Il complesso di Villa delle Sacca è un ex monastero della prima metà del XIII secolo, situato nel comune di Prato. Fino al 1784 vi era conservato il polittico di Andrea di Giusto (anticamente attribuito a Lorenzo Monaco), attualmente esposto al Museo di Palazzo Pretorio.

L'insediamento è formato da un'ala trasversale che costituisce il primitivo convento con resti di strutture in alberese e tracce di aperture medievali. Si nota anche l'ex chiesa con cappella addossata. Fu restaurata in parte negli anni settanta del Novecento.

Si trova sulla collina di Spazzavento ed è in completo stato di degrado.

Storia

Risale al 1276 la probabile fondazione del monastero di Santa Maria a Gamberondoli. Le monache, dette anche "le insaccate", l'abitarono fino al 1390, quando lasciarono il monastero e si trasferirono a Prato a Porta San Giovanni.

Nel 1406 i monaci olivetani ereditarono un cospicua somma da un certo messer Bartolomeo de' Franceschi da Pistoia e acquistarono, per 410 fiorini d'oro, il monastero dalle donne di Santa Margherita delle Sacca, iniziando vari lavori di ristrutturazione che proseguirono fino al 1411. Nel 1429, oltre a proseguire i lavori di arredo e di sistemazione della divenuta badia di Monte Uliveto, fu realizzato il coro della chiesa. Dal 1545 al 1552 vennero effettuati lavori di sistemazione agli annessi agricoli.

Nel 1588 si registrò un pagamento a Gianfranco Cottoli da Settignano per la realizzazione di una cappella nel monastero che allora si chiamava "di San Bartolomeo delle Sacca”. Nel 1635 si eseguirono opere di imbiancatura alla loggia in volta, e nel 1640 vari lavori nello “spizio”. Nel 1709 il chiostro risultava assai malandato e bisognoso di restauri. Per tutto il XVIII secolo proseguirono lavori vari di manutenzione e adeguamento del convento e della chiesa.

Quando il 26 giugno 1775 il granduca Pietro Leopoldo donò al R. Convitto Cicognini i beni dell'abbazia dei monaci Olivetani di San Bartolomeo delle Sacca, il loro monastero venne trasformato in sede di villeggiatura per i collegiali.

I monaci lasciarono un interessante Codice Olivetano delle Sacca, che conteneva prevalentemente contratti relativi agli acquisti effettuati dal monastero, ma lasciava comunque intravedere la vita alacre e serena che i monaci vi conducevano. Il Codice Olivetano delle Sacca era in possesso del Comune di Prato, che, con deliberazione del 10 novembre 1910, lo permutò con un quadro di Sant'Antonio (pittura su legno dolce che si suppone opera di Filippo Lippi) posseduto dal Convitto Cicognini.

Dai documenti conservati presso l'Archivio storico del Cicognini di Prato emergeva inoltre la fervida attività agricola che si svolgeva in quell'epoca nei territori intorno alla Villa Le Sacca. Nel 1775 si ebbe una notevole raccolta di olio dai poderi Monsanti – Belvedere – Colombaia - S. Lucia - Torcicoda, tutti facenti parte dei possedimenti del monastero e successivamente passati al collegio Cicognini. Da un estratto relativo alla produzione della fattoria Le Sacca e dei poderi annessi, dal 6 febbraio 1781 al 5 febbraio 1782, risulta che le specie agricole coltivate erano: grano, segalato, fave, vecce, orzola, vena gentile e canapa nel podere Colombaia.

Dal 1776 iniziarono i lavori per adattare il monastero alla nuova destinazione e furono apportate sostanziali modifiche: il chiostro venne abbattuto e fu costruita la “scala grande”. Furono effettuati lavori al dormitorio e alla strada di accesso al monastero. L'antica sagrestia venne trasformata in oratorio. Nel 1861 furono effettuate le ultime trasformazioni.

