È stato insignito del premio Nobel per la medicina nel 1975.

Le sue ricerche, compiute tra gli anni cinquanta e gli anni settanta, presso il laboratorio dell'Università di Bloomington, nell'Indiana, il prestigioso California Institute of Technology (Caltech) di Pasadena, l'Istituto di virologia di Glasgow e infine il Salk Institute di La Jolla in California, lo portarono alla scoperta del meccanismo d'azione dei virus tumorali nelle cellule animali; scoperta per la quale è stato insignito del premio Nobel per la medicina nel 1975.

Biografia Gli anni della giovinezza Renato Dulbecco nacque a Catanzaro nel 1914, da madre calabrese di Tropea, Maria Virdia, e padre di Porto Maurizio, Leonardo. Suo padre era ingegnere, mentre sua madre apparteneva ad una famiglia di professionistiRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo uno "Figlio di due culture" p.7-8.. Fin da bambino fu educato dai genitori al sacrificio e allo studio.

All'età di cinque anni, dopo la fine della prima guerra mondiale, si trasferì in Liguria con la sua famiglia, nella casa paterna di Porto Maurizio, pur rimanendo legato per tutta la vita alle sue origini calabresi: trascorse un'infanzia serena che favorì la sua curiosità e la sua vocazione per la ricerca scientifica. Qui visse anche alcune esperienze, fra cui la morte dell'amico Peppino, che furono decisive per la scelta della sua carriera futura, dal momento che si accese in lui la consapevolezza dell'impotenza della medicina dinanzi a malattie molto graviRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo uno "Figlio di due culture" p.15-16..

Il padre, che lavorava nel Genio Civile, venne mandato prima a Cuneo, poi a Torino e infine a Imperia, dove il giovane Renato frequentava il Liceo De Amicis, la spiaggia e un piccolo osservatorio. Già da ragazzo diede prova di grande ingegno e perspicacia: iniziò a trascorrere il suo tempo libero presso l'Osservatorio Meteorologico e Sismico della sua città dove si dedicava alla costruzione di strumenti all'avanguardia grazie a quanto aveva appreso dalla lettura di alcune riviste scientifiche del tempoRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo cinque "Ma io non voglio essere un aristocratico." p.36-40..

Gli studi e la guerra Nel 1930 si iscrisse al corso di laurea in medicina e chirurgia presso l'Università degli Studi di Torino (benché amasse molto la fisica)Renato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo sei "Le docce nel cortile" p. 43-45., e già dal secondo anno, grazie ai brillanti risultati ottenuti, fu ammesso come interno all'Istituto di Anatomia diretto dal Prof. Giuseppe Levi, personalità in vista nell'ambito medico e biologico. Qui, dove si occupava prevalentemente di biologia, ebbe modo di conoscere Salvador Luria e Rita Levi-MontalciniRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo sette "Il giudizio universale" p.48., che divenne un'ottima compagna di lavoro e con la quale instaurò una profonda amicizia che coltivò anche in seguito. Gli anni trascorsi all'Istituto furono segnati dal continuo intervento del regime fascista nella vita pubblica e privata, e lo stesso Levi, dichiarato oppositore del sistema vigente, fu sul punto di abbandonare la cattedra di anatomia pur di non prestare giuramento al regimeRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo sette "Il giudizio universale" p.50-51..

Dopo qualche anno, il giovane Renato lasciò il laboratorio di Levi e si trasferì presso quello di anatomia patologica di Ferruccio Vanzetti, divenendo anche interno all'ospedale Mauriziano, spinto dall'interesse per la clinicaRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo otto "La clinica" p.53.. Si laureò in medicina e chirurgia a soli 22 anni, nel 1936, con una tesi sulle alterazioni del fegato dovute al blocco nell'efflusso della bile e ricevette in quest'occasione diversi premi, essendo stato riconosciuto come il migliore laureato dell'università con la migliore tesiRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo undici "No, dottor Dulbecco, la chirurgia non è per lei" p.66.. Nello stesso anno, mentre era in bilico tra la scelta di diventare scienziato e quella di intraprendere la carriera chirurgica, fu chiamato a prestare il servizio militare come ufficiale medico, fino al 1938Renato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo dodici "Mi vuole come assistente?" p.70-73.. Scelta la via della ricerca, non ebbe neanche il tempo di trovare un lavoro che nel 1939 venne richiamato alle armi per lo scoppio della seconda guerra mondiale, sempre come ufficiale medico, a Sanremo. Nell'iniziale incertezza della situazione, ebbe la possibilità di coronare il sogno di sposarsi con Giuseppina, figlia di un membro del governo fascista.

Nel giugno del 1940, l'Italia entrò in guerra al fianco della Germania ed egli fu mandato con il suo reggimento a poca distanza dalla frontiera francese, fino al momento dell'armistizio con la FranciaRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo tredici "Cap Martin non risponde più" p.77-78.. Durante questo periodo profuse il suo impegno nello studio e nella ricerca, volto ad ottenere la libera docenza (Roma-1941)Renato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo tredici "Cap Martin non risponde più" p.84., titolo che gli permise di diventare anche capo del servizio sanitario della 5ª Divisione fanteria "Cosseria". In questa veste, qualche mese dopo, dovette partire per la campagna in URSS sul DonRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo quattordici "Il capostazione sinistro" p. 86.; il suo reggimento fu praticamente annientato e soltanto nel marzo 1943 poté ritornare in Italia dopo alcuni mesi di ospedale militare. Con il rientro in Italia riprese il suo lavoro all'Istituto di anatomia patologicaRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo diciassette "Verso l'avvenire" p. 109-113. e iniziò a frequentare alcune organizzazioni antifasciste clandestine, in particolare il Movimento dei Lavoratori Cristiani, appassionandosi alla vita politica; entrò a far parte del CLN della città di TorinoRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo ventuno "Gli embrioni maschili" p.128., diventando anche membro della giunta popolare guidata dal sindaco Giovanni Roveda. Qui ebbe modo di constatare le contraddizioni interne all'ambiente politico, per cui preferì tirarsi indietro.Renato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo ventuno "Gli embrioni maschili" p.129..

