L'acufene (dal latino tinnitus, "tintinnio") è la percezione di un suono, generalmente come un ronzio, un fischio, un sibilo o un altro rumore, in assenza di una corrispondente fonte sonora esterna. Può essere percepito in uno o entrambi gli orecchi oppure all'interno della testa e presenta caratteristiche variabili da persona a persona per intensità, durata e tipologia del suono. Quasi sempre è udito soltanto dalla persona che ne soffre; molto più raramente è dovuto a rumori generati da strutture interne dell'organismo, talvolta rilevabili anche durante una visita medica. È un disturbo frequente che può presentarsi in forma temporanea o persistente e che, in alcuni casi, può interferire con il sonno, la concentrazione e la qualità della vita.
Classificazione Gli acufeni vengono generalmente distinti in due categorie principali: soggettivi, quando il suono è percepito soltanto dalla persona che ne soffre, e oggettivi, molto più rari, dovuti a rumori prodotti da strutture interne dell'organismo che possono essere rilevati anche durante la visita medica.
In base alla durata, si distinguono inoltre in acuti, quando compaiono da poche settimane o mesi, e cronici, quando persistono per più di sei mesi. Questa distinzione è rilevante perché, con il passare del tempo, diminuisce la probabilità che il disturbo scompaia spontaneamente.
Un'ulteriore suddivisione riguarda le caratteristiche del suono: gli acufeni pulsanti sono percepiti in sincronia con il battito cardiaco e spesso sono associati a fenomeni di origine vascolare, mentre quelli non pulsanti costituiscono la maggior parte dei casi e sono generalmente collegati ad alterazioni del sistema uditivo.
Dal punto di vista della qualità del suono, gli acufeni possono infine essere distinti in tonali, caratterizzati da suoni continui o quasi continui con una frequenza definita, simili a un fischio, un ronzio o un sibilo, e non tonali, con caratteristiche meno precise e simili a rumori come gorgoglii, crepitii, schiocchi o altri suoni irregolari. Gli acufeni tonali sono quelli più frequentemente descritti e, grazie alla loro maggiore riproducibilità, vengono spesso utilizzati nei test clinici e negli studi di ricerca.
Cause L'acufene può essere associato a diversi fattori, che comprendono condizioni dell'apparato uditivo, problemi di salute generale, fattori psicologici, ambientali e comportamentali. In molti casi non è possibile individuare una singola causa, poiché il disturbo può derivare dall'interazione di più elementi. La valutazione delle possibili cause è comunque importante per individuare eventuali condizioni trattabili e orientare la scelta del trattamento.
La perdita uditiva, soprattutto quella di tipo neurosensoriale, , cioè dovuta a un danno dell'orecchio interno o delle vie nervose uditive, rappresenta uno dei principali fattori associati all'acufene. Numerosi studi hanno evidenziato una relazione tra il grado di riduzione dell'udito e la gravità dei sintomi.
Tra le cause e i fattori associati rientrano diverse condizioni dell'orecchio, come l'accumulo di cerume, infezioni da virus neurotropi o infiammazioni dell'orecchio, traumi acustici, otosclerosi, disfunzioni della tuba di Eustachio e malattia di Ménière. Anche i disturbi dell'articolazione temporo-mandibolare (ATM) possono essere collegati all'acufene, suggerendo una possibile componente somatosensoriale, cioè legata all'interazione tra sistema uditivo, muscoli e articolazioni della regione testa-collo.
Un importante fattore di rischio è rappresentato dall'esposizione prolungata a rumori intensi, la cui pericolosità dipende soprattutto dal livello sonoro e dalla durata dell'esposizione. Questo comprende sia attività professionali in ambienti rumorosi sia attività ricreative, come l'ascolto di musica ad alto volume tramite cuffie o auricolari.
