La storia di Como è la descrizione dei fatti accaduti dai primi insediamenti nella città lombarda fino ai giorni nostri.
Le origini e la storia antica
Tra l'VIII ed il VI secolo a.C. si evolvono nel circondario di Como (sulle colline della Spina Verde a sud rispetto all'attuale cittàL'abitato di Como a quel tempo era costituito da un insieme di villaggi distanziati ma in stretto contatto tra loro. Compaiono i primi insediamenti sulle colline a sud di Como (Cavallasca, Monte della croce, Moncucco). Qualche nucleo era insediato anche nella convalle (via Gorio e via Benzi), sede dell'odierna città.) fenomeni di vero e proprio sviluppo protourbano che conferiscono a questo centro un ruolo commerciale particolare ed un primato culturale sul territorio circostante. Si accentua anche un fenomeno di gerarchizzazione del territorio che si accompagna a modifiche strutturali della comunità, attraverso un processo di stratificazione sociale, con la formazione di stabili élite.
Fondamentale in questo processo, poco dopo la metà del VI secolo a.C., è la formazione dell'Etruria padana e l'espansione tirrenica anche a nord del Po lungo l'asse del Mincio. Al di là delle negative conseguenze in termini politici-militari-fiscaliRoberto Corbella: Celti: itinerari storici e turistici tra Lombardia, Piemonte, Svizzera, Macchione, Varese c2000; 119 p., ill.; 20 cm; ISBN 88-8340-030-5; EAN: 9788883400308. dell'Egemonia etrusca, il nuovo asse commerciale Mincio-Brescia-Bergamo-Como-Lago di Lugano verso l'Europa centrale celticaLa direttrice fondamentale dei traffici dell'Etruria verso il mondo transalpino comprende Spina, il corso del Mincio, Brescia e Bergamo fino a Como e da qui ai passi alpini del San Bernardino e del San Gottardo passando per Lugano e Bellinzona altro importante centro golasecchiano. crea un notevole incremento della ricchezza e determina importanti cambiamenti culturali nell'area comasca, con il probabile insediamento anche di elementi etruschi tra la popolazione residenteRaffaele C. De Marinis, La civiltà di Golasecca: i più antichi Celti d'Italia. . Grazie a questa "fusione" fra i due popoli l'antica Como conobbe un periodo di discreta ricchezza, testimoniata dai numerosi materiali preziosi ritrovati nelle necropoli. L'uso della scrittura appare ora diffuso ampiamente sulle ceramiche.
Nel V secolo a.C. si accentua ancora di più l'importanza, e la ricchezza, di Como che diviene anche diramazione, forse la principale, delle vie commerciali etrusche sull'asse Genova-Milano-Europa centrale.
Con l'arrivo delle grandi ondate di immigratiA questo proposito il grande indoeuropeista Villar parla di infiltrazione. Si parla ancora di infiltrazione (riportandone un esempio da Giulio Cesare, De bello civili) per movimenti di singole tribù nell'ordine dei 20.000 individui, anche quando nel corso del tempo questi movimenti si ripetono in maniera sempre più ravvicinata. Nel contesto poco popolato dell'Europa protostorica movimenti di queste dimensioni passavano inosservati e vi era spazio più che sufficiente perché nuove tribù trovassero posto, in aree ancora libere, accanto a più antiche comunità. Si veda: Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, Bologna, Il Mulino, 1997. ISBN 88-15-05708-0. Per approfondimenti si veda alla voce: Diffusionismo. celto-Galli di origine transalpina (e portatori della Cultura di La Tène) che si vengono a stabilire nella Val Padana, a partire dal IV secolo a.C. il territorio di Como si organizza politicamente nella sua prima popolazione storicamente conosciuta: i celti Orobi.
