Noûs ( AFI: , contrazione dell'analogo ionico , nóos) è un termine che in greco antico indica, a partire da Omero, la facoltà di comprendere un evento o le intenzioni di qualcuno,Enciclopedia Garzanti di filosofia alla voce corrispondente. la facoltà mentale,Vocabolario greco della filosofia, a cura di Ivan Gobry, Milano, Bruno Mondadori, 2004, p. 144. quindi l'intelletto.Linda Napolitano, Enciclopedia filosofica vol. 8, Milano, Bompiani, 2006, p. 7956. In filosofia è l'oggetto di riflessioni della noetica.

Il termine noûs in Omero Il termine si riscontra per la prima volta in Omero, dove indica l'organo sede della rappresentazione delle idee chiare In Omero νόος «è lo spirito [...] sede di rappresentazioni chiare» Bruno Snell citato da Linda Napolitano, Op. cit. p. 7956 che più avanti lo indica come "organo che le suscita e intendimento"., quindi la "comprensione" Iliade IX, 104., posseduta in misura maggiore dagli dèi Iliade XVI, 688-690 e XVII 176-178.; quindi l'intendimento che le provoca Odissea V, 23..

Richard Broxton Onians nella sua opera maggiore Le origini del pensiero europeo rileva come nel periodo più antico di molte culture si possa rintracciare una «primordiale individuazione dell'importanza delle parole per il pensiero» e dell'associazione di queste «al respiro insieme al quale vengono emesse» R. B. Onians, Le origini del pensiero europeo, Milano, Adelphi, 1998 p. 36.. Nei poemi omerici, secondo lo stesso autore, il pensare, il nous, si identifica con il parlare, la cui sede è in organi corporei che vanno dal petto alla bocca: «Esso ha sede nel petto, e come risulta da almeno due passiOdissea III, 60-64; IX, 553 sg., 646. Rendiamo qui come Odissea e non come Iliade, così erroneamente riportato invece in nota n. 5, p. 106 dell'edizione italiana dell'opera di Richard Broxton Onians., sembra venisse identificato con il cuore»Richard Broxton Onians, Le origini del pensiero europeo, Milano, Adelphi, 2006, p. 106. come sembra confermare successivamente Empedocle quando sostiene che il cuore «dimora nel mare di sangue che ribolle intorno a esso, laddove principalmente si trova ciò che gli uomini chiamano pensiero [noema]». Empedocle, DK B 105. Ma sempre nell'Iliade Poseidone apostrofa Apollo come colui che ha un "cuore privo di "«» Iliade, XXI, 441. e inoltre nell Odissea nόοs appare esprimere piuttosto un obiettivo o un risultato di un'azione della coscienza«»: "questo νόος non l'hai progettato tu stessa?", Odissea V, 23., il che dimostrerebbe che in origine il νόος non indicasse una parte del corpo.Richard Broxton Onians, Op. cit., p. 106.

In Omero il νόος risulterebbe collegato alla percezione visiva degli accadimenti Iliade, XV, 422 dove, tuttavia, più che intenderlo come percezione sensoriale viene indicato come capacità di essere consapevoli in modo immediato della circostanza o dell'avvenimento a cui si assiste e di capire le vere intenzioni, al di là di ciò che appare, di qualcuno. Il νόος distinto dagli organi di senso viene quindi ritenuto infallibile e di natura divina.Enciclopedia Garzanti di Filosofia alla voce corrispondente.

Il esprime, quindi, nei poemi omerici, «sia un movimento specifico, un proposito, sia un'entità in certo modo stabile, ciò che mette in movimento, la coscienza funzionale allo scopo»Richard Broxton Onians, op.cit., p. 107.. Il νόος possiede anche il significato di "intelligenza" o "intelletto" ma a differenza di queste non è evidentemente materiale e quindi non può essere ferito dalle armi. Non è nemmeno semplice "intelletto" in quanto risulta dinamico ed emotivoRichard Broxton Onians, op. cit., p. 107..

