La Guardia svizzera pontificia, detta anche semplicemente Guardia svizzera (: Pontificia Cohors Helvetica o Cohors Pedestris Helvetiorum a Sacra Custodia Pontificis; : Päpstliche Schweizergarde; : Garde suisse pontificale; : Guardia svizra papala), è un corpo armato della Santa Sede posto a protezione del Papa e della sua residenza, nello Stato della Città del Vaticano.

Istituito il 22 gennaio 1506, è l'unico corpo di Guardie svizzere ancora operativo e la più antica forza in servizio permanente effettivo al mondo, essendolo senza interruzioni da oltre cinque secoli. Da un ruolo tradizionale molto condizionato dal cerimoniale, dopo il tentato assassinio di Giovanni Paolo II avvenuto nel 1981, la moderna Guardia svizzera pontificia è stata orientata a un compito più attivo e specifico di difesa della persona del Pontefice, in ciò affiancando la gendarmeria. Oltre a essere di stanza permanente presso la Città del Vaticano, il corpo accompagna il papa nei suoi viaggi apostolici, assieme agli agenti di sicurezza.

Consta attualmente di 135 unità di vario grado. Formalmente equipaggiato con armi tradizionali come le alabarde, possiede anche moderne armi da fuoco portatili, in dotazione a tutte le forze. Alla tipica uniforme colorata di foggia rinascimentale impiegata nelle cerimonie solenni si affiancano abiti più sobri in fase operativa.

Fra i requisiti obbligatori per il reclutamento nel corpo vi sono la cittadinanza svizzera, la fede cattolica, il sesso maschile, l'età compresa tra i 19 e i 30 anni e aver svolto il servizio militare con attestato di buona condotta presso l'esercito svizzero.Admission requirements Official Vatican web page, Roman Curia, Swiss Guards, retrieved 7 August 2006.

Storia

La fondazione e le Guerre d'Italia

Il 22 gennaio 1506 un gruppo di 150 mercenari elvetici al comando del capitano Kaspar von Silenen, del Canton d'Uri, attraversando porta del Popolo entrò per la prima volta nello Stato Pontificio per servire papa Giulio II. Già lo zio di quest'ultimo, Sisto IV,Lo stesso pontefice istituì sin dal 1471 il primo corpo di guardia a difesa della persona del papa e a custodia dei palazzi apostolici, subito dopo la sua incoronazione avvenuta il 25 agosto, quando il corteo papale venne aggredito con lanci di pietre durante la cavalcata di presa di possesso nei dintorni di San Giovanni in Laterano, venendo difeso dal cardinale Latino Orsini, nominandone capitano o conestabile Andrea di Tartaglia da Norcia con un contingente di circa 100 fanti e 200 lance; v. Onofrio Panvinio, Vite de Pontefici, Sisto IV; Fausto M. De Reguardati, La difesa dei Sacri Palazzi affidata da Sisto IV ad Andrea da Norcia. Un precedente sconosciuto dell'istituzione della Guardia Svizzera; (1986) - In: Archivio della Società Romana di storia patria vol. 109 (1986) p. 49-56; Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro sino ai nostri giorni, vol. 67, p.66. aveva concluso nell'ottobre del 1478 un accordo con la Confederazione Elvetica, che prevedeva la possibilità di reclutare mercenari elvetici durante tutto il suo pontificato a decorrere dall'anno 1479Emmanuel May de Remainmotier, Histoire militaire des Suisses dans les différents services de l'Europe..., Berna 1772, T. II, vol. 1. p.227.. Successivamente il Corpo delle guardie si ampliò ulteriormente.

Il patto venne rinnovato da papa Innocenzo VIII (1484–1492) per utilizzare il corpo contro le mire espansionistiche del duca di Milano. Papa Alessandro VI (1492–1503) successivamente utilizzò i mercenari svizzeri durante il suo periodo di alleanza col re di Francia. Al tempo dei Borgia, a ogni modo, le Guerre d'Italia aprirono il teatro di guerra internazionale nel quale venne ampiamente coinvolta anche la Svizzera con soldati impegnati su più fronti, ora per la Francia, ora per la Santa Sede, ora per il Sacro Romano Impero. I mercenari vennero impiegati nuovamente dal papa quando seppe che Carlo VIII di Francia sarebbe entrato in guerra col Regno di Napoli. Tra i partecipanti a questa guerra contro Napoli vi fu anche il cardinale Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II (1503–1513), il quale aveva una notevole familiarità con gli svizzeri, essendo stato vescovo di Losanna per alcuni anni.

