La zebra di pianura (Equus quagga ), nota anche come zebra comune o zebra di Burchell, è la specie di zebra più numerosa, nonché quella che occupa l'areale più esteso. È diffusa dal sud dell'Etiopia, in tutta l'Africa orientale fino all'Angola e alle regioni orientali del Sudafrica. Nelle riserve di caccia è ancora numerosissima, ma in gran parte del suo habitat è minacciata dalle attività umane, come la caccia per ricavarne la carne e il cuoio, dalla competizione con il bestiame domestico e dall'avanzata dei terreni agricoli.

Tassonomia La zebra di pianura e probabilmente la zebra di montagna appartengono al sottogenere Hippotigris, invece la zebra di Grévy è l'unico rappresentante del sottogenere Dolichohippus (infatti, ricorda un asino, mentre le altre due sono più simili al cavallo). Tutte e tre appartengono al genere Equus, come tutti gli altri Equidi attuali. Recenti studi filogenetici fanno ipotizzare che la zebra di Grévy (e forse quella di montagna) appartenga, assieme agli asini, a una linea evolutiva distinta da quella della zebra di pianura. Nelle aree dove le zebre di pianura condividono l'areale con quelle di Grévy non è insolito trovare mandrie miste e riscontrare la presenza di ibridi fertiliJ. E. Cordingley, S. R. Sundaresan, I. R. Fischhoff, B. Shapiro, J. Ruskey, D. I. Rubenstein (2009). Is the endangered Grevy's zebra threatened by hybridization?. Animal Conservation. 12: 505–513.. In cattività le zebre di pianura sono state incrociate con zebre di montagna. Gli ibridi derivati presentavano una giogaia e ricordavano la zebra di pianura, ma avevano orecchie più grandi e presentavano una diversa colorazione sui quarti posteriori.

Sottospecie

Nel 2004 C. P. Groves e C. H. Bell condussero uno studio accurato sulla tassonomia delle zebre e pubblicarono i risultati sulla rivista Mammalian Biology. Nel corso della ricerca revisionarono anche le sottospecie riconosciute di zebra di pianura, che attualmente sono sei: E. q. quagga † - quagga; E. q. burchellii - zebra di Burchell; E. q. boehmi - zebra di Grant; E. q. borensis - zebra del Bore; E. q. chapmani - zebra di Chapman; E. q. crawshaii - zebra di Crawshay.

Alcuni studiosi ne riconoscono una settima, presente nelle regioni orientali dello Zimbabwe e in quelle occidentali del Mozambico: E. q. selousii - zebra di Selous.

Nel 1785 il quagga era stato classificato come specie separata, Equus quagga, ma nei 50 anni successivi naturalisti ed esploratori descrissero molte altre varietà di zebre. A causa delle grandi variazioni nell'aspetto del mantello (non esistono due zebre uguali), i tassonomisti si trovarono di fronte a un gran numero di «specie» descritte, e non fu facile determinare quali erano specie vere e proprie, quali sottospecie e quali semplici varianti geografiche. Il quagga è stata la prima creatura scomparsa della quale fu studiato il DNA. Recenti ricerche genetiche presso la Smithsonian Institution hanno dimostrato che non costituiva una specie a sé, bensì una forma originatasi dalla zebra di pianura tra 120.000 e 290.000 anni fa; per questo motivo gli studiosi hanno proposto di ribattezzarlo Equus burchellii quagga. Secondo le regole della nomenclatura binomiale, però, quando una specie ha due o più nomi alternativi, prevale quello introdotto per primo. Dato che il quagga venne descritto una trentina d'anni prima della zebra di Burchell, il primo è noto ora come E. quagga quagga e la seconda come E. quagga burchellii, a meno che Equus burchelli venga ufficialmente dichiarato nomen conservandum.

