Fu la seconda consorte del «dux Romanorum» e «corrector totius Orientis» Settimio Odenato, signore della città di Palmira e generale romano. Zenobia istigò il nipote Meonio (che in seguito fece giustiziare) ad assassinare Odenato e il suo figliastro Settimio Erodiano (Hairan), assumendo essa stessa il governo di Palmira. Trasformò il suo Stato in una monarchia indipendente dall'Impero romano, il Regno di Palmira, e si autoproclamò Augusta, attribuendosi il titolo divino Discendente di Cleopatra e nominando il proprio figlio Vaballato Augusto.

Biografia

Zenobia attuò una politica ostile all'Impero romano e favorevole ai Persiani di Sapore I, lanciando il suo esercito, guidato dal capace generale Zabdas, alla conquista dei territori soggetti ai Romani; accrebbe i propri domini con l'occupazione dell'Egitto, della Bitinia, della Siria e di una parte di Asia Minore ed Arabia; tutte queste conquiste e il fatto che essa stessa, a cavallo, conducesse gli eserciti in battaglia, le valsero il titolo di «Regina guerriera».Mochi Sismondi, p. 27.

Fu sconfitta infine dall'imperatore Aureliano durante le sue campagne orientali, che si conclusero con la cattura della regina e la conquista della capitale Palmira, al termine di un lungo assedio.

Famiglia, discendenza e infanzia

Zenobia era nata e cresciuta a Palmira, in Siria.

Il suo nome romano era Iulia Aurelia Zenobia, anche se gli scrittori latini e greci la citano semplicemente come Zenobia, (in greco: ἡ Ζηνοβία) o come Settimia Zenobia – nome che acquisì mediante matrimonio con Settimio Odenato. Gli scrittori in lingua araba si riferiscono a lei come "al-Zabba'" (الزباء); la forma aramaica del suo nome, Bath-Zabbai (בת זבי), fu quella usata per firmare i documenti ufficiali.

Apparteneva ad una famiglia di discendenza aramaica-seleucide; essa stessa affermò che la sua stirpe dalla linea seleucide e quindi ellenistica, discendeva da Cleopatra VII d'Egitto e, quindi, dai Tolomei.

Atanasio di Alessandria la denunciò come «una seguace ebrea di Paolo di Samosata»; il che spiegherebbe il suo particolare rapporto con i rabbini.

Più tardi fonti arabe fornirono indicazioni della sua origine araba, sostenendo che il suo nome originale fosse Zaynab. Al-Tabari, per esempio, scrive che apparteneva alla stessa tribù, proprio come il suo futuro marito, degli 'Amlaqi, che era una delle quattro tribù originarie, stanziate a Palmira. Secondo lui, il padre di Zenobia, 'Amr ibn al-Ẓarib, era lo sceicco dell'Amlaqi. Dopo una lotta contro dei membri del rivale Tanukh, fu ucciso e Zenobia divenne il nuovo capo della 'Amlaqis, conducendoli nel loro stile di vita nomade per i pascoli estivi e invernali.

Il nome romano di suo padre era "Iulius Aurelius Zanobi" (italianizzato in Giulio Aurelio Zenobio), con il gentilicium "Aurelio", dimostrando che i suoi antenati paterni ricevettero la cittadinanza romana sotto Antonino Pio (al governo: 138-161) o Marco Aurelio (al governo: 161-180) o Commodo (al governo: 180- 192).

Zanobi è stato governatore di Palmira nel 229. In greco il nome di suo padre era Antioco, secondo le iscrizioni trovate a Palmira. Tuttavia, secondo la Historia Augusta (Aurel. 31.2), il suo nome era Achille e il suo usurpatore fu un tale chiamato Antioco (Zosimo. 1.60.2).

Zenobia affermò di discendere da Semiramide, da Didone, regina di Cartagine e dalla regina tolemaica Cleopatra VII d'Egitto.

Se non vi è alcuna prova concreta di questo, si sa per certo però che ella possedeva alcune conoscenze della lingua egizia, mostrò una predisposizione verso la cultura egiziana, e tutto questo potrebbe esserle stato trasmesso da parte della madre, di probabili origini egiziane. Secondo la Storia augustea, una dichiarazione imperiale da lei emanata nel 269, rivolta ai cittadini di Alessandria d'Egitto, che era appena stata occupata dalle truppe palmirene, definisce la città come "la mia città ancestrale". Inoltre nelle "Storie di Alessandria" di Callinico, il sofista dedicò un ciclo di dieci libri alla città egizia e a una "Cleopatra", che non può che essere Zenobia. Callinico fu consigliere presso la corte di Zenobia a Palmira.

