I "dialetti mediani" sono un gruppo di idiomi italoromanzi parlati in una fascia dell'Italia centrale comprendente la maggior parte del Lazio, quasi tutta l'Umbria e la zona centrale delle Marche, e nei lembi più occidentali dell'Abruzzo.

L'espressione area mediana viene sovente utilizzata per indicare in senso stretto la fascia sud-orientale dei dialetti mediani, nel qual caso l'altra fascia, più prossima alla Toscana, viene invece indicata come area perimediana (o talvolta para-mediana), comprendente il viterbese (alto Lazio), l'Umbria occidentale (orvietano, perugino) e parte delle Marche centrali. Le due aree sono divise dalla linea Roma-Ancona.

Secondo la classificazione tradizionale dovuta a Giovan Battista PellegriniPellegrini, Giovanni Battista (1970). La classificazione delle lingue romanze e i dialetti italiani, in Forum Italicum, IV, pp.211-237Pellegrini, Giovanni Battista (1977). Carta dei dialetti d'Italia, Pisa, Pacini, p.17 i dialetti mediani, i dialetti meridionali intermedi e i dialetti meridionali estremi fanno parte del gruppo centromeridionale.

Estensione

I dialetti mediani sono parlati nel Lazio (escluse le parti meridionali della provincia di Frosinone e della provincia di Latina), in Umbria escluso l' Altotevere più settentrionale, nella zona centrale delle Marche compresa fra il fiume Esino a nord ed il fiume Aso a sud (e quindi in gran parte della provincia di Ancona, nella provincia di Macerata e nella provincia di Fermo), e in Abruzzo (in parte dell'Aquilano).

È un dialetto mediano il romanesco, che ha subito un'influenza da parte del toscano a partire dal Rinascimento, ed ha perduto molte delle caratteristiche mediane del romanesco antico.

In Toscana, la parte più meridionale della provincia di Grosseto, un’area che la classificazione tradizionale di Giovan Battista Pellegrini (1977) include tra i dialetti mediani, secondo le ipotesi più recenti di linguisti come Luciano Giannelli e Daniele Vitali appartiene a tutti gli effetti all’area toscana, sia pure con alcuni caratteri periferici o “debordanti”.

Giannelli sottolinea esplicitamente che «la Carta di Pellegrini recide una parte di Toscana a sud di Grosseto che invece appartiene all’area linguistica toscana, sia pure con qualche carattere debordante», e che il confine linguistico coincide sostanzialmente con quello amministrativo regionale. Vitali, sulla base di osservazioni sul campo e dei dati dell’Atlante Italo-Svizzero (AIS), conferma che la parlata di Pitigliano è sostanzialmente toscana e che quindi anche Orbetello e l’Argentario (incluso Porto Santo Stefano) vanno ricondotti all’area toscana: qui non si verifica l’assimilazione delle dentali tipica dell’Italia centro-meridionale (si hanno quando e piombo, non quanno e piommo), mentre il confine con il Lazio si colloca a sud dell’Argentario, in linea con la delimitazione amministrativa.

L’area grossetana meridionale si presenta quindi come una zona di transizione attenuata, fortemente influenzata dal senese (soprattutto nel centro urbano di Grosseto per via di consistenti flussi migratori) e con rarefazione progressiva dei tratti tipici della “linea Roma-Ancona” (come le assimilazioni -ND- > -nn- o -MB- > -mm- e l’esclusività di /s/ sordo intervocalico, che si indeboliscono verso il Monte Amiata). In sintesi, le varietà locali (grossetano-massetano, amiatino-maremmano) rientrano nel continuum dei dialetti toscani, pur conservando qualche influsso perimediano o laziale nelle zone più prossime al confine, senza però configurarsi come pienamente mediane.

Fonologia Ad eccezione del margine meridionale, lArea Mediana è caratterizzata dal contrasto tra e in fine di parola, che la distingue sia dall'Area Perimediana che dall'Italoromanzo meridionale. Un'altra isoglossa che corre lungo il confine tra le due aree, ma spesso lo oltrepassa in una direzione o nell'altra, è quella della sonorizzazione postnasale, come in . Questa caratteristica è condivisa dall'Area Mediana con l'Italoromanzo meridionale.

LArea Mediana è caratterizzata dai seguenti fenomeni:

Nella maggior parte dell'area, le vocali medie sono innalzate di un grado d'apertura se la sillaba seguente contiene o . Il fenomeno è noto come 'Metafonesi sabina'. Si vedano gli esempi seguenti dal dialetto di Ascrea:

In alcune zone, la metafonesi esita nella dittongazione per le vocali semiaperte, mentre le semichiuse si innalzano regolarmente a . Si vedano gli esempi seguenti, dal dialetto di Norcia:

Questo era anche il caso dell'antico romanesco, che aveva alternanze quali .

