Palanzano (pronuncia: , Palansàn in dialetto parmigiano.) è un comune italiano di abitanti della provincia di Parma, situato nell'Appennino parmense; il capoluogo è situato alle pendici del Monte Faggeto (detto anche Fageto o Fajà in dialetto palanzanese), in fronte al maestoso complesso del Monte Caio, tra la val d'Enza e la val Cedra. Rinomata località turistica conosciuta anche come valle dei Cavalieri.
Il Comune di Palanzano fa parte dell'Unione Montana Appennino Parma Est insieme ai comuni di Monchio delle Corti, Tizzano Val Parma, Corniglio, Neviano degli Arduini, Langhirano e Lesignano de' Bagni.
Geografia fisica Il centro abitato si trova ad un'altitudine di 691 m sul livello del mare (misurato in corrispondenza del Municipio). La quota massima raggiunta nel territorio è pari a 1584 m s.l.m., mentre la quota minima è di 351 m s.l.m. L'intero territorio del comune di Palanzano ha una superficie di 69,80 km2.
Territorio Il Comune di Palanzano si trova nell’alto Appennino parmense, nella parte sud-orientale della provincia di Parma, tra le valli dell’Enza e del Cedra e comprende anche una parte della val Bardea sul versante sud-est del Monte Fuso. I suoi rilievi montani di maggior importanza sono sicuramente il Monte Caio, la cui vetta è ubicata proprio nel comune di Palanzano, e il Monte Faggeto. Un territorio quindi di montagna tra boschi di castagni e faggi, ma anche ricco di prati, foraggere e pascoli dal sapore antico e secolare e proprio questo ambiente incontaminato unito insieme all’attività umana ha fatto sì che questa porzione dell'Appennino tosco-emiliano sia stata riconosciuta dall’UNESCO come Riserva MAB, Patrimonio dell’umanità, grazie alla sua biodiversità.
Palanzano dista 54 km da Parma e può essere raggiunto percorrendo la strada statale 665 (Massese), che attraversa tutto il territorio comunale; passando invece per il versante reggiano della val d'enza dista circa 66 km da Reggio-Emilia; scendendo dal versante toscano, sempre percorrendo la Massese e attraverso il passo del Lagastrello, dista 48 km da Aulla (MS).
Il Comune di Palanzano risulta inserito nell'Unione Montana Appennino Parma Est e gravita soprattutto sulla vicina Langhirano (distante 31 km) e sulla stessa Parma per il commercio, i servizi e le strutture non presenti sul suo territorio.
Valle dei Cavalieri
Il territorio delle Valli dei Cavalieri è costituito dal sistema orografico appenninico dei torrenti Enza e Cedra. Di antica origine, probabilmente matildica, questo territorio era affidato al governo delle più nobili famiglie del luogo che, in cambio di sorveglianza dei confini e di fornitura al comune di Parma di milizie a cavallo, godevano, sulle Valli, di sovranità praticamente illimitata. Il Comune di Palanzano è sede sin dal Medioevo del Commissariato delle Valli dei Cavalieri.
Origini del nome Il nome si trova citato già nel 1039, e nei secoli seguenti fu la sede del commissario delle Valli dei Cavalieri, un territorio che comprendeva le alte valli dell'Enza e del Cedra, il cui governo era affidato dal Comune di Parma a nobili signori del luogo.
Non si conosce l'esatta origine del nome Palanzano, secondo alcune fonti questo toponimo appare come prediale indicando in latino un "fondo di Pallante", ma potrebbe anche essere riconducibile alla parola palatium (palazzo, edificio). Nessuna delle due ipotesi è accertata.
Storia La storia dell’insediamento umano sul territorio è molto antica, anche se poco studiata. Dalle ricerche archeologiche emergono siti preistorici dell’Età del bronzo riconducibili alla presenza dei Liguri, un'antica popolazione che, in epoca preromana, occupavano l'attuale Liguria (il cui nome deriva proprio da questa antica popolazione), il Piemonte a sud del Po e parte della costa e degli Appennini nord-occidentali della Toscana.
Fu proprio in questo contesto geografico che tra il III e il II secolo a.C. ebbe inizio una lunga guerra tra Liguri e Romani per la conquista di questa importante area strategica che oltre al controllo delle coste tirreniche verso la Francia e la Penisola iberica, comprendeva anche le importantissime vie di comunicazione tra il mare e la pianura che passavano appunto tra gli Appennini, strade che percorrevano la val Cedra e la val d’Enza passando per il passo del Lagastrello (Malpasso) ovvero sulla “strada dei Linari”. La guerra si concluse solo nel 155 a.C. con l’annientamento, da parte dell’esercito romano, delle ultime tribù di Liguri che si erano trincerate sugli appennini.
Dopo la fine della guerra in queste valli si stabilirono coloni romani che fondarono diverse fattorie rurali, come indicato dai ritrovamenti archeologici di monete e ceramiche. Questa porzione di Appennino divenne molto importante per l’Impero romano che per sue mire espansionistiche teneva in grande considerazione il controllo e la sorveglianza sulle vie di comunicazione che attraversavano gli appennini; famosi i collegamenti, come ad esempio la “strada delle cento miglia”, tra Parma (principale accesso alla via Emilia e alla Pianura Padana) e la città di Lucca o il porto di Luni.
Alla fine dell’Impero romano giunsero prima i Goti poi i Longobardi: presenza che ha lasciato un’impronta importante e duratura su queste terre, che fino all’arrivo di Napoleone furono dominate dalle diatribe tra le famiglie cavalleresche, di stirpe longobarda, e i poteri cittadini.
