Le città di fondazione nel periodo fascista, ovvero i centri urbani fondati in quell'epoca, hanno delle caratteristiche peculiari legate alle teorie urbanistiche del tempo. Riguardano alcune zone del territorio nazionale del Regno d'Italia e delle sue colonie a partire dal 1928, anno di fondazione di Mussolinia, oggi Arborea, e nei territori dell'Impero dopo la sua fondazione (1936).
Caratteristiche Tali centri urbani fanno parte del più vasto fenomeno delle bonifiche integrali che videro la realizzazione di un gran numero di nuovi insediamenti. Solo alcuni di questi hanno però il carattere di complessità di centro urbano residenziale. Gli insediamenti avevano spesso modesta estensione territoriale e demografica e uno specifico carattere rurale, e non erano allora assimilabili, sia per dimensioni che per caratteristiche progettuali, ad una città vera e propria, intesa come insediamento urbano intensivo, separato dalla campagna, sede di attività economiche di vario tipoD.Borri, Lessico Urbanistico, 1985, p.57,ISBN 8822041313., luogo di integrazione, concentrazione ed interrelazione tra varie funzioni ed istituzioni.Max Weber, La città, Milano, 1950, pp. 15-17 La più frequente tipologia insediativa corrispondeva infatti ad un centro di servizi posto all'interno di un'area d'insediamento agricolo sparso, in cui le case rurali sono poste direttamente sull'appezzamento agricolo assegnato alla famiglia colonica. Il centro di aggregazione non aveva carattere residenziale, ma comprendeva edifici pubblici (chiesa, casa del fascio, ambulatorio, a volte municipio, caserma della milizia e scuola) e servizi (consorzio agrario, spaccio, barbiere, locanda), organizzati intorno ad una piazza o ad un asse viario.
La consolidata definizione di "città di fondazione"Legge Regione Lazio nº27 del 20 novembre 2001 “Interventi per la conoscenza, il recupero e la valorizzazione delle Città di fondazione”: vengono riconosciute come tali solo i centri urbani di Latina, Sabaudia, Pomezia, Aprilia, Pontinia, Guidonia e Colleferro e non gli insediamenti agricoli. non comprende quindi, anche alla luce di recenti studi, riscoperte e pubblicazioniAntonio Pennacchi, Fascio e martello Viaggio per le città del duce, Editori Laterza, Bari, 2008, la complessità ed il gran numero di urbanizzazioni di varia tipologia insediativa programmate nel contesto di pianificazione territoriale ed agricola di più ampia scala della "bonifica integrale" che prevedeva la bonifica idrica o il disboscamento di aree vaste, la suddivisione del territorio agricolo in appezzamenti fondiari e l'infrastrutturazione del territorio.
Fecero eccezione alcune città fondate nel Lazio, come Littoria (oggi Latina), poste all'interno di una vasta area d'insediamento (Agro Pontino) che necessitava di servizi di maggior scala, ed altre in Sardegna come Carbonia, sorte per finalità diverse da quelle agricole."METODO", N. 17/2001, La città nuova nella cultura urbanistica e architettonica del fascismo di Lucia Nuti.
Scopi e presupposti politici ed ideologici
L'intensa attività di fondazione di questi nuovi insediamenti e le loro caratteristiche, nascevano da specifici caratteri dell'ideologia fascista ed in particolare dalle istanze antimoderne ed antiurbane che caratterizzavano una parte del movimento, senza per questo esaurirne la complessità. Le nuove fondazioni avevano quindi carattere di piccoli centri rurali, nell'ottica di un tradizionalista ritorno alla terra e alla civiltà contadina, che il fascismo mostrava di preferire alla grande urbanizzazione, nonostante una parte di esso si presentasse come modernista.
Tale antiurbanesimo fu chiaramente espresso nel "Discorso dell'Ascensione" pronunciato da Mussolini al parlamento il 26 maggio 1927 in cui si metteva l'accento sulla necessità di limitare la crescita urbana, l'inurbamento del proletariatoNel 1939, la legge “contro l'urbanesimo” vietava i trasferimenti di residenza nelle città a chi non fosse obbligato per documentate ragioni di lavoro stabile. e lo spopolamento delle campagne al fine di combattere la denatalità.
