Campo Soriano è un'area naturale nei comuni di Terracina e Sonnino, in provincia di Latina, oggi compresa nel Parco Naturale Regionale dei Monti Ausoni e del Lago di Fondi. È l'unico Monumento Naturale italiano ad essere riconosciuto dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (agenzia dell'ONU), nonché il primo del Lazio ad esser stato istituito; correva l'anno 1985. Ubicato a una quota di 360 metri circa sul livello del mare, è un fondovalle carsico racchiuso tra Monte Romano (la cima più alta), Monte Pannozzo, Monte Pecorone e Monte Cavallo Bianco.Codice EUAP 0705
Storia Nel febbraio 1978 una società di Cassino, la STEMAR, grazie alle norme della vigente legge mineraria, poté annunciare, con una semplice nota al Distretto Minerario di Roma e col supporto dei comuni di Terracina e Sonnino, l’indizione di attività estrattive per la raccolta della breccia marron, pregiato materiale utilizzato per la realizzazione di pavimentazioni allora di moda. Nacque dunque un fronte di opposizione formato da locali, ambientalisti e politici che vollero salvaguardare l’integrità del paesaggio.
Già dal tempo, si capì l'importanza di preservare il patrimonio naturale dell'area: alterandone la superficie, sarebbe stato compromesso anche il complesso sistema di filtraggio delle acque nel sottosuolo, danneggiando quindi sia il delicato equilibrio biologico superficiale sia quello del bacino idrico sottostante. Furono molteplici le vicissitudini di blocco e sblocco dei lavori: venne aperto un contenzioso giuridico che portò finalmente all’istituzione del Monumento Naturale di Campo Soriano, con l’approvazione della legge regionale nº 56 del 27 aprile del 1985.
L’importanza geomorfologica e idrogeologica non bastò a tutelare il territorio dallo sfruttamento economico, i cui danni rappresentano ad oggi la cicatrice insanabile di una aspra lotta tra speculatori ed ecosistema. Nel 2002 è divenuto operativo il centro visite del Monumento Naturale dove sono ubicati attualmente lo show-room e la foresteria.
L'area è stata annessa al Parco naturale regionale dei monti Ausoni e del lago di Fondi con la legge regionale nº 21 del 2008, che ha abrogato la legge istitutiva del Monumento Naturale.
Area protetta Ponte fra l'entroterra e il mare, storico terminale di transumanza e frontiera tra i due comuni di Terracina e di Sonnino, l'area protetta di Campo Soriano si estende per 974 ettari in una vasta conca carsica dei monti Ausoni, compresa tra Monte Romano (864m) e Monte Cavallo Bianco, di grande pregio geologico e paesaggistico.
All'interno della legge regionale nº 56 del 1985 si legge la definizione di Monumento Naturale: "per Monumento naturale si intendono habitat o ambienti di limitata estensione, esemplari vetusti di piante, formazioni geologiche o paleontologiche che presentano caratteristiche di rilevante interesse naturalistico o scientifico". Proprio per questo, il fondovalle è di particolare interesse, non solo per i notevoli aspetti paesaggistici ma soprattutto perché, attraverso le rocce affioranti, sono leggibili le tracce di lunghi periodi geologici che hanno interessato l’intero complesso degli Ausoni e gran parte degli Appennini.
Tra la ricca vegetazione svettano proprio gli hum, una peculiarità di Campo Soriano, monoliti carsici più o meno isolati, che emergono dal terreno e che, con l'incessante corrosione dell'acqua meteorica, si sono modellati nel tempo: delle vere e proprie sculture della natura.
La Cattedrale Il più celebre e notevole esempio tra questi, è la Rava di San Domenico, alta circa 18 metri e simbolo indiscusso di Campo Soriano. Talvolta, viene indicata spesso con nomi diversi: Pinnacolo, Piramide di roccia, Carciofo, ma a tutti è nota come La Cattedrale. L'elemento mistico è stato spesso associato all'immagine di questa scultura naturale, vuoi per i richiami a motivi architettonici romanici e gotici, vuoi per la funzione di cippo confinario tra i territori di Terracina e Sonnino, frontiera segnalata da una croce incisa sulle pareti.
