Il principio di falsificabilità (dal tedesco Fälschungsmöglichkeit, traducibile più correttamente come "possibilità di confutazione") afferma che una teoria è scientifica solo se si espone alla possibilità di essere smentita da esperimenti o osservazioni che potrebbero dimostrarla falsa, secondo il criterio formulato dal filosofo contemporaneo Karl Popper per separare l'ambito delle teorie controllabili, che appartiene alla scienza, da quello delle teorie non controllabili, da Popper stesso identificato con la metafisica.
Descrizione Perché la metafisica non è scienza? La metafisica tuttavia, per Popper, non è un insieme di teorie e fedi prive di senso, come per il neopositivismo; non è nemmeno la "filosofia prima" di Aristotele o in generale la ricerca delle verità ultime e trascendenti. Essa è semplicemente ogni postulato, dotato di senso e significato, che non è scienza perché non è mai falsificabile, ma che può, all'occasione, venire in aiuto alla scienza e al ricercatore fornendogli idee e prospettive per inquadrare i problemi; o può addirittura, col crescere del sapere di sfondo, diventare scienza. In effetti, Popper dimostrò che la "verifica" non è sufficiente quando si vuol garantire la correttezza di una teoria scientifica. Di fatto, le teorie verificate si succedevano senza che nessuna riuscisse ad acquisire una volta per tutte l'infallibilità. Rovesciando l'apparente evidenza secondo la quale la teoria scientifica sarebbe portatrice di certezza, Popper dimostrava che, invece, la caratteristica propria della scientificità di una teoria consiste nel "fallibilismo".Edgar Morin, La conoscenza della conoscenza, Feltrinelli, 1986.
Il concetto popperiano di falsificabilità (che definisce un nuovo criterio di scientificità), si oppone nettamente a quello neopositivista di verificabilità, inteso a definire un criterio di senso per il quale sono significative, cioè dicono qualcosa, solo le asserzioni verificabili induttivamente; le asserzioni delle metafisiche, che non lo sono, non vengono da esso ritenute significative. Un chiaro esempio di pseudo-scienza è l'astrologia, la quale non può essere sottoposta a un vaglio di falsificabilità.
Cosa afferma il criterio Il criterio di falsificabilità afferma dunque che una teoria, per essere controllabile, perciò scientifica, deve essere “confutabile”: in termini logici, dalle sue premesse di base devono poter essere deducibili le condizioni di almeno un esperimento che, qualora la teoria sia errata, ne possa dimostrare integralmente tale erroneità alla prova dei fatti, secondo il procedimento logico del modus tollens, in base al quale, se da A si deduce B e se B è falso, allora è falso anche A. Se una teoria non possiede questa proprietà, è impossibile controllare la validità del suo contenuto informativo relativamente alla realtà che presume di descrivere.
Come ha sottolineato Karl Popper, se una proposta teorica o un'ipotesi non può essere sottoposta a un controllo che possa falsificarla, allora il teorico che l'ha avanzata può suggerire, a partire da essa, qualsiasi altra concezione senza possibilità di contraddittorio: l'ipotesi iniziale può portarci a qualunque conclusione senza che si possa confutarla.Benjamin Libet, Mind time, Cortina 2007
Importanza del criterio L'assunzione del criterio di falsificabilità determina un mutamento di indirizzo nella concezione del metodo scientifico. In primo luogo, il falsificazionismo implica il deduttivismo: la scienza procede per congetture, da cui si deducono conseguenze, che le possono confutare.Di qui il titolo di una delle opere fondamentali di Popper: Conjectures and Refutations, trad. it. Congetture e confutazioni, Il Mulino, Bologna 1972. Una volta che l'induzione per enumerazione si è rivelata fallace a seguito dell'esperimento mentale del «tacchino induttivista»; e che l'induzione per esclusione Basata sulla convinzione, citando dallo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, che «quando hai eliminato l'impossibile, qualsiasi cosa resti, per quanto improbabile, deve essere la verità». è stata destituita di fondamento dall'osservazione che le teorie formulabili sono per principio infinite; l'unica cosa che resta è infatti il metodo deduttivo dei controlli (o metodo ipotetico-deduttivo).