Le prime attestazioni in ambito filosofico: Talete, Pitagora, Eraclito e Parmenide Nell'ambito della storia della filosofia il termine νοῦς lo incontriamo per la prima volta con una sentenza di Talete, almeno per quanto attiene a ciò che riferisce Diogene Laerzio (I,35):

Pitagora, almeno secondo quanto afferma AezioI, 3, 8; D-K 58 B 15., avrebbe sostenuto che la nostra anima () sarebbe composta dalla tetrade (): intelletto (), conoscenza (), opinione (), percezione (). EraclitoD-K 22 B 2. individua nel termine una sapienza originaria che dovrebbe risultare comune a tutti gli uomini«ciò che dovrebbe essere comune () a tutti è = "unito a intelletto" (fr. 2) forma originaria di sapienza.» (cfr. Linda Napolitano, Enciclopedia filosofica vol. 8, Milano, Bompiani, 2006, p. 7956.. Così ci sono coloro che parlano con (fr. 114) e l'erudizione non è segno di (fr. 40). Parmenide quando divide la conoscenza tra opinioni non vere e verità, utilizza il verbo νοεῖν ("l'atto del pensare") e i termini νόημα (termine arcaico utilizzato da Parmenide: il "pensiero", cfr. fr.16) e νοητόν ("ciò che è pensato") per indicare l'attività noetica che sola realizza la vera conoscenza.Linda Napolitano, Enciclopedia filosofica vol.8, Milano, Bompiani, 2006, p. 7956.

Il Νoûs in Anassagora: Intelligenza divina che organizza il mondo

Con Anassagora il termine emerge in tutto il suo significato metafisicoVocabolario greco della filosofia, a cura di Ivan Gobry, Milano, Bruno Mondadori, 2004, p. 146.. Questo fatto era noto a Cicerone, che nel De natura deorum (I, 11, 26) così si esprime:

Il quale probabilmente lo riprendeva da Platone che nel Fedone (97 B) riporta:

Tale "Intelligenza" viene indicata da Giovanni Reale come "divina"Giovanni Reale, Storia della filosofia greca e romana, vol. 1, Milano, Bompiani, 2004, p. 232; ma anche Giovanni Reale, Il pensiero antico, Milano, Vita e Pensiero, 2001, p. 49. anche se nei frammenti del filosofo che possediamo tale qualifica "divina" non viene mai assegnata al Werner Jaeger, La teologia dei primi pensatori greci, Firenze, La Nuova Italia, 1982, p. 249., ma Werner Jaeger nota in merito:

In Anassagora tale "Intelligenza divina", il , in qualità di potenza attiva e ordinatrice, organizza il caos (ἄπειρον, ápeirōn), creando così il mondoVocabolario greco della filosofia, a cura di Ivan Gobry, Milano, Bruno Mondadori, 2004, p. 146.:

Così l'Intelligenza, il , separa le cose che prima erano mescolateAnassimandro D-K 59 B 13.. L'IntelligenzaAnassimandro D-K 59 B 12 e D-K 59 B 14. è "eterna", "autonoma" e separata dalle cose.

AristoteleAristotele, Dell'anima, I (Α) 2. ricorda che se per Anassagora il ha messo in moto l'universo dando origine alle cose, risultando anche di essere la causa del bello e dell'ordine, non distingue chiaramente (a differenza di Democrito che invece li intende eguali) il (l'Intelligenza) dalla ψυχή (l'anima) degli esseri animati.

Per quanto attiene alla "natura" del Νoûs, l'Intelligenza divina, concepito da Anassagora, Eduard ZellerEduard Zeller, La filosofia dei greci nel suo sviluppo storico, Parte I, Volume V, Firenze, La Nuova Italia, 1966, pp. 378 e sgg. considerandolo come essere incorporeo lo traduce con il termine tedesco Geist (Spirito) anche se poi aggiunge «ed anche se di fatto il concetto di incorporeo non appaia molto chiaro nella sua esposizione non si può far carico alla sola inadeguatezza del suo linguaggio, anche se forse egli ha realmente concepito lo spirito come una più fine materia che muovendosi nello spazio penetra in tutte le cose, tutto ciò non fa velo alla sua intenzione», di fatto consegnandogli una "fine" materialità. Di tutt'altro avviso Giovanni RealeGiovanni Reale, Storia della filosofia greca e romana, vol. 1, Milano, Bompiani, 2004, p. 233 e sgg. per il quale il Νoûs va certamente considerato "materia": « il fatto che il "Nous" non sia composto non implica eo ipso la sua "immaterialità": è semplicemente una materia che, per la sua privilegiata natura, può mescolarsi alle altre cose senza che queste si mescolino con essa», questo alla luce del fatto che, secondo Reale, l'orizzonte dei presocratici «ignora le due categorie di materia e spirito».

