La storia dell'età moderna a Marino e nel suo territorio descrive il periodo trascorso tra la distruzione subita dal castello nel 1501. e la fine dell'esperienza repubblicana legata alla Repubblica Romana (1798-1799).

In questo periodo venne definita la conformazione urbanistica definitiva assunta dal centro storico, intorno ai principali monumenti cittadini (Palazzo Colonna, la fontana dei Mori e la collegiata di San Barnaba), e si formarono i nuclei delle principali località del territorio, che diventeranno punti di aggregazione nelle epoche successive.

Il XVI secolo Dalla distruzione del 1501 agli interventi urbanistici di Ascanio I Colonna

Lo storico Giuseppe Tomassetti ha ritenuto che il periodo medioevale di Marino sia stato chiuso dalla distruzione subita dal castello nel 1501, in quanto cittadella della potenza della famiglia Colonna. Dopo quell'evento, di fronte alle vittorie ottenute da Gonzalo Fernández de Córdoba contro i francesi nel regno di Napoli, i Borgia si predisposero ad un mutamento politico, ed il 1° giugno 1502 papa Alessandro VI restituì i castelli tolti agli Orsini, ai Savelli ed ai Colonna,. tra cui Marino. Tuttavia, i Colonna recuperarono effettivamente il castello soltanto dopo la morte del papa, avvenuta il 18 agosto 1503.. Nei giorni immediatamente successivi alla morte di pontefice, mentre Cesare Borgia si trovava ammalato in Vaticano, i nemici dei Borgia si presentarono a Roma a reclamare vendetta: la sera del 22 agosto arrivò nell'Urbe Prospero Colonna, proveniente da Marino, accompagnato da pochi cavalieri.. Prospero concluse un accordo con Cesare Borgia,. negoziando con lui come con un principe sovrano..

Dopo l'elezione di papa Giulio II, nemico dei Borgia, nel conclave dell'ottobre 1503, i cardinali Francisco de Remolins e Pedro Luis de Borja Llançol de Romaní, temendo di subire rappresaglie per il legame avuto con papa Borgia, si rifugiarono a Marino..

Nel 1503 il consumo di sale di Marino ammontava a quaranta rubbi a semestre, dato da cui si può dedurre che il castello fosse piuttosto popolato. Possedevano case in Marino Guidone Fieramosca, fratello del condottiero Ettore, e suo nipote Marcello Alberini.. Il signore di Marino, Fabrizio I Colonna, si adoperò per accrescere la popolazione del feudo, come dimostrano la donazione del 20 dicembre 1505 di una casa e due casalini in Marino, nella via detta "La Rua" "versus arcem dicti castri", in favore di tale Antonio Bonimperti, in cambio dei servizi da questi resigli "in utraque fortuna"; e la costituzione di una dote di 300 scudi ed una casa "in la plaza de Marini" in favore di una damigella, promessa sposa del cancelliere Paolino Gelastri, stipulata il 23 giugno 1515.

Il 6 giugno 1507 Vittoria Colonna stipulò a Marino, "in sala magna palatii", l'atto di procura in favore del padre Fabrizio, finalizzato a stipulare l'istromento degli sponsali della stessa Vittoria con Fernando Francesco d'Avalos, marchese di Pescara, che fu stipulato a Napoli il 13 giugno 1507.. Il marchese di Pescara e Fabrizio Colonna combatterono e furono sconfitti nella battaglia di Ravenna dell'11 aprile 1512, cadendo entrambi prigionieri. Il Colonna si era arreso ad Alfonso I d'Este, duca di Ferrara,. che lo liberò senza esigere alcun riscatto, guadagnandosene la riconoscenza.. Fabrizio ebbe occasione di ricambiare il favore il 19 luglio 1512, quando diede accoglienza al duca estense, ricercato da papa Giulio II, nel castello di Marino, dove Alfonso d'Este soggiornò per tre mesi..

Risale al 25 ottobre 1509 un atto di compravendita tra Fabrizio e Prospero Colonna relativo al castello di Castelluccia, nel quale viene menzionato un casale già appartenuto a tale Paolo Averta, che ha lasciato il toponimo alla località di Palaverta..