Collegato al deduttivismo è il paradigma della verità come corrispondenza ai fatti, ed il comando metodologico della falsificazione: si deve cercare di confutare una teoria, per eliminare al più presto l'errore e correggerlo. La falsificabilità è l'unico criterio scientifico che abbiamo: una teoria non potrà mai essere verificata del tutto, può essere solo falsificata. Come sostenuto da Albert Einstein, da cui Popper trasse spunto: «nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato».Albert Einstein, lettera a Max Born del 4 dicembre 1926. Una scienza che eviti di scontrarsi con l'errore, immunizzando se stessa contro le critiche per risultare in apparenza sempre vera, non è una scienza:Karl R. Popper, La scienza, congetture e confutazioni, in Congetture e Confutazioni, trad. it., Bologna, Il Mulino, pp. 68-69. Popper fa l'esempio del marxismo e della psicoanalisi come false scienze.False scienze che si sono configurate storicamente come «una specie di sala operatoria in cui è stata praticata tutta una serie di operazioni di plastica facciale (iniezione di ipotesi ad hoc) alla teoria lacerata dalle confutazioni fattuali. [...] Il marxismo, oggi, non è più scienza; e non lo è poiché ha infranto la regola metodologica per la quale noi dobbiamo accettare la falsificazione, ed ha immunizzato se stesso contro le più clamorose confutazioni delle sue predizioni» (cfr.
Falsificazionismo e verosimiglianza Basandosi sulle premesse della sua epistemologia falsificazionista, Popper formulò un duplice criterio logico di verosimiglianza, che dovrebbe guidare il ricercatore nella scelta fra due teorie: se una teoria si rivela sempre errata, si potrà cercare di minimizzare l'errore, cercando teorie sempre più verosimili, in un cammino infinito di approssimazione alla verità. Il criterio logico di verosimiglianza di Popper è così articolato:
Una teoria T2 è migliore di un'altra teoria T1 se: il contenuto di verità di T2 (cioè l'insieme degli esiti veri di questa teoria) è maggiore rispetto a T1, senza che sia maggiore il suo contenuto di falsità (l'insieme dei suoi esiti falsi); il contenuto di falsità di T2 è minore (cioè ha saputo resistere a maggiori tentativi di confutazione) rispetto a T1, senza che sia minore il suo contenuto di verità. In sostanza:
In ogni caso, anche quando una teoria non venga smentita da una serie ripetuta di controlli, questo non costituisce mai una «conferma» di essa, ma solo una sua «corroborazione», a testimonianza della natura mai definitiva del sapere scientifico.
Problemi insiti nel falsificazionismo
Il falsificazionismo dissolve i problemi legati al verificazionismo dei positivisti logici e al metodo induttivoIl falsificazionismo, proposto da Karl Popper, è stato ideato proprio per superare i problemi legati al verificazionismo dei positivisti logici e alla questione dell’induzione. Ecco come si confronta con questi temi:
1. Critica al Verificazionismo: I positivisti logici sostenevano che una proposizione è scientificamente significativa solo se è verificabile empiricamente, ovvero se esistono osservazioni o esperimenti che la confermano. Questo concetto, però, presentava diverse difficoltà. Ad esempio, molte teorie scientifiche avanzate (come quelle della fisica teorica) non sono direttamente verificabili o osservabili, pur essendo comunque fondamentali. Inoltre, il verificazionismo si trova di fronte al problema della demarcazione: come distinguere scienza e pseudoscienza?
