Biografia

Figlio di Antonio e Antonietta Di Pasquale, trascorse l'infanzia ad Andria, città in cui era radicata una vivace tradizione pittorica locale (la cosiddetta "scuola andriese") a cui appartenevano artisti come Giuseppe Pàstina, Nino Vaccarella e Riccardo Tota. Rimasto orfano all'età di sette anni, cresce tuttavia in condizioni di precarietà economica.

Come molti della sua generazione, fu chiamato alle armi giovanissimo e nel 1917 viene arruolato in artiglieria ed assiste alla disfatta di Caporetto. Combatté sul Piave e a Vittorio Veneto come uno dei "ragazzi del '99". Terminata la guerra, si iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove si diplomò nel settembre 1921. Contemporaneamente viene assunto come disegnatore tecnico nel Servizio Geologico del Ministero dell'Agricoltura.

Nel 1927 sposò Incoronata Calambrit, originaria di Lavello, città in cui dal 1930 e per circa un ventennio trascorse spesso le vacanze, trovandovi insieme a Roma una seconda patria d'adozione. Nella capitale si stabilì definitivamente, svolgendo tra l'altro la carica di direttore dell'Ufficio Geologico ministeriale, e dedicandosi parallelamente all'insegnamento dell'arte applicata e all'attività pittorica.

La sua carriera espositiva fu intensa e internazionale. Nel 1929 fu recensito sulla rivista parigina La Revue Moderne dal critico Clement Marro, e nel 1936 inaugurò una personale alla galleria "La Barcaccia" in Piazza di Spagna a Roma. Partecipò inoltre ad alcune Quadriennali di Roma, al Premio Michetti, alle mostre degli Amatori e Cultori di Belle Arti e a numerose esposizioni regionali in Puglia. Fu anche illustratore di periodici, tra cui L'Idea di Andria, e apprezzato critico d'arte, autore tra l'altro di uno studio su Giuseppe Pàstina del 1942.

Dai primi anni Cinquanta instaurò un solido rapporto di amicizia con Giorgio De Chirico, di cui era un autentico estimatore, apprezzando la capacità di dare alla sua pittura ad olio la luminosità dell'acquarello.Vincenzo Masi, Alfonso di Pasquale pittore, la vita e le opere, Lavello, 2013 Nel corso della carriera produsse oltre cinquecento opere, tra paesaggi, ritratti e scene di figura. Alla sua morte nel 1987, il figlio donò 237 dipinti alla città di Andria: una parte è esposta in modo permanente alla Biblioteca Comunale "Giuseppe Ceci", una parte nel Palazzo di Città.

Stile La pittura di Di Pasquale rientra in una tradizione classica e figurativa, che va da un personale impressionismo-postmacchiaiolo al neoclassicismo del Novecento italiano, con riferimenti alla linea Pàstina-Toma-Piccinni-De Nittis. La sua ricerca si concentrava sulla percezione dal vero della natura, delle figure umane e dell'architettura, affrontando con rigore il problema della luce naturale senza però fermarsi alla semplice impressione. Caratteristica della sua prospettiva è una visuale alta e dominante, che inclina sul soggetto incrociandosi con un'ampiezza orizzontale, interpretata dalla critica come espressione di apertura e cordialità verso il mondo. Giorgio De Chirico, con cui intrattenne un rapporto di stima reciproca, era incuriosito dalle sue tecniche cromatiche, definendole "misteriose alchimie". Di Pasquale stesso amava richiamarsi al motto latino Nulla dies sine linea, rivisitato in Nulla linea sine magnanimitate.

Fu critico severo delle avanguardie come surrealismo, astrattismo, ermetismo, che giudicava espressioni di "vuoto cerebrale". La sua opera è stata accostata al Realismo Esistenziale, la tendenza che, da Carrà a Carlo Levi, da Sironi a Usellini, coniugava impegno e figurazione.

Note

Bibliografia