Biografia
Müntzer nacque nel piccolo villaggio di Stolberg sui monti dell'Harz, figlio di un artigiano benestante e di una contadina. Nel 1506 si iscrisse alla facoltà delle arti dell'Università di Lipsia, passando e laureandosi nel 1512 nell'Università di Francoforte sull'Oder con il titolo di artium magister et sanctae Scripturae baccalaureus, ossia dottore in filosofia e teologia; parlava fluentemente il greco, l'ebraico, ed il latino.
Ordinato prete nel 1513, divenne parroco della chiesa di san Michele ad Aschersleben, nel Braunschweig, nel maggio 1514 e, due anni dopo, fu predicatore nel vicino convento di Frohse; dirà in seguito di aver scelto la vita ecclesiastica per la volontà di essere vicino ai problemi e alle necessità del popolo.
Nel 1517 iniziò un lungo viaggio attraverso la Germania centro-settentrionale, nella quale si avviava un lento processo di industrializzazione nelle città, che provocava la proletarizzazione degli artigiani e dei contadini immigrati, pagati con salari insufficienti per i lunghi orari di lavoro prestati, mentre nelle campagne permaneva la tradizionale miseria, fra servitù della gleba, esosità fiscali, decime ecclesiastiche e oppressione politica dei prìncipi.
Nel gennaio 1519 Müntzer è a Wittenberg, in Sassonia, dove vivono Lutero e Filippo Melantone. Acquista presto la fama di luterano – che in realtà non fu mai – ma quando lo scandalo del mercato delle indulgenze diventa in Germania un caso nazionale, dando maggior linfa alla propaganda antipapale di Lutero, Müntzer accetta, nel maggio 1519, l'incarico di confessore nel convento di Beuditz, presso Weißenfels: forse fu spinto dalla necessità di riflettere e studiare sugli avvenimenti, oltre che da quella di guadagnarsi da vivere: lesse le opere dei sostenitori della Riforma, i Padri della Chiesa Tertulliano e Agostino, gli atti dei concili di Costanza e di Basilea; in particolare si applicò allo studio di Johannes Tauler, il teologo dello "svuotamento" e del "totale abbandono" in Dio, che Müntzer utilizzerà trasportando quelle categorie metafisiche sul piano dell'impegno morale e sociale.
Il 17 maggio 1520 giunse a Zwickau, come pastore della chiesa di santa Maria e dall'ottobre passò in quella di santa Caterina, frequentata soprattutto da operai e piccoli artigiani: qui conobbe Nicolas Storch, il cui millenarismo era fermentato da impulsi di ribellione sociale e l'adesione alle esigenze di una riforma religiosa non si appagava del riformismo luterano, indifferente alla miseria delle popolazioni.
La sua predicazione e la difficile situazione economica provocano ai primi del 1521 una rivolta nella città: il Consiglio di Zwickau lo destituisce dall'incarico di pastore con l'accusa di fomentare l'odio fra i cittadini e Müntzer si allontana, raggiungendo la Boemia, stabilendosi in aprile a Žatec e poi, nel giugno, invitato dall'Università, a Praga. Qui, proclamando la sua simpatia per l'indimenticato Jan Hus, pubblica un suo Manifesto.
Manifesto di Praga
Datato 25 novembre 1521, il Manifesto di Praga o Protesta riguardante la causa boema è un violento libello contro preti e teologi che non «hanno saputo né sapranno mai scoprire le prove salutari e l'utilissimo svuotamento della mente operato dallo Spirito di provvidenza. Perché lo Spirito del timore di Dio non li ha afferrati [...] molto spesso ho udito da loro la gelida Scrittura, che hanno rubato astutamente, come perfidi ladroni e atroci assassini [...] chi, tra i mortali direbbe che sono i retti servitori di Dio per testimoniare la parola divina? Ovvero chi direbbe che sono i coraggiosi dispensatori della multiforme grazia di Dio? Forse perché sono stati unti da quello storpio del papa con l'olio di malvagità».