Proprio Giulio II mandò nel 1512 come legato presso gli svizzeri monsignor Ennio Filonardi, allora vescovo di Veroli, a reclutare soldati svizzeri per il recupero dei territori della chiesa. Grazie a mons. Ennio Filonardi giunsero in Italia svizzeri che, uniti alle potenze collegate della lega, riuscirono a riconquistare Ravenna. Il Papa si complimentò con Filonardi per aveva concluso un patto con gli svizzeri a vantaggio della chiesa e lo elogiò pubblicamente nel corso di un concistoro, definendolo propugnatore e sostenitore dei diritti e della libertà della chiesa.

Dopo queste vicende monsignor Filonardi rimase il punto di riferimento e collegamento principale tra la Santa Sede e la Confederazione svizzera, ottenendo diversi mandati come legato con ampi poteri presso gli svizzeri: 1513–1517; 1522–1526; 1531–1533.

Quando il cardinale Della Rovere divenne pontefice col nome di Giulio II nel 1503, fu lui a chiedere alla Dieta Svizzera di provvedergli costantemente un corpo di 200 mercenari svizzeri al suo servizio. Questa richiesta fu possibile anche grazie ai finanziamenti che pervennero alla Santa Sede dai mercanti tedeschi di Augusta, in Baviera, Ulrich e Jacob Fugger, che avevano investito negli Stati Pontifici e cercavano a tutti i costi di tutelare i loro interessi in loco.

Nel settembre del 1505, quindi, il primo contingente di 150 soldati iniziò la sua marcia verso Roma, al comando di Kaspar von Silenen, ed entrò in città il 22 gennaio 1506, l'attuale data considerata come la fondazione della guardia svizzera pontificia.

Le guardie svizzere non furono solo impiegate come scorta personale del papa, ma parteciparono a numerose battaglie, fra cui la più nota è certamente quella avvenuta il 6 maggio 1527 durante il sacco di Roma da parte delle milizie lanzichenecche di Carlo V, permettendo con il loro sacrificio a papa Clemente VII di avere salva la vita. Dei 189 svizzeri se ne salvarono solo quarantadue, cioè quelli che all'ultimo momento avevano accompagnato Clemente VII nella fuga lungo il Passetto di Borgo, il passaggio che collega il Vaticano a Castel Sant'Angelo. Il 5 giugno Clemente VII si arrendeva. Per aver salva la vita dovette accettare pesanti condizioni (l'abbandono delle fortezze di Ostia, Civitavecchia e Civita Castellana e delle città di Modena, Parma e Piacenza oltre al pagamento di quattrocentomila ducati). La guarnigione papale fu sostituita con mercenari spagnoli e lanzichenecchi. Il papa ottenne che gli svizzeri sopravvissuti fossero inclusi nella nuova Guardia, ma solo 12 di essi accettarono.

Per opera del cardinale Ennio Filonardi fu ricostruita la Guardia Svizzera annientata durante il sacco di Roma del 1527.

In collaborazione con il consigliere di Lucerna N. von Meggen, un parente di Schiner, riuscì nel 1542 a condurre un contingente di 150 svizzeri a Bologna come guardia di palazzo; alla fine però fu l'assassinio di Pier Luigi Farnese da parte degli Imperiali a far decidere il papa Paolo III a licenziare la sua guardia composta da lanzichenecchi e ad affidare di nuovo la sua sicurezza agli svizzeri.

Il cardinale Ennio Filonardi scelse personalmente gli ufficiali, tenendo presente la reputazione delle loro famiglie in patria.

Nel marzo del 1548 la nuova guardia prese servizio a Roma agli ordini di J. von Meggen.

Dal XVI secolo al 1870

Dopo la fine delle guerre d'Italia, la Guardia svizzera pontificia cessò di essere impiegata come vera e propria unità dell'esercito, ma rimase comunque in servizio al papa con compiti di protezione e guardia cerimoniale.