Nel testamento del 23 febbraio 1520 Fabrizio I Colonna creò erede universale il figlio Ascanio I, lasciando alla moglie Agnese di Montefeltro, sua vita natural durante, il godimento del feudo di Marino e delle sue rendite. Agnese di Montefeltro, nel proprio testamento del 1° aprile 1523, creò un legato in favore della chiesa di San Giovanni Battista di Marino.

Durante la guerra della Lega di Cognac, nel novembre 1526, papa Clemente VII fece assalire i castelli dei Colonna, distruggendone quattordici, tra cui Marino.. Alla distruzione di Marino contribuirono specialmente gli abitanti di Velletri: per questo Ascanio Colonna, giovandosi della protezione di Filiberto di Chalon e con l'intercessione del cardinale Andrea della Valle, il 14 novembre 1527 ottenne dalla Comunità di Velletri 26.000 scudi come risarcimento dei danni provocati al castello di Marino l'anno precedente.. I velletrani inoltre furono soggetti ad altri obblighi, tra cui quello di fornire nei tre anni successivi seimila rubbia di calce e centocinquantamila coppi o canali.

Intorno al 1532, Ascanio Colonna avviò il rinnovamento urbanistico del nucleo centrale dell'abitato, incorporando in parte le strutture del castello degli Orsini nel nuovo impianto di Palazzo Colonna,. la cui progettazione fu affidata ad Antonio da Sangallo il Giovane.GDS, inv. n. 967 A.

Il 2 aprile 1536 Carlo V d'Asburgo soggiornò a Marino,. durante il viaggio cerimoniale attraverso l'Italia a seguito della conquista di Tunisi. Ascanio Colonna aveva raggiunto l'imperatore a Cosenza nel novembre dell'anno precedente.. In occasione della "mensa regale" allestita a Roma in onore del sovrano, fu servito il vino di Marino,. ritenuto tonico e di corpo, con gran successo di approvazione.. Vengono solitamente posti in relazione con il passaggio di Carlo V a Marino gli interventi urbanistici di ristrutturazione della rete viaria di Marino commissionati in quegli anni in relazione alla quinta architettonica di Palazzo Colonna, consistenti nell'apertura della "Strada Nova" (Via Roma) e nella rettificazione della "Rua" (Via Cavour) e della strada di porta Giordana (Via Paolo Mercuri)..

Dalla "guerra del sale" alla morte di Marcantonio II Colonna (1540-1584)

Nel 1539 papa Paolo III impose una tassa sul sale; l'opposizione contro questa tassa portò alla "guerra del sale" contro la città di Perugia che terminò con la sottomissione della stessa. Anche Ascanio Colonna si oppose al pagamento della tassa nei suoi feudi, mettendo in essere una serie di provocazioni contro il potere pontificio,. confidando nella protezione derivante dai suoi rapporti privilegiati con la Casa d'Asburgo e per questo il papa indirizzò un "monitorio" contro di lui, il 25 febbraio 1541, intimandogli di presentarsi al suo cospetto entro tre giorni. Di fronte alla persistente opposizione di Ascanio, fermamente deciso a contrastare i tentativi papali di ridimensionare l'autorità baronale, e fallite le trattative condotte tramite Vittoria Colonna ("che di cose di Stato facea professsione grande"). e l'ambasciatore spagnolo Juan Fernández Manrique de Lara, marchese di Aguilar, il papa armò un esercito posto al comando di Pier Luigi Farnese e lo inviò contro i castelli dei Colonna, che si dimostrarono incapaci di resistere e caddero uno dopo l'altro.. Pier Luigi Farnese il 4 marzo si accampò presso Marino,. difesa da sei compagnie di 100 fanti ciascuna poste al comando di Giovanni Colonna, nipote di Ascanio,. e la espugnò il 15 marzo 1541, trovandola tra l'altro "pien[a] de tante victuaglie", come si rammaricò Ascanio Colonna.. Il 26 maggio fu conquistata anche Paliano, ultima roccaforte dei Colonna, ed Ascanio fu messo al bando, i suoi beni confiscati. Il 27 luglio 1540 trentacinque feudi tolti ai Colonna, tra cui Marino, furono acquisiti dal patrimonio camerale e uniti alla provincia di Campagna..

