Si definisce legge di successione dinastica il complesso di norme che regolano famiglie reali o dinastie in merito alla successione al trono e all'appartenenza alla dinastia stessa, dalla quale deriva il diritto a uno specifico rango, titolo e trattamento, e, conseguentemente, l'idoneità a ricoprire determinate cariche dello Stato, come nel caso della reggenza.

Tale complesso di norme rientra nell'ambito del diritto dinastico e di quello pubblico e si distingue dalla successione civile, regolamentata dal diritto civile. Fondamentale il distinguo tra diritto pubblico e privato, nonché la distinzione tra Stato e famiglia. Come noto infatti le famiglie regnanti presero il controllo dei rispettivi territori in varie modalità che costituiscono juris consuetudo de facto e che contemplano, in aggiunta alla conquista in armi o all'acquisto, i matrimoni, la designazione regia, le elezioni da parte delle rappresentanze, la designazione pontificia, gli accordi internazionali.

Nel corso dei secoli si è assistito a varie tipologie di successione dinastica monarchica, che ne rappresentano consuetudine de facto, tutte generalmente riconosciute come valide, con l'eccezione della sola successione dinastica implicante il mutamento della religione e cultura tradizionale del territorio governato, considerata nulla. I casi di successione monarchica di maggiore rilievo territoriale sul territorio italiano e balcanico/ellenico, a partire dal basso medioevo, sono stati per dinastia regnante:

Successione per matrimonio

Regno di Sicilia - Altavilla/Hohenstaufen; Hohenstaufen/Aragona Jimenez; Trastámara/Asburgo (anche, su scala inferiore, Ducato di Milano - Visconti/Sforza)

Designazione pontificia

Regno di Napoli - Hohenstaufen/Angiò

Elezioni da parte delle rappresentanze

Regno di Sicilia - Angiò/Aragona Jimenez e Borbone/Savoia

Designazione regia

Regno di Napoli - Angiò/Trastámara

Accordi internazionali

Regni di Sicilia e Napoli - Asburgo/Savoia e Asburgo/Asburgo Austria; Asburgo Austria/Borbone

Successione non riconosciuta/nulla - Regni balcanici dipendenti da Costantinopoli conquistati dagli Ottomani

Impero di Costantinopoli; Regno di Morea - Paleologo;

Regno di Macedonia; Principato di Tessaglia - Angelo;

Regno di Bulgaria - Asen;

Regno di Serbia; Principati di Rascia e Zeta - Nemanjic e Brankovic;

Regno di Trebisonda - Comneno.

Introduzione Le norme di successione dinastica stabiliscono i requisiti per la titolarità dei diritti di accesso al trono: esse normalmente distinguono una linea reale o principesca all'interno della quale si trasmette la corona.

Le norme di successione hanno come principale finalità quella di facilitare la trasmissione della corona in modo da evitare dispute per la conquista del potere; per questo motivo esse, normalmente, prevedono dei meccanismi automatici, senza che vi sia bisogno di una preventiva designazione da parte del sovrano "uscente" o di altro organo. Questa automaticità della successione è spesso sintetizzata nella formula "Le roi est mort, vive le roi!".

Le leggi di successione non hanno per oggetto lo Stato, bensì la dinastia che ha giurisdizione sovrana sullo Stato. Per questo motivo, talvolta, dette leggi non si trovano espresse nelle Costituzioni dei Regni, in quanto queste ultime regolano i rapporti tra gli organi dello Stato o stabiliscono i principii fondamentali della convivenza civile nello Stato, mentre per la successione si rinvia, più o meno esplicitamente, a norme - scritte o non scritte - particolari e proprie della dinastia. Talvolta uno Stato dispone di una propria legge di successione che può divergere da quella della dinastia regnante, come nei casi dell'Hannover o del Lussemburgo.

