La Bosnia ed Erzegovina, comunemente indicata anche come Bosnia-ErzegovinaTale nome tuttavia non riproduce fedelmente i toponimi nelle lingue usate nel paese, che usano una congiunzione e non il trattino tra i nomi delle due regioni storiche. e molto spesso chiamata con la sineddoche Bosnia (in bosniaco, serbo e croato Bosna i Hercegovina; in caratteri cirillici Босна и Херцеговина?), è uno Stato dell'Europa situato nei Balcani occidentali.
Confina con la Serbia a est, il Montenegro a sud-est e con la Croazia a nord e ovest. La città di Neum, situata a sud-ovest, si affaccia sul mare Adriatico ed è l'unico sbocco sul mare. La sua superficie territoriale è di e la sua capitale è Sarajevo. Fino all'aprile del 1992 faceva parte della Jugoslavia. Dal 1995 è una repubblica parlamentare federale. La seconda città metropolitana più grande del paese è Banja Luka.
Il nome Bosnia deriva dal nome del fiume Bosna, mentre il nome di Erzegovina deriva dal titolo di «herceg» (herzeg, dal tedesco: Herzog, duca), e il nome della regione significa letteralmente «la terra di herzeg» (Hercegova zemlja, Hercegovina, nome della regione che si riscontra per la prima volta nei documenti storici del 1448).
Storia
Dagli Illiri all'epoca medievale I primi insediamenti umani sono riconducibili al Neolitico. Non sono molte le notizie sulle popolazioni che abitavano la Bosnia in quell'epoca, ma sembra che vi fosse la compresenza di varie popolazioni che parlavano differenti lingue. Certamente vi erano gli Illiri e vi sono tracce di una migrazione celtica nel IV secolo a.C. Nel 229 a.C. iniziò un lungo conflitto tra Illiri e Romani, descritto nelle cronache dell'epoca come uno dei più difficili e impegnativi dopo le Guerre puniche, che portò all'annessione dell'Illiria nel 9 d.C.
Tra il 337 e il 395 d.C., durante la disgregazione dell'Impero romano, la Dalmazia e la Pannonia divennero parte dell'Impero romano d'Occidente, durante il periodo giustinianeo divenne parte dell'Impero bizantino, per poi essere parzialmente conquistata dagli Avari. Le conoscenze della storia dei Balcani occidentali durante il Medioevo sono frammentarie, comunque dopo l'arrivo degli Slavi a partire dal VII secolo si instaurò una struttura sociale tribale che venne parzialmente smantellata intorno al IX secolo.
Il principato di Serbia e il regno di Croazia si divisero il controllo della Bosnia ed Erzegovina nel IX e nel X secolo che in quell'epoca aveva i confini differenti; per una serie di circostanze il territorio venne poi conteso tra il Regno di Ungheria e l'Impero bizantino fino al XII secolo, quando raggiunse l'autonomia, persa completamente in seguito alle continue invasioni turche nella prima metà del Quattrocento, tramutatesi nel 1463 in una plurisecolare occupazione, durata fino al 1881.
Il Regno di Bosnia e il Ducato dell'Erzegovina
Il primo governante bosniaco fu Borić il Bano (principe), il secondo bano Kulin il cui governo segnò l'inizio di controversie religiose, legate ad una Chiesa bosniaca, spesso considerata eretica sia dai cattolici romani che dai bizantini ortodossi, e più tardi a torto associata al bogomilismo. La lite scatenò di fatto una lunga ed estenuante lotta per il potere tra i Šubić e i Kotromanić, che andò avanti fino al 1322, quando Stefano II Kotromanić divenne bano.
Più tardi, suo nipote Tvrtko I ottenne il controllo della Bosnia e si incoronò re il 26 ottobre 1377. I confini della Bosnia di Tvrtko I non coincidono con i confini della Bosnia ed Erzegovina. Il regno durò, tra varie instabilità politiche e sociali, fino al 1463, quando fu occupato e distrutto dai turchi ottomani, mentre l'erede della corona, Katarina Kosača Kotromanić, fuggì a Roma cercando per sé e per il suo paese la protezione del Papa, a cui lasciò anche la corona della Bosnia. I suoi figli, come numerosi suoi sudditi, furono imprigionati dai turchi e costretti ad abbandonare la fede cristiana e ad accettare l'Islam, a cui soprattutto i bogomili aderirono in massa. Dopo la caduta del regno di Bosnia, gli ottomani sottomisero gran parte del territorio della Bosnia.