Popper risolve questo problema con il falsificazionismo: una teoria è scientifica non perché può essere verificata, ma perché può essere falsificata, ossia può essere sottoposta a esperimenti che potrebbero dimostrarla falsa. In questo modo, il criterio di falsificabilità diventa il nuovo criterio di demarcazione tra scienza e pseudoscienza, risolvendo la difficoltà che il verificazionismo incontra con affermazioni non verificabili empiricamente.
2. Il Problema dell'Induzione: L'induzione è il processo di generalizzazione che va da osservazioni specifiche a conclusioni generali, come affermare che “tutti i cigni sono bianchi” dopo aver osservato solo cigni bianchi. Ma l’induzione è problematica, poiché non offre certezza; una singola osservazione contraria potrebbe smentire l’intera teoria. I positivisti logici non avevano trovato una soluzione definitiva per giustificare l'induzione, rendendo la conoscenza scientifica incerta.
Il falsificazionismo di Popper supera questo problema eliminando la necessità dell’induzione. Popper sostiene che non si possa mai confermare una teoria in modo definitivo; possiamo solo tentare di falsificarla. Se una teoria sopravvive a molteplici tentativi di falsificazione, la consideriamo corroborata, ma mai definitivamente “vera” o “confermata”. In questo modo, il falsificazionismo si basa su un modello critico piuttosto che su un accumulo di conferme induttive.. Tuttavia non è privo di talune incertezze sul piano logico. In primo luogo, è sempre possibile in linea di principio formulare ipotesi scientificamente valide sul piano del metodo, che pretendano di confutare lo stesso protocollo falsificante della vecchia teoria. La possibilità del moltiplicarsi delle ipotesi ad hoc, tese a evitare la falsificazione, rende pertanto comunque difficile, in linea di principio, comprendere in che cosa differisca una teoria scientifica da una teoria metafisica, anch'essa, e per definizione, sempre verificabile, perché sempre disponibile a nascondersi dietro il paravento teorico di ragionamenti che eludono la confutazione. Il problema è complicato da alcune prese di posizione dei filosofi analitici del linguaggio religioso, che finiscono per avere peso sulla distinzione più generale fra scienza e metafisica. Hick ad esempio descrive il linguaggio religioso (e per estensione, quello delle metafisiche) come soggetto a falsificazione non definitiva. Un altro teologo avvezzo ai metodi della filosofia analitica, Mitchell, ha parlato poi di verifica escatologica della religione (essendo l'esperienza della morte, "l'ultimo angolo della via", in greco l'éskhaton, il luogo della sua conferma o smentita). Critiche massicce al falsificazionismo vengono poi dall'epistemologia anarchica di Paul Feyerabend, che in Contro il metodo ha appuntato i suoi strali contro il falsificazionismo popperiano e i suoi editti (per quanto il Popper contro cui Feyerabend polemizza non sempre corrisponda ai toni sfumati del vero pensiero di Popper). Il risultato che emerge da queste critiche è riassumibile nei seguenti punti (collegabili con la tesi di Quine-Duhem, circa l'impossibilità dellexperimentum crucis in fisica e della falsificazione conclusiva):
il falsificazionismo pretende di distinguere una teoria controllabile da una incontrollabile, dicendo che una teoria controllabile può essere confutata dall'esperienza; tuttavia nulla vieta di tentare di confutare in maniera metodologicamente coerente la confutazione di una teoria; allo stesso modo, una teoria di principio incontrollabile può essere criticata adottando prospettive di metodo ad essa opposte o contrarie; teniamo presente che, per Popper, una teoria incontrollabile contiene comunque degli indirizzi di metodo; nulla vieta al sostenitore di una teoria incontrollabile, intesa come assunzione di un indirizzo di metodo, di tentare una controcritica perfettamente coerente; sul piano puramente logico, non esiste pertanto alcuna effettiva possibilità di distinguere la controcritica metodologicamente coerente di una metafisica e la controconfutazione metodologicamente coerente di una teoria scientifica;