Padre fondatore degli Stati Uniti d'America, fu il primo presidente a vivere alla Casa Bianca.

Biografia Primi anni

Adams nacque a Braintree, nel Massachusetts, il 30 ottobre 1735, da una famiglia di coloni inglesi benestanti. Infatti suo padre, John Adams senior, era un piantatore la cui famiglia era originaria del Devonshire e si vantava di possedere da oltre un secolo terre e case nel New England. La madre era invece Susanna Boylston. Dopo la laurea in legge, ottenuta a Harvard nel 1755, Adams divenne prima maestro di scuola e poi, ottenuta l'abilitazione giuridica nel 1758, intraprese la carriera forense e si mise in luce come ottimo oratore e abile avvocato.

Durante gli anni della guerra franco-indiana, Adams andò sviluppando la teoria secondo la quale anche le tredici colonie inglesi in America avrebbero potuto divenire una nazione unita e potente, sganciata politicamente dalla madrepatria. Per questo motivo, Adams fu un fervente sostenitore delle prerogative delle colonie contro le imposizioni della corona inglese: ad esempio, nel 1765 prese posizione contro l'attuazione dello Stamp Act, che imponeva un'imposta sul bollo che veniva impresso su documenti, giornali e fatture commerciali, suscitando nelle colonie una vivace protesta. Anche Adams supportò le argomentazioni presentate dai Whigs del Massachusetts contro la tassazione senza rappresentanza parlamentare, venendo scelto come uno dei rappresentanti della città di Boston per perorare questa tesi (divenuta poi il cavallo di battaglia dei rivoluzionari americani) di fronte al governatore e al consiglio coloniale.

Negli anni che precedettero la Guerra d'indipendenza americana, Adams si avvicinò alla politica e pubblicò alcuni saggi sui tipi di organizzazione sociale e politica delle comunità di coloni nel Nuovo Mondo, come Novanglus or history of the dispute with America, pubblicato nel 1764 in cui si riassumeva questa tesi: ossia che le colonie non avevano mai riconosciuto l'autorità del Parlamento di Londra, anzi avevano più volte protestato contro di esso per la mancanza di rappresentanza parlamentare da parte delle colonie americane. Esse avevano solo fatto delle concessioni, ma non per i loro affari interni, bensì sulle relazioni con la madrepatria, come gli Acts of Trade (leggi sul commercio), che erano stati accettati dalle colonie come dei veri e propri trattati di commercio, da considerarsi come volontaria cessione di poteri da parte di esse, che consentiva al Parlamento inglese di intervenire sulle relazioni commerciali con i coloni, non nei loro affari interni. Questa posizione fu sostenuta da Adams per tutta la durata della rivoluzione americana come bandiera ideologica dei rivoltosi.

Pratica legale e matrimonio

Alla fine degli anni 1750, Adams si innamorò di Hannah Quincy; era pronto a farle la proposta, ma fu interrotto dagli amici e il momento andò perduto. Nel 1759, conobbe la quindicenne Abigail Smith, sua cugina di terzo grado, tramite il suo amico Richard Cranch, che corteggiava la sorella maggiore di Abigail. Inizialmente Adams non fu impressionato da Abigail e dalle sue due sorelle, scrivendo che non erano "affettuose, né franche, né sincere". Col tempo, Adams si avvicinò ad Abigail. Si sposarono il 25 ottobre 1764, nonostante l'opposizione della madre di Abigail.

John e Abigail ebbero sei figli: Abigail (nota come "Nabby") nel 1765, John Quincy nel 1767, Susanna nel 1768, Charles nel 1770, Thomas nel 1772, ed Elizabeth nel 1777. Susanna morì quando aveva un anno, mentre Elizabeth nacque morta. Tutti e tre i figli di Adams divennero avvocati.

Congresso Continentale

Il ruolo durante la Rivoluzione americana

In virtù delle sue accese idee di autonomia delle colonie, Adams nel 1774 e nel 1775 fu il delegato del Massachusetts al primo e al secondo Congresso continentale tenutosi a Filadelfia: qui fu uno dei più accesi sostenitori della secessione e dell'indipendenza delle colonie dall'Inghilterra e tra i promotori dell'affidamento del comando in capo del neo-costituito esercito rivoluzionario al virginiano George Washington, che aveva grande esperienza militare per via della sua partecipazione alle guerre franco-indiane. Adams fece inoltre parte del comitato di redazione che preparò la Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America, proclamata il 4 luglio 1776.

Contrario a un'alleanza politica e militare con la Francia e desideroso piuttosto del mantenimento di uno status quo della futura nazione americana con le potenze europee, nel 1778 Adams raggiunse Benjamin Franklin in Europa, in qualità di rappresentante diplomatico a Parigi, al posto di Silos Deane, giungendo nella capitale francese quando il trattato di alleanza franco-statunitense era stato già firmato, il 6 febbraio di quell'anno. Rientrato in America, fu subito rimandato in Europa nel settembre del 1779 come ambasciatore a Londra, dove pareva possibile un'intesa tra i ribelli e il governo inglese. Fallite le trattative, Adams nel luglio del 1780 fu a L'Aia, dove negoziò con successo il prestito olandese alle colonie americane e stipulò un trattato di amicizia e commercio che, nella sua ottica, doveva allargare l'impegno diplomatico americano per contrastare l'influenza francese. Proprio per dar vita a una politica estera statunitense indipendente, come diplomatico a Parigi tra il 1782 e il 1783 insieme a Franklin, negoziarono il trattato di Parigi del 3 settembre 1783, che mise fine alla guerra con la Gran Bretagna con il riconoscimento dell'indipendenza delle tredici colonie. Durante i negoziati, Adams sostenne la tesi dell'isolamento in seno alla delegazione statunitense, volendo condurre direttamente le trattative con i plenipotenziari inglesi senza consultare il governo francese, secondo le istruzioni del Congresso continentale.

