I marrani (in spagnolo marranos, porci; probabilmente dall'arabo maḥram, che significa "cosa proibita"Marrano, Treccani on line.) erano ebrei sefarditi (ebrei della penisola iberica) che durante il Medioevo si convertirono alla religione cristiana, sia con la coercizione come conseguenza della persecuzione degli ebrei da parte dell'inquisizione spagnola, sia per libera scelta, per opportunismo o necessità. Molti marrani mantennero le loro tradizioni ancestrali, professandosi pubblicamente cattolici, ma restando in privato fedeli all'ebraismo.

Origine del termine Con il termine haram (vietato) si indicava tra l'altro la carne di maiale, che ebrei e musulmani non possono mangiare; in spagnolo e in portoghese viene usato come epiteto ingiurioso nei confronti degli ebrei. Per questa ragione in ambito ebraico si usa piuttosto il termine anusim (costretti a forza). Questi conversos (convertiti), come venivano anche chiamati in Spagna, ammontavano a oltre 100.000. Erano noti anche come Cristianos Nuevos in Spagna, Cristãos Novos (Neo-Cristiani) in Portogallo, Conversos in Catalogna, Xuetes (Xua, un termine catalano che faceva riferimento ad una mistura di carne di porco che si dice venisse consumata in pubblico dai Xuetes per dimostrare la sincerità del loro cattolicesimo) nelle isole Baleari.

Con essi la storia della penisola iberica, e indirettamente quella degli ebrei, entra in una nuova fase, poiché furono la causa immediata dell'introduzione dell'inquisizione spagnola e dell'espulsione degli ebrei da tale nazione. I marrani benestanti, che erano intensamente impegnati nel commercio, nelle manifatture e nell'agricoltura, si sposarono con appartenenti a famiglie della vecchia nobiltà; conti e marchesi impoveriti si sposarono senza esitazione con ebree facoltose; accadde anche che conti o nobili di sangue reale si infatuassero di belle ragazze ebree. A partire dalla seconda generazione, i neo-cristiani si sposavano tipicamente con donne del loro gruppo sociale. Essi divennero molto influenti grazie alla loro ricchezza ed alla loro educazione, vennero chiamati a importanti incarichi a palazzo, nei circoli governativi e nelle Cortes; praticavano la medicina e il diritto e insegnavano nelle università, mentre i loro figli giungevano spesso ad alte cariche ecclesiastiche.

Una seconda ipotesi sull'origine di marrano vede la radice spagnola marrar (tagliare in pezzi) alla base del termine.

Categorie di marrani, in un'ottica religiosa ebraica I marrani e i loro discendenti possono essere divisi in tre categorie.

Convertiti per opportunismo La prima di queste era composta da coloro i quali, privi di qualsiasi vero attaccamento al giudaismo e indifferenti a qualsiasi forma di religione, abbracciarono volentieri l'opportunità di cambiare la loro condizione oppressa di ebrei, in vista delle brillanti carriere che si aprivano loro davanti grazie all'accettazione del cristianesimo. Essi simulavano la fede cristiana, quando ciò tornava a loro vantaggio, e deridevano gli ebrei e il giudaismo. Diversi poeti spagnoli appartengono a questa categoria, come Pero Ferrus, Juan de Valladolid, Rodrigo Cota e Juan de España di Toledo, chiamato anche El Viejo (il vecchio), che era considerato un brillante Talmudista, e che, come Diego de Valencia, anch'esso ebreo battezzato, introdusse nelle sue pasquinate termini ebraici o talmudici per deridere gli ebrei. Ci furono anche molti che, per mostrare il loro nuovo zelo, perseguitarono i loro ex correligionari, scrivendo libri contro di loro e denunciando alle autorità quelli che desideravano tornare alla fede dei loro padri, come avvenne frequentemente a Valencia, Barcellona e in molte altre città (Isaac b. Sheshet, Responsa, No. 11).

