Una statua equestre è una scultura raffigurante un uomo (o eventualmente una donna) in sella al suo destriero. Il monumento equestre è noto soprattutto come scultura a tutto tondo, ma non mancano esempi in rilievo o pittorici (come il Giovanni Acuto di Paolo Uccello).

Si tratta di un tema noto alla scultura occidentale sin dall'età arcaica dell'arte greca (ma ve ne sono esempi anche nelle culture d'oriente, di India e Cina in particolare): esso assumerà nell'arte dell'età imperiale romana una funzione eroizzante ma anche propagandistica che ne sarà il connotato tipico fino al XX secolo. In questo senso la statua di Marco Aurelio (salvatasi dalle distruzioni medievali perché ritenuta un ritratto del santo Costantino Magno) fece da illustre esempio per tutti i sovrani che si rifacevano all'ideale della Roma imperiale, da Carlo Magno a Napoleone, facendosi ritrarre a cavallo. Nell'Ottocento in Italia il tema divenne frequente per esaltare i protagonisti del Risorgimento, da Garibaldi a Vittorio Emanuele II.

La più grande statua equestre finora costruita è la colossale Statua equestre di Gengis Khan in Mongolia (ca. 40 km a est di Ulan Bator).

Storia Arte greca

L'esempio più antico di statua equestre giunto sino a noi, sia pure parzialmente conservata, è il cosiddetto Cavaliere di Rampin, statua greca di epoca arcaica (VI secolo a.C.), originariamente collocata sull'acropoli di Atene. Non è chiaro chi sia il personaggio impersonato dal kouros a cavallo: secondo una prima tesi potrebbe trattarsi di uno dei due figli del tiranno Pisistrato (visto che lo studio di alcuni frammenti ha stabilito che le figure dei cavalieri dovevano essere due), altra ipotesi è che la statua rappresenti il vincitore di una corsa svolta durante i giochi pitici o i giochi nemei (per via della corona di quercia che porta sul capo).

Pregevole testimonianza magnogreca del tema, è il cavaliere facente parte di un gruppo fittile acroteriale (Reggio Calabria, Museo nazionale della Magna Grecia) rinvenuto nel territorio di Locri Epizefiri (in località Casa Marafioti) e risalente al V secolo a.C. Il cavallo rampante è sorretto da una sfinge, il che lascia presumere che il cavaliere vada identificato con uno dei Dioscuri.

In uno dei più celebri capolavori del periodo classico della scultura greca, i fregi del Partenone ad Atene, vi è uno dei maggiori svolgimenti del tema equestre di tutti i tempi. Nei rilievi di ampia parte dei fregi del tempio ateniese compaiono diverse scene di cortei di cavalieri. Molte e disputate sono le interpretazioni di questi rilievi: dalla rievocazione della battaglia di Maratona, alla rappresentazione della storia delle tribù ateniesi. L'unico dato incontroverso è la connessione dei cortei con le feste panatenaiche.

Antica Roma

Nell'arte romana il monumento equestre assume un'esplicita valenza eroica e propagandistica, celebrativa di un individuo reale e vivente. Caratteristiche che questo tema manterrà anche nelle epoche successive, dove proprio l'esempio romano - e in particolare il Marco Aurelio - sarà il termine di riferimento imprescindibile. Le statue equestri dell'antica Roma, infatti, sono dedicate essenzialmente agli imperatori o a capi militari, allo scopo di enfatizzarne simbolicamente il ruolo di leader e di condottieri vittoriosi. Ne sono un esempio, probabilmente autocelebrativo, le due statue equestri di Marco Nonio Balbo padre e figlio rinvenute ad Ercolano, databili alla fine dell'età repubblicana.

Coerentemente alla loro funzione, le statue equestri romane, nella raffigurazione del cavaliere, sono esempi di ritratto dal vero, fisionomico, e non di tipi ideali come gli esempi greci che ci sono pervenuti. Si tratta inoltre di parte non secondaria della complessiva produzione ritrattistica romana, uno dei pochi campi (comunque non unico) in cui la scultura romana ebbe apprezzabili profili di originalità rispetto all'eredità greca ed ellenistica.

