La psicologia sociale è una branca della psicologia che studia l'interazione tra l'individuo e i gruppi sociali.

Il primo studio di psicologia sociale può essere considerato La psicologia dei popoli (Völkerpsychologie) di Wilhelm Wundt, del 1900 e 1920. Essa però si afferma come disciplina a sé stante negli USA solo dagli inizi del XX secolo, con Norman Triplett e William McDougall.

Gli psicologi sociali tipicamente spiegano il comportamento umano in termini di interazione tra stati mentali e situazioni sociali ambientali. Nella formula euristica di Kurt Lewin (1951), il comportamento (C) viene visto come una funzione (f) dell'interazione tra la persona (P) e l'ambiente (A), concetto sintetizzato da Lewin con Kurt Lewin, Principles of Topological Psychology, New York, McGraw-Hill, 1936, pp. 4–7..

L'aggettivo "sociale" rappresenta un dominio interdisciplinare che fa da ponte tra la psicologia e la sociologia. Durante gli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, ci fu collaborazione frequente tra psicologi e sociologi (Sewell, 1989). Negli anni recenti le due discipline si sono specializzate in modo crescente ed isolate l'una dall'altra, con i sociologi che si concentrano su "macro variabili" (struttura sociale), con estensione molto più ampia. Ciononostante, gli approcci sociologici alla psicologia sociale rimangono un'importante controparte alla ricerca psicologica in questa area.

Psicologia sociale e storia della psicologia

Le origini La psicologia sociale comprende tutti gli studi rivolti a chiarire il fenomeno dell'influenza sociale. Si estende all'indagine dei comportamenti dei diversi gruppi sociali e degli individui come membri di tali gruppi. Le ricerche della psicologia sociale forniscono elementi che permettono di proporre dei termini come massa, gruppo, ruolo, e delle modalità di comportamento come il conformismo.

I dati fondamentali furono forniti da un ricercatore statunitense nel 1936, e sono considerati come il debutto della psicologia sociale ad impostazione scientifica. Lo psicologo in questione è Muzafer Sherif, al quale si devono i primi lavori sulla comparsa delle norme di gruppo.

La psicoanalisi e la psicologia sociale

La psicoanalisi, di cui padre fondatore è Sigmund Freud, si differenzia dai modelli psicologici dominanti in quanto considera la comprensione della vita cosciente dell'uomo come subordinata alla comprensione della sua vita psichica inconscia. Freud soprattutto fu artefice di un cambiamento di approccio per ciò che riguarda lo studio dei problemi psicopatologici, i quali passarono da un'idea organica del problema, a un'idea psicologica, per cui scavando al di sotto della soglia di coscienza sarebbe stato possibile intervenire in modo efficace sui problemi psichiatrici.

Sulla base di queste premesse Freud costruisce un sistema teorico articolato e una tecnica terapeutica, la psicoanalisi. Già dalla fine dell'Ottocento egli giunse a mettere a punto il metodo delle libere associazioni per la cura della nevrosi (punto di arrivo di un lungo percorso sperimentale che vide Freud passare dall'uso dell'ipnosi, a quello della suggestione, a quello dell'insistenza fino alla decisione di invitare il paziente a comunicare tutto quello che gli viene in mente, appunto per libere associazioni). Freud ipotizza l'esistenza di forze e pulsioni sconosciute alla coscienza le quali determinano il comportamento. Queste sarebbero il risultato di un accumulo di energia psichica la quale crea nell'uomo il bisogno di scaricare la tensione (modello energetico della motivazione). Tali forze sono regolate da due leggi fondamentali: il principio di piacere (sogni, lapsus, ecc) e il principio di realtà (attuazione, differimento o abbandono di desideri e ambizioni).

Questa continua lotta tra bisogni e desideri inconsci e la loro attuazione nella realtà, è regolata dal modo in cui si articola la struttura della personalità. La personalità viene infatti vista come formata da tre istanze: l'Es, l'Io e il super Io. L'Es è completamente inconscio (il serbatoio di tutte le pulsioni); l'Io ha funzioni di mediatore tra le rivendicazioni dell'Es (inconscio), la realtà e gli imperativi del Super Io; il Super Io, il quale si forma a seguito dei premi e delle punizioni dei genitori è per buona parte inconscio e svolge un ruolo di giudice nei confronti dell'Io impedendogli di mettere in atto comportamenti per cui si sentirebbe in colpa, o indicando un ideale a cui uniformarsi. Inoltre vi sono una serie di meccanismi di difesa inconsci che preservano l'integrità dell'Io, difendendolo dagli attacchi dell'Es (accade ad esempio nella trasformazione dei significati da negativi a positivi nel caso di un uomo che ferisca un altro uomo, qualora egli sia un chirurgo).

La pulsione libidica e quella aggressiva si presentano già nel neonato, in quella che Freud chiama la fase orale (in cui gratificazioni sessuali e aggressività vengono espresse attraverso la bocca con l'allattamento e i morsi al seno materno); a questa segue la fase anale (il piacere si esprime con la defecazione e l'aggressività attraverso la disobbedienza nel tenerla sotto controllo); successivamente si giunge alla fase fallica, in cui il bambino ha un forte interesse per i propri genitali, ed è in questo periodo che il bambino elabora il complesso di Edipo (desideri incestuosi per il genitore dell'altro sesso e gelosia per il genitore dello stesso sesso). Il superamento di questo complesso costituisce il punto centrale nello sviluppo della personalità. Dai 6 agli 11 anni, si verifica poi la fase della latenza, in cui la pulsione sessuale si rafforza, ma non si manifesta, per esplodere con forza nella fase genitale che caratterizza l'adolescenza.