Tra i mutamenti fonologici (o l'assenza degli stessi) che distinguono l'interezza o la maggior parte dei dialetti mediani da quelli toscani vi sono i seguenti, molti dei quali sono condivisi con l'Italoromanzo meridionale:

> , come in vēndere > . > , come in plumbum > . > , come in cal(i)da > . > , come in in vice > . Conservazione di , come in Maium > . > , come in vindēmia > . > , come in -ārium > . Passaggio di toscano a , come in mulier > > , fenomeno rilevato a Roma già nel 1700. Hanno invece una diffusione limitata nellArea Mediana i seguenti fenomeni:

Intorno a Cervara di Roma vigono le condizioni vocaliche dette appunto cervarole, ove finale resta tale se la tonica è , o , altrimenti passa a .

> o , come in cattum > > Nursino , Reatino . > , come in agnum, ligna > Tagliacozzese . > ad inizio di parola ed in posizione intervocalica, come in dentem, vaccam, crudum, ovum > a Rieti e all'Aquila. Intorno a Terni, e al suo immediato nord est, tale eliminazione vale solo in posizione intervocalica. Nel nord dell'area perimediana, si trovano taluni fenomeni galloitalici:

> in sillaba aperta e accentata, come in > , intorno a Perugia e a nord di essa. Nella stessa zona, la riduzione abituale delle vocali tra consonanti interne alla parola, come in > . Sonorizzazione intervocalica di in e degeminazione delle consonanti doppie intorno ad Ancona e ad ovest di essa. Nelle aree summenzionate, mancanza o recente inversione di > e > , familiari al resto dei dialetti mediani. I seguenti fenomeni riguardanti le vocali finali avvengono nellArea Perimediana:

> , come in Toscana, amicum > , dovunque meno che in una zona ridotta intorno a Pitigliano. > , come in > , in alcuni dei dialetti situati su un lungo arco che va da Montalto di Castro a sud ovest a Fabriano al nord est.

Morfologia

Nell'Area Mediana distinzione tra maschili contabili e maschili non contabili "neutri". Questi sono caratterizzati da finale piuttosto che , più comunemente negli articoli, nei determinanti e nei pronomi: a Rieti ma , ma , (pron. ogg. maschile) ma (pron. ogg. neutro), a Nemi ma ). In zone dell'Umbria e delle Marche il contrasto si trova anche nei sostantivi: a Norcia "il ferro (materiale)" ma "l'attrezzo di ferro". Questa distinzione si riflette secondariamente in vari modi pure quando cessa primariamente: a Nocera Umbra ma , a Sonnino ma . L'origine del fenomeno è dibattuta. In parte dell'''Area Mediana, sotto una linea che va da Roma a Rieti e Norcia, la terza persona plurale esce, nei verbi non di prima coniugazione, in (piuttosto che ), il che causa metafonesi. Es. lat. vēndunt > a Leonessa . Nella stessa area e contesto, degli irregolari di prima coniugazione hanno anch'essi (piuttosto che o come altrove, in Toscana e nellArea Perimediana ). Alcuni esempi sono 'hanno, danno, fanno, vanno'. I nomi della quarta declinazione sono stati spesso conservati. Es. lat. manum, manūs > Fabrichese (invariabile) e il lat. fīcum, fīcūs > Canepinese (invariabile). Il plurale neutro latino in -a è più vitale che in Toscana, es. lat. olīvētum, olīvēta > Roiatese . Spesso è esteso anche a nomi, pur sempre inanimati, ma originariamente maschili, es. lat. hortum, hortī > Segnese . In alcuni dialetti tali plurali sono grammaticalmente maschili (es. Perugino "le braccia"). Dove è grammaticalmente femminile, a volte è regolarizzato come tale: Spoletino 'labbro, labbra'. Entrambi gli esiti possono alternarsi in uno stesso dialetto, es. Treiese 'uova'. Il plurale neutro latino , come in tempora, è stato esteso largamente nel medioevo, ma oggi ha un areale ristretto a zone quali Serrone, dove si trovano casi 'ramo'. In molti dialetti, le sillabe finali comincianti con , , o possono essere eliminate nei maschili. In dialetti quali il Matelicese, ciò avviene solo al singolare: > . In altre come il Serviglianese, ciò avviene in entrambi i numeri, con solo la metafonesi a segnalarli: . NellArea Mediana posposizione dell'aggettivo possessivo nei termini di parentela (màmmeta per tua mamma, pàtremo per mio padre). Nelle aree metafonetiche, confusione di 2ª e 3ª coniugazione (a Spoleto "moriamo, partiamo").

Sintassi Costruzione stare a + infinito per il gerundio («sto a correre» per sto correndo). NellArea Mediana'', il possessivo è in genere obbligatoriamente dopo il nome.

Note

Bibliografia

Voci correlate Dialetto alatrense Dialetto anconitano Dialetto aquilano Dialetti italiani meridionali Dialetti marchigiani Dialetto marinese Dialetto perugino Dialetto romanesco Dialetti sabini Dialetti della Tuscia viterbese Lingue parlate in Italia Clemente Merlo Romanesco classico Francesco Alessandro Ugolini Carlo Vignoli