Sono state realizzate numerose statue equestri di imperatori, per lo più in bronzo, ma queste - nella quasi totalità dei casi - non sono giunte a noi poiché nei secoli successivi sarà pratica diffusa quella di fonderle per reimpiegare il metallo ad altri scopi.

Così, nulla ci resta di monumenti celebri nell'antichità e di cui le fonti ci danno notizia certa: è il caso ad esempio del colossale bronzo equestre di Traiano – collocato nell'omonimo foro – o di quello di Domiziano, posto nel Foro Romano. Di entrambi i monumenti abbiamo testimonianza anche attraverso la loro rappresentazione in monete antiche.

L'unica statua equestre in bronzo integralmente sopravvissuta, quella di Marco Aurelio, ora sita nei Musei Capitolini a Roma, è stata risparmiata a causa della precedente errata identificazione, che attribuiva la figura del cavaliere a Costantino, l'imperatore cristiano.

Ampi resti ci sono arrivati di un bronzo equestre effigiante l'imperatore Domiziano (Bacoli, Museo archeologico dei Campi Flegrei) - proveniente dal Sacello degli Augustali, presso Miseno - il cui viso venne poi riadattato per ritrarre Nerva. Da ultimo, un importante ritrovamento archeologico fatto in Germania, nel sito di Waldgirmes, ha riportato alla luce molti frammenti bronzei di una statua equestre forse raffigurante Augusto.

miniatura|upright=1.3|I Bronzi dorati da Cartoceto, trovati nelle Marche nel 1946. Se in epoca imperiale la statua equestre assume rilievo centrale nella celebrazione della gloria del Princeps, essa è certamente un tema presente nell'arte romana già in epoche anteriori. Documenti di estremo rilievo in questo senso sono i Bronzi dorati da Cartoceto, l'unico gruppo scultoreo antico in bronzo dorato giunto sino al presente. Benché sia dubbia l'identità dei soggetti raffigurati, l'ipotesi prevalente è che si tratti di una famiglia magnatizia del territorio marchigiano, in cui sono stati ritrovati. Il monumento, risalente alla fine dell'Età repubblicana e giuntoci in stato frammentario era originariamente composto da due cavalieri e due figure femminili appiedate. Le statue, di pregevole fattura, mostrano ancora ampia parte dell'originaria doratura.

Se il bronzo era particolarmente utilizzato, non mancano comunque monumenti in marmo.Nel 2008 a Roma, durante degli scavi archeologici effettuati all'interno del Colosseo, sono stati trovati i resti di una statua equestre in marmo del cui titolare non è stata ancora svelata l'identità.

Anche il mondo bizantino, erede dell'antica Roma, fece proprio, almeno inizialmente, il monumento equestre. La testimonianza più rilevante che abbiamo in merito riguarda la statua equestre in bronzo di Giustiniano, posta alla sommità di una colonna coclide, esemplata sul modello della colonna traiana. L'intero monumento andò distrutto con la conquista ottomana di Costantinopoli. Nel corso dei secoli successivi l'arte bizantina mostra scarsa propensione per la scultura a tutto tondo - se non addirittura diffidenza, associandola al paganesimo - e d'altro canto la figura dell'imperatore assume sempre più valenza religiosa, piuttosto che di capo militare. Il tema venne quindi abbandonato.

Medioevo

Nell'altomedioevo è innalzata a Pavia una statua equestre per Teodorico il Grande, il Regisole. Le fonti tramandano anche la notizia di un monumento del medesimo soggetto in onore di Carlo Magno: probabilmente si tratta di una statua anch'essa originariamente dedicata a Teodorico, situata a Ravenna, e da Carlo fatta portare ad Aquisgrana affinché ne fossero modificate le sembianze. Entrambe le opere sono oggi perdute. Al Louvre però si conserva un piccolo bronzo equestre che si ritiene raffiguri Carlo Magno (ma secondo altra ipotesi si tratterebbe di Carlo il Calvo), datato al IX-X secolo, che ci dà un'idea della ripresa altomedievale del tema.