Convertiti solo esteriormente, per necessità La seconda categoria consisteva di coloro che conservarono come cosa preziosa l'amore per la fede giudaica nella quale erano cresciuti. Essi preservarono le tradizioni dei loro padri e, nonostante le importanti posizioni che occupavano, frequentavano in segreto la sinagoga e combatterono e soffrirono per la religione degli avi. Molti dei marrani più facoltosi di Aragona appartenevano a questa categoria, compresi: gli Zaporta di Monzón, che erano imparentati per matrimonio alla casa reale d'Aragona; i Sánchez, figli di Alazar Yusuf di Saragozza, che si sposarono con i Caballeria e i Santángel; i ricchissimi Espe; i Paternoy, che giunsero dalle vicinanze di Verdun per stabilirsi in Aragona; i Clemente, figli di Moses Chamoro; i Villanova di Calatayud; i Coscón; i Bruno; i Cartiglia(no); i Brondo e altri.

Convertiti solo formalmente, per forza maggiore La terza categoria, che era di gran lunga anche la più numerosa, comprendeva quelli che cedettero alle circostanze, ma nella vita privata rimasero ebrei e colsero la prima opportunità di affermare apertamente la loro vera fede. Essi non portarono volontariamente i loro figli al fonte battesimale; se obbligati a fare ciò, al ritorno a casa lavavano il punto in cui era stata versata l'acqua del battesimo. Non mangiavano carne di maiale, celebravano la Pasqua ebraica e portavano l'olio alla sinagoga.

Critiche al cripto-giudaismo Il cripto-giudaismo dei conversos è stato messo in dubbio da parte della storiografia più recente. Lo storico statunitense Norman Roth nel suo Conversos, Inquisition, and the Expulsion of the Jews from Spain ha sostenuto la falsità di questa accusa al fine di ribaltare completamente la visione classica che si ha dei conversos: essi, a suo dire, in maggioranza, si sarebbero convertiti sinceramente al Cristianesimo. I motivi per cui i conversos sarebbero stati perseguitati sono da ricercare nel fatto che spesso molti di loro trassero vantaggio dalla nuova condizione di cristianos nuevos. Alcuni, grazie alla conversione, poterono accedere alle alte cariche ecclesiastiche (si veda il caso di Pablo de Santa María, arcivescovo di Toledo). Il successo dei conversos e l'arroganza di una parte di essi attirò l'odio dei "vecchi cristiani", che iniziarono ad elaborare delle teorie sulla purezza del sangue (base ideologica degli statuti di limpieza de sangre promulgati agli inizi del XVI secolo in Spagna) per poter distinguere i "veri" cristiani dai "falsi" (di qui il nomignolo di marranos).

La posizione degli ebrei nei confronti dei conversos La storiografia ha offerto due posizioni contrastanti degli ebrei riguardo ai conversos:

La prima vuole che gli ebrei abbiano solidarizzato con i marrani, giudicandoli con indulgenza; in Italia una speciale preghiera veniva offerta per loro ogni Sabbath, chiedendo che "Dio onnipotente li guidi dall'oppressione alla libertà, dal buio alla luce della religione".Ai marrani che vivevano in segreta conformità alla legge ebraica, i rabbini applicavano il passaggio talmudico: "Anche se ha peccato, deve essere ancora considerato un ebreo"; e un anús, che avesse colto la prima opportunità di recarsi in una nazione straniera e professare apertamente il giudaismo, poteva agire come testimone in questioni religiose in base alla legge rabbinica. La seconda, invece, ribalta totalmente il precedente punto di vista; infatti gli ebrei collaborarono attivamente alla persecuzione dei conversos. Essi etichettarono i cristianos nuevos come meshumadim (ossia "ebrei apostati"), e iniziarono a contrastarli, non tanto perché rei di aver abbandonato l'ebraismo, ma per aver tradito tutto il popolo ebraico.