Alcuni resti di antichi mattoni, che chiudono una nicchia naturale, sembrano indicare inoltre la sede di una immagine votiva. La dedica della Rava a San Domenico (San Domenico da Sora, venerato particolarmente nelle zone nel Lazio meridionale) è da attribuirsi probabilmente all’insediamento basso-medievale di alcuni monaci benedettini di Fossanova e di Terracina, attivi colonizzatori di molteplici pianori sugli Ausoni.
Tecnicamente, la Cattedrale è un rilievo residuale di calcare che si erge sul fondo di un piano carsico; un hum appunto. Per milioni di anni, le acque meteoriche, caricandosi di anidride carbonica, acquisendo quindi una carica acida che permette la corrosione del carbonato di calcio, maggior componente dei calcari di Campo Soriano, hanno letteralmente scolpito questo panorama. Tuttavia, l'incessante processo carsico non è l'unico agente atmosferico ad averne plasmato le sembianze. I cicli di gelo e disgelo, la forte escursione termica, la radicazione della vegetazione e l'azione di alcuni licheni, hanno contribuito a modellare questi hum così come oggi li osserviamo. Ciò che rimane è la testimonianza di un processo chimico e fisico durato per ben 5 milioni di anni.
Geologia Il carsismo non è un fenomeno esclusivo di Campo Soriano, ma bisogna ammettere che un campionario di fenomenologia carsica di questo genere distribuito in così pochi ettari è sorprendente sotto ogni punto di vista. Quando si parla di carsismo a livello accademico non può non essere citato l'esempio di Campo Soriano. Di fatti, la zona è uno dei pochi punti dell’intero mediterraneo in cui la successione dei fenomeni si presenta più spettacolare e meglio conservata. La geologia è dunque un elemento cardine del territorio. Le rocce carbonatiche, comunemente chiamate "calcari", rendono questo panorama unico nel suo genere.
In era Mesozoica, circa 200 milioni di anni fa, la cosiddetta piattaforma laziale-abruzzese doveva essere ricoperta da un mare poco profondo e relativamente calmo, sul cui fondale si iniziò a sedimentare uno strato sempre più spesso di calcare, che raggiunse i 3 km di altezza. In quel tempo, l'Italia aveva un aspetto ben diverso da quello attuale, che doveva esser simile a quello delle odierne Bahamas. Verso la fine del Giurassico (circa 140-150 milioni di anni fa) iniziò un lieve sollevamento del fondale durato fino al Miocene, periodo compreso dai 7 ai 26 milioni di anni fa, con l’alternanza di periodi di stasi e riprese. Durante il Giurassico, il fondale marino poco profondo permise quindi la proliferazione di vita pelagica, soprattutto di alcuni molluschi preistorici appartenenti alla famiglia delle rudiste.
Le odierne rocce si formarono dunque in seguito alla sedimentazione di carbonato di calcio (CaCO3), prodotto sia dal disfacimento di alghe che di gusci di molluschi e plancton, ma normalmente contenuto in soluzioni nell'acqua marina. Attraverso il processo della diagenesi, questo agglomerato melmoso formò dunque il calcare, dalla massa stratificata più o meno spessa ed omogenea.
In breve, quattro sono le tappe che sintetizzano il processo:
Triassico superiore (circa 200 milioni di anni fa): sviluppo della piattaforma laziale-abbruzzese; Cretaceo superiore (circa 80 milioni di anni fa): formazione della breccia calcarea; Miocene superiore (circa 8 milioni di anni fa): emersione della catena appenninica e dei monti Lepini-Ausoni-Aurunci; Pliocene (circa 5 milioni di anni fa): inizio dell'azione carsica del paesaggio attuale.