A lungo si era ritenuto che la zebra di Burchell fosse stata cacciata fino all'estinzione, ma nella loro pubblicazione del 2004 Groves e Bell conclusero che la «zebra di Burchell estinta» non esiste. Studi accurati condotti sulle zebre dello Zululand e dello Swaziland, nonché sulle pelli di esemplari abbattuti nelle riserve di caccia dello Zululand e del Natal, hanno rivelato che una piccola parte degli animali presenta caratteristiche simili a una tipica «zebra di Burchell». Le località tipo delle sottospecie E. q. burchellii ed E. q. antiquorum (la zebra del Damaraland), infatti, sono così vicine tra loro che si riferiscono entrambe a un'unica sottospecie, e non a due sottospecie distinte. Sempre in virtù della regola citata prima, il nome corretto con il quale indicare la sottospecie di zebra più meridionale è burchellii e non antiquorum. Popolazioni di E. q. burchellii sono tuttora presenti nel KwaZulu-Natal e a Etosha.

Descrizione

La zebra di pianura è un Equide di medie dimensioni, mediamente più piccolo delle altre due specie di zebra, con corpo tozzo e zampe relativamente brevi. Le dimensioni variano molto a seconda sia delle condizioni fisiche che della sottospecie. Adulti di entrambi i sessi possono raggiungere i 110–145 cm di altezza al garrese, i 217–246 cm di lunghezza, esclusa la coda, lunga circa 50 cm, e pesare 175–385 kg. I maschi possono essere più grandi delle femmine del 10% (2011). (2011)..

Come tutte le zebre, ha la caratteristica colorazione a strisce bianche e nere, e non esistono due esemplari del tutto simili. Il muso è nero o di colore scuro. Alla nascita i piccoli sono ricoperti da strisce bianche e marroni. Ogni esemplare presenta strisce verticali sulla parte anteriore del corpo, che divengono orizzontali sui quarti posteriori. Le popolazioni settentrionali possiedono strisce più sottili e meglio definite; quelle meridionali hanno una colorazione più variabile, ma presentano meno striature su regioni inferiori, zampe e quarti posteriori. Queste ultime hanno inoltre delle «strisce-ombra» di colore marrone all'interno delle zone bianche, assenti o poco marcate nelle zebre settentrionali.

L'analisi degli embrioni ha mostrato che la zebra ha una colorazione di fondo scura, e che le zone bianche compaiono successivamente. La prima sottospecie descritta, l'ormai estinto quagga, aveva i quarti posteriori di colore marrone uniforme. Il manto della zebra, comunque, varia moltissimo, ed esistono sia esemplari quasi del tutto bianchi che altri quasi del tutto neri. Rare zebre albine sono presenti nelle foreste del monte Kenya.

Funzione delle strisce La colorazione a strisce della zebra è unica tra gli ungulati che popolano le savane africane. Alcuni ritengono che le strisce abbiano la funzione di camuffare l'animale tra l'erba alta o tra le zone d'ombra discontinua sotto alberi e arbustiApps 2006. Però gli animali che utilizzano tecniche di camuffamento, come il kudu e il tragelafo striato, tendono a essere silenziosi e furtivi. Rimangono immobili quando percepiscono un pericolo e fuggono solo all'ultimo momento. Al contrario, la zebra è un animale attivo e rumoroso, che non cerca affatto di rendersi invisibile. Proprio per questo altri studiosi ritengono che le strisce servano a confondere i predatori sulle effettive dimensioni della zebra, sulla distanza alla quale si trova e sulla direzione nella quale si sta muovendo. Tuttavia, non sembra che i predatori si lascino influenzare dall'aspetto striato dell'animale. Un'altra ipotesi, simile a questa, sostiene che le strisce rendono difficile a un predatore focalizzare l'aggressione su un singolo esemplare, specialmente durante un inseguimento. Forse, la spiegazione più plausibile è che le strisce abbiano una funzione socialeProthero 2003. I vari individui, infatti, sembrano riconoscersi tra loro proprio grazie alla particolare conformazione delle strisce. Le strisce possono fungere anche da segnale visivo per la tolettatura. Inoltre, potrebbero aiutare i membri di un branco a rimanere uniti tra loro mentre stanno fuggendo.

