan Husayn a Iṣfahān, Nādir diede una versione così convincente dell'uccisione del suo compagno che venne perdonato ed inviato dal suo padrone con doni. Ad ogni modo, al suo ritorno trovò il suo padrone indispettito. Dall'espressione del suo volto, Nādir comprese che il suo padrone non aveva assolutamente creduto alla sua versione dei fatti ed era intenzionato a ucciderlo. A complicare la faccenda egli si era innamorato follemente della figlia dell'aristocratico, ma il suo padrone si rifiutò categoricamente di considerare quel matrimonio. Per questo disaccordo e nell'intento di difendersi, Nādir uccise anche il nobiluomo e fuggì verso le montagne con la figlia dell'uomo che già portava in grembo il loro primogenito, Reza Qoli Mirza. Altri servi del defunto aristocratico si unirono a Nādir e formarono una banda di briganti che si dedicò a furti nella provincia del Mazanderan.
Caos politico
Nādir crebbe durante gli ultimi anni di governo della dinastia Safavide che aveva retto le sorti della Persia dal 1502. Al suo picco di importanza, sotto figure come ʿAbbās il Grande, la Persia safavide era stata un potente impero, ma all'inizio del XVIII secolo lo stato era in serio declino e lo scià regnante, Sulṭān Ḥusayn, appariva un sovrano debole. Quando Sulṭān Ḥusayn tentò di reprimere una ribellione degli afghani Ghilzai a Kandahar, il governatore da lui inviato (Gurgin Khan) venne ucciso.
Sotto il loro capo Mahmud Hotaki, gli Afghani ribelli si mossero verso ovest contro lo scià stesso e nel 1722 sconfissero le forze imperiali nella Battaglia di Gulnabad assediando la capitale, Isfahan. Dopo che lo scià fallì nel suo tentativo di fuga e di radunare altrove un esercito come aveva progettato di fare, la città rimase alla carestia e Sulṭān Ḥusayn abdicò, lasciando il potere a Maḥmūd. Nel Khorasan, Nadir dapprima tentò di sottomettere il governatore locale afghano di Mashhad, Malek Maḥmūd, e poi si ribellò costruendo un proprio piccolo esercito. Il figlio di Sulṭān Ḥusayn si era nel frattempo autoproclamato Shāh Tahmasp II, ma aveva trovato ben poco supporto ed era stato costretto a trovare rifugio presso la tribù Qajar, che gli offrì di sostenerlo. Nel frattempo, inoltre, il rivale della Persia, l'Impero ottomano alleato coi Russi, aveva colto l'occasione del caos interno al paese per dividersi i suoi territori.This section: Axworthy pp. 17–56
Nel 1722, la Russia, guidata da Pietro il Grande aiutata da alcuni reggenti caucasici che avevano in odio l'Impero safavide come Vakhtang VI, lanciarono la Guerra russo-persiana (1722-1723) nella quale la Russia riuscì a conquistare alcuni territori persiani del Caucaso settentrionale e meridionale, oltre a buona parte dell'entroterra settentrionale della Persia. Tra questi territori era incluso il Daghestan (con la città di Derbent), Baku, Gilan, Mazandaran e Astrabad. Le regioni ad ovest di questi confini, i territori iraniani di Georgia e Azerbaigian con l'Armenia vennero sottomessi ed annessi dagli Ottomani. Le nuove acquisizioni di Russi e Ottomani vennero confermate dalla firma del Trattato di Costantinopoli del 1724.
Interregno della dinastia Hotak
Tahmāsp e i capi Qajar, Fatḥ ʿAlī Khān (antenato di Agha Mohammad Khan Qajar) contattarono Nadir e gli chiesero di aderire alla loro causa per scacciare gli afghani Ghilzai dal Khorāsān. Nādir accettò e divenne ben presto una figura principale nell'operazione. Quando Nādir scoprì che Fatḥ ʿAlī Khān era in corrispondenza segreta con Malek Maḥmūd rivelò questo fatto allo scià e Tahmāsp lo fece giustiziare e nominò Nādir quale nuovo capo del suo esercito. Nādir prese quindi il titolo di Tahmāsp Qolī (Servo di Tahmāsp). Sul finire del 1726, Nādir riprese Mashhad.Axworthy, pp. 57–74.