In Spagna Il grande numero di marrani, così come la loro ricchezza e influenza, fecero crescere l'invidia e l'odio della popolazione, che veniva incitata dal clero contro di loro, in quanto cristiani non credenti ed ipocriti. I neo-cristiani erano odiati molto più che gli ebrei ed erano perseguitati con la stessa durezza con cui lo erano stati gli ebrei stessi. La prima rivolta contro di essi esplose a Toledo nel 1449 e venne accompagnata da omicidi e saccheggi. Istigata da due canonici, Juan Alfonso e Pedro López Gálvez, la folla saccheggiò e diede fuoco alla casa di Alonso Cota, un marrano benestante, e guidata da un manovale attaccò similarmente le residenze dei neo-cristiani facoltosi del quartiere de La Magdelena. I marrani, capeggiati da Juan de la Cibdad, si opposero alla folla, ma vennero respinti e, assieme al loro capo, appesi per i piedi. Come conseguenza immediata di questa rivolta, i marrani Lope e Juan Fernández Cota, i fratelli Juan, Pedro e Diego Núñez, Juan López de Arroyo, Diego e Pedro González, Juan González de Illescas e molti altri, vennero deposti dal loro incarico in obbedienza ad un nuovo statuto.

Un altro attacco venne fatto ai danni dei neo-cristiani di Toledo nel luglio 1467. Il capo magistrato ("alcalde mayor") della città era Álvaro Gómez de Cibdad Real, che era stato segretario privato di re Enrico IV di Castiglia, e che, se non egli stesso un "converso", come è probabile, era almeno un protettore dei neo-cristiani. Egli, assieme agli eminenti marrani Fernando e Álvaro de la Torre, desiderava vendicarsi di un insulto inflitto dai Conti di Fuensalida, capi dei cristiani, e prendere il controllo della città. Ne scaturì un conflitto selvaggio. Le case dei neo-cristiani vicine alla cattedrale vennero incendiate dagli avversari, la conflagrazione si diffuse così rapidamente che 1.600 case vennero arse dal fuoco, compreso il palazzo di Diego Gómez. Molti cristiani e molti marrani perirono nelle fiamme o furono uccisi; i fratelli De la Torre vennero catturati e impiccati.

Rivolte a Cordova

L'esempio portato da Toledo venne imitato sei anni dopo da Cordova, città nella quale cristiani e marrani formavano due partiti in lotta. Il 14 marzo 1473, durante una processione in onore della dedica di una società formata dal fanatico vescovo Don Pedro, e dalla quale vennero esclusi tutti i conversos, sembra che una ragazzina avesse gettato accidentalmente dell'acqua sporca dalla finestra della casa di uno dei più ricchi marrani della città, acqua che andò a finire sull'immagine della Vergine. A migliaia si unirono immediatamente nel grido di vendetta che venne sollevato da un fabbro, di nome Alonso Rodríguez; la folla rapace si gettò subito sui marrani, denunciandoli come eretici, uccidendoli, saccheggiandone e incendiandone le case. Per fermare questi eccessi, Don Alonso Fernández de Aguilar, la cui moglie apparteneva alla famiglia marrana dei Pacheco, assieme al fratello Don Gonzalo Fernández de Córdoba ("el gran Capitán"), gloria dell'esercito spagnolo, e a un gruppo di soldati, si affrettò per proteggere i neo-cristiani.

Don Alonso invitò la folla a ritirarsi, ma invece di obbedire, il fabbro insultò il Conte, che immediatamente lo abbatté con la sua lancia. La gente, accecata dal fanatismo, guardò al capopopolo ucciso come ad un martire. Incitata dal nemico di Alonso de Aguilar, il cavaliere Diego de Aguayo, la folla prese le armi e attaccò nuovamente i marrani. Ci furono stupri e uomini, donne e bambini vennero uccisi senza pietà. Il massacro e il saccheggio durarono per tre giorni; gli scampati trovarono rifugio nel castello dove anche i loro protettori avevano dovuto ritirarsi. Venne quindi decretato che, allo scopo di prevenire il ripetersi di tali eccessi, nessun marrano doveva più vivere a Cordova o nelle sue vicinanze, ne doveva mai più ricoprire un incarico pubblico.