Ecologia Distribuzione e habitat

L'areale della zebra di pianura si estende su gran parte dell'Africa subsahariana, dalle regioni meridionali di Sudan ed Etiopia, attraversa tutta l'Africa orientale, fino a Zambia, Mozambico e Malawi, e arriva nelle regioni più meridionali del continente. In epoca recente la specie è scomparsa da Burundi e Lesotho, mentre durante il Neolitico era presente anche in AlgeriaGroves C. P. (1974) Horses, Asses and Zebras in the Wild. Hollywood, California, US: Ralph Curtis Books.

Generalmente le zebre di pianura vivono nelle praterie prive di alberi e nelle savane arbustiveMoehlman 2002, ma si possono incontrare in una vasta gamma di habitat, di clima sia tropicale che temperato. Sono di solito assenti dai deserti, dalle fitte foreste pluviali e dalle zone umide permanenti. Da un punto di vista altitudinale, sono presenti dal livello del mare fino a 4300 m di quota sul monte Kenya. Fanno affidamento sulle precipitazioni per il cibo e l'acqua e intraprendono grandi migrazioni per seguire le piogge, coprendo distanze anche di 1100 km, spesso in compagnia di altri erbivori. Le zebre di pianura sono strettamente dipendenti dall'acquaEstes 1991 e generalmente non si incontrano mai a più di 25–30 km da una fonte d'acqua.

Dieta e predatori

Secondo uno studio, la dieta della zebra è composta per il 92% da graminacee, per il 5% da altre piante erbacee e per il 2% da arbustiLamprey, H. F. (1963). Ecological separation of large mammal species in the Tangayika Game Reserve, Tangayika. E. Afr. Wildl. J. 63–93. Diversamente da molti altri grandi ungulati africani, le zebre di pianura non brucano solo erba bassa, seppur la preferiscano. Si nutrono di una vasta gamma di erbe diverse, prediligendo, quando sono disponibili, i giovani germogli freschi, e brucando di quando in quando anche foglie e boccioli. Di conseguenza occupano un areale più esteso di molte altre specie, spingendosi talvolta anche all'interno della boscaglia, e sono spesso la specie da pascolo più numerosa nelle aree più alberate. Le zebre hanno uno stomaco semplice, ma fanno affidamento sulla digestione cieco-colica per digerire e assimilare quantità maggiori di foraggio nel corso delle 24 oreMoehlman 2003. Quindi, sono meno selettive nella scelta dei nutrienti, ma devono trascorrere la maggior parte del loro tempo a mangiare. Si tratta di una specie da pascolo pioniera, che prepara la strada a pascolatori più specializzati, come gli gnu striati e le gazzelle di Thomson, che dipendono da erbe più basse e nutrienti.

I principali predatori delle zebre di pianura sono i leoni e le iene macchiateKingdon 1988. Anche i coccodrilli del Nilo costituiscono una grossa minaccia quando, durante le migrazioni, questi ungulati sono costretti a guadare i fiumi. Di tanto in tanto anche licaoni, ghepardi e leopardi catturano qualche esemplare, ma normalmente i loro attacchi sono più rari e focalizzati soprattutto sui giovani esemplari. I babbuini verdi possono predare i puledri, ma non costituiscono minaccia per gli adulti. Comunque una zebra può divenire un avversario alquanto ostico: è dotata di un morso formidabile e può scalciare con una forza straordinaria, abbastanza per riuscire ad abbattere i suoi predatori terrestri. Dagli attacchi di grandi predatori, come leoni e iene macchiate, le zebre cercano di trovare scampo fuggendo, mentre da quelli più piccoli si difendono contrattaccando.

Interazioni con altri erbivori Le zebre di pianura, soprattutto durante le migrazioni, possono formare gruppi misti con altri erbivori, specialmente gli gnu. Gnu e zebre convivono in genere pacificamente, vigilando a vicenda per individuare più facilmente i possibili predatori, perché le zebre vedono meglio rispetto agli gnu, mentre questi ultimi hanno un udito e un olfatto migliore rispetto agli equidi. Tuttavia, talvolta sono state riscontrate interazioni aggressiveNational Geographic Zebra: Patterns in the Grass (1991).

Biologia Struttura sociale