La Mesia (; ) è il nome di più province dell'Impero romano (Superior, Inferior; Prima e Secunda), a sud del limes del basso corso del Danubio, corrispondenti alle attuali Serbia e Bulgaria, oltre a parti della Macedonia del Nord settentrionale o della Dobrugia rumena. Aveva per confini meridionali i Balcani (Haemus) e i Monti Šar (Scardus, Scordus, Scodrus), a occidente il fiume Drina (Drinus), a settentrione il Danubio, e a oriente il Mar Nero. La regione fu abitata principalmente da Traci e Illirici, e prese il nome dalla tribù tracia dei Mesi.
Statuto
Il territorio fu conquistato dal proconsole di Macedonia, Marco Licinio Crasso (il nipote del triumviro) nel 29 a.C., e organizzato in provincia negli ultimi anni di Augusto. Il primo governatore, un legatus Augusti pro praetore di rango consolare (Aulo Cecina Severo) è menzionato nel 6 d.C. da Cassio Dione.Cassio Dione Cocceiano, Storie, IV, 29.
Domiziano, probabilmente nel corso delle sue campagne daciche,Come è suggerito in H.M.D. Parker, The Roman Legions, 1993, p. 153. la divise in Moesia Superior e Moesia Inferior (tra l'85 e l'89), corrispondenti rispettivamente alla parte occidentale e orientale. I legati, divenuti due, rimasero di rango consolare, mentre l'amministrazione fiscale venne assegnata, come già prima, ad un unico procurator Augusti. Quando Aureliano (270-275) decise di ritirarsi dalla Dacia, gli abitanti furono insediati in Moesia, e la parte centrale prese il nome di Dacia Aureliana.
Il distretto della Dardania andò a formare grazie a Diocleziano la nuova provincia di Dardania, con capitale Naissus o Nissa (la moderna Niš serba), il luogo di nascita di Costantino I nel 272.
Con la riforma dioclezianea, la Superior venne rinominata in Moesia Prima, mentre divise la Inferior in Moesia Secunda e Scythia Minor.
La Moesia Secunda incluse gran parte delle città, come Marcianopoli (Devnja), Odessus, Nicopoli all'Istro, Abrittus (Razgrad), Durostorum (Silistra), Transmarisca (Tutrakan), Sexaginta Prista (Ruse) e Novae (Svištov).
La riforma successiva di Costantino I vide dividere la Moesia Prima in Dacia ripensis, Dacia mediterranea e Dardania.
Storia
Prima della conquista romana Nella prima metà del I millennio a.C. la Mesia era abitata da popolazioni di origini tracie. La loro esistenza è provata solo grazie alla moderna archeologia. A partire dal VII secolo a.C. furono installate nella Scizia minore alcune colonie greche lungo la costa del Mar Nero, portando così l'influenza greca anche nell'entroterra mesica. Lo storico greco Erodoto († 424 a.C. ca.) menziona Traci, Geti e nomadi Sciti, questi ultimi provenienti dalle steppe del Ponto fino alla foce del Danubio. I Triballi invece appaiono nell'area al tempo di Tucidide († 399 a.C.).
Da Augusto a Tiberio (29 a.C.-37)
All'inizio del principato di Augusto, un certo Marco Licinio Crasso (console 30 a.C.), conduceva due fortunate campagne (nel 29-28 a.C.) contro le popolazioni della riva destra del Danubio: Geti, Daci, Bastarni, Mesi, Triballi e Dardani,Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LI, 23-25. pur non occupando la zona in modo permanente. Era l'inizio di un processo di occupazione graduale dell'area basso danubiana.
Crasso intraprese la sua prima campagna per aiutare la popolazione alleata dei Denteleti,András Mócsy, Pannonia and Upper Moesia, Londra 1974, p.23. che era stata attaccata dai Bastarni, che in precedenza avevano sottomesso anche le popolazioni limitrofe di Triballi e Mesi. Crasso partì con ogni probabilità da Eraclea Sintica, percorse la via lungo il fiume Strymon, liberando per prima cosa la città di Serdica (capitale dei Denteleti).M.S.Kos, The military rule of Macedonia from the civil wars to the estabilishment of the moesian limes, in XI International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di J.Fitz, Budapest 1977, pp. 280 e seg. Successivamente avanzò in direzione dei Mesi, invadendone le terre e battendoli insieme ai Bastarni del re Deldo, alla confluenza tra il fiume Ciabrus ed il Danubio, nelle vicinanze di Ratiaria.Ronald Syme, op. cit., Milano 1993, p. 403. L'esito finale della campagna del 29 a.C. fu che i Bastarni furono costretti a tornare alle loro sedi originali, in Scizia, mentre i Mesi furono sottomessi.