Poiché l'invasioneSi ha invasione, non storicamente documentata da fonti scritte primarie o secondarie, quando il movimento coinvolge una popolazione a partire da almeno circa 80.000 individui e fino anche ad alcune, o molte, centinaia di migliaia di persone, avviene in tempi abbastanza ristretti e con un evidente, immediato e drastico, cambiamento della natura culturale dei giacimenti archeologici nell'area interessata, meglio ancora se accompagnati dall'evidenza, archeologica, di rapida distruzione dei siti della cultura precedente e di scomparsa dei relativi giacimenti. Le invasioni dell'Etruria padana e dell'Italia centrale, in quanto riportate dagli autori classici, rientrano comunque tra quelle storicamente documentate, pur restando sempre dibattible la vera natura della "invasione" della prima regione. Per approfondimenti si veda alle voci:Teorie invasioniste e Legge di Kossinna. gallica dell'Etruria padana a sud del Po, combinata con la pressione esercitata da meridione da parte dei Romani, annienta la potenza etrusca, viene meno la corrente commerciale tra la penisola italica e il nord delle Alpi (già di per sé gravemente turbato da avvenimenti propri) che aveva fatto fiorire Como; l'abitato si riduce sensibilmente, mentre insediamenti prettamente gallici si ritrovano a Gudo, Solduno, Plesio, Introbio, Varenna, Esino Lario.
Nel periodo lateniano l'area Orobia di Como, con il suo "Comum Oppidum" e la rete di "Castella" appare conservare più a lungo un "aspetto golasecchiano" mentre l'area orientale, lecchese, del Lario presenta più marcati e precoci tratti gallici nell'organizzazione del territorio e dei rinvenimenti archeologici, come testimoniato dai ritrovamenti di Acquate ed Olate.
, impostando una società gerarchica e costruendo numerosi castelli con più strati di mura. Essi fondarono a Como un oppidum, cioè un centro fortificato.Informazioni dal sito del Comune di Como .Il grande Oppidum fortificato di Como, la cui costruzione è datata a forse il V o IV secolo a.C., fu possibilmente fondato dai celti Galli, ma forse su una già preesistente fondazione golasecchiana, e poi sicuramente (se non da loro costruito) mantenuto e rinforzato successivamente da Orobi ed Insubri. Esso occupava, probabilmente, la zona detta di Zezio, ai margini orientali della vasta piana alluvionale posta al confine meridionale del lago, oggi la città vera e propria. Tale piana era divisa da sud a nord dal corso di un grande torrente, che raccoglieva le acque di tutte le vallette limitrofe e, probabilmente, si impaludava già nell'area della attuale cattedrale. Ai margini opposti della piana, e verso le antistanti colline, sorgeva un'area sepolcrale. A fronte delle ricche tracce sepolcrali, scarse sono le indicazioni relative al centro urbano, benché esso dovesse mostrarsi munito, in quanto centro di un sistema di comunità di "castelli" che facevano riferimento al Comum oppidum. Si tratta degli stessi "28 castelli" che Tito Livio narra essersi arresi nel 196 a.C. a Marco Claudio Marcello (nipote dell'omonimo conquistatore di Milano, circa 26 anni prima) a seguito di una significativa operazione militare, riportata da Livio e testimoniata da una lapide rinvenuta in Roma e dedicata al trionfo De Comensibus et Insubribus (sui Comensi e sugli Insubri).
Più tardi gli Orobi, e tra loro i Comenses abitanti di Como, confluiranno, pur con una loro identità indipendente, nella confederazione (foedus) celtica degli Insubri che domina sui territori dell'odierna Lombardia occidentale (Regio InsubricaM.T. Grassi, I Celti della Cisalpina Centrale: dall'ager Insubrium alla XI Regio Transpadana, in Insubri e Cenomani tra Sesia e Adige, Seminario di Studi (Milano 27-28.2.1998), “Rassegna di Studi del Civico Museo Archeologico e del Civico Gabinetto Numismatico di Milano”, 1999, LXIII-LXIV, pp. 101-108.) e Piemonte orientale.
Comum Oppidum
Sulla sponda lariana la vivacità di facies assicura un'ampia frequentazione della zona. Fonti epigrafiche ci tramandano anche i nomi dei alcuni popoli federati, stanziati sulle sue sponde: i Gallianates di Galliano, oggi frazione di Cantù, gli Ausuciates di Ossuccio, gli Aneuniates di Olonio, i Clavennates di Chiavenna e i Bergalei della Val Bregaglia. Alla conquista romana di Como, il territorio era ben organizzato e sullOppidum comense gravitavano ben 28 castella, che si arresero ai conquistatori con il capoluogo. Stando a quanto riportato da Tito Livio, nella battaglia perirono quarantamila soldati.Tito Livio, 33,36,9.