Formazione delle leggi di successione Conclusasi l'epoca carolingia, caratterizzata dal principio di spartizione territoriale tra i discendenti maschi del sovrano, con l'affermarsi delle monarchie dinastiche ereditarie e gettate le prime basi del lungo processo di formazione dello Stato moderno, si diffonde in Europa la legge di primogenitura, normalmente accompagnata dalla prevalenza della discendenza maschile su quella femminile, in modo da rafforzare il potere e la ricchezza della dinastia, evitando il frazionamento di proprietà e diritti. Francia, Italia sabauda, monarchia Asburgica e la maggior parte dei regni e principati tedeschi seguivano la legge salica, che esclude la discendenza femminile dalla successione al trono, salvo estinzione del ramo maschile.

In Spagna è in discussione l'eliminazione della regola di prevalenza della discendenza maschile su quella femminile come già è avvenuto in alcune monarchie nordiche.

Differentemente che in Europa, molti paesi islamici hanno adottato una diversa legge di successione, che non tramanda il potere di padre in figlio, ma "secondo il principio del parente maschio più anziano e capace"R. Owen (2005) Stato, potere e politica nella formazione del Medio Oriente moderno, p.83.: questo avviene tuttora in Arabia Saudita, mentre da poco è stata modificata la successione in Giordania in senso più favorevole alla primogenitura.

In Europa le leggi di successione dinastica cominciano a fissarsi a partire dal XIII secolo e vengono incorporate nelle cosiddette Leggi Fondamentali dello Stato: esse regolano la modalità di successione (ad es. primogenitura maschile), stabilendo quali siano i requisiti per essere considerati candidati alla stessa. Infatti, non basta essere membri della Famiglia Reale, e per rientrare in detta categoria occorre essere legittimi discendenti (per linea usualmente, ma non sempre, maschile) del principe sovrano dello Stato in questione, ma occorre rispettare un codice di onore e di sottomissione alla monarchia che si manifesta in pieno nel contratto matrimoniale: in tutte le leggi di successione dei regni e principati d'Europa si riscontra l'obbligo di contrarre matrimoni tra pari e con il preventivo assenso del sovrano, che in casi del tutto eccezionali può acconsentire a un'unione diseguale o ammettere alla successione rami non dinastici. Questo obbligo di contrarre matrimoni tra pari è previsto da quelle regole che normalmente si fanno rientrare, per estensione, nella categoria di Legge salicasi veda in proposito Enciclopedia Italiana Treccani (1939), voce Matrimonio morganatico..

Un caso storico sulla necessità dell'approvazione regia è offerto da Gastone d'Orléans, fratello del re di Francia Luigi XIII, il cui matrimonio con Margherita di Lorena, perfettamente paritario, venne annullato a causa della mancata autorizzazione del Re, che minacciava l'esclusione del fratello dalla successione. L'autorizzazione negata rientrava nei giochi di potenza tessuti dal re di Francia e dal suo consigliere, il cardinale Richelieu.

Dopo la seconda guerra mondiale, a seguito dell'affermarsi dell'ordine liberal-democratico (a prevalenza repubblicana) internazionale nel quale la rilevanza della monarchia si è ridotta in modo più che sensibile, i matrimonî dinastici e politici sono a loro volta diminuiti. Al recente matrimonio visibilmente diseguale del principe delle Asturie con una borghese non è potuto però mancare il necessario assenso del re. Nei Paesi Bassi il diritto di autorizzare o meno il matrimonio di un membro della famiglia reale è riconosciuto anche al parlamento, che - non essendo stato "consultato" nel 2004 - ha fatto escludere dalla successione il principe Hans Friso a causa delle sue discusse nozze. Per quanto riguarda la discendenza da matrimoni in seguito dichiarati nulli dall'autorità ecclesiastica, normalmente le si riconoscono i diritti di successione come discendenza pienamente legittimaIl canone 1137 del vigente Codice di diritto canonico afferma: "Sono legittimi i figli concepiti o nati da matrimonio valido o putativo"., ma la storia ha dato esempi anche contrari.