Per lui la fede dei preti è morta e la loro parola è fredda: «non possono difendere la fede cristiana con una Bibbia che non sia stata messa in pratica, anche se cianciano tanto. Guai, guai a quegli infernali e asmodeici preti che seducono così palesemente il popolo [...] dicono gelidamente: chi ha creduto ed è stato battezzato è salvato. Questa e nessun'altra motivazione viene offerta agli avversari [...] Poiché il popolo ha tralasciato di curare l'elezione dei preti, è stato impossibile, prima dell'inizio di tale disinteresse, convocare un vero concilio. E in quelli che hanno avuto luogo, concilii e sinodi del diavolo, non si è trattato che di fanciullaggini: campanari, calici, paramenti, lampade e chierici. Sulla vera e vivente Parola di Dio non si è mai aperto bocca e non si è riflettuto».
E conclude con un augurio che non si realizzerà: «sono venuto, diletti boemi, nella vostra terra non chiedendovi altro che di studiare con diligenza la Parola vivente di Dio dalla sua stessa bocca, mediante la quale voi stessi potrete udire e comprendere in che modo gli ottusi preti hanno traviato il mondo intero. Per amore del sangue di Cristo, aiutatemi a combattere codesti nemici della fede! Voglio svergognarli ai vostri occhi con lo spirito di Elia. Perché è nella vostra terra che comincerà la nuova chiesa apostolica che si estenderà in ogni luogo».
A Wittenberg, Andrea Carlostadio dà inizio a una serie di riforme – il matrimonio dei preti, la comunione sotto le due specie, il pane e il vino offerto ai laici, l'abolizione delle immagini; alla fine del 1521 e ai primi del 1522 vi sono tumulti popolari che allarmano i prìncipi e Lutero, che scrive la Fedele esortazione a tutti i cristiani a guardarsi dai tumulti e dalle rivolte: le riforme vanno fatte col consenso dei prìncipi, cui spetta garantire l'ordine, perché la massa, il Signor Tutti, è per natura ignorante e anarchica. Lutero va poi a Wittenberg e ristabilisce la messa in latino, l'apparato liturgico, la comunione "in una sola specie": Müntzer scrive a Melantone, il 27 marzo, denunciando il compromesso luterano con i potenti; sa di essere isolato, di non potersi aspettare nulla dai nuovi teologi.
Riforma liturgica Nel settembre 1522 Müntzer è nel piccolo centro di Sooden, nell'Assia da dove, entrato in urto con i signorotti locali, si trasferisce a Weimar, poi a Halle e infine, nel marzo 1523, in Sassonia, ad Allstedt, dove è pastore in prova nella chiesa di San Giovanni: anticipa Lutero, abolendo la messa latina e sposa Ottilie von Gersen. Scrive tre testi liturgici, la Liturgia ecclesiastica tedesca, la Messa evangelica tedesca e lOrdine e intenzione della liturgia tedesca di Allstedt, spiegando come sia «impossibile sopportare più a lungo che si attribuisca alle parole latine una forza particolare, come fanno gli stregoni, e che il popolo esca di chiesa più ignorante di quando vi è entrato»; in due scritti teologici, Della falsa fede e la Protesta o rimprovero, accusa chi predica un «Cristo edulcorato» e chi vende «sotto costo la giustizia divina».
La sua liturgia riscuote l'approvazione della maggior parte dei fedeli, ma non del signorotto del luogo, il conte Ernst von Mansfeld il quale cerca di vietare la partecipazione alle prediche, definite "eretiche", di Müntzer; questi, il 22 settembre 1523, gli indirizza una lettera, firmata «Thomas Müntzer, colui che distrugge l'incredulità», ricordandogli che non è compito dei signori provocare disordini nella chiesa.
