Biografia Sulla vita di Gaio Musonio Rufo, stoico, si posseggono poche notizie certe. È noto che nacque a Volsinii, corrispondente all'odierna Bolsena, in EtruriaSuda μ 1305: «Figlio di Capitone, etrusco, della città di Volsinii; filosofo dialettico e stoico, vissuto ai tempi di Nerone, conoscente di Apollonio di Tiana e di molti altri; ci sono anche lettere che sembrano provenire da Apollonio a lui e da lui ad Apollonio. Naturalmente per la sua schiettezza, le sue critiche e il suo eccesso di libertà fu ucciso da Nerone. Numerosi sono i discorsi filosofici che portano il suo nome e anche le lettere» (trad. A. D'Andria)., che fu cavaliere e visse nel I secolo d.C., all'incirca tra il 30 e il 100.
Il praenomen Gaio lo conosciamo solo attraverso Plinio il Giovane, che ci fornisce anche un’altra notizia su una sua figlia (presumibilmente chiamata Musonia, secondo l’uso romano), che fu sposata ad un certo Artemidoro, di probabile origine siriana, al quale Plinio prestò aiuto anche per stima e affetto nei confronti del suoceroEpistole, III, 11.. Sappiamo dalla voce Mousonios della Suda che egli fu figlio di Capitone ma non abbiamo altre notizie sulla sua famiglia, che era comunque di origine etrusca: in effetti il nomen Musonius, che doveva denotare la gensDi origine etrusca: cfr. Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, VII 16., viene indicato da alcuni studiosi della lingua etrusca come forma latina del gentilizio etrusco Musu, Muśu-niaCfr. M. Pittau, Dizionario della Lingua Etrusca (DETR), Dublino, Ipazia Books, 2018, p. 280..
Fra il 55 e il 60 fu a capo a Roma di un circolo filosofico-letterario e si dedicò anche alla politica, con idee abbastanza tradizionali e moderate. Fece parte del gruppo creatosi intorno a Rubellio Plauto, giovane discendente della famiglia Giulia e quando questo nel 60 fu allontanato da Roma in via precauzionale da Nerone, Musonio lo seguì in Asia; sappiamo che due anni dopo giunse l'ordine dell'imperatore di eliminare Rubellio Plauto. Musonio ritornò a Roma, ma nel 65, in concomitanza della congiura pisoniana, venne mandato in esilio (in quanto allievo di Seneca) nell'isola di Gyaros, inospitale e rocciosa nel Mar EgeoTacito, Annales, XIV, 59..
Indicativi della sua integrità morale e della sua coerenza sono altri due momenti della sua vita, entrambi riportati da Tacito nelle Storie.
Nel 69, dopo essere ritornato dall’esilio, forse grazie all’imperatore GalbaEpitteto, Diatribe, III 15, 14., con il quale sembra fosse in amicizia, nella fase finale della guerra civile seguita alla morte di Nerone, Musonio si rese protagonista di un primo episodio significativo, rivelatore della sua generosa attitudine a mettere in pratica i principi morali e gli ideali di pace che insegnava. In una Roma che era teatro di violenti scontri tra le fazioni avverse, il filosofo di Volsinii si impegnò a svolgere un’improbabile opera di pacificazioneStorie, III 81.: Il secondo episodio, sempre riferito alla fine del 69, ci presenta Musonio Rufo impegnato nella riabilitazione della memoria dell’amico Barea Sorano, che nel 66 era stato sottoposto a processo e condannato a morte insieme alla figlia Servilia e a Trasea Peto. Contro di lui era stata resa una falsa testimonianza da parte del suo stesso maestro, Publio Egnazio Celere, anche lui appartenente alla corrente stoica. Musonio, che pure nei suoi insegnamenti si dichiarava contrario ad intentare cause per difendere se stesso dalle offese ricevute, in questo caso non esita ad accusare in Senato il traditore per difendere la memoria dell’amico condannato ingiustamente. Come scrive TacitoStorie, IV 10.: Musonio portò avanti con tenacia il suo impegno, che fu coronato da successo:
Più tardi riuscì a guadagnarsi la stima di Vespasiano evitando la cacciata dei filosofi del 71Cassio Dione, LXVI, 13.. Ci fu però un secondo esilio intorno all'80 e, dopo il suo rientro a Roma, voluto da TitoGirolamo, Chronicon, a. 2095: «Titus Musonium Rufum philosophum de exilio revocat»; Temistio (Orationi, XIII, 173c), inoltre, attesta l'amicizia tra Tito e Musonio., le fonti tacciono. Potrebbe essere stato espulso da Roma nel 94, assieme agli altri filosofi, a causa di un senatoconsulto sollecitato da Domiziano, che fece uccidere Aruleno Rustico e cacciare Epitteto e altri. Da un'epistola di Plinio il Giovane, dell'inizio del II secolo, si apprende che egli non era più in vita.
Si proclamava suo discendente il poeta Postumio Rufio Festo Avienio (seconda metà del IV secolo)A. Cameron, Avienus or Avienius?, in "Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik", Bd. 108 (1995), pp. 252-253..