Gli albori di una carriera da scienziato Dopo aver accettato di rientrare a far parte del gruppo di ricercatori di Levi, iniziò ad interessarsi all'effetto delle radiazioni sulle cellule embrionali di pollo, osservando delle alterazioni nello sviluppo delle cellule germinali. Il neo-scienziato, tuttavia, fu consapevole del fatto che per approfondire questo genere di ricerca, avrebbe dovuto acquisire molte più conoscenze in ambito fisico, per cui decise di iscriversi alla Facoltà di Fisica dell'Università di Torino, completando questi studi nell'arco di due anniRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo ventuno "Gli embrioni maschili" p. 130-132.. L'ambizione di conoscere l'effetto delle radiazioni sulla struttura e sul meccanismo d'azione dei geni, che costituivano ancora perlopiù un mistero, lo spinse ad intraprendere esperimenti utilizzando cellule in coltura, in particolare embrioni di polloRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo ventuno "Gli embrioni maschili" p. 132..

Decisivo, a questo punto della sua carriera, fu l'incontro con Salvador Luria, che aveva già avuto modo di conoscere, essendo stato anch'egli studente a Torino e interno dell'istituto di Levi. Luria si occupava a quel tempo dei virus che infettano i batteri (batteriofagi), e utilizzava come Dulbecco le radiazioni; data la comunanza di interessi, gli offrì la possibilità di lavorare nel suo laboratorio a Bloomington, nell'Indiana (USA), dove collaboravano già personalità di spicco della comunità scientificaRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo ventuno "Gli embrioni maschili" p. 133.

Ricercatore negli Stati Uniti

Nell'autunno del 1947 si trasferì negli Stati Uniti, a Bloomington (Indiana)Renato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo ventidue "I templi della nuova religione" p. 137., scoprendo un mondo totalmente diverso dalla sua terra natia, accomunato però dai pregiudizi razziali. Inizialmente il suo lavoro, in un laboratorio di dimensioni ridotte, fu da supporto alle ricerche di Luria, volte a comprendere e spiegare scientificamente l'interazione tra più fagi all'interno dello stesso batterio, dopo essere stati colpiti da radiazione ultravioletta. Dopo molte osservazioni, si giunse alla conclusione che al massimo una ventina di fagi potevano interagire l'un l'altro e sopravvivere più a lungoRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo ventitré "I virus che si aiutano" p. 143-144.. Durante questo periodo partecipò anche a riunioni scientifiche entrando in contatto con noti ricercatori tra cui diversi premi NobelRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo ventitré "I virus che si aiutano" p. 148.. Il contratto di lavoro offertogli da Luria prevedeva una durata di due anni, ma date le dimostrazioni di grande capacità e acutezza dello scienziato, egli ebbe la possibilità di proseguire a Bloomington le sue ricerche, acquisendo definitivamente la cittadinanza americana. La stima da parte del suo “datore di lavoro” fu tale che nell'estate del 1948, lo invitò a lavorare con lui per alcuni mesi presso il Cold Spring HarborRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo ventiquattro "Le caserme degli universitari" p. 150-151, un prestigioso laboratorio in cui affluivano scienziati da tutte le parti del mondo.

Il ritorno a Bloomington fu inaugurato da una nuova e interessante scoperta: per l'analisi dei fagi, egli utilizzava un sistema basato sulla formazione di placche, ovvero aree distinguibili dal resto della coltura cellulare e costituite da cellule che vengono distrutte per lisi dall'infezione di un virus; ogni placca veniva prodotta da un fago che, ucciso dalla radiazione, perdeva questa capacità. Egli osservò che adoperando due colture diverse, una infettata da fagi normali, l'altra da fagi irradiati da luce ultravioletta, nella seconda si assisteva alla produzione di un maggior numero di placche, contrariamente a quanto era previstoRenato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, capitolo venticinque "La luce ristoratrice" p. 154-155. Il fenomeno per cui i fagi acquisivano la capacità di riattivarsi fu chiamato fotoriattivazioneConsultato URL:http://www.torinoscienza.it/personaggi/renato_dulbecco_20205 e la sua importanza risiedeva nel fatto che fino a quel momento, qualcosa di simile era stato osservato nei batteri, ma dato che l'esposizione ai raggi UV avveniva fuori da queste cellule, era necessariamente all'interno che qualche meccanismo ancora sconosciuto permetteva loro di riattivarsiRenato Dulbecco Scienza, vita e avventura capitolo venticinque "La luce ristoratrice" p. 155.

Fu questo inaspettato successo che nel 1949 portò Max Delbrück, padre della genetica moderna, ad offrirgli un posto di lavoro al California Institute of Technology di Pasadena, più noto come Caltech, uno dei più importanti laboratori scientifici del mondo. Dopo un'iniziale esitazione, dovuta al timore di recare un torto a colui che lo aveva introdotto in quel rilevante ambiente, accettò, convinto anche dalle parole del collega James Watson (futuro premio Nobel per la scoperta della struttura del DNA).

Nasce una nuova scienza Renato Dulbecco, Scienza, vita e avventura, titolo sezione VI p.169.