L'Erzegovina, separatasi dal resto del Regno nel 1448, per iniziativa del conte dello Zahumlje Stefano Vukčić Kosača, che se ne proclamò Herzeg (termine derivato da Herzog, ossia Duca in tedesco, e da cui trova origine il nome attribuito da allora alla regione), resistette al dominio ottomano fino al 1482.
L'epoca ottomana
La conquista ottomana segnò una nuova era nella storia bosniaca introducendo cambiamenti radicali nel panorama politico e culturale della regione, che venne assorbita dall'Impero ottomano. Il dominio durò tre secoli e portò notevoli cambiamenti, tra cui l'emergere di una comunità musulmana che divenne maggioritaria anche per i benefici sociali, economici e politici. L'aumento della popolazione musulmana era dovuto soprattutto ad un alto numero di conversioni all'Islam da parte dei cristiani: sebbene i cristiani fossero considerati dhimmi ("protetti") secondo il diritto ottomano, erano però assoggettati al pagamento della jizya e in certe circostanze al devscirme.
Durante l'Impero ottomano, la Bosnia visse un periodo di pace relativa, Sarajevo e Mostar divennero centri urbani di una certa rilevanza e nella capitale bosniaca vennero costruiti la biblioteca (Sarajevska vijećnica), la torre dell'orologio (Sarajevska sahat kula), il ponte vecchio Stari Most, la moschea Gazi Husrev-beg e la Moschea dell'Imperatore.
Molti bosniaci divennero personaggi influenti nella vita culturale, sociale e politica dell'impero ottomano, che alla fine del XVII secolo iniziò comunque a vacillare. L'instabilità portò a rivolte, malcontenti e battaglie che si conclusero con il Congresso di Berlino e il conseguente Trattato di Berlino (1878).
Il Congresso di Berlino del 1878 e il periodo austro-ungarico
Al Congresso di Berlino il ministro austro-ungarico Gyula Andrássy ottenne l'occupazione e l'amministrazione della Bosnia e dell'Erzegovina. Il periodo austro-ungarico fu caratterizzato da una relativa stabilità politica, da riforme sociali e amministrative che tendevano a far diventare la Bosnia una 'colonia modello' per cercare di limitare i sentimenti antiaustriaci e antiungheresi dei croati e, soprattutto, l'insorgere di un nazionalismo degli Slavi del Sud.
Durante il dominio asburgico molte furono le riforme per superare il sistema ottomano, codificando un moderno sistema legislativo e politico e introducendo una modernizzazione generale. Vennero, inoltre, costruite tre chiese cattoliche soltanto a Sarajevo e varie nella Bosnia per sostenere la popolazione cattolica locale.
Nel giro di tre anni, l'Austria-Ungheria ottenne il placet della Germania e della Russia per l'annessione della Bosnia-Erzegovina, formalizzata il 18 giugno 1881 con il Dreikaiserbund, alleanza tra Guglielmo I di Germania, Francesco Giuseppe I d'Austria e Alessandro III di Russia.
Un sanguinoso colpo di Stato nel vicino Regno di Serbia, il 10 giugno 1903, instaurò a Belgrado un governo che si opponeva agli austro-ungheresi e propugnava l'unione degli Slavi del Sud sotto la bandiera del medesimo Regno di Serbia. In Bosnia-Erzegovina e in Croazia che, insieme alla Slovenia, in quel momento erano inglobate nell'impero degli Asburgo, la rivolta di Belgrado suscitò poche reazioni, ottenendo soltanto il plauso delle minoranze ortodosse, sempre più serbizzate. L'imperatore di Vienna rimase fortemente preoccupato per l'andamento dei fatti. La situazione si complicò ulteriormente dopo la Rivoluzione dei Giovani Turchi all'interno dell'Impero ottomano nel luglio del 1908, anche perché la Russia guardava con sempre crescente interesse verso le terre degli slavi del sud.
