Biografia Cominciò a collaborare giovanissimo alla Gazzetta di Parma, dal 1925 rinominata in Corriere emiliano, di cui fu caporedattore fino alla chiusura (1941).
Nel dopoguerra fu responsabile dell'edizione del mattino del Corriere Lombardo e, a seguire, caporedattore del settimanale satirico Candido, del quale fu l'ultimo direttore dal 10 novembre 1957 fino alla chiusura avvenuta nel 1961.Alberto Mazzuca, op. cit., pp. 202-203
Finita l'esperienza del Candido fu chiamato da Carlo Pesenti, editore della Notte di Milano, ad assumere la direzione del bergamasco Giornale del popolo; l'anno seguente Minardi trasformò il nome della testata in Giornale di BergamoLa testata chiuse nel 1980; nel 1981 fu rifondata come Bergamo-oggi. e la posizionò collocandola nell'area del liberalismoIl quotidiano concorrente, L'Eco di Bergamo era di ispirazione cattolica.. Minardi scriveva un corsivo al giorno, in prima pagina, firmandosi Min. Negli anni settanta il Giornale di Minardi raggiunse il record di vendite, toccando le copie.
Nel 1978 lasciò il Giornale e assunse la direzione del quotidiano svizzero Gazzetta ticinese. A Lugano ritrovò un suo vecchio amico, Giuseppe Prezzolini, che fu prezioso collaboratore del quotidiano.
Fu amico fraterno di Giovannino Guareschi,Alberto Mazzuca, op.cit., p. 124 Cesare Zavattini e di Attilio Bertolucci.
Collezione Alessandro Minardi Ceduta nel 1999 dal figlio, Maurizio Minardi, la Collezione Alessandro Minardi (1928-1999) è di proprietà della Regione Lombardia. Conservata dal 2000 presso la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, è costituita in gran parte da bozzetti originali prodotti per Bertoldo e Candido da Giovannino Guareschi, Giacinto Mondaini, Giovanni Mosca, Ferdinando Palermo, Carlo Manzoni, Sergio Toppi. Accanto alle 1.757 tavole di disegni originali, conservate in 35 scatole, è presente un complesso documentario di modesta entità: corrispondenza, manoscritti o dattiloscritti di pubblicazioni, documentazione a stampa (soprattutto articoli tratti da quotidiani o periodici), estratti di sentenze. Si tratta per lo più di disegni in bianco e nero su carta, in cui vengono utilizzate chine e grafite, arricchiti talvolta dall’uso di biacca e collages. I disegni a colore sono circa 130. I disegni sono stati schedati e digitalizzati e consultabili on line.fondazionemondadori.it, 21 settembre 2017
Note
Bibliografia Alberto Mazzuca, La erre verde. Ascesa e declino dell'impero Rizzoli, Milano, Longanesi & C, 1991 ISBN 88-304-0999-5
Collegamenti esterni