Fonti classiche e arabe descrivono Zenobia come bella e intelligente, con una carnagione scura, i denti bianchi perlati e luminosi occhi neri. Si diceva che fosse ancora più bella di Cleopatra, ma che differisse dalla regina egizia per la sua reputazione di estrema castità. Fonti descrivono anche che Zenobia si comportasse come un uomo, amando l'equitazione, la caccia e bevendo di tanto in tanto con i suoi ufficiali e specialmente con il suo generale favorito, il capace Zabdas. Effettivamente il bassorilievo rinvenuto a Palmira e conservato nel Museo Nazionale di Damasco mostra una donna attraente e raffinata ed è uno dei rarissimi ritratti della sovrana.Pini, p. 177.

Ben istruita, parlava fluentemente greco, aramaico ed egiziano, con una conoscenza del latino che si suppone acquisì per aver ospitato salotti letterari e soprattutto perché ella amava circondarsi di filosofi e poeti, il più famoso dei quali è Cassio Longino, che divenne suo primo consigliere.Pini, p. 43.

Conosceva la storia egiziana e di Alessandria tanto bene che ne scrisse un compendio.

Regina del regno di Palmira

Ascesa al potere

Zenobia era diventata la seconda moglie di Settimio Odenato, il Re dei Re di Palmira, nel 258. Aveva un figliastro, Hairan (Settimio Erodiano), un figlio dal primo matrimonio di Odenato. Su un arco delle rovine del Palazzo reale c'è una scritta, "il console illustre nostro signore", dedicato a Odenato da Zenobia.

Intorno al 266 Zenobia e Odenato ebbero un figlio, il secondo erede del sovrano: Lucio Julius Aurelius Settimio Vaballathus Atenodoro. Vaballathus (latino dall'aramaico והב אלת / Wahballat, "Dono della Dea") ereditò il nome del nonno paterno Odenato.

Alla fine del 267 o forse all'inizio del 268 suo marito Settimio Odenato, a cui l'imperatore Gallieno aveva concesso il titolo di re dei re, fu assassinato ad Emesa assieme al figlio Hairan (o Erode o Erodiano)Secondo Andreas Alföldi Hairan era figlio di primo letto, mentre Erodiano era il figlio maggiore di Zenobia. e ad un suo fedele collaboratore, il governatore militare di Palmira, Settimio Vorode. Furono assassinati da MaconioMaconio non riuscì a succedere allo zio (o cugino) perché fu assassinato subito dopo. Maconio forse era stato sobillato dall'imperatore Gallieno, con la promessa di metterlo al posto di Odenato, ma molto più probabilmente da Zenobia, che voleva che ad Odenato succedesse uno dei suoi figli e non Hairan che era figlio della prima moglie del marito., cugino o nipote (a seconda delle fonti) di Odenato, su mandato della stessa Zenobia, che aspirava a governare su Palmira assieme al figlio legittimo, che però era secondogenito di Odenato e quindi sarebbe stato escluso dalla successione.Daniel, p. 32.

Sconfitta dell'imperatore romano Gallieno

Poco dopo la morte del re dei re, sua moglie Zenobia prese il potere,Historia Augusta - Due Gallieni, 13.2-3. in nome del figlio minorenne VaballatoSecondo Andreas Alföldi, Zenobia fu reggente per conto prima di Erodiano, il figlio maggiore, e poi di Vaballato, il minore., che però aveva solo un anno di età, con il sogno e l'ambizione non solo di mantenersi autonoma da Roma, ma di creare un impero d'Oriente da affiancare all'impero di Roma, mentre prima Gallieno e poi Claudio il Gotico erano impegnati nelle guerre di confine contro i Goti.Historia Augusta, Triginta tyranni, 30.1-3.

Nominò allora comandante supremo di tutte le truppe palmirene l'abile e fedele generale Settimio Zabdas. Egli era un formidabile generale; nel guidare il suo esercito, mostrò notevole prodezza: era un "cavallo-cavaliere" in più occasioni pare che avrebbe camminato tre o quattro miglia assieme ai suoi fanti, pur avendo a disposizione cavalli o carri.