Nel Medioevo, epoca per cui abbiamo più fonti a disposizione, nell’alta valle dell'Enza e in val Cedra coesistevano due realtà, da una parte i feudi chiamati Valli dei Cavalieri, dall’altra una serie di possessioni vescovili chiamate corti; prima dell’anno mille la zona era compresa nell'unità giurisdizionale che è menzionato nei documenti come districtum alpium formato dall'unione delle corti di Rigoso, Nirone e Vallisnera.
Il territorio dell’odierno Comune di Palanzano infatti faceva parte fin dai secoli medievali delle Valli dei Cavalieri, un’area che comprendeva i confini comunali dei distretti di Palanzano, Ramiseto e in parte Collagna e Ligonchioe dove alcune famiglie di feudatari locali a partire dal X secolo diventarono molto influenti e prestigiose, ottenendo il controllo di molti piccoli feudi, che costituirono la base di potenze economiche e militari tra cui spicca quella di Atto di Canossa e dei suoi discendenti, che con Matilde arriveranno all’apice della loro potenza; tra queste famiglie di probabile origine longobarda spicca su tutte quella dei nobili Vallisneri. Proprio nei secoli centrali dell'età di mezzo, dall'XI al XV, si formarono le terrae militum, nelle quali il casato Vallisneri ricopriva un ruolo centrale.
Fino al XIX secolo il Comune di Palanzano era più esteso di quello attuale e comprendeva la val Cedra ed entrambi i versanti dell’alta val d’Enza avendo giurisdizione quindi anche sulle località di: Montedello, Camporella, Castagneto, Pieve San Vincenzo (sede della Pieve da cui dipendevano le altre chiese della zona), Miscoso e Succiso, nonché su Cozzanello (oggi in Comune di Monchio delle Corti). Nel 1844 i Ducati di Parma e di Modena stipularono un trattato (entrata in vigore nel 1848) che stabiliva il corso dell’Enza come confine tra i due stati e per tanto il versante orientale della valle andò a far parte del Comune di Ramiseto (oggi Comune di Ventasso) aggregato al Ducato Estense di Modena e Reggio. Solo il 14 febbraio 1855 papa Pio IX stabilì, con apposita bolla, che anche le parrocchie omonime fossero distaccate dalla diocesi di Parma per passare a quella di Reggio-Emilia.
Nei paesi, sulle pietre delle case fortificate che portano ancora gli stemmi di famiglia o nelle antiche chiese e nelle strade sterrate punteggiate dai pilastrini con le maestà di marmo bianco, si trovano ancora le tracce di questa storia, fatta di castelli, signori, cavalli e lotte per il potere.
Onorificenze Il Comune di Palanzano è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignito della medaglia di bronzo al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di San Martino Vescovo
Costruita intorno alla metà del XVII secolo in sostituzione dell'antica cappella ormai fatiscente, la chiesa fu sopraelevata e ampliata nel 1758 e nel 1880; modificata nelle coperture tra il 1928 e il 1940, fu internamente ristrutturata tra il 2014 e il 2016. L'edificio si presenta con forme molto semplici: la facciata in pietra è caratterizzata dal portale d'ingresso e da una finestra, mentre l'interno, intonacato e abbellito da paraste, è coperto da volte a crociera e a padiglione alternate.
Chiesa di Santa Maria Assunta a Zibana
Edificata forse tra il IX e il X secolo oppure tra il XII e il XIII, la cappella di Zibana fu menzionata per la prima volta nel 1230 tra le dipendenze della pieve di San Vincenzo di Pieve; risistemata agli inizi del XVI secolo, fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; modificata e ampliata nei decenni seguenti, fu restaurata nella zona absidale nei primi anni del XX secolo e consolidata strutturalmente tra il 2000 e il 2007. La chiesa romanica, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una facciata a capanna in pietra, al cui centro si apre il portale d'ingresso, sormontato da una formella in marmo di Carrara del 1681 e affiancato da due edicole; sulla destra si eleva il massiccio campanile, mentre sul retro aggetta l'abside in conci di pietra grigia, scandita da semicolonne e coronata da un motivo ad archetti pensili. All'interno l'aula è coperta da un soffitto a capriate lignee; l'abside, preceduta dall'arco trionfale, conserva il rivestimento originario in pietra squadrata. La chiesa ospita una croce astile cinquecentesca.....
Chiesa di San Giovanni Battista a Caneto
Menzionata per la prima volta nel 1230 tra le dipendenze della pieve di San Vincenzo di Pieve, la chiesa di Caneto fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; modificata nella facciata nel XVIII secolo, fu ristrutturata tra il 1950 e il 1960 dopo un sisma. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una semplice e simmetrica facciata a capanna in pietra, arricchita da un portale con cornice in arenaria scolpita nel 1771; all'interno l'aula intonacata, scandita da paraste doriche, accoglie un bassorilievo risalente al XII o XIII secolo e un fonte battesimale barocco del 1743...
Chiesa di Santa Giustina a Trevignano
Menzionata per la prima volta nel 1141, la cappella originaria di Trevignano fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; ricostruita nel 1657, fu riedificata nel 1951 in stile neoromanico, conservando solo il campanile seicentesco. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una simmetrica facciata a capanna in pietra e mattoni, arricchita da un protiro centrale; sul retro si erge su un piccolo portico la torre campanaria, anticamente collocata sopra all'ingresso; all'interno l'aula intonacata è illuminata da una serie di alte monofore ad arco a tutto sesto...
Eremo di San Matteo sul monte Caio