In una tale situazione internazionale, piuttosto complessa e delicata, il ministro russo Alexander Izvolsky si rivolse a Vienna il 2 luglio 1908 per chiedere il sostegno alla richiesta di accesso delle navi dello zar allo stretto dei Dardanelli verso il Mediterraneo, offrendo in cambio l'appoggio russo nella questione croata e slava in generale. Poco dopo, il 6 ottobre 1908, l'Austria-Ungheria proclamò l'annessione della Bosnia-Erzegovina, scatenando reazioni contrastanti in Europa, conclusesi con l'annessione formale nel 1909.
Prima della Grande Guerra del 1914-18 vi furono due guerre balcaniche, in cui la Serbia venne in vario modo coinvolta, che fecero da preludio al rapido deterioramento della situazione politica trasformando i Balcani in una vera e propria polveriera pronta ad esplodere
La Serbia fu scontenta dell'annessione, perché tale atto di Vienna scombussolava i suoi piani di espansione. Le tensioni politiche tra Belgrado e Vienna culminarono il 28 giugno 1914, quando il giovane nazionalista serbo Gavrilo Princip assassinò a Sarajevo l'erede al trono austro-ungarico Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este, che si era dichiarato disposto a risolvere in maniera soddisfacente le richieste degli slavi dell'Impero. L'atto terroristico è considerato la miccia della prima guerra mondiale.
La Bosnia tra le due guerre mondiali
Alla fine della prima guerra mondiale, il 1º dicembre 1918, la Bosnia entrò a far parte dello Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi, rinominato poi Regno di Jugoslavia il 3 ottobre 1929, guidato dal re Alessandro I di Iugoslavia, assassinato il 9 ottobre 1934, cui succedette sul trono Pietro II di Iugoslavia con un governo guidato da Paolo Karađorđević fino al colpo di Stato del 27 marzo 1941 e all'invasione da parte dell'Asse, il 6 aprile 1941.
Il 10 aprile 1941 la Bosnia-Erzegovina fu inglobata nello Stato Indipendente di Croazia (NDH), uno Stato fantoccio di fatto dipendente dalla Germania nazista e dall'Italia fascista e retto dal dittatore croato Ante Pavelić, comandante degli ustascia, un gruppo di ispirazione nazifascista, che attuò una pulizia etnica contro ortodossi, ebrei, musulmani, rom e comunisti, causando decine di migliaia di vittime innocenti.
Nel frattempo i partigiani jugoslavi organizzarono un movimento di resistenza capitanato da Josip Broz Tito (7 maggio 1892 - 4 maggio 1980). Durante la seconda guerra mondiale gli scontri tra gli ustascia di Pavelić e i partigiani di Tito furono sanguinosi e numerosi furono i crimini di guerra.
La Jugoslavia socialista
Il 31 gennaio 1946 venne redatta una nuova Costituzione che includeva la Bosnia e l'Erzegovina all'interno della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, una repubblica socialista orbitante intorno all'URSS, prima che la Lega dei Comunisti di Jugoslavia fosse espulsa nel 1948 dal Cominform.
La storia della Bosnia fino alla morte di Tito, alla successiva lenta disgregazione del regime jugoslavo, alla caduta del Muro di Berlino e alla fine della guerra fredda coincide con quella della Jugoslavia. Alla morte di Josip Broz Tito nel 1980 vi fu una turnazione di presidenti che detenevano il potere per un anno. Le Olimpiadi invernali del 1984 diedero una visibilità internazionale alla Bosnia ed Erzegovina.
La guerra dal 1991 al 1995
In seguito a un periodo di instabilità politica, sociale ed economica, la Jugoslavia venne scossa dall'emergere di movimenti nazionalisti, che il dirigente della Lega dei Comunisti di Serbia Slobodan Milošević seppe manovrare facendo leva sull'idea di Grande Serbia.