La conquista della Gallia Transpadana iniziò nel 225 a.C. e dopo la pausa della Seconda guerra punica, terminò nel 196 a.C. con la conquista di Como.. Il console Marco Claudio Marcello fu magnanimo con i vinti. I Comensi vennero legati a Roma da un foedus, un vincolo federativo, nel rispetto delle autonomie locali. In cambio poté contare sulla loro assoluta e perenne fedeltà. Per circa un secolo la presenza romana fu sporadica ed episodica fino a che il settentrione rivestì un interesse fondamentale per assicurare una adeguata sicurezza e per saziare le mire espansionistiche commerciali e militari oltralpe.
I Romani presero possesso di Como, facendo sì che essa diventasse un luogo economicamente, politicamente e militarmente strategico. Nello stesso anno Roma divenne padrona della intera Lombardia.
Novum Comum
Nell'89 a.C. Gneo Pompeo Strabone si affrettò ad aiutare Como, devastata da un'incursione di Reti.: la restaurò e conferì ai comensi lo ius Latii, la cittadinanza latina.
Successivamente, nel 77 a.C., giunse a Como un gruppo di 3.000 coloni, guidati da Lucio Cornelio Scipione Asiatico Emiliano (figlio di Marco Emilio Lepido) che si stanziarono sulle pendici circostanti l'attuale convalle. Il toponimo "Coloniola" - oggi riservato ad un quartiere cittadino che fino al 1127 costituiva un borgo fortificato a sé stante. - è quantomai significativo in proposito.G. Luraschi, Le mura romane di Como, in Como nell'antichità, Società Archeologica Comense, Como 1987, pp. 103-113.
Ma il vero artefice e fondatore ex novo della colonia latina di Novum Comum è considerato da tutte le fonti Gaio Giulio Cesare. Nel 59 a.C., con l'obiettivo di rafforzare Como ed il Lario per la sua importanza quale via di comunicazione con i passi alpini verso l'Europa centrale, ed autorizzato dalla lex Vatinia, che gli conferiva il potere proconsolare, fondò nell'area dov'è ubicata ora la città, Novum Comum, circondandola di mura e vi trasferì 5.000 coloni,. tra i quali 500 Greci a cui gli storici classici locali, come Maurizio Monti, hanno voluto ricondurre l'origine etimologica di località quali Lecco (Leucos), Corenno (Corinto), Lenno e Lemna (Lemnos), Nesso (Nasso), Dervio (Delfo). L'ipotesi è però smentita dalla moderna ricerca storica e toponomasticaG. Luraschi, Furono 500 greco-siculi i primi colonizzatori del Lario, in «Communitas», 1977-78, nn° 3-4, pp. 5-16..
Nel 49 a.C. Novum Comum acquisì la cittadinanza romana e da colonia latina divenne municipium civium romanorum della repubblica romana. I comensi possedevano così la pienezza del diritto riservato ai cittadini di Roma e la città aveva la propria Curia ed era amministrata da un collegio di quattro magistrati.
Divenuta municipium romano ed aggregata (insieme a Milano) alla tribù Oufentina, estendeva il suo territorio dalle Alpi alla Brianza, dai laghi varesini all'Adda, insinuandosi a sud fino alla Grangia di Lainate ed a nord fino alla Valchiavenna e parte della Valtellina.
Durante il I secolo d.C. la crescita cittadina fu aiutata dalle donazioni dei Plinii, che fecero erigere una biblioteca e uno spazio termale.
Grazie alla crescente ricchezza cittadina, in città vennero costruiti vari edifici o luoghi di interesse comune: un foro, un porto, terme, templi e mura. In epoca romana Como era uno dei due terminali della via Novaria-Comum, strada romana che metteva in comunicazione i municipia di Novaria (Novara) e Comum (Como) passando per Sibrium (Castel Seprio). Da Como passava anche la via Regina, strada romana che collegava il porto fluviale di Cremona (la moderna Cremona) con Clavenna (Chiavenna) passando da Mediolanum (Milano).