Opere Probabilmente in modo volontario, sull'esempio di Socrate e come farà anche il discepolo Epitteto, non lasciò nulla di scritto. I principi della sua predicazione filosofica si ricavano da una raccolta di diatribe dovuta a un discepolo di nome LucioL'attribuzione è data nell'estratto XV Hense: sicuramente questo Lucio era un allievo di Musonio, e uno specifico riferimento in cui Musonio parla da esule a un esule rivela che anche Lucio partecipò al bando del suo maestro. Per la datazione, nella diatriba VIII (60, 5) Lucio riporta una conversazione di Musonio con un re siriano e dice, tra parentesi, che c'erano ancora re in Siria a quel tempo, vassalli dei romani. Dato che l'ultima dinastia di sovrani siriani fu detronizzata nel 106 d.C., Lucio deve aver scritto qualche tempo dopo questa data., di cui 21 ampi estratti sono conservati nell'Antologia di Giovanni Stobeo (V secolo). Essi sono intitolati:
I. Che non è necessario fornire molte prove per un problema II. Su chi nasce con un'inclinazione verso la virtù III. Che anche le donne dovrebbero studiare filosofia IV. Se le figlie debbano ricevere la stessa educazione dei figli maschi V. Se è più efficace la teoria o la pratica VI. Sul praticare la filosofia VII. Che si dovrebbero disprezzare le difficoltà VIII. Che anche i re dovrebbero studiare filosofia IX. Che l'esilio non è un male X. Il filosofo perseguirà qualcuno per lesioni personali?
XI. Quali mezzi di sostentamento sono appropriati per un filosofo? XII. Sull'indulgenza sessuale XIII. Qual è il fine principale del matrimonio XIV. Il matrimonio è un ostacolo per la ricerca della filosofia? XV. Ogni bambino che nasce dovrebbe essere allevato? XVI. Bisogna obbedire ai propri genitori in tutte le circostanze? XVII. Qual è il miglior viatico per la vecchiaia? XVIII. Sul cibo XIX Su vestiti e riparo XX. Sugli arredi XXI. Sul taglio dei capelli
Lo stile delle diatribe è semplice: in genere viene posta una questione iniziale, poi sviluppata con chiarezza durante il testo, spesso costruito in modo figurato, usando metafore e similitudini (spesso sfrutta il paragone con il medico, alcune volte intervengono immagini di animali). Questa caratteristica si adatta bene alla sua personalità e al suo tipo di insegnamento, tutto rivolto alla schiettezza della vita.
Ci restano, inoltre, frammenti minori, spesso in forma di apoftegma31 nell'edizione Hense del 1905.: a parte quelli sempre di Stobeo (in numero di 14), due frammenti conservati da Plutarco sono brevi aneddoti che potrebbero essere definiti come "detti celebri", mentre tre brani di Aulo Gellio conservano detti memorabili ed un quarto è lungo abbastanza da rappresentare la sintesi di un intero discorso. C'è, poi, un aneddoto in Elio Aristide ed Epitteto ne racconta una mezza dozzina (11, per la precisione). Restano, inoltre, due epistoleUna delle due è una lunga lettera scritta da Musonio a Pancratide sul tema dell'educazione dei suoi figli (pp. 137-142 dell'edizione Hense)., concordemente ritenute spurie.
Pensiero Musonio rappresenta, con Epitteto, Marco Aurelio e Seneca, uno dei quattro esponenti più significativi del neostoicismo romano. Egli, se per certi versi corrisponde appieno alle istanze propugnate dalla temperie spirituale del suo tempo, per altri si distingue e mette in luce, soprattutto per il recupero radicale e profondo di una filosofia intesa come arte del vivere bene e onestamente, cioè mezzo per conseguire uno scopo riscontrabile nei fatti. Il ruolo della filosofia Egli crede che la filosofia (stoica) fosse la cosa più utile, in quanto ci persuade che né la vita, né la ricchezza, né il piacere sono un bene, e che né la morte, né la povertà, né il dolore sono un male; quindi questi ultimi non sono da temere. La virtù è l'unico bene, perché da sola ci impedisce di commettere errori nella vita. Del resto, sembra che solo il filosofo si occupi di studio della virtù. La persona che afferma di studiare filosofia deve praticarla più diligentemente di chi studia medicina o qualche altra attività, perché la filosofia è più importante e più difficile da comprendere di qualsiasi altra occupazione. Questo perché, a differenza di altre abilità, le persone che studiano filosofia sono state corrotte nella loro anima da vizi e abitudini sconsiderate, imparando cose contrarie a ciò che impareranno in filosofia. Ma il filosofo non studia la virtù soltanto come conoscenza teorica. Piuttosto, Musonio insiste sul fatto che la pratica è più importante della teoria, poiché la pratica ci porta all’azione in modo più efficace della teoria. Sosteneva che sebbene tutti siano naturalmente disposti a vivere senza errori e abbiano la capacità di essere virtuosi, non ci si può aspettare che qualcuno che non abbia effettivamente imparato l'abilità di vivere virtuosamente viva senza errori più di qualcuno che non è un medico esperto, un musicista , studioso, timoniere o atleta ci si poteva aspettare che praticassero quelle abilità senza errori.
L'autocontrollo In una delle sue diatribeDiatriba VIII Hense., si racconta il consiglio che offrì a un re siriano in visita, dicendogli che deve proteggere e aiutare i suoi sudditi, quindi sapere cosa è buono o cattivo, utile o dannoso, utile o inutile per le persone. Ma diagnosticare queste cose è proprio il compito del filosofo. Poiché un re deve anche sapere cos'è la giustizia e prendere decisioni giuste, egli deve studiare filosofia, anche per possedere autocontrollo, frugalità, modestia, coraggio, saggezza, magnanimità, capacità di prevalere nel parlare sugli altri, capacità di sopportare il dolore e deve essere privo di errori Cfr. anche il detto «Un re dovrebbe voler ispirare soggezione piuttosto che paura nei suoi sudditi. La maestà è caratteristica del re che incute timore reverenziale, la crudeltà di quello che ispira paura» (in Stobeo, IV 7, 16).. La filosofia, sosteneva Musonio, è l'unica arte che fornisce tutte queste virtù. Per dimostrare la sua gratitudine il re gli offrì tutto ciò che desiderava, al che il filosofo chiese solo che il re aderisse ai principi stabiliti.