Nei secoli successivi dell'età di mezzo la complicata tecnica della fusione del bronzo a cera persa venne progressivamente abbandonata, almeno per le opere di grandi dimensioni, ma si continuarono a fare monumenti equestri in altri materiali, come il marmo, la pietra, il legno.

Celeberrimo esempio di monumento equestre medievale, in pietra, è costituito dal Cavaliere di Bamberga. Se è dubbio chi sia il soggetto rappresentato nella statua in questione, in essa si scorge un significativo esempio di reviviscenza dell'arte classica propiziata degli imperatori svevi (un'ipotesi infatti è che il soggetto effigiato nel Cavaliere sia proprio Federico II di Svevia). Coevo e stilisticamente associabile al Cavaliere di Bamberga è quello di Magdeburgo. La statua equestre, parte di un gruppo più complesso comprendente due figure femminili, è ritenuta una raffigurazione dell'Imperatore Ottone I.

Altri importanti monumenti equestri medievali sono quelli fatti realizzare nel XIV secolo dai Della Scala, signori di Verona, per adornare i loro monumenti funebri (le celebri Arche scaligere). Menzione infine va fatta del monumento di Bernabò Visconti, realizzato a Milano, nel XIV secolo, da Bonino da Campione.

Anche nel medioevo quindi la statua equestre era un privilegio riservato a sovrani e nobili più famosi. Un'eccezione è rappresentata dalle statue di san Martino, spesso a cavallo, come quella del Duomo di Lucca (1204).

Tardogotico L'arte tardogotica non ci ha lasciato monumenti equestri a sé stanti, ma ha usato questo tema nella composizione di più articolati monumenti funebri, talora imponenti. Esempio mirabile è costituito dalla grandiosa tomba di Ladislao di Durazzo, sita nella chiesa di San Giovanni a Carbonara a Napoli, realizzata tra il 1424 e il 1432 a coronamento della quale vi è per l'appunto una statua equestre del re angioino.

Acme di questa produzione artistica è probabilmente la statua di Paolo Savelli, nobile e condottiero romano al servizio della Serenissima. Il monumento equestre in legno policromo è posto a corredo del sepolcro del Savelli, all'interno della Basilica veneziana di Santa Maria Gloriosa dei Frari. L'opera, attribuita a Jacopo della Quercia e realizzata tra il 1410 e il 1420, è caratterizzata da un notevole realismo che annuncia l'incipiente Rinascimento.

Si tratta peraltro del primo monumento equestre effigiante non un sovrano o signore, ma un capitano di ventura. Anche in questo senso l'opera precorre il Rinascimento: molti dei più celebri monumenti equestri rinascimentali – a partire dall’illusionistico capostipite, il Giovanni Acuto di Paolo Uccello – saranno dedicate proprio a capitani di ventura. Segno evidente della crescita del prestigio di questa categoria, che in varie parti di Italia assurge al rango ducale.

Rinascimento

Il primo monumento equestre in bronzo, realizzato dopo quelli romani, fu quello eretto a Ferrara (ante 1451) dai fiorentini Niccolò Baroncelli e Antonio di Cristoforo e raffigurante Niccolò III d'Este. All'ideazione del progetto e alla scelta dei bozzetti contribuì anche Leon Battista Alberti. La statua però venne fusa a fine Settecento per esigenze belliche ed in suo loco figura oggi una replica moderna asseritamente fedele al monumento originario.

Al di là di questo pur fondamentale precedente, la statua equestre di gran lunga più importante del periodo rinascimentale si deve a Donatello che realizzò il monumento al Gattamelata, raffigurante il condottiero a cavallo. Fu eretta a Padova tra il 1446 e il 1453. Un secondo progetto colossale doveva celebrare il re di Napoli, ma non andò in porto. Il Gattamelata tuttavia, alto esempio di fusione tra realismo e idealizzazione psicologica, fece da modello per tutte le opere successive, come il monumento a Bartolomeo Colleoni di Verrocchio (Venezia) e la statua equestre di Cosimo I de' Medici di Giambologna.