Il noûs in Platone Nel Fedone, Platone fa dire a Socrate:

Socrate si dice entusiasta del nous di Anassagora, ma poi esprime la sua delusione proprio perché ritiene che non ne abbia tratto tutte le conseguenze, non avendogli attribuito un'intenzionalità.

Intenzionalità introdotta da Platone con la figura del Demiurgo, il "divino artefice", produttore divino del cosmo generato che interviene come causa razionale e provvidenziale, che plasma la materia secondo il modello delle Idee Platone, Timeo, pag. 377, VI 29d-31b..

Nous come motore immobile in Aristotele Aristotele definisce Anassagora "uomo assennato"Cit. in A. Marchesi, Linee di uno sviluppo storico della filosofia della religione, pag. 13, Zara, 1988. per avere detto che c'è un intelletto anche negli elementi della natura, così come negli esseri viventi, causa della bellezza e dell'ordine dell'universo, ma gli rimprovera di averlo usato solo come causa efficiente.Alberto Jori, Aristotele, p. 257, Mondadori, 2003. Il Nous è da intendere invece come causa finale del mondo. Le cose tendono verso di lui spinte dall'ammirazione e dall'amore. Il motore immobile attrae a sé le cose del mondo come l'amato, pur restando immobile, attrae a sé l'amante.Aristotele, Metafisica, cap. XII, 7, 1072 a e segg.

Nella Metafisica, Aristotele identifica pertanto il noûs divino nel primo motore immobile, suprema perfezione, causa finale che attrae a sé «come la cosa amata» ogni ente che aspiri alla completezza della sua natura. Un motore che esplica l'unica attività o noesis, non essendo comprensione di altro da sé, di comprendere il noûs stesso e «l'Intelligenza divina sarà una cosa sola con l'oggetto del suo pensare».Aristotele, Metafisica, 1074b 15 1075a 10.

L'interpretazione è tuttavia controversa: AvicennaCitato in (tesi di laurea). Citazione: Questi, nel "Libro della Guarigione", dopo aver distinto essenza ed esistenza degli enti, determina il Primo Principio aristotelico, non più come semplice causa motrice del movimento della realtà, quanto come causa efficiente dell’esistenza degli enti. Come già per Aristotele, la catena causale deve avere un termine, un motore iniziale di avvio, poiché non può andare infinitamente a ritroso., Franz Brentano e in tempi più recenti Berti intendono il Nous aristotelico come causa efficiente.F. Brentano, Die Psychologie des Aristoteles, Franz Kircheim, Mainz, 1867, 235. Citato in (tesi di dottorato). Citazione: Data questa possibilità, Dio sarebbe per Aristotele un essere in qualche senso provvidente, poiché essendo intelligente (noesis noeseos) dovrebbe anche operare sul mondo con la ragione e la volontà. Aristotele chiama il Nous Bene con l'iniziale maiuscola e lo definisce come causa del bene e della bellezza.David Torrijos-Castrillejo, 2014, p. 102.

Alessandro di Afrodisia vedrà in Aristotele il nous descritto come νοῦς ποιητικός, intelletto attivo esterno, impassibile, immortale ed eterno, che rende possibile all'uomo trasformare in atto le sue potenzialità conoscitive:

Aristotele apriva così la domanda a cui tentarono di rispondere gli autori «dai più antichi alla scolastica araba e cristiana, fino all'aristotelismo rinascimentale [che] si posero il problema se esso facesse parte dell'anima umana o piuttosto della divinità, fornendo risposte differenti».Dizionario di filosofia Treccani alla voce corrispondente.

Aristotele introduceva inoltre la nozione di nous come intuizione intellettuale, una facoltà che intuisce i principi indimostrabiliEtica Nicomachea, VI, 6, 1440 a 31 e segg.:

Plotino Il termine nous lo si ritrova più tardi in Plotino (III secolo) il quale ne recupera l'aspetto non volontario né intenzionale di Anassagora, pur assorbendolo nella dottrina del motore immobile di Aristotele Vittorio Mathieu, Come leggere Plotino, pag. 55, Bompiani, 2004. e facendolo per di più consistere nelle idee platonicheEnneadi, V, 5..