Freud ipotizza un continuo conflitto tra individuo e la società fin dalla nascita. Tuttavia le pulsioni infantili che mirano ad un piacere perverso e indifferenziato vengono poi spinte dalla specie a realizzare quei comportamenti che permetteranno la perpetuazione della specie stessa. Tali pulsioni sono considerate innate, al di là cioè dell'epoca e della società, ed esse spingerebbero gli individui ad una competizione feroce, motivo per cui si rendono necessarie le norme sociali. Il Super Io è quella istanza che incorpora queste norme regolando così le pulsioni sessuali e aggressive di ognuno di noi (sviluppo del senso di colpa). Caratteristica dei rapporti sociali è la folla, la quale secondo Freud ha la capacità di disattivare il Super Io e di far esplodere in tutta la sua forza distruttiva e devastante l'inconscio degli individui.

La psicologia sociale psicologica e sociologica

Malgrado a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento sia possibile rintracciare un'origine comune, col tempo, la psicologia sociale si differenzia in psicologica e sociologica. La prima è quella che finisce con il prevalere ai giorni nostri ed essa pone grande enfasi sulla sperimentazione. La seconda invece si avvicina sempre di più alla sociologia vera e propria. George Herbert Mead ipotizza un continuo confronto tra il proprio punto di vista e quello degli altri (l'altro non solo specifico, ma anche generalizzato). Ciò permetterebbe all'individuo di realizzare una sorta di oggettività sociale, la quale consente di individuare con chiarezza la propria posizione personale. Se la psicologia sociale nacque in Europa, essa si sviluppò poi soprattutto negli Stati Uniti, dove ricevette una forte attenzione all'individuo e alle conseguenze pragmatiche del lavoro di ricerca. La particolare cultura americana, basata sull'idea di progresso affidato alle capacità e all'intraprendenza dei singoli o dei gruppi, fece affermare il paradigma teorico del Comportamentismo, il quale si oppone al modello, dominante fino ad allora, dell'introspezionismo.

L'introspezionismo e la Voelkerpsychologie di Wundt

Nel 1879 Wundt aveva fondato il primo laboratorio di psicologia sperimentale, segnando così la nascita della materia. L'enfasi venne posta soprattutto sulla struttura della mente, la quale veniva analizzata nelle sue manifestazioni esterne, nei prodotti collettivi analizzati comparativamente in diverse condizioni storiche e socioculturali, secondo un'ottica centrata sulla psicologia della comunità e non sull'individuo. Anche Durkheim, nei suoi postulati sulla sociologia, pose il mondo sociale come rappresentazione collettiva non riconducibile alle rappresentazioni individuali.

Comportamentismo e psicologia sociale

Negli Stati Uniti, invece, dal 1910 si stabilizza il paradigma del comportamentismo sulla base delle tesi di John Watson e Skinner. Secondo questo modello, l'individuo è alla nascita una tabula rasa, sulla quale le influenze ambientali hanno la possibilità di incidere qualsiasi cosa. Per i comportamentisti, quindi, il comportamento umano non viene più spiegato facendo riferimento a contenuti mentalistici, bensì viene ricondotto al risultato di catene causali di stimoli e risposte secondo un modello di “connessione Stimolo-Risposta” (S-R). A queste condizioni, la sperimentazione diventa l'unico metodo accettabile per lo studio della materia.

Il primo meccanismo di condizionamento è quello studiato da Ivan Pavlov, ed è detto il condizionamento classico. Esso postula che a uno stimolo neutro possa seguire una risposta che in precedenza era elicitata da uno stimolo diverso incondizionato (è il caso del condizionamento di un cane al suono di una campana quando è il momento di cibarsi: in questo modo, ogni volta che sentirà la campana produrrà il comportamento tipico che avrebbe prodotto in presenza del cibo).

Diverso è il condizionamento operante che si basa sul “meccanismo del rinforzo”. Vengono cioè ripetuti quei comportamenti che vengono premiati da rinforzi positivi ("stimoli appetitivi") o rinforzi negativi ("cessazione di stimoli avversivi"), mentre vengono estinti i comportamenti che vengono puniti da punizioni.

Fu così che gli psicologi sociali trovarono nel modello di Gordon Allport (1924) il loro modello di riferimento. Egli postulò che non esiste una psicologia dei gruppi che non sia essenzialmente una psicologia degli individui. Tale ottica (comportamentista) venne così adottata, ad esempio, per spiegare la formazione e il cambiamento degli atteggiamenti a seguito degli spot televisivi o della persuasione politica.

Negli anni quaranta i lavori di Dollard e di Bandura rivedono le posizioni originarie dei comportamentisti e ne allargano le prospettive, introducendo l'idea della mediazione mentale nel processo stimolo-risposta, che diviene così stimolo-organismo-risposta (S-O-R). Bandura introduce anche il concetto di “imitazione” o “modeling”, secondo cui l'apprendimento del comportamento avverrebbe anche per semplice osservazione, una teoria che oggi sembra avvalorata dalla scoperta dei neuroni specchio.

Psicologia della Gestalt e psicologia sociale

Sempre negli anni quaranta, viene importata negli Stati Uniti la Psicologia della Gestalt che apre la strada all'importanza dell'elaborazione percettivo-cognitiva degli stimoli da parte degli individui. La teoria della Gestalt pone cioè l'enfasi su fenomeni, così come l'individuo li percepisce e li vive, contribuendo così a far abbandonare l'idea della “tabula rasa” e il paradigma della scuola di Wilhelm Wundt, la quale voleva ricondurre l'esperienza psicologica a singoli elementi costitutivi.