Ma non si limita a scrivere e a predicare: fonda la "Lega degli eletti", cui aderiscono diverse centinaia di abitanti di Allstedt, una sorta di nucleo di fedeli della Riforma, risoluto e anche violento. Viene distrutta una cappella cattolica nel vicino villaggio di Mallerbach. I disordini sono condannati anche da Lutero, che arriva a definire Müntzer il "Satana di Allstedt". Il duca Giovanni di Sassonia, avvertito dalla Lettera ai principi di Sassonia sullo spirito di sedizione di Lutero, per rendersi conto personalmente di chi sia in realtà questo Thomas Müntzer, lo invita a tenere in sua presenza il sermone di prova che tutti i pastori non ancora titolari sono tenuti a presentare al fine di conseguire l'incarico ufficiale.
Predica ai prìncipi
Il 13 luglio 1524, nel castello di Allstedt, tenne il suo sermone sul Secondo capitolo del profeta Daniele, più noto come Predica ai principi, perché tenuto di fronte al duca Giovanni di Sassonia, fratello dell'Elettore Federico III di Sassonia, del figlio di Giovanni, il principe Giovanni Federico, del cancelliere di corte Gregor Brück, del consigliere di corte Hans von Grefendorf e delle autorità cittadine.
Con continue citazioni bibliche, sostiene che «anche al tempo dei nostri padri e al nostro, la povera cristianità è ancora molto più grandemente corrotta» dalla «falsa santità e l'ipocrita assoluzione» della Chiesa romana, che dice che «la chiesa cristiana non può errare». In realtà, secondo Müntzer, solo i profeti e poi Cristo e gli apostoli «piantarono nei cuori degli eletti» la vera Parola di Dio; ma la comunità non rimase «vergine oltre l'epoca della morte degli apostoli e subito dopo è divenuta adultera».
La Chiesa romana, «impotente nello Spirito, un miserabile sacco di letame, ha voluto possedere il mondo intero [...] Hanno privato il gregge di Cristo della giusta voce e hanno fatto del vero Cristo crocefisso un idolo del tutto fantastico. Com'è accaduto ciò? Risposta: hanno rifiutato la pura scienza di Dio e hanno stabilito al suo posto un grazioso, fine, aureo Domeniddio che i poveri contadini sbaciucchiano»; Cristo è stato schernito «con la diabolica celebrazione di messe, prediche, cerimonie e modi di vita idolatrici; dopo tutto questo, non resta che un ligneo Domeniddio, preti idolatri e lignei, un popolo rozzamente goffo e grossolano, incapace di comprendere la minima dichiarazione di Dio».
Ma anche i nuovi teologi non sono da meno, neanche Lutero, che Müntzer non nomina esplicitamente: «i poveri e incolti uomini sono pure sedotti da empi dottori con grandi chiacchiere [...] insegnano e affermano che Dio non rivelerebbe più ai suoi cari amici i suoi misteri divini mediante vere visioni o mediante la sua parola vivente». Per Müntzer, la rivelazione non è dunque avvenuta una volta per tutte e oggi non si tratterebbe solo di farne una corretta esegesi delle Scritture, perché Dio ha sempre parlato e ci parla ancora.
Attaccati «i maledetti monaci visionari» che indulgono, oggi come ieri «alla superstizione, perché, senza alcuna esperienza dell'origine dello Spirito santo [...] non discernono il bene dal male», Müntzer sostiene che il nostro intelletto non «è in grado di intendere alcuna conoscenza, con buon fondamento nella sua coscienza, senza la rivelazione di Dio. Qui l'uomo scoprirà chiaramente che non può camminare con la testa in cielo, ma deve diventare innanzi tutto pazzo nell'intimo». Intende dire che una fede autentica non può derivare dalla comprensione intellettuale – «la saccenteria del lume naturale» – delle Scritture, ma nello «sgorgare dal cuore dell'opera della parola divina». Tanto la giustificazione cattolica per grazia, quanto quella luterana per sola fede sono insufficienti: occorre che la parola di Dio giunga «dall'alto fin quaggiù con grande stupore», occorre «l'ascolto della parola interiore nella profondità dell'anima» altrimenti ciascuno non «sa dire niente di fondamentale su Dio, anche se avesse divorato centomila Bibbie».