La creazione di nuove possibilità di sfruttamento agricolo avrebbe, nelle intenzioni, creato una classe sociale di piccoli mezzadri o proprietari agricoli, legati alla terra con tutta la famiglia, immuni alla crisi d'identità causata dal rapporto salariale e dall'inurbamento,Salvatore Lupo, Il fascismo: la politica in un regime totalitario, 2005, ISBN 88-7989-924-4, pag.346 tematica già oggetto di uno dei libri fondativi delle ideologie totalitarie, Il tramonto dell'Occidente, di Oswald Spengler, ammiratissimo da Mussolini. La mezzadria fu vista come esempio e origine del corporativismo e propugnata fortemente. Si sperava quindi che la ruralizzazione avrebbe combattuto la denatalità, vista come degenerazione, ed i disordini sociali.Salvatore Lupo, op. cit. pag.345-346
Le aree necessarie a realizzare gli interventi venivano recuperate quasi sempre attingendo a terreni demaniali incolti o da bonificare che venivano ceduti all'ente incaricato della bonifica, spesso l'O.N.C. (Opera Nazionale Combattenti) che provvedeva alla pianificazione, all'appoderamento ed all'assegnazione dei vari appezzamenti a famiglie di mezzadri che avrebbero nel tempo ripagato gli investimenti iniziali e anche riscattata la proprietà.
I nuovi centri avevano uno scopo economico e sociale, in quanto volevano essere centri propulsivi dello sviluppo (agricolo o industriale, a seconda dei casi) di zone precedentemente poco o nulla abitate, come l'Agro Pontino e il Metapontino. Molti sorsero in aree agricole appena bonificate o , altre sorsero come borghi di minatori, come accadde in Sardegna e in Istria. La fondazione di nuovi centri rappresentò in breve un'operazione di grande valenza propagandistica per il regime, nonostante le primissime fondazioni (fra tutte quella di Littoria) si fossero svolte in un clima di contrasto e con la parziale contrarietà dello stesso Mussolini, fautore inizialmente di una politica e di una propaganda radicalmente anti-urbana, tradottasi successivamente in forme più moderate.
Urbanistica
I nuovi centri, in particolar modo i più grandi, erano costruiti a partire da un modello base: una piazza centrale, nella quale era presente una "Torre Littoria", attorno alla quale venivano eretti gli edifici pubblici principali (il municipio, la chiesa, la casa del fascio, la caserma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), l'ufficio postale, la scuola) e così via. Intorno a questo nucleo centrale si estendevano, nei centri più grandi, i quartieri abitati veri e propri, mentre nei centri rurali si passava direttamente alle campagne appoderate.
Architettura L'architettura degli insediamenti di fondazione riflette la complessità del panorama architettonico italiano degli anni trenta, in cui convivevano le istanze del razionalismo europeo più rigoroso, con il cosiddetto stile "novecento" che perseguiva una rilettura della tradizione, per tacere delle posizioni più accademiche. Tra tali posizioni vigeva un'accesa polemica che non impediva compromessi e ibridazioni sulla strada di ricerca di un razionalismo "italiano" portata avanti, per esempio da Libera e sull'attenzione per l'architettura spontanea "mediterranea".
Questo scontro e questa contemporanea ricerca di conciliare modernità e tradizione si possono ravvisare per esempio nella realizzazione dei cinque maggiori centri dell'Agro Pontino. Littoria fu progettata da Oriolo Frezzotti in uno stile eclettico e monumentale in cui spiccano solo due edifici di Angiolo Mazzoni con caratteri che richiamano il futurismo. Dopo le critiche dei razionalisti per la seconda città, Sabaudia, viene bandito un concorso, vinto, tra le polemiche, da un gruppo di giovani progettisti che propone un linguaggio razionalista, sia pure con qualche elemento novecentista. Il terzo centro, Pontinia, viene affidata all'ufficio tecnico dell'ONC, per evitare le polemiche che avevano provocato anche una gazzarra in Parlamentonel 1934, la stragrande maggioranza dei parlamentari, Farinacci in testa, lanciò rumorosi insulti verso l'architettura di Sabaudia e la stazione di Firenze: vd.Cesare de Seta, Introduzione a "Architettura e città durante il fascismo" di G. Pagano, 2008, ISBN 88-16-40843-X, ma il risultato è una contaminazione poco riuscita di razionalismo con forme vernacolari. Per Aprilia e Pomezia si ritorna al concorso a cui partecipano progetti molto interessanti (Libera e Muratori-Quaroni), anche se vincono i progetti del collettivo 2PST (Concezio Petrucci, Mario (Mosè) Tufaroli, Emanuele Filiberto Paolini e Riccardo Silenzi), già autori di Fertilia, progetti spesso definiti"ArchitetturaCittà, rivista di architettura e cultura urbana, n.14/2006, Le città pontine, pag.7-15 piuttosto anonimi e vernacolari.