Gallieno avrebbe voluto regolare i conti con Zenobia,Historia Augusta - Due Gallieni, 13.4-5. ma fu impossibilitato a recarsi in Oriente, sia dall'invasione dei Goti iniziata nel 267 che dalla grande invasione degli Eruli del 268. La Vita Gallieni riporta che l'imperatore inviò contro Palmira un suo generale, Aurelio Eracliano, nominato dux della spedizione volta a riprendere il controllo della frontiera con la Persia dopo la morte di Odenato nel 267, ma questi fu sconfitto dai Palmireni della regina Zenobia, guidati dal generale Zabdas.Historia Augusta, Vita di Gallieno, 13.4-5. Secondo alcune interpretazioni alternative, questa spedizione non avvenne sotto Gallieno ma sotto il suo successore Claudio il Gotico,Potter. o non avvenne affatto.Watson, Alaric, Aurelian and the Third Century, Routledge, 1999, ISBN 0-415-07248-4, pp. 41-42.

Comunque, alla luce di questi avvenimenti, si rafforzò la convinzione che il regno di Palmira avesse la missione di governare l'Oriente e Zenobia, reggente al posto del figlio Vaballato, ma di fatto unica sovrana, prima concluse un accordo con l'imperatore Claudio II il Gotico, che ratificava la situazione creatasi in Oriente, cioè i confini del regno di Odenato, e solo dopo la morte dell'imperatore Claudio, avvenuta nel 270, guidò la ribellione contro l'autorità imperiale.

Zenobia si autonominò Augusta e proclamò il figlio Augusto. Zenobia conquistò nuovi territori e accrebbe i domini del regno di Palmira, in memoria del marito e per lasciare una cospicua eredità a suo figlio. Inizialmente l'obbiettivo della regina era quello di tutelare l'integrità della parte orientale dell'impero romano dall'impero sasanide di Sapore I, come aveva già fatto in passato il marito Odenato (Campagne sasanidi di Odenato), e mantenere un rapporto di pace con Roma. Per i primi anni Zenobia si era limitata a conservare e rafforzare il regno lasciatole dal consorte (la Cilicia, la Siria, la Mesopotamia e l'Arabia), mantenendo buoni rapporti con Roma.Forrest, p. 51

Tuttavia, sia per gli sforzi di Zenobia che per il momentaneo scarso interesse di Roma a fare valere il proprio dominio su quelle terre, non fecero altro che accrescere la potenza del suo trono e la nascita del regno indipendente di Palmira.

La corte di Zenobia a Palmira

La regina Zenobia teneva a Palmira una corte fastosa e insieme illuminata, frequentata dagli intellettuali del tempo, come il filosofo ateniese Cassio Longino, che, assieme a lei, ne appoggiò il disegno e la strategia politica, o come il generale Zabdas, che ne attuò l'impresa militare di espansione. Il progetto di Zenobia era di rendersi autonoma da Roma e di diventare signora dell'Oriente, riunendo sotto di sé la Siria, l'Egitto, l'Asia Minore, l'Arabia, regioni tutte nominalmente parte dell'impero romano, ma in realtà svincolatesi dal dominio di Roma; questo intento era tutt'altro che irrealistico, considerata la situazione di instabilità politica che minava allora la potenza romana; inoltre questi territori, in cui fianco a fianco, coesistevano etnie, lingue, culture, religioni diverse - la greca, la persiana, la romana, l'ebrea, la siriana - si mostravano tuttavia inclini e disponibili ad assumere una loro propria fisionomia, un profilo in qualche modo connotato e capace di autonomia culturale ed economica, che l'abile politica sincretistica di Zenobia esaltava e favoriva.

La città e la corte di Palmira, più che un simbolo, ne erano la rappresentazione vivente: la vivace e sfarzosa città, che sorgeva in una vasta e lussureggiante oasi nel deserto siriano, era il luogo di incontro delle piste carovaniere, che provenivano dall'estremo Oriente, dall'India, dall'Arabia e dalle coste del Mediterraneo; i continui transiti e scambi, incoraggiati dalle efficienti strutture di accoglienza palmirene, rendevano la città ricca e cosmopolita, così come l'architettura e l'urbanistica riflettevano la coesione delle diverse culture; fiorenti e raffinate, di sapore ellenistico, erano le arti figurative, l'oreficeria, la lavorazione della terracotta e delle composizioni musive.