A ogni modo, dodici membri della Guardia svizzera pontificia di Pio V prestarono servizio come guardie dell'ammiraglio Marcantonio Colonna che prese parte alla battaglia di Lepanto del 1571.Alois Lütolf, Die Schweizergarde in Rom: Bedeutung und Wirkungen im sechszehnten Jahrhundert : nebst brieflichen Nachrichten zur Geschichte jenes Zeitalters von den Gardeofficieren (1859), p. 78.

L'ufficio di comandante della Guardia svizzera pontificia divenne così un alto incarico presso i cattolici svizzeri e venne sempre più associato alle principali famiglie di Lucerna, come ad esempio gli Pfyffer von Altishofen. Tra il 1652 e il 1847, nove dei dieci comandanti che si susseguirono appartennero a questa casata (con l'eccezione di Johann Kaspar Mayr von Baldegg, il quale, pure di Lucerna, prestò servizio nel 1696–1704).

Nel 1798 il comandante Franz Alois Pfyffer von Altishofen andò in esilio col deposto Pio VI. Dopo la morte del papa il 29 agosto 1799, la Guardia svizzera pontificia venne ufficialmente sciolta, per poi essere ricostituita sotto Pio VII nel 1801. Nel 1808 Roma fu nuovamente occupata dai francesi e la Guardia venne nuovamente soppressa. Pio VII venne esiliato a Fontainebleau assieme alla sua Guardia, con a capo il comandante Karl Leodegar Pfyffer von Altishofen, il quale era ancora in servizio quando il pontefice poté rientrare trionfalmente a Roma nel 1814 dopo la fine del dominio napoleonico.

La Guardia svizzera pontificia venne nuovamente sciolta nel 1848 quando Pio IX si rifugiò a Gaeta, ma venne ricostituita quando il papa fece ritorno a Roma l'anno successivo.

Nel 1870, con la presa di Roma da parte delle truppe del neonato Regno d'Italia, la Guardia svizzera continuò a proteggere il pontefice nei suoi appartamenti, ma non prese parte agli scontri in campo aperto, cui parteciparono gli zuavi pontifici. La Guardia svizzera pontificia nella seconda metà dell'Ottocento divenne sempre più un corpo puramente cerimoniale. Le guardie presenti in Vaticano, infatti, erano "svizzere" solo di nome, in quanto gran parte di loro erano nate a Roma da genitori di discendenza svizzera e parlavano abitualmente il dialetto romanesco. Le guardie dopo la conquista di Roma vennero allenate unicamente per un ruolo cerimoniale, indossando spesso abiti civili quando si trovavano a servizio nelle caserme, dotati ormai di fucili reputati obsoleti sul campo di battaglia.

Dal 1870 al secondo dopoguerra

A differenza di gran parte dell'esercito papalino, a ogni modo, anche dopo l'unificazione della penisola italiana il corpo delle Guardie svizzere pontificie non venne sciolto e rimase a garantire l'incolumità della persona fisica del Papa, la sicurezza dei palazzi del Vaticano e della villa pontificia di Castel Gandolfo.

Una profonda riforma del corpo delle Guardie svizzere pontificie venne portata avanti da Jules Repond, comandante del corpo dal 1910 al 1921. Repond propose di reclutare unicamente cittadini svizzeri per nascita e di introdurre rigorosi esercizi militari per temprare il corpo e lo spirito. Egli tentò anche di introdurre in uso armi più moderne, ma papa Pio X richiese espressamente di utilizzare armi cerimoniali. La riforma della disciplina voluta da Repond, a ogni modo, non fu bene accetta all'interno del Corpo, culminando addirittura in una settimana di aperto ammutinamento nel luglio del 1913 e il successivo licenziamento di tredici guardie in servizio per insubordinazione.

Nel suo progetto di riportare la Guardia svizzera al suo antico prestigio, Repond si dedicò anche allo studio del costume storico del corpo, con l'idea di disegnare una nuova uniforme che si rifacesse ai costumi del XVI secolo e che nel contempo risultasse pratica per gli esercizi militari. Il risultato che ne conseguì fu uno studio pubblicato sotto il titolo di Le costume de la Garde suisse pontificale et la Renaissance italienne (1917). Repond disegnò personalmente le uniformi di tipo rinascimentale che ancora oggi le guardie svizzere indossano. Il lavoro di riforma risultò completato nel maggio del 1914.