L'anno successivo (28 a.C.) si rivolse contro le popolazioni dei Traci, che lo avevano ostacolato sulla strada del ritorno l'anno precedente, ottenendo la sottomissione di Maedi, Serdi e Bessi, non degli Odrisi che si erano subito dimostrati a lui fedeli alleati.Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LI, 26-27. Riuscì, infine, a battere alcune tribù geto-daciche, presso le cave di Ciris, conquistando la loro roccaforte di Genucla, in Dobrugia.Sulla localizzazione di Genucla, si confronti Patsch, Beitrage, V/1, 70 segg. Sulla strada del ritorno, divise l'esercito in due colonne: con la prima attaccò i Mesi Triballi (la cui capitale era probabilmente Oescus oggi Gigen),András Mócsy, op. cit., p. 25. con la seconda, egli stesso, batté i Mesi Artaci. Al termine di questo secondo anno di campagna è, però, poco probabile che i Mesi siano stati annessi alla provincia di Macedonia. Al contrario, le tribù della Tracia, pur rimanendo ancora indipendenti, diventarono popoli clienti di Roma.H. H. Scullard, Storia del mondo romano, vol. II, Milano 1992, XII, p. 310. Crasso era così riuscito ad affermare il prestigio romano sull'intera regione a sud del basso Danubio.Cambridge University Press, Storia del mondo antico, L'impero romano da Augusto agli Antonini, vol. VIII, Milano 1975, p. 162.
Pur avendo ucciso in singolar tenzone il re dei Bastarni, Augusto non volle assegnare al comandante vittorioso gli spolia opima di cui, secondo la tradizione, aveva diritto e neppure il titolo di Imperator,Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LI, 25, 2. ma solo il trionfo in qualità di vir triumphalis.Ronald Syme, op. cit., Milano 1993, p. 406; Dessau 8810. Inviso all'imperatore, Augusto, la sua carriera fu in seguito poco luminosa e brillante.Ronald Syme, op.cit., Milano 1993, p. 56.
Pochi anni più tardi, un certo Lucio Calpurnio Pisone (console 15 a.C.), accompagnato da un paio di legioni, era costretto ad intervenire in Tracia per reprimere una rivolta durata ben tre anni di guerre sanguinose (dal 12 al 10 a.C.), al termine delle quali si meritò gli ornamenta triumphalia. Le operazioni in Tracia costituivano il logico completamento, alle più vaste operazioni per la conquista di tutta l'area illirico-balcanica.
Tra l'1 ed il 6, in seguito alle operazioni di Tiberio nell'area illirica e dei suoi successori, veniva costituito il distretto militare di Mesia e Macedonia, presidiato da un paio di legioni (la legio IV Scythica a Scupi e la legio V Macedonica a Naissus), mentre la Tracia continuava a costituire un regno indipendente, cliente e quindi alleato del popolo romano.
Durante la grande rivolta del 6-9, nel primo anno di guerra, Batone il Pannone (della tribù dei Breuci), piombava su Sirmium e la sua guarnigione romana, ma Aulo Cecina Severo, legato di Mesia, lo sorprendeva presso il fiume Drava e lo batteva appena in tempo per scongiurare la perdita di una fortezza tanto importante per i Romani da un punto di vista strategico, non senza gravi perdite romane.Cassio Dione, Storia romana, LV, 29, 3. E se Batone il Dalmata fosse stato così intelligente da allearsi con il suo omonimo Pannone, i due eserciti insieme avrebbero avuto la meglio sull'esercito di Mesia, che a quel tempo era composto di "sole" tre legioni, estendendo la rivolta all'intera regione balcanica. I ribelli pannoni e dalmati si unirono ed occuparono il mons Almus (il monte Fruskagora) a nord della città di Sirmio e, sebbene sconfitti in una scaramuccia dal re tracio Remetalce I, che Cecina aveva inviato contro di loro, poterono mantenere la loro posizione. Frattanto scorrerie di Daci e Sarmati (Iazigi dell'Oltenia) costrinsero Cecina a ritirarsi ed a proteggere la sua provincia di Mesia.