In quest'ultima fase geologica le fessure nei calcari permettono all'acqua di infiltrarsi in profondità: in questo modo si crea un labirinto sotterraneo di grotte, pozzi e condotti. Tuttavia, Campo Soriano presenta una specifica particolarità: la vallata chiusa non concede all’acqua una via di uscita se non quella sotterranea. Se il paesaggio epigeo è un raro esempio di bellezza, basti solo immaginare le meraviglie nascoste sotto i nostri piedi.
Il polje di Campo Soriano Campo Soriano è un'ampia porzione di fondovalle pianeggiante cinto da quattro rilievi, con una larghezza tra i 200 e i 300 metri e una lunghezza complessiva di circa 3 chilometri. La vallata viene definita con un termine di origine slava, polje, che significa precisamente "campo piano". Il polje è una vasta dolina di crollo formatasi per effetto di erosione e corrosione durante un periodo lunghissimo. È delimitato da un bordo roccioso ininterrotto che può raggiungere anche una certa altezza. Il fondo è piatto, del tipico colore rosso, e molto fertile in tutta la sua estensione. I terreni carsici sono estremamente asciutti, non a caso non c'è traccia di corsi d'acqua di nessun tipo. Tuttavia, il suolo è fittamente fessurato. L'acqua tende a non fluire giù dai versanti, trattandosi di un fondovalle chiuso, ma permea il terreno finendo nella vasta rete idrica sotterranea composta da grotte, inghiottitoi e laghi che confluiscono in uno degli acquiferi più produttivi del Lazio, che garantisce l'approvvigionamento idrico delle zone circostanti.
Osservando da punti strategici, si possono ripercorrere le tappe dell'evoluzione del bacino carsico: faglia, modellamento glaciale, gelivazione, fase lacustre, svuotamento. Semplificando di molto i fenomeni succedutisi nell’ultimo arco geologico si individuano infine 4 fasi:
La frattura tettonica che separò Monte Cavallo Bianco da Monte Romano, potrebbe essersi generata circa 27 milioni di anni fa, in un periodo di assestamenti orografici che interessarono tutto il complesso appenninico. Diversi periodi glaciali modellarono la valle dandole il suo tipico profilo ad U ed ammassando sul fondo rocce e detriti. Durante l’ultima glaciazione, quella di Würm, il cui apice di freddo fu raggiunto circa 60/70 milioni di anni fa, il fondovalle doveva presentarsi ricoperto di ghiacci, anche in periodo estivo. Circa 30 mila anni fa, mentre l’ultima glaciazione cominciava a farsi più mite, il ghiaccio superficiale si sciolse progressivamente, ma sul fondo perdurava una crosta gelida tale da mantenere il terreno impermeabile (permafrost) e rendendo la valle un vero e proprio lago. A partire da 10 mila anni fa, il clima cominciò a stabilizzarsi sui livelli attuali, il permafrost si sciolse e le acque superficiali defluirono nel reticolo carsico sotterraneo fino a raggiungere la falda freatica di base. Campo Soriano acquistò dunque il suo aspetto attuale. Da allora, le acque meteoriche percorrono le stesse vie sotterranee, che le portano a risorgere ai piedi delle montagne in circa 36 ore, alimentando innumerevoli fonti che riforniscono fiumi, canali e lo stesso acquedotto cittadino.
I cosiddetti acquari Come detto in precedenza, il terreno carsico non permette che le acque si trattengano sulla superficie poiché il suolo è fessurato e tendenzialmente arido. Tuttavia, l’unica eccezione sono i cosiddetti acquari, tecnicamente chiamati fosse carsiche. Si tratta di cisterne naturali tipiche del fondovalle di Campo Soriano, e furono sfruttate, come si può immaginare, come riserve d’acqua per l’abbeveraggio del bestiame (si noti il piccolo “scifo”), l’irrigazione delle coltivazioni, e, non molto tempo fa, venivano usati dalle donne del posto per il lavaggio e il trattamento del lino.