Vicepresidente Vicepresidente degli Stati Uniti

Conclusa la pace e cessate le ostilità, nel 1785 Adams fu nominato ambasciatore a Londra, dove scrisse un'opera politica, Defense of constitution of the government of United States, pubblicato nel 1788, dove espose le sue concezioni politiche. All'inizio del 1789, rientrato negli Stati Uniti dopo quattro anni di attività diplomatica, fu eletto come primo vicepresidente del Paese, con George Washington come presidente eletto. Giunto a New York prima di Washington, Adams giurò come vicepresidente il 21 aprile 1789, nove giorni prima del giuramento di Washington stesso.

Il periodo della sua vicepresidenza, durata otto anni, fu oscuro e tormentato, a partire dai non facili rapporti con Washington, a causa sia del suo carattere che delle sue teorie politiche, che lo portarono ad aderire, nel 1792, al Partito Federalista, fondato da Alexander Hamilton, segretario al tesoro della prima amministrazione statunitense, che sostenevano la creazione di un governo centrale forte e di una politica economica protezionistica che favorisse l'industria e il commercio. In netta contrapposizione con questa visione politica c'era Thomas Jefferson, primo Segretario di Stato di Washington, uno degli autori della Dichiarazione d'indipendenza, il cui partito, il Partito Democratico-Repubblicano propugnava l'autonomia dei singoli Stati rispetto al governo federale e un'economia basata sulla piccola proprietà fondiaria. I contrasti in seno all'amministrazione federale spinsero nel 1793 Jefferson a dimettersi, mentre Adams, pur riconfermato alla vicepresidenza anche durante il secondo mandato di Washington, nell'ultimo periodo fu quasi del tutto emarginato dal presidente.

Elezioni del 1796

Le elezioni del 1796 furono le prime elezioni presidenziali americane contestate. George Washington era stato eletto due volte all'unanimità, ma durante la sua presidenza, profonde divergenze filosofiche tra le due figure di spicco dell'amministrazione – Hamilton e Jefferson – avevano causato una spaccatura, portando alla fondazione dei partiti federalista e repubblicano. Quando Washington annunciò che non si sarebbe candidato per un terzo mandato, iniziò un'intensa lotta partitica per il controllo del Congresso e della presidenza.

Come nelle due precedenti elezioni presidenziali, nel 1796 non furono proposti candidati tra cui gli elettori potessero scegliere. La Costituzione prevedeva la nomina di grandi elettori che avrebbero poi eletto il presidente. In sette stati gli elettori sceglievano i grandi elettori presidenziali. Nei restanti nove stati, questi venivano scelti dalla legislatura statale. Il favorito repubblicano era Jefferson. Adams era il favorito federalista. I repubblicani tennero un caucus di nomina del Congresso e nominarono Jefferson e Aaron Burr come loro candidati alla presidenza.

Con il progredire della campagna, tra Hamilton e i suoi sostenitori crebbero i timori che Adams fosse troppo vanitoso, ostinato, imprevedibile e testardo per seguire le loro direttive. In effetti, Adams non si considerava un membro forte del Partito Federalista. Aveva osservato che il programma economico di Hamilton, incentrato sulle banche, avrebbe "truffato" i poveri e scatenato la "gangrena dell'avidità". Desiderando "un presidente più malleabile di Adams", Hamilton manovrò per far pendere la bilancia elettorale a favore di Pinckney. Costrinse gli elettori federalisti della Carolina del Sud, impegnati a votare per il "figlio prediletto" Pinckney, a disperdere i loro secondi voti tra candidati diversi da Adams.

La presidenza Inaugurazione

Dopo il rifiuto di Washington a ricoprire un terzo mandato, nel novembre del 1796 Adams fu il candidato del suo partito per le elezioni presidenziali, sfidando il rivale Jefferson. All'epoca il sistema elettorale statunitense prevedeva che il candidato che raccoglieva il maggior numero di voti diveniva presidente, mentre il secondo arrivato sarebbe divenuto vicepresidente; ciò favoriva l'elezione di politici di schieramenti diversi. Adams riuscì a vincere con 71 voti, mentre il suo candidato alla vicepresidenza, Thomas Pinckney, ottenne 59 voti, venendo superato però da Jefferson per soli nove voti di differenza; di contro l'aspirante compagno di corsa di Jefferson, Aaron Burr, si fermò al quarto posto con 30 voti.

Fu così che il 4 marzo 1797 Adams succedette a Washington nella carica di presidente degli Stati Uniti d'America, mentre il suo rivale Jefferson divenne il suo vicepresidente. Gli anni della presidenza furono i più duri e i più difficili per il politico statunitense: il suo mandato fu infatti tormentato dai contrasti con le più eminenti personalità politiche del tempo (Washington, Jefferson, Hamilton), alimentati dalle tendenze autoritarie del nuovo presidente.

Commissione di pace fallita e affare XYZ