Infatti, una lettera datata 30 giugno 1908, indirizzata dall'Uff. Regionale per la conservazione dei monumenti della Toscana all'I.mo sig. Presidente del R. Convitto Nazionale Cicognini, avente per oggetto «Prato Ex Monastero delle Sacca-Scopertura di affreschi», comunicava che: “Le prime esplorazioni sulle pareti del refettorio palesarono subito la presenza di una elegante decorazione policroma a tergo della parete d'ingresso e l'affresco di una grande Crocifissione, solida per tecnica, notevole per la bontà della Mano che la condusse. I caratteri della prima metà del XV secolo vi spiccano nettamente. Una fascia a disegni geometrici incornicia la composizione. Nel centro campeggia la figura di Cristo; in basso a sinistra è la Vergine ammantata e dolente; a destra S. Giovanni. Due angioletti volanti, presso il costato trafitto del Signore, di qua e di là sotto i bracci della croce, fissano intenti quella agonia. Dai saggi fatti è da supporsi che molta parte del nudo di Cristo sia andata perduta per posteriore rintonacatura, e così dicasi del volto della Vergine e di quello di S. Giovanni; ma anche frammentaria la larga e buona composizione merita di essere completamente scoperta e ravvivata. Altri saggi sommarii nei costoloni dell'antico coro attestano la presenza di una decorazione non trascurabile a fondo rosso. Così dicasi degli spicchi della volta a crociera. Notevole è pure un quadrante in marmo sulla fronda della facciata, lavorato da maestro Nencio da Firenze nel 1409”.

Nel 1927 furono effettuati lavori di sistemazione di tutti i locali del terzo piano e un magazzino venne trasformato in camerata.

Persone legate alla villa delle Sacca

Alcuni degli ospiti della residenza estiva del Convitto Cicognini divennero poi uomini illustri. Gabriele D'Annunzio arrivò al Cicognini di Prato il 1º gennaio 1874 e ripartì nel luglio del 1881, anno nel quale si trasferì a Roma. La villa Le Sacca vide le estati della sua fanciullezza. Sappiamo che come convittore era piuttosto indiscplinato; probabilmente questi luoghi, i suoni che provenivano dall'ambiente circostante lo ispirarono, e gli fecero poi scrivere:

Anche Curzio Malaparte fu ospite estivo della villa durante il periodo passato come convittore al Cicognini di Prato. Alunno fra i migliori e poi studente ginnasiale fino a quando

Scrisse Curzio Malaparte al cav. Oggioni nell'aprile 1950 da Capri:

La Villa le Sacca ospitò i convittori fino agli anni 1941-42. Dopo la guerra, per alcuni anni, le sue camerate alloggiarono gli “sfollati”, persone che nella guerra avevano perduto case e beni.

Il polittico di Andrea di Giusto

Il polittico, che misura cm 230 x 245, era destinato a un altare della chiesa del monastero fu commissionato nel 1428 ad Andrea di Giusto Manzini e terminato nel 1435.

Dalla badia olivetana di San Bartolomeo alle Sacca passò nel 1775, al tempo delle soppressioni ricciane, al Collegio Cicognini; nel 1850 fu segnalato da Cesare Guasti e da Gaetano Milanesi; fu acquistato dal Comune nel 1870 per lire 1500 con la perizia del restauratore Emilio Burci di Pistoia.

La tavola raffigura la Madonna col Bambino e due angeli fra i san Bartolomeo, san Giovanni Battista, san Benedetto e santa Margherita. Un monte con un ramoscello di olivo è dipinto sui pilastri laterali della predella ricorda l'antica committenza olivetana.

Le tecniche e i materiali preziosi, dall'azzurro oltremarino all'azzurro della Magna, all'oro graffito, brunito e granito, alle splendenti lacche rosse testimoniano l'importanza che il monastero rivestiva al tempo.

Attualmente è esposto nella sala dei polittici del Museo di Palazzo Pretorio (inv. n. 1310).

Storia recente, degrado e abbandono

Nel 1965 la villa le Sacca aveva urgenti necessità di lavori di restauro dopo che aveva cessato di essere utilizzata dal collegio Cicognini. Nel 1966 il rettore richiese l'autorizzazione al Ministero della Pubblica Istruzione per l'alienazione della villa, che venne concessa il 24 marzo 1967; ma la villa venne in seguito abbandonata. Nel 1976 una serie di atti vandalici distrusse varie parti dell'edificio, che «...si sta degradando notevolmente».Citazione estratta da: Piano Territoriale di Coordinamento per l'Area Protetta del Monteferrato, Patrimonio Storico Artistico, Dossier n. 3, Villa Le Sacca, a cura di Deanna Lastrucci Tozzi.

Negli ultimi anni il tetto è in gran parte crollato, come quasi la totalità dei solai, non resta all'interno nessun elemento architettonico di pregio e gli affreschi sono oramai caduti.

Note

Voci correlate Convitto Cicognini Museo di Palazzo Pretorio

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