Al termine della rivolta, durata quasi quattro anni, l'area dellIllyricum e balcanica era suddivisa in tre nuove province romane: di Dalmazia, di Pannonia e di Mesia, scissa ora da quella di Macedonia.
Da Claudio a Tito (37-81)
In seguito all'annessione della Tracia da parte di Claudio nel 46, furono dislocate le prime basi legionarie sul Danubio in Mesia: a Viminacium, a Oescus ed a Novae. Lo sviluppo del limes lungo il basso Danubio, era necessario a proteggere il fianco orientale dell'Europa romana contro i continui attacchi dei vicini Daci.
Era dai tempi di Gaio Giulio Cesare, quando il re dace Burebista aveva offerto il suo appoggio a Gneo Pompeo Magno, durante il periodo della guerra civile, che questo popolo aveva costituito una costante minaccia alla sicurezza di Roma nei Balcani. Troppo spesso negli ultimi decenni i Daci, insieme agli alleati Bastarni e Sarmati Roxolani, avevano oltrepassato il Danubio, portando devastazione a sud del grande fiume. Erano loro, pertanto, l'unico grande ostacolo all'espansionismo romano di quest'area. Dovevano essere neutralizzati.
Si procedette così, durante tutta la dinastia giulio-claudia, a costruire attorno a loro una serie di alleanze filo-romane per evitare che potessero prendere contatti con le vicine genti suebe di Marcomanni e Quadi ed accrescere la loro potenza nell'area carpato-balcanica. A tal scopo fu utile l'amicizia che Roma costruì con il popolo sarmata degli Iazigi, ora migrati dall'Oltenia alla pianura ungherese e posizionati tra Danubio e Tisza.
Al contrario i "cugini" orientali degli Iazigi, i Roxolani, preferirono allearsi alle genti daciche, compiendo negli anni 67-70 una serie di pesanti incursioni e devastazioni in territorio romano, distruggendo intere coorti ausiliarie e provocando l'uccisione di un governatore provinciale. Giuseppe Flavio ricorda ad esempio che contemporaneamente alla rivolta batava del 69-70, si verificò un'invasione da parte delle popolazioni sarmatiche dei Roxolani (nel 70). Essi passarono a sud del Danubio e, giunti inaspettatamente con grande violenza sulla vicina provincia romana di Mesia, sterminarono un gran numero dei soldati disposti a difesa del confine. Lo stesso legatus Augusti pro praetore, Gaio Fonteio Agrippa, che si era fatto loro incontro attaccandoli con grande coraggio, venne ucciso.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 4.3. Devastarono, quindi, l'intero territorio che si apriva loro davanti, saccheggiando ovunque giungessero. Vespasiano allora, informato dell'accaduto e di quanto fosse stata devastata la Mesia, inviò a punire i Sarmati Rubrio Gallo, il quale poco dopo li affrontò in battaglia ottenendo una vittoria schiacciante e costringendo i superstiti a ritirarsi nei loro territori. Terminata l'invasione, Gallo provvide a fortificare nuovamente le frontiere provinciali, disponendo in quel settore di limes nuove guarnigioni più numerose e meglio fortificate «sì che passare il fiume era per i barbari del tutto impossibile».
Da Domiziano a Traiano (81-117)
La grande crisi del fronte del basso Danubio scoppiò nell'85, quando i Daci, tornati uniti sotto il nuovo re, Decebalo, passarono il grande fiume distruggendo un esercito romano accorrente ed uccidendo lo stesso governatore di Mesia. La controffensiva romana non si fece attendere, portando lo stesso imperatore Domiziano lungo il fronte mesico. La guerra che ne seguì fu difficile e sanguinosa. I Romani subirono un nuovo rovescio nell'86, ma nell'88 riuscirono a battere pesantemente Decebalo a Tapae. Lo scoppio della crisi renana con i Catti dell'88, l'usurpazione di Saturnino dell'89, ed infine le successive guerre suebo-sarmatiche (degli anni 89-97) sospesero le ostilità tra Roma ed i Daci, portando Domiziano e Decebalo a trattare ed a siglare un nuovo trattato di pace.