Alcuni farmaci possono provocare o peggiorare l'acufene a causa della loro possibile ototossicità. Tra questi rientrano alcuni antibiotici, come la gentamicina, diuretici come la furosemide, farmaci antitumorali come il cisplatino e analgesici come l'acido acetilsalicilico (Aspirina) ad alte dosi.
Tra le condizioni mediche associate all'acufene rientrano anche alcuni disturbi cardiovascolari. L'ipertensione arteriosa è stata collegata soprattutto agli acufeni pulsanti, probabilmente per il ruolo delle alterazioni del flusso sanguigno nelle strutture vicine all'orecchio. Anche la qualità del sonno può influire sull'intensità del disturbo: la mancanza di sonno e l'insonnia possono contribuire ad accentuarne la percezione.
Ansia e depressione sono frequentemente associate all'acufene e possono contribuire ad aumentarne la percezione e il disagio, anche se il rapporto tra questi disturbi non è completamente chiarito.
Anche alcuni fattori ambientali e comportamentali possono contribuire alla comparsa dell'acufene. L'esposizione a rumori ambientali intensi, così come alcuni stili di vita caratterizzati da fumo, consumo eccessivo di alcol o obesità, sono stati associati a un aumento del rischio, sebbene il peso preciso di questi fattori richieda ulteriori studi.
Infine, alcuni studi suggeriscono una possibile predisposizione all'acufene. Sebbene siano necessari ulteriori approfondimenti per identificare specifici fattori ereditari, la presenza di casi in ambito familiare potrebbe indicare una componente genetica.
Fisiopatologia
I meccanismi che portano alla comparsa dell'acufene non sono ancora completamente chiariti. Si ritiene che il disturbo derivi da un'alterazione del modo in cui il sistema uditivo, dall'orecchio fino al cervello, elabora i segnali sonori. In molti casi l'origine è collegata a un danno dell'orecchio interno, in particolare delle cellule che trasformano le vibrazioni sonore in segnali nervosi. La riduzione di questi segnali può provocare una modifica dell'attività delle vie uditive, che il cervello può interpretare come un suono anche in assenza di una sorgente esterna.
L'acufene non riguarda però soltanto l'orecchio: anche il cervello svolge un ruolo importante nella sua percezione e nel modo in cui il disturbo viene vissuto. Alcune aree cerebrali coinvolte nell'attenzione e nelle emozioni possono influenzare quanto il suono venga percepito come intenso o fastidioso. Per questo motivo stress, ansia e problemi del sonno possono contribuire ad aumentare il disagio associato all'acufene.
Per spiegare perché l'acufene può persistere nel tempo sono stati proposti diversi modelli. Secondo alcune ipotesi, una riduzione degli stimoli provenienti dall'orecchio può portare il sistema uditivo a compensare tale mancanza aumentando la propria attività. Altri modelli ipotizzano che il cervello possa mantenere nel tempo una percezione sonora generata inizialmente da un'alterazione del sistema uditivo, in modo paragonabile ad alcuni fenomeni come la percezione di un arto non più presente. Un ruolo importante sembra inoltre essere svolto dalla capacità del cervello di modificare le proprie connessioni nervose, un processo noto come plasticità neuronale.
Gli studi effettuati con tecniche di neuroimaging hanno mostrato che nell'acufene possono essere coinvolte non solo le aree cerebrali deputate all'elaborazione dei suoni, ma anche altre regioni che partecipano alla regolazione dell'attenzione e delle emozioni. Questi risultati aiutano a spiegare perché l'esperienza dell'acufene può variare notevolmente da una persona all'altra.
Epidemiologia L'acufene è un disturbo uditivo molto comune che interessa una parte significativa della popolazione mondiale. La frequenza con cui si presenta varia a seconda del modo in cui viene definito e della popolazione considerata. Nel complesso, si stima che circa una persona adulta su sette abbia sperimentato un acufene nel corso della vita, mentre una parte più ridotta presenta sintomi persistenti o tali da influire sulle attività quotidiane.