Dopo la morte di papa Paolo III, approfittando del periodo della Sede vacante, i Colonna si riappropriarono dei feudi che gli erano stati tolti; nel novembre 1549 Ascanio Colonna si riappropriò di Marino. Le fonti menzionano un capitano Guido di Marino, che fu inviato da Camillo Colonna a Falvaterra alla guida di una compagnia di 300 archibugieri. Il nuovo pontefice, papa Giulio III, perdonò i Colonna e li reintegrò nel possesso dei loro feudi il 22 febbraio 1550. Le guerre avevano depauperato il patrimonio dei Colonna,. ed impoverito i feudi, come sembra dimostrato dalla riduzione del consumo di sale tassato, registrata a Marino nel 1544 (da 25 a 20 rubbia).

A seguito della morte del fratello maggiore Fabrizio durante la guerra di Parma, nel 1551, Marcantonio Colonna, che non era destinato a succedere al padre, si trovò ad essere l'erede del casato.. Il 1º marzo 1552 Marcantonio II Colonna sposò a Marino Felice Orsini; la sposa portò una dote di scudi, ritenuta peraltro esigua.. Il secondo figlio della coppia, Ascanio, nacque a Marino il 27 aprile 1560, e fu battezzato nel castello dal cardinale Cristoforo Madruzzo, di passaggio mentre era in viaggio per Napoli. Il cattivo trattamento ricevuto da parte del padre, unito alle critiche all'azione politica dello stesso nell'ambito del partito filo-spagnolo romano, di cui i Colonna erano a capo,. portarono Marcantonio e sua madre, Giovanna d'Aragona, ad una rottura con Ascanio che culminò nel 1553, durante la guerra di Siena, che contrappose Spagna e Francia. Mentre Ascanio diede adito a dubbi su un suo accordo con la Francia, dopo un incontro che sarebbe avvenuto a Grottaferrata con il cardinale Jean du Bellay nel settembre 1553,. Marcantonio disobbedì al padre partecipando alla guerra di Siena alla testa di un contingente di 300 cavalieri corazzati,Ettore Pellegrini, La caduta della Repubblica di Siena. Parte II: la guerra, Siena 2007, p. 106. che contribuirono in modo decisivo alla vittoria nella battaglia di Scannagallo (2 agosto 1554). Al ritorno dalla Toscana, Marcantonio, sostenuto dagli spagnoli, attuò un colpo di mano contro il padre, appropriandosi dei feudi di famiglia, senza incontrare opposizioni né tra i vassalli né da parte del papa.. Il 27 agosto 1554 Marcantonio occupò Marino. Ascanio Colonna, che si era rifugiato a Trasacco, fu arrestato dagli uomini del viceré, cardinale Pedro Pacheco Ladrón de Guevara e condotto a Napoli, dove trascorse gli ultimi anni confinato nel Maschio Angioino.

Durante la "guerra di Campagna", episodio della guerra d'Italia del 1551-1559, si combatté anche presso Marino; il 2 giugno 1556 papa Paolo IV privò i Colonna dei loro feudi. Alla morte di Paolo IV, Marcantonio Colonna si riappropriò dei suoi castelli.

Il cardinal nipote di Paolo IV, Carlo Carafa, caduto in disgrazia nel 1559 e confinato dallo zio papa a Civita Lavinia, fu di passaggio in quegli anni anche a Marino, dove fu accusato di aver commesso un abuso.

In calce ad una procura rilasciata a Marino da Marcantonio Colonna il 27 dicembre 1564, autenticata dalle autorità cittadine, compare per la prima volta lo stemma della Comunità, il cavaliere vessillifero al galoppo, all'interno un timbro a secco tondo del diametro di circa , con la scritta "SIGILLUM TERRAE MARENI"...

La famiglia Colonna trascorse a Marino la primavera e l'autunno 1565. Il 1º marzo 1566 Marcantonio Colonna concesse al cardinale Giovanni Ricci da Montepulciano, che aveva nominato suo procuratore generale e governatore del suo Stato, l'uso del Palazzo, del parco e della vigna di Marino, vita sua natural durante.. In una lettera scritta da Giovanna d'Aragona il 25 settembre 1568, la nobildonna fa riferimento a "quella bella compagnia che si truova a Marini", parlando della sua famiglia e della loro corte. La famiglia trascorse a Marino gran parte del 1569 (qui morì di malattia il terzogenito di Marcantonio e Felice Orsini, Federico), del 1570 e del 1571, mentre Marcantonio era impegnato nella guerra di Cipro.