Evoluzione storica Ricordiamo alcune date significative nell'evoluzione del diritto di successione al trono in alcuni paesi europei o per alcune dinastie: Danimarca: nuove disposizioni del 1953 che limitano i componenti della Famiglia Reale e gli ammessi alla successione. Regno Unito: Act of Settlement (1701), Royal Marriages Act (1772)Successione britannica. Russia: leggi emanate da Paolo I nel 1797. Italia: Regie Lettere Patenti del 1780, Regio Editto del 1782, Regio Statuto del 1848, Codice Civile del 1865 e del 1942V. Miceli (1913), Principi di diritto costituzionale, p. 486. Due Sicilie: Prammatica Sanzione del 3 ottobre 1759 con cui Carlo III regola la successione dei regni di Spagna, Napoli e Sicilia, nonché del ducato di Parma e Piacenza. Spagna: Pragmatica Sanzione del 1767 emanata da Carlo III (esclude dalla successione chi contrae matrimonio con coniuge non di sangue reale)Successione spagnola.

Modifica delle leggi di successione Il cambiamento delle leggi di successione ha causato nella storia numerosi conflitti tra coloro che perdevano i loro diritti e coloro che invece vi venivano ammessi. Alcuni esempi sono le guerre di successione europee del XVIII secolo o le guerre carliste in Spagna e migueliste in Portogallo. In effetti, similmente a quanto avviene nel diritto internazionale nel caso della formazione di nuove norme consuetudinarie, la modifica di una legge di successione implica la violazione dell'antica legittimità, instaurandone una nuova e causando una serie di dispute connesse alla negazione di diritti acquisiti; è per questo che tale operazione deve avvenire il più possibile in modo condiviso e con il consenso di tutti i principi ammessi alla successione e può eventualmente essere seguita o accompagnata da un pronunciamento del parlamento o degli organi più autorevoli dello Stato.

Tradizionalmente il re, se è sciolto dall'osservanza delle leggi che egli stesso sanziona (legibus solutus, assoluto), è comunque sottomesso alle "leggi fondamentali del Regno", secondo un'espressione in voga ai tempi di Richelieu, cioè le leggi che regolamentano la successione, l'adesione a una certa religione e l'insieme di norme morali e di rispetto delle tradizioni del regno, che in realtà resteranno scarsamente definite e permetteranno l'opera riformistica e razionalizzatrice delle monarchie assolute.

Un cambiamento delle leggi di successione ha anche implicazioni internazionali visto che può alterare gli equilibri di alleanze basati sui rapporti familiari fra dinastie regnanti.

Il caso delle famiglie non regnanti

Se le modifiche alle leggi di successione di una dinastia regnante possono sollevare delle crisi di legittimità, nel caso delle famiglie non più regnanti, queste non fanno altro che alimentare dispute dinastiche che indeboliscono le potenzialità di restaurazione. Occorre vagliare meticolosamente l'autorità con la quale il capo della Casa dà luogo alla modifica, se cioè abbia il potere di farlo, e verificare che tale atto sia riconosciuto come legittimo dagli altri membri. Normalmente, i pretendenti dell'età precedente al secondo dopo guerra, e in particolare i conti di Parigi, quando ancora vivo era il principio monarchico, si riconoscevano esclusivamente il diritto di interpretare, attuare e difendere le leggi dinastiche e non quello di modificarleCosì si esprime Filippo VII d'Orléans nella dichiarazione del 15 luglio 1901: «La volonté du Roi ne saurait créer ce droit, lequel préexiste et échappe à son pouvoir. Mais il peut y avoir dans des cas donnés à constater ce droit, à l'affirmer s'il est mis en question, à en préserver l'application, à le maintenir et à le défendre s'il est attaqué.»The 1909 "Pacte de Famille" of the House of Orléans.

Leggi di successione che regolano Casa Savoia

La successione dinastica in Casa Savoia era regolamentata da una serie di norme contenute in diversi atti: le Regie Lettere Patenti del 1780 e il Regio Editto del 1782, entrambi emanati da Vittorio Amedeo III, abrogati dallo Statuto Albertino del 1848 e dal Codice Civile del 1942 (artt. 92, 105 e 114).