La probabilità di sviluppare un acufene aumenta con l'età, anche in relazione alla maggiore diffusione della perdita uditiva legata all'invecchiamento. Il disturbo è meno frequente nei giovani e tende a diventare più comune nelle fasce di età più avanzate.
In Italia, uno studio del 2015 condotto sulla popolazione adulta ha stimato che circa il 6% delle persone soffre di acufene, mentre le forme persistenti interessano una quota inferiore della popolazione. Anche in questi casi la frequenza aumenta con l'età e i casi più rilevanti dal punto di vista dei sintomi riguardano soprattutto le fasce più anziane.
Diagnosi La diagnosi di acufene si basa principalmente sulla valutazione dei sintomi e sulla raccolta delle informazioni sulla storia del disturbo. Il medico valuta caratteristiche come la durata, il tipo di suono percepito, se interessa uno o entrambi gli orecchi, la presenza di pulsazioni e i fattori che possono aumentarlo o ridurlo. Vengono inoltre considerate eventuali associazioni con perdita uditiva, vertigini o altri disturbi. Una visita otorinolaringoiatrica può consentire di individuare alcune cause correggibili, come un accumulo di cerume o un'infezione dell'orecchio.
Tra gli esami più comuni vi sono quelli dell'udito, come l'audiometria tonale e vocale, che permettono di valutare la presenza e il grado di eventuali problemi uditivi spesso associati all'acufene.
In alcuni casi possono essere necessari esami di diagnostica per immagini, come la risonanza magnetica o altre tecniche radiologiche. Questi accertamenti vengono valutati soprattutto quando l'acufene interessa un solo orecchio, ha carattere pulsante oppure è associato ad altri sintomi, per escludere eventuali problemi a carico dei vasi sanguigni, del nervo uditivo o delle strutture vicine.
Poiché l'acufene è un'esperienza soggettiva, la sua intensità e l'effetto sulla vita quotidiana possono essere valutati attraverso specifici questionari. Tra quelli più utilizzati vi sono il Tinnitus Handicap Inventory (THI) e il Tinnitus Questionnaire (TQ), che permettono di misurare il disagio provocato dal disturbo e di seguire nel tempo l'evoluzione dei sintomi.
Trattamento Non esiste attualmente una terapia in grado di eliminare l'acufene in tutti i casi. Il trattamento ha soprattutto l'obiettivo di ridurre il fastidio provocato dal disturbo, migliorare la qualità della vita e aiutare la persona ad abituarsi alla percezione del suono. La gestione dell'acufene si basa principalmente su interventi non farmacologici, spesso combinati tra loro.
La terapia del suono utilizza rumori di fondo o altri stimoli acustici per rendere meno evidente l'acufene e favorire un processo di adattamento. Un altro approccio è il counseling, che consiste nel fornire informazioni sul disturbo e indicazioni utili per affrontarlo nella vita quotidiana. La Tinnitus Retraining Therapy (TRT) associa stimolazioni sonore e counseling con l'obiettivo di ridurre l'attenzione rivolta all'acufene e renderne più tollerabile la percezione; la sua efficacia è stata oggetto di studi e discussioni nella comunità scientifica.
Non esistono farmaci capaci di eliminare direttamente l'acufene. In alcuni casi possono essere utilizzati medicinali per trattare disturbi associati, come ansia, depressione o difficoltà del sonno, che possono aumentare il disagio percepito dalla persona, ma non agiscono sulla causa del suono avvertito.
Sono inoltre allo studio trattamenti basati sulla neuromodulazione, cioè tecniche che cercano di modificare l'attività delle aree del sistema nervoso coinvolte nella percezione dell'acufene. Tra queste rientrano la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) e altre forme di stimolazione nervosa. Questi approcci hanno mostrato risultati promettenti in alcuni studi, ma non sono ancora considerati trattamenti di uso comune e richiedono ulteriori conferme.
Prognosi