Nādir scelse di non marciare direttamente su Iṣfahān. Dapprima, nel maggio del 1729, sconfisse gli Afghani Abdalidi presso Herat e molti di loro in seguito si unirono alla sua armata. Il nuovo scià degli Afghani Ghilzai, Ashraf, decise di muoversi contro Nādir ma nel settembre del 1729 il generale persiano lo batté nella battaglia di Damghan e nuovamente nel novembre di quell'anno a Murchakhort, bandendo così gli Afghani per sempre dal suolo persiano. Ashraf fuggì e Nādir poté infine entrare a Iṣfahān, consegnandola a Tahmāsp nel dicembre di quello stesso anno. La gioia dei cittadini venne ben presto disillusa quando Nādir saccheggiò la città per ripagare il suo esercito. Tahmāsp nominò Nādir governatore delle province orientali dell'impero, tra cui quella sua nativa di Khorāsān, e gli diede in moglie sua sorella. Nādir inseguì e sconfisse Ashraf, che venne ucciso infine dai suoi stessi commilitoni.Axworthy, pp. 75–116. Nel 1738 Nādir Shāh assediò e distrusse l'ultima fortezza Hotak a Kandahar. Costruì una nuova città nei pressi di Kandahār che nominò "Nāderābād".Encyclopedia Iranica.
La prima campagna ottomana e la riconquista del Caucaso
Nella primavera del 1730, Nādir attaccò il grande rivale della Persia, l'Impero ottomano, e riottenne molti dei territori persi durante gli ultimi tumulti nell'Impero persiano. Nel contempo, gli Afghani abdalidi si ribellarono e assediarono Mashhad, costringendo così Nādir a sospendere la sua campagna per salvare suo fratello, Ebrāhīm. Nādir impiegò quattordici mesi per sedare la rivolta.
Le relazioni tra Nādir e lo scià si erano incrinate sempre più dal momento che quest'ultimo era divenuto geloso dei successi militari del suo generale. Mentre Nādir era assente impegnato nella guerra ad est, quindi, Tahmāsp tentò di prendere personalmente il controllo della situazione dell'esercito lanciando una fallimentare campagna per riprendere il controllo di Erevan. La campagna si concluse con la perdita di tutte le recenti acquisizioni che Nādir aveva ottenuto dagli Ottomani, e con la firma di un trattato che cedeva la Georgia e l'Armenia ai Turchi in cambio della città di Tabriz. Nādir, furioso, vide che il momento era opportuno per estromettere Tahmāsp dal potere. Egli denunciò pubblicamente il trattato, cercando supporto popolare per una guerra contro gli Ottomani. A Iṣfahān, Nādir trovò Tahmāsp ubriaco e lo mostrò ai cortigiani chiedendo se un uomo del genere fosse adatto per essere il loro sovrano. Nel 1732 fu Nādir a costringere Tahmāsp ad abdicare in favore di suo figlio ancora infante, ʿAbbās III, per conto del quale Nādir divenne reggente.
Nādir decise di continuare la guerra del 1730-35, che poté riottenergli i territori dell'Armenia e della Georgia oltre ad assediare la città ottomana di Baghdad che egli offrì in cambio delle province perdute, ma i suoi piani vennero compromessi quando il suo esercito venne battuto dal generale ottomano Topal Osman Pascià presso la città nel 1733. Nādir decise che era necessario riprendere l'iniziativa bellica quanto prima per salvare la sua posizione in quanto alcune rivolte già erano scoppiate in Persia. Fronteggiò quindi Topal, lo sconfisse e lo uccise. Assediò quindi Baghdad e Ganja nelle province settentrionali, cercando addirittura di stringere un'alleanza coi russi in funzione anti-turca. Nādir ottenne una grande vittoria sulle forze ottomane nettamente superiori a Baghavard e dall'estate del 1735, l'Armenia e la Georgia poterono dirsi nuovamente persiane. Nel marzo del 1735, siglò un trattato con i russi a Ganje col quale questi ultimi si accordarono per ritirare tutte le loro truppe dal territorio persiano,Elton L. Daniel, The History of Iran (Greenwood Press 2000), p. 94.Lawrence Lockhart Nadir Shah (Londra, 1938). che venne restaurato alla situazione del Trattato di Resht del 1732, riportando l'egemonia persiana sul Caucaso e sull'Iran.
Ascesa al trono