La polemica tra il razionalismo di Sabaudia, "la vuota magniloquenza" di Littoria e "il falso folclore imitativo dei cosiddetti stili minori"Bruno Zevi, Storia dell'Architettura Moderna, Torino, Einaudi, 1950, p. 277. o "l'insulso populismo ruralista"Manfredo Tafuri, Ludovico Quadroni, Milano, Edizioni di Comunità, 1964, p. 38. di Pontinia o di Aprilia, continuò nel dopoguerra e restituisce la complessità di un dibattito architettonico che coinvolse tutte le realizzazioni di quel decennio e che oggi può sfuggire portando a confondere in un generico stile razionalista, le forme architettoniche prive di ornamenti architettonici, se non i simboli del regime (aquile e fasci) in altorilievi sui muri o sulle pavimentazioni, che tanto richiamano la pittura metafisica.
Popolamento Il popolamento delle nuove città veniva pianificato in ragione delle dimensioni dell'area e della funzione produttiva principale per essa prevista. Per le aree rurali si parla di "colonizzazione", specialmente nel caso di aree paludose bonificate o di ex latifondi, appoderate secondo il modello "a poderi diffusi": queste nuove aree rurali furono popolate principalmente da cittadini provenienti da zone dell'Italia settentrionale caratterizzate da un'agricoltura tradizionale più avanzata, ma depresse dalla crisi economica: in particolare da Friuli, Veneto, Emilia, Romagna e Marche; v'erano però anche famiglie autoctone o prossime dell'area appoderata, come accadeva in modo particolare per le bonifiche dell'Italia meridionale, ossia del foggiano, del metapontino e del latifondo siciliano.
Città di fondazione nel periodo fascista in Italia
Lazio Le bonifiche integrali attuate nel Lazio, soprattutto nell'Agro Pontino, rappresentarono un momento importante nella politica economica e nella propaganda del regime. Le attività di bonifica proseguivano analoghe iniziative avviate già sotto il governo Nitti. L'attività insediativa comprese anche centri urbani importanti (Littoria [dal 1945 Latina], Sabaudia, Pomezia, Aprilia, Pontinia e Guidonia) sorti senza un ordine prestabilito, ma piuttosto seguendo le esigenze che man mano ponevano la bonifica, l'infrastrutturazione e l'insediamento agricolo. Altri centri importanti furono Colleferro (1935) e San Cesareo (1928). Tuttavia la maggior parte dei nuovi nuclei d'insediamento fu costituita da piccoli centri di servizio a cui facevano capo le aree agricole appoderate. Numerosi furono invece i centri minori, oggi piccole frazioni abitate ed all'epoca centri di servizio per le attività rurali. Si riporta un elenco non esaustivo di tali insediamenti, recentemente oggetto di riscoperta storica e culturaleAntonio Pennacchi, op. cit., 2008.
Provincia di Latina
Le città edificate nell'Agro Pontino furono cinqueSi parla spesso di "Pentapoli pontina".: Littoria (Latina dal 1945), Sabaudia, Pontinia, Aprilia e Pomezia. Ad esse possiamo aggiungere Guidonia nell'Agro romano e Colleferro, sorta per motivi produttivi industrialiLegge regionale 27/01 (Interventi per la conoscenza, il recupero e la valorizzazione delle città di fondazione).